INDICE DELLA RIVISTA N. 4 Maggio 1983

Walter Barbero 

DOCUMENTI INEDITI SULLE MURA DI BERGAMO  

L'aver accidentalmente incrociato, nel mercato antiquario, il percor­so di sei antichi documenti verso una ulteriore (e ignota) collezione pri­vata e l'opportunità, tanto cortesemente quanto inusitatamente conces­sami, di fotografarli perché potessero essere riprodotti e studiati, co­stituiscono una parte delle cause che motivano queste righe. La vicenda che ho appena raccontato sarebbe, ovviamente, priva di qualsiasi inte­resse se i documenti non fossero di notevole importanza; di tale impor­tanza, anzi, da giustificarne la pubblicazione pur nell'imprecisione di al­cuni rilevamenti materiali, dipendente dalla casualità del rinvenimento e dal troppo breve tempo disponibile (in pratica, mi è stato solo pos­sibile eseguire le fotografie e osservare in controluce le filigrane della carta).

           I sei documenti, quasi tutti del sec. XVI e completamente inediti, ri­guardano la costruzione della cinta bastionata di Bergamo e, con cin­que disegni e una relazione scritta, si pongono in un arco di tempo che va dal 1571 alla prima metà del secolo successivo. Detto questo, e prima ancora di entrare nel merito di ciascun documento, appare evidente la rilevantissima importanza che lo studio di questi fogli può avere sia nei confronti della storia urbana di Bergamo sia, più in generale, per gli studi sull'architettura militare del sec. XVI.

             Per tutti questi motivi ho ritenuto che, nella singolarità di questo caso, il criterio della pubblica disponibilità, per lo studio, dei documenti dovesse prevalere e essere precedente a qualsiasi altro interesse: ecco perché, di seguito, non verrà presentato alcun risultato di studi su questi documenti, ma soltanto delle descrizioni e l'elencazione di alcuni pro­blemi o riferimenti nati dalla prima superficiale osservazione.

            Per primi, in ordine cronologico, vengono la relazione datata 16 mag­gio 1571 e il disegno a penna senza acquarellature allegato alla stessa relazione (Fig. 1), e, perciò, databile anch'esso al 1571. 1 II testo della relazione (si veda in appendice) è stato vergato da uno scrivano e sot­toscritto autografamente da Paolo Berlendis, `proto' (direttore dei la­vori) delle mura di Bergamo; da questi dati è facile desumere che anche il disegno, non firmato, sia di mano del Berlendis.

Un secondo disegno,2 acquarellato, rappresenta l'andamento planime­trico delle nuove mura e, dallo stato di avanzamento dei lavori che vi si può leggere, può essere datato non più tardi del 1585, mentre la pre­senza di alcune scritte autografe (toponimi e altre indicazioni) indica ancora in Paolo Berlendis l'autore (Fig. 2).

Il terzo3 dei documenti riguardanti direttamente la costruzione della cinta bastionata è un accuratissimo disegno acquarellato riguardante il tratto di mura compreso fra la porta S. Agostino e il baluardo di S. Lo­renzo e avente come oggetto specifico la costruzione del baluardo della Fara (Fig. 3). Lo stato di avanzamento dei lavori per la realizzazione del baluardo (avvenuto completamento del fianco occidentale del baluardo e disegno esecutivo delle muraglie che dovranno completarne la faccia orientale e costituire la cortina attraversante il vallone della Fara) rende attendibile la datazione di questo disegno al 1587, mentre è da prendere in considerazione, come autore, il nome di Giulio Savorgnano, sia per l'accuratezza grafica del documento, sia per il doppio ruolo di progettista e direttore dei lavori che il Savorgnano ebbe nella realizzazione di que­sto ultimo tratto delle mura.

Gli ultimi due disegni4 sono entrambi relativi alla lunga e controver­sa progettazione dell'adeguamento difensivo della Cappella di S. Vigilio.

