Giovanni Lepore
NOTE SUGLI
ANTICHI AROMATARI DI BERGAMO
CONGREGATI NEL
CHIOSTRO MINORE DI S. FRANCESCO
II Parte
Abbiamo
parlato finora dei maestri iscritti nella matricola e delle loro botteghe.
Accanto ad essi si aggira, nella città e nel distretto, una schiera di
‘conteranei e forestieri’ che il Priore del collegio dei medici autorizza a
vendere per pochi giorni medicinali ‘su banco e giù di banco’.
Eccoli
descritti in rapidi tratti nelle ‘licenze’, con la loro variegata tavolozza di
erbe d’ogni sorte, aromi e polveri di terre ed isole lontane, semplici giunti
dal remoto Oriente, composti dai bei nomi cattivanti.
Messer Thadeo de Betona può ‘uender un oglio composto di Trementina, oglio laurino et aloe; et un unguento da sogna composto di Trementina storace et oglio laurino comune, solfere cum cera; et di puoter uendere una mistura per dolor di denti di piretro noci moscate garofali mentha sarcacolla et incenso bolo armeno et terra sigillata et corno di ceruo abbrusciato. Etiam di puoter uendere poluere corallina sola et schietta con questa condition che i soprascritti compositi sian composti in speciaria publica medicinale alla presentia del spiciale altramente etc. in quorum fidem etc.’. Un vincolo, quest’ultimo, posto anche ad Antonio de Guidis, milanese, per il suo ‘oleum de Lateribus, de sulphure et de craneo’, un composto che richiama l’antico olio dei filosofi del Mesue: vi entrano, spiega il Ricettario nella traduzione del Sanpellegrino, ‘quadrelli cioé Mattoni di terra vecchissimi quanto voi e olio d’ulive vecchio, e chiaro quanto basti’, aggiungendosi che ‘l’ossa generalmente de gl’Animali, come del craneo humano, si fanno da per se sottilissimi prima limati, o raschiati, et poi pesti [...] ma nell’abrusciarli prima nereggiano, diuenendo poscia bianchissimi’.54 Il piacentino Fedele de Succhis può spacciare il suo Cardo santo, purché si usi soltanto ‘pro uermibus’ e nelle infermità venienti da tumori freddi. Basilio Castello da Asti offra pure ‘Gigli semplici radici et herbe di uarie sorte, con questo pero che non si ingerisca medicar in modo alcuno ne uender ricette’. Francesco Guidotti può vendere tra altro ‘poluere corallina per gli uermi et una pasta per gli denti, tutti remedij per gli mali causati da materie fredde’.
Angelo
Cortese, giunto da Venezia con il figlio Antonio, può vendere un elettuario ‘contro
li ueneni, mentre non si dia a persone febricitanti, un olio per le doglie, et
acqua per i denti et ciò per un mese’:
mentre Vincenzo Lauro, anch’egli veneto, ha via libera per un ‘oleum
compositum per dictum d. Vincentium et uocatum oleum magrante pro ut in eius
receptaculo, excepto tamen in casu capitali’.
Altri hanno percorso un più lungo cammino. Giovanni
Battista, fiorentino, può dispensare ‘liberamente et senza molestia alcuna, in
questa magnifica cita et territorio la pietra di Malta per li ueleni, l’oglio
philosophorum per li mali freddi, l’oglio di cera, l’oglio di sasso, la
poluere de uermi et la conserua de denti’. L’egregio Giulio Cesare Bibia,
romano, ottiene una licenza per sé e i suoi agenti, che gli consente di vendere
‘pubblicamente et priuatamente: et in casa olio stillante per cause frigide ed
essiccanti, Corno di Rinoceronte, Dente di cauallo Marino, et ongia d'Alce cioe
Asino Saluatico’. Domino Francesco Covello, napoletano, può offrire ‘in banco
et giu di banco’ Terra di Malta, radice del1’Imperatoria per li denti et
unguento di Uipera, con conditione che non dispensi polize, seu ricette, ma
solo a bocca esprimendo le uirtu di dette cose’. E, per finire, ecco due
francesi: Antonio Nicolas, che ottiene il via per un olio ‘conforme alla
polizza stampata ma corretta per noi’; e Bernardino de Magistris. Quest’ultimo
è autorizzato una prima volta a dispensare in città e nel distretto ‘semi di
Rizino da mezzo grano a un grano, ma non l’offra a chi è affetto da febbre
continua, e intermittente biliosa, né a donne incinte, né a fanciulli; un olio
ch’egli chiama Gratia Dei (ma non si dia ai febricitanti); e corno di
Rinoceronte e denti del Cauallo marino o Ippopotamo’. La licenza è valida per
il solo mese di aprile, ma Bernardino riesce ad ottenere più proroghe con
rinnovate cautele (il seme di Rizino indiano non si dia a persone deboli e
delicate) e in agosto e settembre si ritrova ancora a Bergamo: la cosa è inconsueta
e il Priore si premura di aggiungere che la proroga si accorda ‘in gratia de
persona principale di questa città’.55
La mappa sanitaria fin qui delineata reca i segni di
un itinerario che si svolge lungo tre direttrici. La prima vede protagonisti
gli aromatari, i quali innovano il loro statuto nel 1533; le altre hanno la
loro matrice nel collegio dei medici, la cui attività merita di essere ancora
brevemente illustrata.
È bene in proposito tenere presente che nel 1565
Venezia dà vita al suo primo statuto degli speziali con l’intento di migliorare
‘la Spicieria medicinale ridutta in termini tali, che aveva grandissimo bisogno
d’essere regolata, per molti abusi in quella da tempo introdutti, et perché
per non aver Ella mai havuto ordini o regola alcuna, parea che a ciascuno
fusse lecito far Spicieria medicinale a suo modo, se ben non l'intendeva, ne
sapeva fare [...] non hauendo
consideratione che trattando la vita de li huomini che viene posta ne le
loro mani, trattano la più cara et pretiosa cosa, che sia in questo mondo’.56 Lo statuto veneziano non regola solo la vita
istituzionale dell’arte; ha il merito di dare largo spazio a norme tecniche
riguardanti le ‘robbe’ che sono in uso e che la bottega deve avere, le
composizioni da tenere in mostra e le cose proibite da tenere sotto chiave,
l’ordine che si deve tenere nel fare Theriaca, ecc.
Sono i temi che il collegio dei medici di Bergamo
affronta due anni dopo, nel ’67, arricchendo il proprio statuto di nuovi
capitoli ‘pertinenti a speciali’.
Quest’ultimi, come si è già visto, non interpellati e
gelosi della propria autonomia, ‘si appellano’. Ma Rettori e Anziani della
città saggiamente ‘atiò che si dia fine a tutte le diferenze e si proveda alli
disordini’ il 21 dicembre 1577 invitano le parti (i nuovi capitoli riguardano
anche i cerusici) a scegliere alcuni delegati cui si dà incarico di ‘formare,
et ordinare quelli capitoli, et ordini guidicheranno espedienti per ben publico
da essere osservati, sì da phisici, come da ceroici, et spetiari [...] aggiunger
et minuire come meglio parerà alla maggior parte di loro [...] adducendo le
raggioni uorranno addurre tutte le parti, et puoi riferire quanto haueranno
deliberato’. La relazione è presentata il 22 dicembre dell’anno successivo, e
in essa si stabilisce il testo definitivo dei capitoli, ‘uditi longamente gli
ecc.ti Phisici, i ceroici [...] et
Pietro Brocco, et Rinaldo Barilli spetiali et interuenienti per il loro
paratico [...] et ueduti gli ordini in questo proposito della inclita città di
Venetia, di Roma, di Padova, di Milano, di Pavia et de altre città d’Ittalia’.
57
Ma le innovazioni non si
fermano qui. Il 29 aprile del ‘67 il collegio dei medici, per far sì che gli
speziali ‘componant omnes medicinas usuales sub una sola descriptio’, affidano
al Lanzi e al Mapello la redazione di un Antidotario, che approvato il 24
aprile 1578 vedrà la luce nel 1580, presso il librario Giuseppe
Pigoccio, per i tipi di Comino Ventura. Una seconda edizione, emendata e
accresciuta, segue dopo appena un anno. Bergamo viene così a porsi tra le
prime città d’Italia (è preceduta dalle sole Firenze e Bologna) che hanno dato
vita ad una Farmacopea modernamente intesa, ‘un libro cioè che scritto per
ordine della Autorità e da essa con le debite sanzioni ratificato, indichi i
medicamenti da tenersi nelle officine farmaceutiche, e ordini le regole da
seguirsi nel prepararli, formando così una specie di codice, che mentre
tutela la salute pubblica serve di guida a medici e farmacisti’. Le parole ora
riportate sono del Corradi che, nel ricordato saggio comparativo sulle prime
farmacopee italiane, dedica un prezioso capitolo all'Antidotario bergomense.58
Ma l’argomento merita qualche altra annotazione. Qual è la ragione
dell’affrettata ristampa del libro? Il Corradi pone l’accento sulla stampa scorretta
della ‘scellerata editio princeps’, la quale, a suo dire, avrebbe resa
‘assolutamente necessaria’ la nuova edizione. Ma una luce diversa ci viene dal
Calvi, che nell’affettuoso profilo dedicato agli autori, ‘i nostri due Paolo’,
ci informa che ‘a pena il nobil libro comparue che gl’Impressori ne deplorarno
la perdita, uotatosi il fondaco, quando a pena erasi del degno acquisto
gloriato, onde fu di mestieri in breve corso di tempo più volte sotto torchi
delle stampe riporlo, perché l’Università de’ Medici, et Speciali d’Italia
entrar potesse a parte di sì gloriosa fatica’. 59
La seconda avvertenza riguarda la ristampa in volgare
del 1628: il traduttore (è il Tito Sanpellegrino che abbiamo già incontrato),
scrive il Corradi, dedica l’edizione di Brescia ‘all’honorando et spettabile
Collegio de’ Speciali di Bergamo, cui diceva con la solita ampollosità che
l’eruditissimo Antidotario da esso composto era fra tutti i più perfetti
perfettissimo. E persuaso di quest’eccellenza, il bravo nostro Tito continuava
ad insegnare...’. Ma la dedica ricordata non è del Sanpellegrino bensì di
Francesco Tebaldino; e il rev. Giacomo Fratus nella poesia che orna la ristampa
ricorda i meriti del traduttore e, rivolgendosi al ‘felice Pellegrin’, così
chiude il sonetto: ‘Del bell’ingegno tuo son degne proue; / onde tu il nome tuo
ritogli a morte; / e al mondo splenderai qual nuova stella’. Diremo ancora che
nel 1678 gli speziali di Bergamo rivolgono nuove istanze e suppliche al
collegio dei medici, chiedendo licenza di far ristampare in lingua volgare 1’Antidotario
della città, con. quelle aggiunte che paressero più proprie all’almo collegio.
