Walter Barbero
DOCUMENTI INEDITI SULLE MURA DI BERGAMO
L'aver accidentalmente incrociato, nel mercato
antiquario, il percorso di sei
antichi documenti verso una ulteriore (e ignota) collezione privata e
l'opportunità, tanto cortesemente quanto inusitatamente concessami, di
fotografarli perché potessero essere riprodotti e studiati, costituiscono una
parte delle cause che motivano queste righe. La vicenda che ho appena
raccontato sarebbe, ovviamente, priva di qualsiasi interesse se i documenti
non fossero di notevole importanza; di tale importanza, anzi, da giustificarne
la pubblicazione pur nell'imprecisione di alcuni rilevamenti materiali,
dipendente dalla casualità del rinvenimento e dal troppo breve tempo
disponibile (in pratica, mi è stato solo possibile eseguire le fotografie e
osservare in controluce le filigrane della carta).
I sei documenti, quasi tutti del sec. XVI e completamente inediti, riguardano la costruzione della cinta bastionata di Bergamo e, con cinque disegni e una relazione scritta, si pongono in un arco di tempo che va dal 1571 alla prima metà del secolo successivo. Detto questo, e prima ancora di entrare nel merito di ciascun documento, appare evidente la rilevantissima importanza che lo studio di questi fogli può avere sia nei confronti della storia urbana di Bergamo sia, più in generale, per gli studi sull'architettura militare del sec. XVI.
Per tutti questi motivi ho ritenuto che, nella singolarità di questo caso, il criterio della pubblica disponibilità, per lo studio, dei documenti dovesse prevalere e essere precedente a qualsiasi altro interesse: ecco perché, di seguito, non verrà presentato alcun risultato di studi su questi documenti, ma soltanto delle descrizioni e l'elencazione di alcuni problemi o riferimenti nati dalla prima superficiale osservazione.
Per primi, in ordine cronologico, vengono la relazione datata 16 maggio 1571 e il disegno a penna senza acquarellature allegato alla stessa relazione (Fig. 1), e, perciò, databile anch'esso al 1571. 1 II testo della relazione (si veda in appendice) è stato vergato da uno scrivano e sottoscritto autografamente da Paolo Berlendis, `proto' (direttore dei lavori) delle mura di Bergamo; da questi dati è facile desumere che anche il disegno, non firmato, sia di mano del Berlendis.
Un secondo disegno,2
acquarellato, rappresenta l'andamento planimetrico delle nuove mura e, dallo
stato di avanzamento dei lavori che vi si può leggere, può essere datato non
più tardi del 1585,
mentre la presenza
di alcune scritte autografe (toponimi e altre indicazioni) indica ancora in
Paolo Berlendis l'autore (Fig. 2).
Il terzo3 dei
documenti riguardanti direttamente la costruzione della cinta bastionata è un
accuratissimo disegno acquarellato riguardante il tratto di mura compreso fra
la porta S. Agostino e il baluardo di S. Lorenzo e avente come oggetto
specifico la costruzione del baluardo della Fara (Fig.
3). Lo stato di avanzamento dei lavori per la realizzazione del baluardo
(avvenuto completamento del fianco occidentale del baluardo e disegno esecutivo
delle muraglie che dovranno completarne la faccia orientale e costituire la
cortina attraversante il vallone della Fara) rende attendibile la datazione di
questo disegno al 1587,
mentre è da prendere
in considerazione, come autore, il nome di Giulio Savorgnano, sia per
l'accuratezza grafica del documento, sia per il doppio ruolo di progettista e
direttore dei lavori che il Savorgnano ebbe nella realizzazione di questo
ultimo tratto delle mura.
Gli ultimi due disegni4
sono entrambi relativi alla lunga e controversa progettazione dell'adeguamento
difensivo della Cappella di S. Vigilio.