In ordine cronologico viene per primo un piccolo disegno acquarellato che, con la data 15 luglio 1588, rappresenta quasi certamente la parte grafica della relazione ufficiale fatta dalla delegazione di quattro provve­ditori, che il Senato di Venezia aveva costituito con delibera del 17 giugno 1588 (dopo la data si legge, infatti, sul disegno: `presente in Bergamo 

alli Clamo/ Rettore et Proveditori Generali / Gio. Batta Buonhuomi ing. / Paulo de Ferari ing. / Bonaiutto Lorini inge. / Gio. Batista del Mon­te / essendo statto questo mio parere / ancora affermo io Onorio Scoto il / sopradetto disegno / Rafaello Rapon') (Fig. 4). Il secondo di que­sti due disegni, anch'esso acquarellato e di attentissima esecuzione, è da porsi, per il grado di definizione delle soluzioni che presenta, dopo gli interventi degli anni 1621‑23 e rappresenta probabilmente uno dei disegni per l'esecuzione delle opere che appaiono realizzate in un dise­gno,5 del 1664, di Cesare Malacreda (Fig. 5).

Di questo importante gruppo di documenti il più interessante, per i problemi che pone, è, a mio avviso, il disegno a penna eseguito nel 1571 da Paolo Berlendis per rappresentare lo stato di avanzamento della co­struzione delle mura (Fig. 1). A questo fine il Berlendis non scelse la strada di limitare la rappresentazione al più immediato intorno delle mura (già costruite o da costruire), ma estese, anzi, la raffigurazione del contesto all'intera dimensione urbana e alla geografia dell'insieme col­linare che, della città, costituisce il primario fattore di caratterizzazione morfologica. In questo contesto la città viene sintetizzata attraverso la rappresentazione di quei suoi elementi di armatura spaziale che oggi chiameremmo infrastrutturali: l'intera sequenza delle mura e delle forti­ficazioni medioevali, all'interno delle quali si colloca il tessuto formato da strade, piazze e dai più rilevanti degli edifici pubblici. Per tutti questi motivi ritengo che si possa, per questo disegno, 6 parlare della più antica pianta di Bergamo fino a oggi nota. Particolarmente accurato è il rilievo di tutte le cinte e fortificazioni medioevali (si noti la sottolineatura, per `ribaltamento', degli arconi sostenenti la via degli anditi), nonché del rapporto, di volta in volta organico o trasformativo, che le nuove forti­ficazioni7 vanno istituendo con queste. E poiché, fra le trasformazioni causate dalla costruzione delle nuove mura, grande clamore hanno sem­pre suscitato le vicende di chiese e conventi famosi, mi sembra molto ri­levante il fatto che, mentre i conventi di S. Agostino e S. Domenico sono citati e rappresentati con schemi prospettici, nessuna menzione ven­ga fatta (né grafica né scritta) della Basilica Alessandrina.

Non potendosi, d'altra parte, attribuire questa assenza a una impos­sibile `svista', ne discende che il problema relativo all'individuazione e alla datazione del processo che portò alla demolizione della basilica resta ancora completamente aperto, contribuendo, semmai, questa nuova te­stimonianza ad allontanarne la connessione con la costruzione delle mura.

Un altro grosso problema, questo documento lo suscita a proposito dei tempi di realizzazione delle nuove mura e quindi, in definitiva, sul con­creto processo di attuazione di una delle più traumatiche trasformazioni verificatesi nella storia urbana di Bergamo: infatti la data del 1571 e lo stato di avanzamento dei lavori rappresentato sembrano indicare che, a dieci anni dall'inizio dei lavori, la città conservi ancora integro il siste­ma dei rapporti, fra le sue varie parti, formatosi fino ad allora. Infine, a proposito di questi rapporti, non mi sembra trascurabile il fatto che, in­sieme alla piazza Vecchia (`Piazza del Podestà') e alla piazza Nuova (`Piazza del Capitano') della città alta, sia messa in bella evidenza la piaz­za del borgo S. Leonardo (attuale piazza Pontida): riconoscimento della importanza di quest'ultima e, a mio avviso, certificazione di un bipola­rismo che non aveva avuto bisogno di attendere la costruzione delle mura per manifestarsi.  