Il 19 aprile l’ordine elegge i fisici Paolo Mapelli e Flaminio Marchesi ‘per
assistere alla ristampa, et fare tutto ciò che fusse stimato più proprio’. Ma
i due delegati riferiscono il 29 aprile 1680 di giudicare ‘per ora superfluo
dare accrescimento alcuno all’Antidotario stante che per un capo
tengono essi Signori Speciali della suddetta ristampa particolare premura,
quale non ammette commoda opportunità a maturata aggionta, che riuscire lodabile
potesse, et attento per altro capo che si ritrouino più altre farmacopee
stampate d’alcune città, che abbondano per ogni bisogno in uirtù, et copiosità
di rimedi’. Visto poi 1’Antidotario ‘et questo trovato in tutto con il vecchio
concordare’ si delibera che ‘resti così alla ristampa senz’altro demandato’.
Gli speciali confermano al loro Ministro e ai Sindici di far stampare la
farmacopea, che vede la luce a Bergamo, presso i Fratelli Rossi, nel 1680. 60
Diremo infine che quando apparve 1’Antidotario non
mancarono critiche, alle quali il collegio risponde con pacatezza,
rivolgendosi al Lettore nella seconda edizione del 1581.
In proposito non è male ricordare l’animato episodio
occorso nella bottega di Antonio de Cararia, dove il Priore e il difensore del
collegio, con il ministro e i sindici degli speziali compiono l’annuale visita
ispettiva. Essi sorprendono il fisico Melioratti ‘alloquentem contra Antidotarium
et sic contra decorem dignitatemque almi Collegii’. Segue immediata
un’inchiesta che conferma i fatti denunciati e le gravi offese rivolte al
difensore. Il Melioratti, citato a discolparsi, prende tempo, chiede la copia
dello statuto e degli atti che lo riguardano, sembra disconoscere la competenza
del collegio, fa salvi i suoi diritti. Ma i suoi cavilli non fermano il
processo che si avvia a rapida soluzione: egli è sospeso per un biennio dal
collegio, ‘cum reseruatione tamen Gratie’. 61
È tempo di concludere, ma noi non vorremmo farlo
lasciando soli i nostri aromatari nel ‘più doloroso, il più mesto, il più
lacrimoso, et flebile caso che unqua sentiste per moderne ò antiche historie
descritto’.
Eccoci dunque alla Fiera del 1591, ‘ben incominciata,
et auuiata come giammai da molti anni in qua’. Non per carestia, ‘né per altro
rumore o timore erano restati così questi nobili mercanti di Bergamo, come
altri circonuicini, et di lontane parti, di condurre et far condurre robba di
qual si uoglia sorte. La Fiera si svolge nel luogo solito. Speciari e banchieri
sono ‘per ogni cantone’ delle trasande poste da un capo all’altro del Prato, la
prima ‘ornata di botteghe di merzari Milanesi’, un’altra ‘de mercanti de panni,
l'altra appresso de sarze e buratti, un’altra di spaliere et schiauine,
un’altra de corde di stoppe’; e più in là ‘altre botteghe con ordine bellissimo
et d’oglio et sapone, et pellizzari, et bastari’.
Ed ecco, ‘tra le quattro et le cinque hore della
notte’ (è la notte seguente la festa di S. Bartolomeo) ‘o fortuitamente o
pensatamente, ch’egli si fosse in una Speciaria del mag. Thomaso Orio [...]
s’accese fuoco nella sua tenda, che in modo che non pothendosi così presto
ismorzare, mentre il foco seguiua ardendo quello Speciaro con grandissima
uelocità, et da una trasanda all’altra con un poco de uento, che spirando lo
portaua, che in meno spacio d’un’hora et mezza arse et abbrugiò et le botteghe
et le mercantie tutte’. Tommaso Orio patisce un danno di mille scudi.
‘Si stese detto foco et per altre speciarie, doue erano cose tutte si può dir esca di foco, le quali bruciando in un tratto mirabilmente, non diede tempo né a seruitori, né a patroni per essere occupati nel sonno, o per essere persi d’animo nel uedersi il fuogo nella bottega di poter sfuggir, scampare, et saluare qualche cosa’. Subito dopo la bottega di Orio va a fuoco la bottega ‘bellissima’ di Bernardino Broco ‘che quanto di mercantie auanzaua l’altre, tanto ha patito più danno d’ogn’altro, essendosegli abbruciata robba per tre mille scudi’. È poi la volta di Pietro (Bruco) consule (dell’arte) che perde 1500 scudi, ‘et se erano giunte da Venetia le sue mercantie ch’aspettaua patiua maggior danno’. Da una parte si era messo Jeronimo Calciolaío, il quale ‘oltre alla perdita di robbe di scudi 800 ha perso anche li suoi libri di debito e credito. All’incontro del quale era Gabriel Capon, il cui danno è stato di scudi 300; su l’altro cantone era Giouanni da Mologno al qual pur s’è brugiata roba per 300 scudi. Dietro poi a Pietro consule era una bottega grossa di Rinaldo Barile et certo ben acconcia, qual hauria hauuto grandissimo danno, se la sufficientia et prontezza de molti suoi garzoni non hauessero aiutato con il saluar molte casse di mercantie, in modo che il suo danno è stato di scudi 350. Altre tante di robe s’è abbrugiato a Gio. Paulo (Barile) che gli staua all’incontro, et di Pasin Trecio suo uicino dicono il suo danno esser stato di scudi 200, et questa è la somma del danno patito da spetiali che arriua alla summa de scudi sette mille ottocento: hor imaginateui che ruina et fracasso ha poi fatto nelle merzerie, ne i panni, sarze, buratti, uelami, schiauine, et spaliere, et ne Banchieri, et Orefici ch’erano contigui con le spetiarie [...] il danno arriua alla summa di ducati 1.000.000 et altrettanto dicono essere stato robbato, che non si è trouato’. 62
Ma la
città riparte presto all’alba. La mattina seguente sono di nuovo pronte molte
botteghe e drappieri e speziali del borgo di S. Leonardo, d’accordo con il sig.
Giudice, vendono le robbe alle loro botteghe, in franchigia, ‘come se fossero state
in fiera’.
1. Relazione di Giovanni Albrizzi I, in Relazioni
dei rettori veneti di terraferma, Milano, 1968, vol. XV, p. 642 s.
2. Sono conservati nella Biblioteca Civica di Bergamo (d’ora in avanti B.C.B.) gli Statuti et ordini del paratico di pelizari et varoteri della Città, Borgbi, et Corpi santi et distretto di Bergamo; gli Statuta mercatorum spaleriarum; lo Statuto dell’arte et paratico detti armaroli; gli Statuti dell’arte di fabricar lana; gli Statuta Societatis et Paratici Mercatorum Pergami: ‘pochi ma saggi e importanti questi statuti’ scriverà 1’Antoine nel darne una nuova edizione (Bergamo, presso Antoine, 1780) per incarico del molto illustre Consolato, arricchita di norme sulle cambiali e di altre ordinazioni, e resa con brevi epigrafi in volgare ‘a portata di tutte le persone ancora, che non intendono la lingua latina’. La Biblioteca medesima conserva una trascrizione settecentesca degli Statuta aromatariorum da leggersi con cautela come lo stesso trascrittore avverte: si dà qui, nei 'Documenti' n. I, il testo originale rogato dal notaio Gio. Gerolamo Zanchi in Archivio di Stato di Bergamo (d'ora in avanti A.S.B.), cartelle 2193‑2194, 1533, 8 aprile.
3.
G. ZANOBINI, Corso di diritto amministrativo, Milano, 1951, vol. V, p.
62 ss., e, ivi, la rassegna bibliografica sulla storia dell'ordinamento
giuridico della sanità pubblica.
4.
G. DA LEZZE, Relazione della città e territorio del 1596, copia ms. del
sec. XIX (originale in Archivio di Stato di Venezia) in B.C.B., alla c. 275.
5.
A CORRADI, Le prime farmacopee italiane, Milano, 1887, p. 138.
6.
Si veda, ad esempio, la procura data dall’aromatario Battista Raineri, anche in
nome di Jo. Maria de Machettis e soci, ad Alessandro de Barillis, che risiede a
Verona, per il recupero di un credito 'occasione tante quantitate luminis
feciis et cinamomorum’ confezionati e consegnati a Gaspare de Peterbellis,
aromatario in quella città (A.S.B., Atti del notaio Gerolamo Novelli, 1566, 18
giugno, f. 41), per Angelo Borgognini, aromatario a Venezia, si veda in A.S.B.
il fondo del notaio Bortolo Rescanzio, cartella 3669, 1581, 4 agosto, f. 476.
7.
Per la compagnia Ranieri‑Machetti si veda l'atto del notaio Gerolamo
Novelli citato alla nota precedente; per la società che lega gli speziali
Nicola de Terzio e Lazaro di Lantani, il testamento di quest'ultimo negli atti
del notaio Gabriele Lazzaroni, A.S.B., cartella 3723, 1576, 4 marzo, f. 46.
8.
Not. Gerolamo Novelli, cit., 1586, 7 novembre, f. 321.
9.
Not. Gerolamo Novelli, cit., 1570, 18 ottobre, f. 148.
10.
Not. Gio. Francesco Omboni, A.S.B., cartella 5169, 1622, 21 aprile, f. 148 ss.
11.
Statuti e privilegi del paratico e foro della università de' mercanti di
Bergamo, Bergamo, 1780, cap. 24.
12.
Not. Gio. Gerolamo Zanchi, cit., 1532, 6 maggio.
13.
Not. Gio. Gerolamo Zanchi, cit., 1534, primo ottobre.
14.
Not. Gio. Gerolamo Zanchi, cit., 1531, 18 ottobre.
15.
Not. Gio. Gerolamo Zanchi, cit., 1544, primo gennaio.
16.
e 17. Gli aromatari sono di solito accolti nel claustro minore. Si danno qui di
seguito alcune indicazioni riguardanti i chiostri del Convento, in cui si
svolgono riunioni:
In
claustro minori Rev. fratrum conventualium ord.s minorum s.ti Francisci (not. Gerolamo Novelli, cit., 1566, 10 giugno, f. 39);
in
claustro prope uiridarium monasterii s. Francisci (not. Gio. Gerolamo Zanchi, cit., 1541, 11 luglio);
in
claustro minori prope menia ciuitatis Bergomi (not. Gerolamo Novelli, cit., 1568, 25 aprile);
in
claustro versus menia uetera ciuitatis Bergomi (ivi, 1587, 24 maggio, f. 358; 1574, 9 marzo, f. 38;
1570, primo maggio, f. 134);
in
claustro minori uersus menia ciuitatis
(ivi, 1571, 10 giugno, f. 171);
in
refectorio nouo s.ti Francisci si
congregano i mercanti della città in occasione del transito dell’Imperatrice
(ivi, 1581, 15 settembre, f. 360);
in
refectorio maiori Rev. d. fratrum minorum s.ti Francisci (ivi, 1572, 7 dicembre, f. l);
in
claustro prope sue menia uetera (ivi,
1578, 10 ottobre, f. 190);
in
claustro secundo conuentus et monasterii s.ti Francisci (not. Gio. Gerolamo Zanchi, cit., 1536, 13 luglio);
in
claustro primo conuentus et monasterii eleggono
i loro sindici i fustinari e i bombasari (ivi, 1538, 19 giugno);
in
claustro primo monasterii s.ti Francisci ciuitatis Bergomí prope portam dicti
monasterii (ivi, 1539, 13 aprile);
in
claustro Conuenti s. Francisci prope uiridarium (ivi, 1542, 2 novembre);
in claustro de medio, per una riunione consiliare ‘in vigilia s.ti Mathei’
del 1560, v. il Libro de Consigli del Convento dei Francescani di Bergamo
dal 1481 al 1597, ms. del XV e XVI sec. in B.C.B., f. 85.