WALTER BARBERO

 

[Relazione di Paolo Berlendis allegata alla Figura 1].

Adi 16 maggio 1571

 

Fazo fede mi Paulo di Berlendis protto come mancha da fondare la muraia de la forteza di Bergomo da la porta de S.to jacomo fina a loregio del baluardo de S.to Agustino chi guarda al monte dela Fara ge mancha per longhezza passi N° 415 et alzare sopra li altri muri chi e fondati cioue a cumpire alalteza de piedi N° 30 fina al cordo per cavarse di schala et fare li muri di rechulate dele canoneri dal loco sopra ditto ge pole andare in circa a passi N° 46500 de muri e chi montara sotto et sopra quarti 3 de ducati per passo chi asende ala suma de ducati N° 34875 con butato ogni spesa e 4 piu a fare li altri muri deli altri rechulati deli canoneri gia comenzate al baluardo de S.to Lorenzo et in el forte et ala porta de S.to Alisandro et al baluardo de S.to Alisandro et ala piataforma de S.ta Grata et al baluardo de S.to Dominichi et a cavar la terra et corna per vodare li dirti canoneri chi sono busognosi asai et alzare li muri fora di schala ge voria in circha a ducati 48000 et non dicho niente dal oregio del baluardo de S.to Agustino fina al baluardo de S.to Lorenzo.

Io Paulo protto sopra ditto o mesurato et fatto lo conto soprascritto
Io Paulo de Berlendis proto dico ut supra.  

    1. Le caratteristiche materiali di questi due documenti risiedono, per lo scritto, in un foglio di carta vergata di cm. 38 x 26 (utilizzato nel formato piegato di cm. 19 x 26) pre­sentante una filigrana (testa di bue con croce) assimilabile a quella che C.M.BRIQUET in Les filigranes, dictionnaire historique des marques du papier classifica al N. 14474, citando la città di Bergamo e l'anno 1567; il disegno è eseguito su un foglio di carta ver­gata, di cm. 52 x 38, apparentemente identica a quella del manoscritto, ma priva di fili­grana.

2. Anche questo disegno è eseguito su carta vergata, di misure assimilabili a quelle del precedente, di un tipo piuttosto pesante e con filigrana (sole accompagnato da una mez­zaluna) assimilabile a quella che il Briquet classifica al N. 2197, ricordando che si tratta dello stemma di Grandson (Vaud), utilizzato dalla cartiera La Mothe a partire dal 1557.

3. Questo disegno di piccolo formato (circa la metà dei precedenti) è eseguito su carta vergata e presenta una filigrana (sfera con croce) assimilabile a quella che il Briquet classifica al N. 3043 citando la città di Siracusa e l'anno 1582.

4. Disegni di piccolo formato (circa mezzo foglio, ma di proporzioni differenti) en­trambi eseguiti su carta vergata che, nel solo caso del disegno più recente presenta una filigrana fra le più diffuse (arco con freccia).

5. II disegno è conservato presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia ed è pubblicato in Le mura di Bergamo, Azienda Autonoma di Turismo, Bergamo, 1977.

6. L'inevitabile confronto fra questo disegno e l'inedita carta geografica di Bergamo dell'Archivio di Stato di Torino pubblicata in Le mura di Bergamo, cit., mi fa ritenere che, per quest'ultima, si debba proporre una data successiva a quella del disegno. Ciò soprattutto in considerazione del fatto che la carta di Torino propone un'ipotesi di disegno delle mura che prevede un più avanzato stadio sia dei lavori di esecuzione, sia della progettazione.

7. A proposito, per esempio, del baluardo di S. Giovanni, che risulta isolatamente giustapposto alla cortina medioevale, questo disegno del Berlendis consente ora di attri­buire caratteri di assoluto realismo alla rappresentazione prospettica del palazzo Vimercati Sozzi (e del suo contesto) contenuta in un cabreo conservato presso la Biblioteca Civica di Bergamo (Testamento Sozzi Vimercati, 1687, Cart. C. 15), retrodatandone però il mo­mento del rilievo ad almeno un secolo prima di quello di realizzazione del cabreo‑testa­mento.