Per una precisazione sul ‘primo
enclaustro’, cioè quello dei morti, v. nota n. 21.
18. CELESTINO DA BERGAMO, Historia
quadripartita di Bergomo, Bergamo, 1617, I, p. 534. Per la testimonianza
del pittore cipriota, not. Gerolamo Novelli, cit., 1575, 29 maggio, f. 69 v.
19. Si veda per 1’aromatario Marcantonio de
Cararia, consiliarius (non ministro) della Scuola e Confraternita della
Concezione, not. Gio. Gerolamo Zanchi, cit., 1548, 8 marzo. Nella bottega del
Cararia si reca Pietro Andrea de la Zonca ‘uti honorandus minister scole et
confraternitatis’ per la redazione di un atto: ivi, 1544, 3 novembre. Essendo
insorta una controversia tra i frati del Convento e la comunità di Bergamo sul
fitto da questa pagato per l’invaso del Serio corrente nei possessi del
Polaresco; viene dato, tra altri, allo speziale Alessandro de Corregiis
l’incarico di comporre la lite. Nel novembre del 1553 i frati eleggono
Marcantonio Cararia ‘pro medicinalibus’: si veda, anche per il regolamento del
servizio farmaceutico del Convento, il Libro de consigli... cit., ff. 80
e 84.
20. Not. Gerolamo Zanchi, cit.,
1535, 7 settembre.
21: Sul Convento di s. Francesco e la
descrizione del Padre Maestro Camillo Besi (1716): L. CHIODI, in Bergomum, dicembre
1967, vol. LXI, n. 2‑4, p. 96 ss. L’
‘Inuentarium’ dei ‘bona argentea’, paramenti ecc. conservati nella Sacrestia
del Claustro de’ morti in Not. Gerolamo Novelli, cart. 2044: 1588, 18 ottobre.
Sul ‘decoro’ del Convento, e in particolare sul ‘primo enclaustro’, non è male
tener presente la deliberazione adottata dai Padri consiliari il 28 aprile
1561: ‘considerando che el decoro de un conuento rende onore et induce li
populi in amor et deuotione, et più oltra considerando che el primo enclaustro
cioè quello de morti non hauerrissi quelle conditioni et hornamenti quali gli
recircar tene cioè quella honesta et politia, per non esser molto securo la
notte per la bassezza de la muraglia verso al cymiterio […] hanno dedicato et
applicato li trenta doi scuti... et li venti scuti [...] et altri [...] si
habino spender in fabrica de ditto enclaustro de morti et primo alzar la
muraglia verso el cymiterio per securar el conuento’. (v. Libro de
Consigli..., cit., f. 88).
22. Statuto degli aromatari, cap. 2 nei
‘Documenti’, I.
23. Ad esempio not. Gio. Gerolamo Zanchi, cit., 1542,
5 giugno.
24. La voce più frequente è massarius,
massarus seu caneparius; meno frequenti le forme massolus, massarolus o
masarolus.
25. Sull’elezione e i compiti dei sindici e
del massaro: STATUTO DEGLI AROMATARI; ‘Documenti’, n. I, capp. 2, 13, 16‑19,
21, 27; e ai ‘Documenti’ n. II, i CAPITOLI E ORDINI AGGIUNTI, VI, 2; VIII, 1.
25. e 26. CAPITOLI E ORDINI AGGIUNTI, cit.,
VII, 2 e 3. Per la riduzione della vacanza del triennio ivi, VI, 2; per il
Ministro, ivi, VI, 4 e VIII, 7.
27. CAPITOLI E ORDINI AGGIUNTI, Cit., VIII, 2.
28. CAPITOLI E ORDINI AGGIUNTI, cit., VIII, 2.
30. Un esempio di verbale in Gerolamo Novelli, cit.,
1566, 10 giugno, f. 39.
31. Not. Gio. Gerolamo Zanchi, cit., 1542, 5 giugno.
32. CAPITOLI E ORDINI AGGIUNTI, Cit., IV e VIII, 6.
33. CAPITOLI E ORDINI AGGIUNTI, cit., II e III.
34. Not. Gerolamo Novelli, cit., 1579, 18 ottobre, f.
259.
35. Not. Gerolamo Novelli, cit., 1581, 14 settembre,
f. 358.
36. e 37. Not. Gerolamo Novelli, cit.,
1571, 7 marzo, f. 161, e, ivi, 1573, 17 maggio, f. 10; 1574, 9 marzo, f. 38; 1574,
6 giugno, f. 48.
38. Not. Gerolamo Novelli, cit., 1572, 12 marzo, f.
162.
39. CAPITOLI E ORDINI AGGIUNTI, cit., VI, 4
e noi. Gerolamo Novelli, cit., 1578, 27 dicembre, f. 207.
40. Not. Gerolamo Novelli, cit., 1579, f. 236.
41. R. TRIFONE, Le fonti della storia del diritto
italiano, Napoli, 1936, p. 183.
42. Not. Gerolamo Novelli, cit., 1577, 6 giugno, f.
97.
43. CAPITOLI E ORDINI AGGIUNTI, Cit., IX, 9.
44. CAPITOLI E ORDINI AGGIUNTIVI, Cit., X, 2.
45. CAPITOLI E ORDINI AGGIUNTIVI, Cit.,
VII Sui poteri del fisico e, sull’esercizio della bailia: Not. Nicola Vassalli,
in A.S.B., cartella 2854, 1576, 14 luglio, f. 120.
46. Not. Nicola Vassalli, cit., 1576, 2 luglio, f. 116
ss.
47. La farmacopea o Antidotario del
Collegio dei medici di Bergomo, Bergomo, Fratelli Rossi, 1680.
48. Già in questa bottega ‘iuxta domus
ipsas de Licinis’, ha esercitato la sua aromataria Iovita de Ioris: Gio.
Gerolamo Zanchi, cit., 1544, 14 febbraio. La bottega è posta sotto la casa
dello speciale Gabriele Brocco nella vicinia di S. Michele dell’Arco (not.
Gerolamo Novelli, cit., 1577, 26 aprile, f. 93).
49. Not. Gerolamo Novelli, cit., 1566, 17 gennaio, f.
40.
50. Not. Gerolamo Novelli, cit., 1584, 14 maggio, f.
132.
51. Not. Gio. Gerolamo Zanchi, cit., 1538, 16 ottobre.
52. Not. Alessandro Allegri (A.S.B., cartella 1505),
1552, f. 203.
53. Per le osterie, tra l’altro, not.
Gio. Gerolamo Zanchi, cit., (Corona) 1545, 12 aprile; (Orso) 1553, 25 maggio e
1554, 25 giugno; (Stelle) 1551, 30 novembre; (Sole e Due Spade) 1545, 2 novembre;
(Angelo) 1545, 17 settebbre ??.
Per la ispezione: not. Gerolamo Novelli, cit., 1574,
27 maggio, f. 44.
54. Farmacopea o Antidotario del Collegio dei medici di Bergamo, Bergamo,
1680, carte 27 d e 65 c.
55. Liber Collegii Medicorum Pergomi,
ms., secc. XV‑XVII, in B.C.B.: registro II: per Tadeo da Betona, 1581, 29
aprile, f. 43; De Guidis, 1581, 9 settembre, f. 43 v.; De Succhis, 1585 27
giugno, f. 55; Castello, 1586, 13 gennaio, f. 59; Guidotti, 1586, 6 marzo, f.
59; Cortese 1613, 16 dicembre, f. 111; Lauro, 1585, 7 giugno, f. 54 v.; G. Battista
fiorentino, 1588, 20 agosto, f. 65; Bibia romano, 1619, 11 gennaio, f. 122;
Covello napoletano, 1611, 18 giugno, f. 103; Nicolas francese, 1611, 18 luglio,
f. 103 v.; De Magistris, 1611, 24 marzo, e 22 aprile, f. 101 v.; 1613, 24
agosto, f. 110; 1613, 6 settembre, f. 110.
56. Ordini et capitoli del Collegio
de gli Spetiali dell’inclita città di Venetia, Venezia, 1891.
57. Liber Collegii Medicorum, cit., 1577, 21
dicembre, ff. 2, 3 v., 10.
58. A. CORRADI, cit., p. 131 ss.
59. D. CALVI, Scena letteraria de gli scrittori
bergamaschi, Bergamo, 1664, p. 425 s.
60. Si vedano nelle premesse alla Farmacopea
o Antidotario del Collegio dei Medici, Bergamo, 1680, gli estratti ex
Decreta et Sanctiones Coll. Med. e ex Libro Actionum Collegii Aromatariorum in
data rispettivamente del 19 ottobre 1678 e 10 aprile 1679.
61. Liber Collegii Medicorum, cit., 1581, 22
maggio, ff. da 117 v. a 121.
62. La vera narratione dell’incendio della fiera di
Bergomo, Bergamo, [1591].
DOCUMENTI
I. STATUTO DEGLI AROMATARI.
Si
trascrive il testo premesso al verbale di approvazione steso dal not. Gio.
Gerolamo Zanchi l’otto aprile 1533, l’uno e l’altro conservati nell’Archivio di
Stato di Bergamo negli atti del rogante, cartella 2193: 8 aprile 1533.
II. CAPITOLI
E ORDINI AGGIUNTI ALLO STATUTO NELLA SECONDA META DEL CINQUECENTO.
La
data e l’indicazione del foglio che precedono ciascun capitolo o ordine
rinviano agli atti del not. Gio. Gerolamo Novelli in Archivio di Stato di
Bergamo, cartella 2044.
III. AROMATARI
ISCRITTI NEL LIBRO DELLE MARCHE DAL 1548 AL 1575.
Il
‘Libro’ registra i mercanti di Bergamo e il loro signum (un incrocio
delle iniziali). Il manoscritto è conservato nella Biblioteca Civica di Bergamo:
Mercanti (marche dei) di Bergamo dal 1548 al 1617.
I. STATUTO
DEGLI AROMATARI
Statuta aromatariorum.
Die 14 februarii 1533
Quod nullus possit
exercere artem aromatarie nisi fuerit matriculatus
Primo statutum et ordinatum est quod nullus audeat nec presummat exercere
artem aromatarie in Ciuitate Bergomi nec in districtu nisi fuerit matriculatus
in dicta arte sub poena librarum vigintiquinque imp. applicanda pro tertia
parte Mag.ee Comunitati Bergomi, pro alia tertia parte dicte uniuersitati, et
pro alfa tertia parte accusatori, de qua matricula conficiatur unus liber in
bona forma in quo omnes de dicta arte describantur, qui debeat remanere penes
massarium dicte artis, et nullus possit exercere dictam artem sub poena de qua
supra nisi reperiatur descriptus in dicto libro, et tempore quo aliquis
intrare voluerit dictam matriculam, talis soluat ducatum unum auri dicte
uniuersitati, nisi antecessores sui exercuissent dictam artem videlicet, Pater
uel auus paternus, qui non amplius teneatur aliquid soluere.
De ellectione massarii et sindicorum
II. Item quod omni anno in festo sacr.mi Corporis
Christi omnes dicti matriculati et exercentes dictam artem
residentes in ciuitate Bergomi debeant conuocari in ecclesia d.s. Pancratii Bergomi, uel in alio loco pro eorum consilium elligendo, et ibi scrutinio
elligatur unus mas sarius de dieta arte et quattuor sindici, duo videlicet ex
habitantibus a porta S. Iacobi et a porta S. Andre uocata porta picta infra et
duo alii ex habitantibus intra ipsas portas Bergomi, qui omnes habeant durare
per annum, et illi qui sic fuerint ellecti non possint amplius elligi nec
nominari ad dieta officia nisi post lapsum trium annorum, et qui massarius et
sindici teneantur uinculo juramenti et sub poena priuationis diete artis
statim post eorum electionem, et successiue in dicto anno saltem per duas uices
accedere unamquamque speciariam et diligenter perquirere si reperirent aliquas
res per statuta et leges prohibitas, et si inuenient aliquas res prohibitas
teneantur statim illas comburri facere in uia publica iuxta apotecam illius
cui inuente fuerint, et etiam tales reperti culpabiles ipso iure et facto
cadant in poenam librarum quinquaginta imp. auferendam et applicandam ut in
precedenti Statuto et minoris pene arbitrio tamen predictorum d. sindicorum. Et
quod in dicto eorum Consilio elligatur unus notarius qui habeat tenere et exercere
inter se omnes scripturas cuntos et rationes, et alia que fieri contigerint,
et similiter eligatur unus officialis juratus qui habeat seruire, citare, et
alia necessaria ad eorum artem exercere et ipsi notario referre, cum salariis
ipsi notario et officiali in dicto eorum consilio taxandis.
De non uendendo ad minutum nisi per approbatos
III.
Item quod aliqua persona cuiusuis status et conditionis existat non audeat, nec
presummat uendere, nec uendi facere aliquam rem que spectat ad artem speciarie
a libris duabus infra et ab uno pane zucchari infra nisi sit de matricula diete
artis et nisi sit eruditus et instructus in arte speciarie et apprabatus et
acceptatus per uniuersitatem dictorum aromatariorum et laudatus per ipsos de
sufficientia diete artis, et teneat stationem publicam diete artis in dieta
ciuitate Bergomi uel eius districtu sub pena librarum decem imp. pro qualibet
uice contrafacienti, cuius poene tertia pars sit inuentoris, tertia pars
comunis Bergomi et reliqua deueniat in artem speciarie et possit esse accusator
quilibet et habeat ut supra.
Quod
speciarii non uendant ad stocchum neque ad usuram
IIII. Item quod aliqua persona diete artis seu se
exercens in dieta arte speciarie non audeat nec presummat prestare nec prestari
facere ad usuram, neque contractum falsum facere sub poena librarum
uigintiquinque imp. pro quaque uice et consules mercatorum teneantur et
debeant super hoc procedere pro honore diete artis et omnium mercatorum aretando
etiam famulos dictorum contrahentium ad jurandum et testificandum perinde pro
ueritatem habenda.
Quod speciarii
teneantur parere mandatis sindicorum et massarii de pertinentibus ad artem
ipsorum.
V. Item quod omnes et singuli de uniuersitate
aromatariorum ad re, uisitionem massarii uel alicuius sindicorum dicte artis
citati moniti uel requisiti teneantur et debeant comparere coram ipsis uel
altero eorum, et eius uel eorum, parere mandatis omnibus dumtaxat ad artem
speciarie tangentibus sub poena soldorum decem imp. quotiescumque fuerit
contrafactum applicanda dicte uniuersitati nisi fuerint impediti legittime de
qua legittimatione stetur eorum juramento et postquam comparuerint non inde
recedant sine licentia predictorum massarii uel sindicorum sub pena predicta,
et hoc nisi fuerit eminens et apparens causa licita recedendi.
De
non uendendo nec portando res medicinales forenses compositas
VI. Item quod non sit aliqua persona cuiusuis status
et conditionis extat, que audeat nec presummat rem aliquam medicinalem
laboratam seu confectam extra ciuitatem Bergomi uel eius districtum spectantem
ad artem speciarie portare, nec portori facere, pro uendendo in dicta ciuitate
nec districtu Bergomi sub poena librarum quindecim imp. et amissionis dictarum
rerum compositarum, applicanda pro dimidia comuni Bergomi et pro reliqua
accusatori, saluo quod tyriaca, mitridatum, zinziber conditum, mirabolani conditi,
citra condita, siropi, et omnia ex zuccharo et melle condita, galia m.ta,
alipta m.ta possint de alienis partibus portari et uendi ut supra absque ulla
solutione poene, semper saluis litteris et decretis ill.mi d.ni nostri.
Quod
non liceat emere a forensibus aquas olea nec buiusmodi.
VII. Item quia .per apotecanos sepe expertum est
plures res asportatas de extra ciuitatem Bergomi in dictam ciuitatem fuisse
falsas, scilicet oleum de amigdalis dulce et aquam capilli ueneris, et
similia, prouidetur quod de cetero nulli aromatariorum liceat emere de dictis
rebus scilicet oleis confectis, et aquis cuiusuis condictionis ab aliquo
forense sub poena librarum decem imp. cuilibet ementi de dictis rebus, et ultra
amissionis dictarum rerum.
Quod aromatarii teneantur uendere et tenere bonas
et laudabiles speciarias ac medicinas simplices et composita.
VIII. Item quod omnes et
singuli de arte speciarie dictam artem exercentes teneantur bonas speciarias
simplices et com‑positas dumtaxat in suis apotecis tenere et uendere,
neque sit qui audeat, neque presummat in eius apoteca rem medicine spectantem,
nec speciem, neque ceram, uel alterius modi rem spectantem ad artem speciarie
falsam aut false confectam tenere nec uendere nec teneri aut uendi facere, nec
confectionem cum amido laboratam, nec teneant in eorum apotecis aliquas res ultra tempus sue conseruationis, exceptis penidys
sub poena combustionis dictarum rerum falsarum et librarum quinque imp.
cuilibet contrafacienti quotiens contrafiet applicanda pro dimidia
uniuersitati speciariorum et pro alla dimidia comuni Bergomi, et credatur
accusatori cum uno teste.
De non emendo
piperellum nec garbolaturam nec ipsis utendo
IX. Item quod nulli personarum tam exercentium dictam
artem speciarie quam non exercentium liceat nec concessum sit per se nec per
alium conducere nec conduci facere in dicta ciuitate Bergomi nec districtu,
nec ab aliis emere nec aliqualiter uti piperellum nec garbolaturam alicuius
speciei sub poena soldorum uiginti pro qualibet libra specierum piperelli et
garbelature conductorum ut supra applicanda pro tertia parte accusatori pro
alla tertia comuni Bergomi, et pro reliqua uniuersitati speciariorum.
De confectionibus fiendis de bono xuccharo
X. Item quilibet exercens dictam
artem speciarie cuiusuis status et condictionis existat in ciuitate Bergomi uel
districtu non audeat nec prepresummat laborare aut laborari seu confici facere
confectiones aliquas de puluere zucchari bassa, nec amido, sub poena amissionis
dictarum confectionum et ultra soldorum decem imp. pro qualibet libra sic laborata,
quae poena applicatur pro dimidia communi Bergomi, et pro alla dimidia
uniuersitati speciariorum.
De tyriacha et
mitridate non componendis sine licentia d. norum massarii ac sindicorum dicte
artis
XI. Item quod non sit aliqua persona de arte predicta
uel alteriusmodi que audeat nec presummat admiscere nec pistare nec admisceri
seu pistari facere dispentatione tyriace nec mitridate sine licentia d.rum
massarii et sindicorum speciariorum nec in aliquibus medicinis ponere uno pro
allo, sine licentia medicorum sub poena librarum decem imp. cuilibet contrafacienti
quotiens contrafiet applicanda pro tertia parte comuni Bergomi pro tertia
accusatori et pro reliqua uniuersitati predictae et talis mixtura comburratur
super hostium conficientis.
De nomine et signum speciariorum dandis in scriptis
XII. Item quilibet
exercens dictam artem aut suo nomine exerceri faciens seu apotecam tenens tam
in ciuitate Bergomi quam districtu teneatur et debeat portare in scriptis ad
officium mercantie ciuitatis Bergomi nomen suum cum signo suo sub poena
librarum quattuor imp. et hoc infra tres menses post citationem eis factam que
poena applicatur ut supra.
De oblatione
fienda in lesto sacrat.mo Corporis Jesu Christi
XIII.
Item quod quilibet magister apotece dicte artis tam in ciuitate Bergomi quam in
districtu personaliter sit et esse debet ad oblationem in foesto sacr.mi
Corporis Christi presentando se ad ecclesiam d.s. Pancratii Bergomi, cum uno
duplerio cere de libretis duabus pro quilibet matriculato ut supra, cui;
oblationi duplerio non subiaceant sindici paratici predictí, eundo ad ecclesiam
d.s. Marie maioris Bergomi, et non excusetur quis mittendo famulum aut filium,
aut aliam personam nisi manifesta et licita obstet causa, que causa sit, aut
ipsius patroni infirmitas, aut absentia a ciuitate Bergomi, et si quis mittat
famulum uel filium loco eius eo casu teneatur talis persona dare duos duplerios
libre unius pro quolibet, et quod eo die dictus patronus non recedat eundo
extra ciuitatem Bergomi sub poena librarum quinque imp. et quod dicta cera
subito sit incantata et remaneat penes massarium dicte artis donec deliberatum
fuerit per consilium dicte artis aromatarie quomodo fuerit dispensandum,
dummodo dicte pecunie dispensentur in ecclesia et ad honorem S. Marie uirginis,
nec aliter dispensari possint sub poena soldorum decem imp. applicanda ut
supra.
De exequiis aromatariorum
XIV. Item cum aliquis aromatarius mortuus fuerit omnes
et singuli magistri apotecarum predictarum personaliter interesse debeant
exequiis dicti defuncti si per prius notificatum fuerit illis et habuerint
scientiam de dicto defuncto ad quod snguli massarii dicte artis teneantur talem
de predictis facere notitiam, postquam sibi massario fuerit notificatum de
dicto mortuo seu de per se scientiam habuerit de ipso mortuo, sub poena
massario predicto soldorum uiginti imp. et allis magistris predictis soldorum
quinque imp. quotiens contrafiet applicanda ut supra.
Qualiter
adhibeatur fides libris aromatariorum
XV. Item propterea quod aromatarii plurimum uendunt ad
minutum, et sit necesse illis pro commoditate aduentorum suorum ut suas res uendant
dando nuntiis paruis, pueris, famulis, ancillis et huiusmodi, quibus est fere
inhonestum ut habeant testes, neque uocent illos pro singula re et posta,
statuítur quod fides plenaria adhibeatur libro seu libris rationum singulorum
de uniuersitate predicta sine juramento in iudicio usque ad summam librarum
decem imp., et cum juramento usque ad libras viginti imp. Calumniati vere et
in fraudem comperti aromatarii nullatenus hoc statuto gaudeant sed expectent
iudicis arbitrium sibi iure reddendo.
Quod ellectus
in massario recusare non possit offitium.
XVI. Item cum ex consilio uniuersitatis speciariorum
quis ellectus fuerit massarius talis ellectus non valeat nec debeat offitium
massarie recusare sub poena librarum quinque imp. applicanda ut supra.
De honorantia
danda massario
XVII. Item singulo anno elligatur nouus massarius a
consilio uniuersitatis speciariorum cui donetur et detur a dicta uniuersitate
pro honorantia libras quinque imp. tantum et qui est semel massarius electus
abinde non elligatur nisi .post tres annos a sua massaria.
Quod sindici
non possint recusari offitium et de honorantia ipsorum.
XVIII. Item quod per consilium uniuersitatis
speciariorum elligantur quatuor sindici, qui ellecti non ualeant recusare talem
offitium sindacatus sub pena etiam massario recusanti imposita et tales
sindici teneantur et debeant omnia et singula administrare maxime utilia et
necessaria iuxta auctoritatem eis impositam per dictum consilium quibus
sindicis pro honorantia singulo anno exhibeantur libre tres cere in una tortia
cere albe pro quolibet a dicta uniuersitate et elligantur modo massariorum.
De taxa seu
talea imponenda
XIX. Item dictis sindicis cum massario, quantumcumque
non vocatum fuerit aliquod consilium perspecta necessitate per eorum discussiones
liceat imponere omnibus et singulis speciariis unam taxam soluendam de summa
librarum trium imp. ad plus et abinde infra, sed abinde supra non liceat eis
imponere taleam nec prestitos tales, nisi de licentia prius uocati consilii
sui, et speciariis cui imposita fuerit talis taxa soluere teneantur ad terminum
per dictos sindicos et massarum prefixum sub poena librarum decem imperialium.
De non recusando
juramentum deferendum pro pertinentibus ad artem aromatariae
XX. Item cum delatum fuerit sacramentum aliquod per
massarium et sindicos dictis speciariis aut alicui de familia dictorum
speciariorum de rebus ad artem speciariae spectantibus, non liceat alicui
dictarum personarum tale sacramentum uel juramentum recusare sub pena librarum
decem imp. applicanda pro medietate comuni Bergomi et pro reliqua uniuersitati
aromatariorum quatenus fuerit oblatum et recusatum, et sub poena refectionis
damnorum et interesse uenientium pro tali juramento recusato, quod sacramentum
possit deferri per dictos massarium et sindicos simul cuiuis de dictis
speciariis, et cuilibet de eorum familia semper et quandocumque opus fuerit et
uidebitur ipso massario et sindicis ut supra, pro obseruantia statutorum et
ordinum tam speciariorum quam comunitatis Bergomi ac honore et utilitate artis
speciarie et bono et uniuerso statu omnium speciariorum.
De ratione reddenda
per massarium et administrantes negocia aromatariorum
XXI. Item quilibet massarius uniuersitatis
speciariorum Bergomi teneatur in fine massarie sue reddere rationem massario
successori suo, una cum sindicis succedentibus intra unum mensem de singulis
per eum agitatis in sua massaria, et si restauerit talis massarius debitor
debeat predicto successori soluisse et asaldasse tale debitum post quindecim
dies a dicto mense quietationis rationis, et libri rationum massarie praedicte
deueniant de massario in massarium successiue, et predicta attendantur sub
pena librarum decem imp. applicanda uniuersitati aromatariorum.
De policiis rerum uenditarum per speciarios uidendis et examinandis et de
salario ipsorum
XXII. Item si speciarii de dicta
uniuersitate uendentes aromata fuerint discrepantes cum ementibus quibusuis de
aromatibus uenditis ad credentiam uel alterius modi ut contingit sepenumero,
quod ementes allegant speciarias fore nimis caras grauantes se, quod tunc dicti
sindici et massarius sint et esse intelligantur deputati ad refferendum
iudicare debentibus cum eorum juramento precium et ualorem dictarum rerum, qui
iudices postca habeant iudicare, et si dicti sindici uel massarius uel aliquis
eorum fuerit suspectus dictis partibus uel alteri earum elligatur per ipsos alius
eius uel eorum loco non suspectus, qui sindici pro eorum salario habeant
denarios sex imp. pro qualibet libra imp. usque ad summam librarum centum imp.
abinde uero supra denarios tres pro qualibet libra rei referende ut supra que
solutio exibeatur dictis sindicis uel alteri eorum per dictos aromatarios
uendentes et personas prediptas ementes pro medietate, et item prius dictis
sindicis et massario deferatur juramentum predictum uel per predictos dominos
iudicare debentes seu per partes simul litigantes de limitando et taxando
precia rerum iuxte et fideliter.
De exequutione fíenda per sp. d.nos consules
mercantie et offitiales Bergomi de statutis aromatariorum
XXIII. Item tam domini
consules prefate mercantie quan domini offitiales pallatii comunitatis Bergomi
et m. d.ni potestates Bergomi ad requisitionem singulorum de uniuersitate
aromatariorum teneantur et debeant omnia et singula in hoc statuto contenta
exequutioni mandare, sub poena ommittentibus ac resistentibus librarum decem
imp. applicanda Comuni Bergomi.
De instantia
causarum aromatariorum
XXIIII. Item domini consules mercantie ad
requisitionem singulorum de uniuersitate aromatariorum teneantur singulas
causas scu differentias coram ipsis uertentes de rebus spectantibus ad artem
speciarie cum quauis persona comuni collegio decisisse terminasse et definisse
ínfra terminum unius mensis a die contestationis litis prout etiam domini supraconsules
et domini de consilio mercatorum etiam teneantur diffinire ex statuto ligante
eos, quam instantiam prorogare possint semel per mensem per alium mensem.
De juramento prestando per mag.cos rectores et de pactis non fiendis
cum medicis.
XXV. Item mag.cí d. Rectores
Bergomi et singulí ipsorum ad requisitionem massarii uel sindicorum diete uniuersitatis
speciariorum pro firmitate et robore partium captarum in Consilio huius mag.ce
Comunitatis super eo quod medici apotecas tenere non possint aut medicinas
uendant et sic debeant et teneantur compellere ad jurandum et sacramentum eís
deferre omnes et síngulos medícos filíos medícorum patres et singulos
ascendentes et discendentes fratres famulos uxores ancillas et reliquas
personas pro dictis medicis facientes aut procurantes aut tales medici
comrnunicent aut partiantur seu partem habeant uel societatem de aliquibus
speciariis cum aliqua persona comuni collegio uel uniuersitate et si sortiantur
aliquod salarium uel Bonum uel prestítum uel alteriusmodi commoditatem uel
tributum uel lucri speciem ad hoc ut ordinent medicinas ad singularem apotecam
uel partialiter ordínent ad apotecam quamuis speciariorum specialiter, et item
jurent dicti medici, quod de cetero non accipient nec pactum facient cum aliqua
persona comuni collegio uel uniuersitate ad hoc ut ipsi medici magis ordinent
ad unam apothecam quam ad aliam neque alterí personae imponent aut imponi
facient neque imponenti consentient aut pro se facienti non assentient ad
predicta uel aliquod predictorum comittenda et ita predicti domini ut supra ad
requisitionem speciariorum antedictorum deferant juramentum síngulis
speciariis requisitis et omnibus de famílía et domo ipsorum si tales specíaríí
partiantur alíquid cum dictis medicis uel aliquo ipsorum de lucris medicinarum,
aut si cum dictis medicis habeant societatem uel partem uel dent tributum uel
Bonum uel prestitum, nisi de consensu et concessione per uniuersitatem
predictam seu consilium ipsius, sub pena singulis medicis et singulis
speciariis recusantibus tale juramentum ducatorum centum auri applícanda pro
tertía parte predictis m.cis rectoribus pro tertia comuni Bergomi et pro
reliqua uniuersitati speciariorum quod statutum locum habeat tam in ciuitate
Bergomi quam in districtu.
De famulis speciariorum per alios acceptandis
XXVI. Item quod de cetero nulli
speciariorum de uniuersitate predicta liceat accipere nec acceptare in
apothecis ipsorum garzonos aliquos, nec famulos ad exercendum artem speciarie
qui antea stetissent uel eo tempore starent cum aliis speciariis de
uniuersitate predicta nisi prius dicti famuli uel garzoni fuerint concordes cum
dictis suis primis dominis seu patronies ac habuerint bonam licentiam ab ipsis,
quod credatur solum si talis primus patronus per uerba sua fidem fecerit uel
notum buletinum dederit dicto garzono de concordia ipsorum uel nisi per sindicos
aliter fuerint dispensati auditis partibus, et hoc sub pena librarum uiginti
quinque imp. contrafacienti auferenda, et comuni Bergomi pro dimidia et reliqua
uniuersitati predicte applicanda quod statutum locum habeat tam in ciuitate
Bergomi quam districtu.
XXVII. Item quod non sit aliqua
persona cuiusuis status exsistat qui audeat uel presumat principiare seu
inchoare apothecam nisi prius soluerit unum ducatum auri massario artis
predicte, et nisi prius fuerit examinatus et approbatus per syndicos ipsius artis
aromatarie.
XXVIII. Item statuerunt et
ordinauerunt quod deinceps nullus aromatariorum de uniuersitate predicta
possit nec ualeat prohibere nec recusare quin syndici dicte artis possint et
ualeant pro libito sue uoluntatis ire in eius apothecam ad uidendum et
examinandum omnes compositiones et simplicia medicinales et medicinalia sub
pena ducatorum decem auri applicanda pro medietate mag.co Comuni Bergomi et
pro reliqua medietate predicte arti, et si fuerint reperte in ipsa apotheca
alique res medicinales putride uel marcite igne comburentur et nihilominus
talis aromatarius condemnetur iuxta uoluntatem et arbitrium specialium
dominorum iudicum stratarum et uictualium Bergomi.
Laus deo
[Approvazione dello
Statuto].
In Christi nomine amen. Die decimo octauo mensis
aprilis anno millesimo quinquagesimo tricesimo tertio indictione sexta in
monasterio d. s. Francisci ciutitatis Bergomi in capella primi claustri
presentibus testibus d. Bernardino q. d. Antonii de Sala habitat. Bergomi, d.
Donato q. d. Antonii de Gromo, Leonardo q. ser dicto fenochino q. ser Antonii
de Cuchis. Petro q. Vincentii de Maris de la costa de Anzate et Filippo q.
Dominici Biatini zauatario in Bergomo, omnibus habitantibus notis et idoneis et
ad infrascripta omnia etc. Ibi distincti uiri domini
Ludouicus de Graneris
Alexander q. d. Laurentii de Coregiis
Hieronimus ser Bernardini de Leuate, sindici paratici et artis aromatarie
nec non item ipse d. Hieronimus de Leuate agens nomine et uice magistri Iacobi
de Lodetis, et pro quo de rathe in propriis bonis promisit et promittit, et
domini
Hieronimus q. d. Bartholomei
de Algisiis Ieronimus de Russis q. d. Axeis
Georgius de Uarena
Andreas de la Uitalba
Alonginus de Tertio d.
Pantaleonis
Bernardus de Lulmo d.ni
Antonii
Matheus q. d. Antonii de
Lulmo caneparius seu massarius dicti paratici
Lazarinus de Castione
Io. Andreas de Albano q.
d. Zacharie
Iouita de Ioris de
Salodio
Io. Antonius de Rapitiis de Olaris
Io. Baptista de Rayneris
Iosephat q. d. Dominici de Ondeis, agens suo et nomine Gabrielis f. q. d.
Antonij Cremonini de Brochis
Marcus Antonius de Cararia
Augustinus de Barillis
Simon de s.to Gallo
m.r Bernardinus filius Io. de Bordonia cum
m.r Gotuardus de Grepis de Urio et
m.r Dominicus de Uiscardis, factor et nomine
d. Petri de Cabrinis et pro quo de ratho promisit et promittit in propiis
bonis
omnes aromatarii Bergomi qui quidem prefati d. aromatarii
ibidem conuocati et congregati pro omnibus predictis et infrascriptis
peragendis pro hastantibus, et sunt plus quam due partes trium partium omnium
aromatariorum seu artis aromatarie Bergomi pro ut ibidem dixerunt et protestati
fuerunt et dicunt et protestant, agentes suis propriis nominibus et etiam
nominibus quibus supra respectiue expressum est, nec agentes nomine et uice
omnium aliorum aromatariorum paratici predipti Bergomi absentium se admoniti ut
predipti sindici et massarius dixerunt, in quibus ita presentibus ut supra
consistit ut asserunt omnis uis et facultas totius congregationis Artis
Aromatarie Bergomi, profitentes se etatem legitimam pro quoque eorum excessisse
prius per eos diuino inuocato suffragio expresse et sponte omni meliori modo
uia iuris et formis ac titulo quibus melius potuerunt et possunt, habentes
plenam notitiam et scientiam de prediptis ordinibus et
statutis juste et canonice nouiter ordinatis, compillatis et mature consideratis
ac de recenti paulo ante hec per me Io. Ieronimum q. d. Belfanti de Zanchis
notarium mandato prediptorum dominorum sindicorum et massoli, vulgariter et
quod latino sermone pro ut iacent predipta statuta lecta et publicata ad
claram eorum intelligentiam de capitulo in capitulum pro ut ibidem solemniter
predipti d. Aromatarii in mutua presentia et stipulatione, ac in presentia
prediptorum testium, prediptorum notariorum et mei notarii, protestati fuerunt
et protestant ipsa omnia predipta statuta et capitula et quodquod eorum
concorditer et nemine ipsorum discrepante acceptauerunt et approbauerunt atque
inuiolabiliter obseruare promiserunt, aceeptantque approbant er obseruare
promittunt mihi notario utili publica professione stipulaunti et recipienti
nomine et uice totius dicti paratici et congregationis aromatariorum Bergomi
in omnibus per omnia pro ut supra constat et annotatum est. De quibus omnibus
et singulis rogauerunt et rogant me notarium ut conficere debeamus instrumentum
publicum unum et pluta et de capitulo in capitulum et tot quod opus fuerit, et
ita rogatum instrumentum publicum confeci.
Ego joannes Hieronimus Constantinus f. q. Belfanti de
Zanchis notarius publicus bergomi premissis omnibus interfui et de eis rogatum
instrumentum publicum tradidi et confeci cum suprascriptis glossis et
cassaturis factis uidelicet in primo capitulo cum cassatura que dicit quattuor
et cum glosa que dicit unum; in seguendo capitulo cum glossa incipienti duo et
finienti Bergomi, item cum cassatura que dicit et priuationis dicte artis, et
cum alia glosa incipiente et finiente sindicatus. In quarto capitulo cun cassatura que dicit priuationis
dicte artis aromatarie et cum glosa dicente librarum viginti quinque pro
quoque uice. In undecimo capitulo cum cassatura incipienti consulum et
finiente licentia, in tertio decimo capitulo cum glosa que incipit matriculati
et finit predicti; in decimo quarto, vel aliquis de domo eius; decimo septimi
capituli est tenor in effectu videlicet item singulo anno elligatur nouus
massarius a consilio uniuersitatis speciariorum cui donetur et detur a dicta
uniuersitate pro honorantia libre quinque imp. [...] .
II. CAPITOLI E ORDINI
AGGIUNTI
ALLO STATUTO NELLA SECONDA METÁ DEL CINQUECENTO
I
1566, 10 giugno, f. 39
1. Item quod suborta
erat in predicto paratico quedam altercatio utrum filii quorum genitores
defuncti sunt deberent in processionibus procedere eisdemet locis et in ordine
ueluti eorum genitores (pro ut praua introduxerat consuetudo), igitur, missa
parte ad tollendam tallem corruptionem, suffragiis n.o decem decretum et
statutum fuit quod ipsi filii nullo modo audeant in ipsis processionibus
procedere pro ut ipsi quondam eorum patres, sed seriatim et eo ordine pro ut
fuerunt descripti in ipso paratico.
2.
Item statuerunt et decreuerunt quod si adsint aliqui de ipso paratico qui
habeant aliquos filios idoneos in arte ipsa aromatarie possint se matriculari
facere et scribi in ipso libro paratici et ipsi quoque in processionibus
precedere seriatim pro ut descripti in ipso libro paratici.
II
1568, 14 giugno, f. 89
Che
per ueneratione de la Diuina Maestà et suoi Sancti et amplatione del detto
paratico tutti li spitiari, cossi habitanti nella presente cita, come nelli
Borgi sian tenuti, et con effetto debbano tener al tutto serate le loro botege,
nelle festiuità della s.ta madre Romana chiesa comandate, et solemnitate,
ecechiando perho la matina del sacratissimo giorno del corpo del nostro
Signore, cominciando dal principio si celebra messa alta zioè nella cita in la
cathedral chiesa di s.to Uincentio sin tanto sarà compito il uespro, et
1’ístesso si osserui nelli borgi s.to Leonardo et s.to Antonio dalli habitanti
in quelli, al'hore si principierà et finirà detti officii nelle chiese di s.to
Alessandro in Colunna, et dalla Croce respectiuamente poste nelli detti borgi,
et questo sotto la iremisibil pena de lire trei imperiali, da esser ai
contrauenienti tolta, et applicata per uno terzo alli Cauaglieri de la mag.ca
Comunita, ouer altri offitiali publici che accuseranno, l’altro alle putte
horfane, il resto al detto paratico.
Anchora
nella istessa pena incorrano quelli che nelle dette festiuità, et tempo: zoè
dal principio si celebra messa alta sino al fin del uespro nelle Chiese
sopradette respectiuamente uenderanno alchuna quantita ne sorte de robbe de
spitiaria, saluo perhò le medicine, et altre robe pertinenti al medicare, che
per urgente necessità, et bisogno di amalati si richiedano et cossi le cere per
sepelir ouer far essequie, ne in altro modo possiano excusarsi.
Et
per leuar ogni impedimento che auenir potria accio la presente parte sia presa,
et inuiolabilmente esseguita, si dichiara che quelli non hanno transito alle
loro case di habitatione altroue che per le loro botege, possiano far tal
transito zoe intrar et uscire d’esse case per dette loro botege, che perho non
se intendano incorrere nella pena predetta, mentre perho non uendano ut supra.
Et la presente parte essendo presa comincii hauer loco, et osseruasi nella
dominica proxima seguente.
III
1571, 4 marzo, f. 159
De
nouo instituerunt et ordinauerunt quod in quibuslibet diebus festiuis ex
precepto s. matris ecclesie catholice minime possit ad ipsis d. aromatariis uel
aliquod eorum uendi alique res ex eorum aromatariis exceptis rebus
medicinalibus occurrentibus et opportunis egrotantibus et cera ad necessitatem
et exigentiam humandi mortuos et rebus ad comestionem aptis et hoc sub pena
contrauenientis librarum trium imperialium applicanda pro tertio pauperibus
orphanis huius ciuitatis, altero tertio paratico predicto et altero tertio
accusatoribus, quorum accuse defferantur et scribantur per notarium ipsius
paratici et cognoscantur huiusmodi accuse per sindicos ipsius paratici.
IV
1572, 7 dicembre, f. 1
Che
nel auenire alchun delli spitiari de la presente cita, et borgi non possa ne
debbia a modo niuno far donatini né donar robbe alchune di le loro botege ad
alchun de suoi inuentori, né altri sia che si uoglia et questo sotto pena de
scudi trei doro a cadaun contraueniente da esser tuolta, et applicata per
cadauna fiata al detto paratico per un terzo, l'altro alla mag.ca Comunità di
Bergomo, et l'altro al accusatore, et questo s'intenda per uno mese auanti la
natiuità di nostro Signore et uno mese dappoi, la qual parte essendo presa
comintii hauer loco uno mese dappoi cominciando dal presente anno.
V
1574, 3 gennaio, f. 29
Se si
debbe contrauenir al comandamento per nome di m.ci s.ri Giudici delle
uittuaglie fatto di nouo che li sindici del detto paratico debbano nelle
festiuità nominate nel Statuto ritrouarsi sotto al penello al offertorio nella
s.ta Celebratione della messa, opur no.
Posita
parte [ ... ] una uoce eam confirmauerunt et exequi pro ea ordinauerunt.
VI
1578, 19 maggio, f. 168
1.
Facta relatione [ ... ] quod conuenientibus respectibus ac utili dicte
uniuersitatis vacantia triennií, qua ex tenore statuti dicti paratici fit per
d.nos Massarium et sindicos qui annuatim eligentur ab eis se duci debere ad
annum solum ut uiri magis experti pro utili et decore predipti paratici
quotannis eligerentur [...] pars sic capta fuit:
Quod
domini massarius et sindici in dicto paratico quotannis elegendi vacent
tantummodo ad ipso offitio per annum.
2.
Pro beneficio dicti paratici quotannis eligi (debet) unus thesaurarius de ipso
paratico penes quem permanere (debent) pecunie ípsius paratici et uniuersitatis
tam de presenti quam futuro tempore.
3.
Circa electionem massarii eorum (illum) ex congruis rationibus Ministrum appellari
censuerunt.
4. Et
pariter [...] proposita alia parte quod expensis dicti paratici et
uniuersitatis deberet imprimi receptarium nouíter compilatum per uen. dum
collegium d.norum Phisicorum presentis ciuitatis pro unione et conformitate
compositionum singulorum d.rum Aromatariorum ac eorum proficuo, pro ut per
sp.les d.nos Phisicos ad id deputatos recontitum fuit, qua parte abbalottata
per p.tos d. aromatarios dempto d. Marco Antonio Cararia qui proposita et
audita dicta parte inde recessit, et d. Marco Fogarolo, et d.no Martino
Tirabusco qui medicinalia non conficiunt, et per conseguens non interessati,
pro parte fuerunt suffragia quattuordecim, et contra quattuor, et sic captum
fuit pro ipsa parte.
VII
1578, 10 ottobre, f. 190
Che
nelli capitoli hora si trattano tra li m.ci Deputati per la mag.ca Communità di
questa Città e li deputati per detto paratico, con interuento delli sp.
Phisici di questa Città, non si admetta ne si dia facultà al sp. Phisico che
interuerra nella uisita che annuatim si farrà per li sindici di detto paratico,
di sindicar et censurar, ne condannar alcun d’essi spitiari per occasione de
medicine composite, o semplici, che da loro si ritrouaranno in esse uisite, e
cio per non contrauenire alla dispositione del loro statuto atorno essa
jurisdittione da detta M. Communità comprobato.
VIII
1578, 15
novembre, f. 202
1.
Che il Ministro et sindici di detto paratico non possino per 1’auenire
accettare nel loro paratico spetiale alcuno di qual grado et condition esser si
uoglia, anchora che il suoi precessori hauessero essercitato l’arte de la
spitiaria sotto pena de lire uinticinque imp., da esser tuolta a detti ministro
et sindici, et applicata per la mitta alla m. comunitta et l’altra, mitta a
detto paratico, se prima esso spetiale non sarà essaminato, et approbato alla
presentia de detto Ministro et Sindici, et essendo approbato et conosciuto
habile sia descritto dal nodaro deputato al libro d’esso paratico hauerendo
pagar ad esso nodaro per tal descritione et registro soldi uinti quatro sotto
pena alli contrafacienti de lire cinquanta
applicandi come di sopra, et di perder
tutte quelle compositioni haueranno fatte, et oltra esso spetiale che cosa
sarà accettato sia tenuto dar per honoranza a detto Ministro uno paro de guanti
et alii detti sindici uno para de bicchieri per cadauno d’essi sindici, et
oltra quella summa de danari che esso speziale admesso è tenuto pagar al detto
paratico.
2.
Che il Ministro et Sindici che ogni anno saranno eletti in detto paratico,
subito sfatta la loro electione siano tenuti giurar nelle mani del nodaro de
seruar li statuti et ordini di detto paratico con ogni loro puotere et sapere
et che non possano essere nominati ne eletti a detti officii se non
essercitaranno da se l’arte medicinale sotto pena de nullità, et de lire dieci
recusando tal offitio et giuramento, applicandi come di sopra.
3.
Che li forestieri quali uorranno essercitar la detta arte de spetiaria in
questa cita et territorio anchor approbati come di sopra siano tenuti pagar a
detto paratico lire cento imp.li auanti siano scritti al libro di detto
paratico et licentiati, et quello della citta et territorio pagheranno solo
lire uinticinque imperiali oltre la honoranza come di sopra.
4.
Che il ministro et sindici siano tenuti a ueder et tassar le polizze li saranno
sposte con il salario solito il quale sii applicato al detto paratico et siano
tenuti di tal salario et emolumento darne conto al thesoriero de detto
paratico.
5.
Che og'anno oltra la elettione delli sindici si fara in esso paratico, sia
eletto seu confermato il Ministro ouer uno delli sindici uecchi come meglio
parera a detto paratico il quale, insieme con il Ministro et sindici successori
habbi a interuenire alle uisite si faranno alle apotheche d'essi spetiari con
la faculta istessa che essi ministri et sindici haueranno quanto sii per conto
di detta uisitatione, et anchora per conto della reformatione della taxa et non
hauendo poi altra facultà di taxar polizze ne altra attione saluo le suddette.
6.
Anchora per conuenienti rispetti inherendo alla parte altra uolta presa in
detto paratico hanno terminato che ninno de li detti spetiali di detto paratico
al tempo di Natale ne un mese auanti ne uno dappoi possi mandar ad alchuno
delli sp.li Phisici, auentori di bottega ne altri eccetto li praprii parenti
donatiuo alcuno delle rabbe de loro spetiarie sotto pena de lire cinquanta
applicandi per uno terzo alla m.ca Comunità di Bergomo, un altro al detto
paratico et il resto al accusatore, et che ognuno possi accusare i
contrafacienti, il qual ordine essendo preso li sii datta esequutione
cominciando l'anno prossimo a venire 1579.
7.
Che tutte le scritture del paratico debbino star appresso al ministro il qual
ministro non possi esse scritture dimostrar ad alcuno ne dar‑
ne copia eccettuando li spetiali di detto paratico a
quali siano nelli loro bisogni et occorenze dimostrati si esse scritture come
il statuto loro.
IX
1578, 26 dicembre, ff. 204‑205
[Gli
speziali accettano ed approvano dieci capitoli adottati dal Collegio dei
fisici].
Tenor capitulorum
Capitoli de speciali
1.
Che non sia speciale alcuno il quale presuma, o ardisca da se dar uia medicine
di sorte alcuna da pigliar per bocca sotto pena de lire trecento, la terza
parte de quali sia applicata alla m.ca comunità di Bergamo, l’altra terza parte
al paratico de speciali, et l’altra all’accusatore, et hoc toties, quoties:
saluo sena, cassia semplice, reobarbaro in sostanza, confetto stomatico, et
matricale, giulebbi, zuccaro rosato, penniti, diadagranti, aque rinfrescatiue,
poluere cordiale, cotognate, et altre cose che non muouano il corpo per sua
natura, et che non siano di maggior uista, et forza; dechiarando che per
osseruantia del presente capitolo sia in facoltà di ogni uno di accusar; et che
le accuse sono datte all'officio de sp. ss.ri Giudici alle Uettouaglíe di
questa citta, quali siano in questo giudici competenti, le appellationi de
quali si diuolgano al cl.mo Podesta secondo la forma de. statuti, et priuilegi
di questa città.
2.
Che speciale alcuno ut supra non possa spedire ricette di sorte alcuna, quali
non siano state ordinate da dottori fisici, o licentiati secondo la forma de
presenti ordini sotto pena de lire cinquanta da esser applicate dal Ministro,
et Sindici del paratico di essi speciali, quali in queste siano giudici
competenti secondo la forma de loro statuti: cioe la mitta alla m.ca comunità,
et l’altra mitta al loro paratico: deciarando che sotto questo capitolo non
s'intendano le Ricette forastiere, et incognite ad essi Speciali, quali
debbano pero usare ogni diligenza, per saper da chi tali Ricette siano
ordinate accio non sia fatta fraude contra li presenti ordini.
3. Che li speciali che daranno uia Medicine ordinate
come di sopra da tuor per bocca siano tenuti in termine d’un giorno hauerle
notate al suo libro zornale, ouero metterle in filza con il nome dell'infermo
per lo quale saranno state ordinate; ouero di quello che uenira a torle a nome
dell'infermo: sotto pena di lire trenta da esser tolta da detti Ministro, et
Sindici, et applicata come di sopra: accioche li sp. fisici, o licentiati
possano ueder le sue ordinationi; et ancora per ogni altro buon rispetto.
4.
Ch’l Ministro, et Sindici de speciali siano eletti, et obbligati a uisitar
ogn’anno ordinariamente tutte le spetiarie della citta: et che questi non
possano far dette uisite ordinarie senza la compagnia di uno delli sp. Fisici a
questo officio eletti og’anno dal Ven.do Collegio de ss. Fisici, sotto pena di
lire cinquanta da essere dal Ministro, et sindici susseguenti tolta alli detti
Ministro, et sindici transgressori ogni uolta che contrafaranno, da essere
applicata come di sopra: et che li speciali che saranno uisitati siano obligati
lasciarsi uisitar sotto la pena medesima toties quoties, da esserli tolta da
essi Ministro et Sindici, a quali debbano mostrare quanto li uenira richiesto
intorno alle cose medicinali da essi sp. Fisico, Ministro, et Sindici.
5.
Che lo sp. fisico, ministro et sindici sudetti debbano a beneplacito loro
uisitar ancora le speciarie del territorio senza alcuna spesa de communi, et
iusta il solito: ma se saranno richiesti particolarmente dalli comuni di detto
territorio a far dette uisite, siano tenuti a dar al detto ecc. Fisico lire 7
al dì, et al Ministro, Sindici et Nodaro poi, lire cinque cadauno, et
all’officiale soldi quaranta al giorno per le loro spese, et de casuali sotto
pena de lire cinquanta da esser tolta, et applicata come di sopra.
6.
Che alcuno speciale non possa ne debba componer alcuna delle sottoscritte
compisitioni se non saranno prima ueduti tutti li ingredienti da uno delli sp.
fisici del Collegio della citta; ouer fuori della citta da esso collegiato, o
licentiato, il quale debba sottoscriuere a tale compositione come per lui
uista, et approuata: sotto pena di perder tutte quelle compositioni, et
appresso esser condannato in lire cinquanta, da esser tolte, et applicate come
di sopra, et meno all’arbitrio d’essi Ministro et Sindici, uidelicet:
|
Gallia Moscata Mesue |
Triasandali |
|
Sirup de cicoria cum
Reobarbaro |
Letificante almansore |
|
Trochis de Reobarbaro |
Polueri cordiali |
|
Diambra |
Confectione Hamech |
|
Diamusco |
Elettuario rosato
Mesue |
|
Diarhodon |
Diasena |
|
Aromatico rosato
composto |
Diacatholicon |
|
Elettuario de gemme |
Diaturbith cum
Reobarbaro |
7. Che tutti li speciali siano tenuti componere tutte
le compositioni comuni medicinali, et usuali secondo il Ricettario dattoli a
nome, et per decreto del Uen.do collegio de ss.ri fisici: sotto pena de lire
cinquanta per cadauna cosa fatta contro la forma di questo capitolo, et meno all’arbitrio
di detti Ministro et Sindici da esser tolta a cadauno transgressore, et
applicata come di sopra. Et detto Ricettario sia stampato a spese del Paratico
così ricercando li Procuratori de speciali soprascritta.
8. Che
speciale alcuno ut supra non possa, ne debba dar premio o salario a fisico
alcuno: sotto pena de scudi cento da esser tolti ad essi speciali dalli ss.ri
Giudici alle uittouaglie: et siano etiam priui in perpetuo del suo essercitio:
da esser applicato per terzo come nel primo capitolo.
9.
Che fisico alcuno, o collegiato, o non collegiato, o licentiato, o alcuna
persona licentiata doppo che hauerà
scritte le sue ricette, et ordinato quanto a lui sara parso per conto de
medicine, non debba, ne possa directe, nec indirecte indure, ne astrenger
quello a chi saranno state scritte et ordinate, da andar piu in una che in
un'altra speciaria ma lasci in faculta, et liberta de ciascuno d'andar doue li
parera et piacera come è honesto, et conueneuole: sotto pena di lire cento da
esserli tolte, et applicate come di sopra dalli sp. ss.ri Giudici alle
uittouaglie.
10.
Et benche ragioneuolmente dubitar non si possa ch’1 uen.do Collegio de ss.ri
fisici, al cui prudente, et utile ricordo si sono fatti questi ordini necessarissimi
alla pubblica salute, non sia per mancar mai d'effettuar in quello che a lui
tocca tutti questi capitoli nei quali interuiene l’opera sua, o dei fisici
suoi rappresentanti: Et parimente si possa sperar che il Paratico de speciali,
et suoi Ministro, et sindici non debbano mancar d'ogni diligenza in procurar
che siano osseruati, et adempiti i presenti ordini, quanto a loro pertiene così
in operar, come in punire i transgressori secondo il tenore di essi capitoli:
Nondimeno accio che questi capitoli che hanno ad esser legge perpetua siano in
se perfetti, et habbiano congionto il fondamento dello loro consenso: per
questo, occorrendo che essi uenerando Collegio, ouero Paratico, manchino di
fare che effettualmente i suoi deputati respettiuamente esseguiscano li presenti
capitoli: in tal caso possa la mag.ca Communita, o suoi legittimi interuenienti
procurare appresso a superiori, che con opportuni rimedi, et pene siano
adempiti intieramente detti capitoli secondo il loro contenuto senza
eccettione alcuna. Laus Deo.
X
1578, 27 dicembre, f. 207
1.
Che li sindici una cum il ministro che ogni anno si elleggeranno in detto
paratico siano obligati per tutto decembrio susseguente doppo la loro electione
hauer formato la tansa delle robbe si uendono per essi spitiali come alle loro
conscientie parera, et questo sotto pena de lire uinticinque imp.li la matta de
quali siano applicati alla m.ca Comunità. di Bergomo, l’altra al sudetto
paratico.
Che
nella reformatione di detta tansa si fara l’anno seguente appresso li detti
Ministro e sindici ui debbano interuenire li sp.li Piero Brocco, Rinaldo
Barille, Antonio Lolmo et Nicolo Terzio accio con piu maturata et consiglio sii
riformata detta tansa, li quali Ministri Sindici et deputati sudetti debbano
pigliar il carico di far stampare la tansa sudetta a spese di detta uniuersità.
2.
Che niuno speciale di detto paratico non possa ne debba directe nec indirecte
indure ne astrengere alcuno auentore di sua botega, o altri a ricorrere piu da
un sp. Phisico che ad un altro per conto del medicare ma lasci in faculta et
liberta di cadauno d’andare doue li parera et piacera come è conueneuole sotto
pena de lire cinquanta la mitta alla m.ca Comunita l’altra al detto paratico
applicanda.
XI
1579, 18 ottobre, f. 259
Anchora
detti Ministro et Sindici eccetto Hieronimo Calceolari per corretione del
capitolo nouo delli loro ordini ultimamente presi in materia che non si
possino mandare donatiuo alcuno di sua spitiaria a suoi auuentori ne altri,
hanno opposto che non si debba mandare donatiuo alcuno ut supra ad alcuno come
in esso capitulo non solum delle robbe di sua spitiaria ma neanche d’altra
sorte di robbe sia di qual sorte si uoglia, affermando il resto d’esso
capitolo.
XII
1587, 26 maggio, f. 358
Che
li figlioli delli spitiari di detta uniuersità et collegio essercenti detta
professione mentre i loro padri uiueranno quandoché matriculati non possano in
loco di essi loro padri interuenire in qualsiuoglia balotatione si fara in
detto collegio ne anco peruenir in processione del SS.mo Sacramento nel luoco
loro ne altri simili attioni ritrouarsi nel loro loco, per conueneuoli et
raggioneuoli cause.
III. AROMATARI
ISCRITTI NEL LIBRO DELLE MARCHE
DAL 1548 AL
1575
|
1. |
Alexander q. d. Laurentii de Corregiis
(12 giugno 1548, c. 1) |
|
2. |
Io. Andreas q. d. Christophori de s.
Peregrino (12 giugno 1548, 1548, c. 1 v.) |
|
3. |
Io. Antonius f. q. d. Petri de
Cauaneis de s. Cruce (c. 1 v.) |
|
4. |
Io. Franciscus f. q. d.ni
Bernardini de Botagisiis (18 luglio 1548, c. 3 ) |
|
5. |
Franciscus f. q. d.ni Io. Baptiste de Cazettis
(23 luglio 1548, c. 3 v.) |
|
6. |
Mateus f. q. d.ni Antonii de Lulmo (23
luglio 1548, c. 3 v.) |
|
7. |
Lazarus f. q. d. Iacobi de Castiono
(30 luglio 1548, c. 4 v.) |
|
8. |
Bernardus f. q. d.ni Antonii de
Mascheronibus de Lulmo (1° agosto 1548, c. 6) |
|
9. |
Io. Andreas f. q. d. Zacharie de
Albano (6 settembre 1548, c. 8 v.) |
|
10. |
Petrus f.
d.ni Arcangeli de Caprariis (23 novembre 1548, c. 10 v.) |
|
11. |
Gabriel
f. q. Antonii de Brochis (19 novembre 1548, c. 10 v.) |
|
12. |
Io. Baptista de Raineris (10 febbraio
1550, c. 10 v.) |
|
13. |
Alonginus
filius (de Tertio) (2 giugno 1550, c. 16) |
|
14. |
Ludovicus de Guarneris (3 giugno 1550,
c. 16 v.) |
|
15. |
Bernardinus
de Maronibus de Ponte (23 luglio 1550, c. 17 v.) |
|
16. |
Mapheus
de Galignanis de Alzano (9 marzo 1551, c. 20 v.) |
|
17. |
Marcus Antonius de Cararia (4 novembre
1551, c. 23) |
|
18. |
Marcus f. q. Gerolimi de Algisis (18
aprile 1553, c. 25 v.) |
|
19. |
Martinus q. d. Bendioli Galignani de
Cararia in loco Alzani inferioris (4 settembre 1551, c. 42) |
|
20. |
Franciscus f. d. Sebastiani de
Moronibus de Ponte (4 settembre 1551, c. 42) |
|
21. |
Hieronymus Pessina de Bonate,
aromatario in borgo s. Leonardi (18 ottobre 1555, c. 45 v.) |
|
22. |
Bernardus f. d. Antoni de Cortisis (18
ottobre 1555, c. 45 v.) |
|
23. |
Bernardinus q. d. Ioannis Scrotalli de
Bordonia (18 dicembre 1557, c. 48) |
|
24. |
Prosper f. d. Io. Giorgii de Agaziis
(25 ottobre 1558, c. 51) |
|
25. |
Io. Maria f. et publicus gestor d.
Baptiste olim d.ni Florauantis (25 aprile 1559, c. 57 v.) |
|
26. |
Ioannes Ansel f. d. Alexii de Grismondis civis
Bergomi et habitator loci de Gurgulago (12 luglio 1559, c. 62 e 73) |
|
27. |
Alexander f. q. Baptiste de Bassis, habitator Alzani
inferioris (2 marzo 1560, c. 67 v.) |
|
28. |
Ioseph f. q. d. Io. Petri de la Bugella (c. 81) |
|
29. |
Rinaldus f. et publicus negotiorum gestor d.
Leonardi de Barillis, hab. s. Leonardi .(31 marzo 1561, c. 83 v.) |
|
30. |
Paulus f. q. d. Stephani de Rusminis, hab. in
vicinia s. Agate (1561 20 giugno, c. 84) |
|
31. |
Bartholomeo f. q. sp.
phisici d. Ioannis de Bergonzis de Lemine et habitator (30 ogosto 1565, c.
87) |
|
32. |
Io. Franciscus f. q. d.
Baptiste de Terciis hab. de Gurgulaco (20 settembre 1561, c. 87 v.) |
|
33. |
Alexander q. d. Io. Petri Crotalli (29 novembre
1566, c. 120) |
|
34. |
Alexius f. emancipatus q. Petri de Caponibus de
Leffe (4 gennaio 1567, c. 121 v.) |
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35. |
Marchesinus de Tricio, suo et nomine fratris d. Paxini (15
aprile 1567, c. 121 v.) |
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36. |
Iacomus de Barillis de Luero,
agens nomine d. Antonii Mignani et Hieronimi filii sui, in loco de Pontolio
(24 ottobre 1567, c. 123). |
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37. |
Ambroxius
de Ganassís (16 giugno 1570, c. 137) |
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38. |
Ludovicus q. d. Alongini de Tertio (6 novembre
1570, c. 140 v.) |
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39. |
Vincentius f. q. d. Antonii de Belfantis de
Riuola (17 novembre 1570, c. 141) |
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40. |
Hieronimus
Cassonus de Tertio f. d. Antonii cirurgii (9 gennaio, c. 141 v.) |
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41. |
Hieronimus
f. d. Io. Antonii de Lodettis, in burgo s. Leonardi (9 giugno 1571, c. 143
v.) |
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42. |
Bernardinus f. q. d. Baptiste de Manectis (ult.
febbraio 1572, c. 146) |
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43. |
Io.
Antonius f. q. d. Atelmini de Bortottis de Luere (15 dicembre 1573, c. 147
v.) |
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44 |
Sebastianus
q. d. Petri de Sonzonio, habitator in contrada ad Saluettos (19 febbraio
1575, c. 191 v.) |