In ordine cronologico viene
per primo un piccolo disegno acquarellato che, con la data 15 luglio 1588, rappresenta quasi certamente
la parte grafica della relazione ufficiale fatta dalla delegazione di quattro
provveditori, che il Senato di Venezia aveva costituito con delibera del 17 giugno 1588 (dopo la data si legge, infatti, sul disegno:
`presente in Bergamo
alli Clamo/ Rettore et Proveditori Generali / Gio. Batta Buonhuomi ing. / Paulo de Ferari ing. / Bonaiutto Lorini inge. / Gio. Batista del Monte / essendo statto questo mio parere / ancora affermo io Onorio Scoto il / sopradetto disegno / Rafaello Rapon') (Fig. 4). Il secondo di questi due disegni, anch'esso acquarellato e di attentissima esecuzione, è da porsi, per il grado di definizione delle soluzioni che presenta, dopo gli interventi degli anni 1621‑23 e rappresenta probabilmente uno dei disegni per l'esecuzione delle opere che appaiono realizzate in un disegno,5 del 1664, di Cesare Malacreda (Fig. 5).
Di questo importante gruppo
di documenti il più interessante, per i problemi che pone, è, a mio avviso, il
disegno a penna eseguito nel 1571 da Paolo Berlendis per rappresentare lo stato
di avanzamento della costruzione delle mura (Fig. 1). A questo fine il
Berlendis non scelse la strada di limitare la rappresentazione al più immediato
intorno delle mura (già costruite o da costruire), ma estese, anzi, la
raffigurazione del contesto all'intera dimensione urbana e alla geografia
dell'insieme collinare che, della città, costituisce il primario fattore di
caratterizzazione morfologica. In questo contesto la città viene sintetizzata
attraverso la rappresentazione di quei suoi elementi di armatura spaziale che
oggi chiameremmo infrastrutturali: l'intera sequenza delle mura e delle fortificazioni
medioevali, all'interno delle quali si colloca il tessuto formato da strade, piazze e dai più rilevanti
degli edifici pubblici. Per tutti questi motivi ritengo che si possa, per
questo disegno, 6 parlare della più antica
pianta di Bergamo fino a oggi nota. Particolarmente accurato è il rilievo di
tutte le cinte e fortificazioni medioevali (si noti la sottolineatura, per
`ribaltamento', degli arconi sostenenti la via degli anditi), nonché del
rapporto, di volta in volta organico o trasformativo, che le nuove fortificazioni7
vanno istituendo con queste. E poiché, fra le trasformazioni causate dalla
costruzione delle nuove mura, grande clamore hanno sempre suscitato le vicende
di chiese e conventi famosi, mi sembra molto rilevante il fatto che, mentre i
conventi di S. Agostino e S. Domenico sono citati e rappresentati con schemi
prospettici, nessuna menzione venga fatta (né grafica né scritta) della
Basilica Alessandrina.
Non potendosi, d'altra
parte, attribuire questa assenza a una impossibile `svista', ne discende che
il problema relativo all'individuazione e alla datazione del processo che portò alla demolizione
della basilica resta ancora completamente aperto, contribuendo, semmai, questa
nuova testimonianza ad allontanarne la connessione con la costruzione delle
mura.
Un altro grosso problema,
questo documento lo suscita a proposito dei tempi di realizzazione delle nuove
mura e quindi, in definitiva, sul concreto processo di attuazione di una delle
più traumatiche trasformazioni verificatesi nella storia urbana di Bergamo:
infatti la data del 1571 e lo stato di avanzamento dei lavori rappresentato sembrano
indicare che, a dieci anni dall'inizio dei lavori, la città conservi ancora
integro il sistema dei rapporti, fra le sue varie parti, formatosi fino ad
allora. Infine, a proposito di questi rapporti, non mi sembra trascurabile il
fatto che, insieme alla piazza Vecchia (`Piazza del Podestà') e alla piazza
Nuova (`Piazza del Capitano') della città alta, sia messa in bella evidenza la
piazza del borgo S. Leonardo (attuale piazza Pontida): riconoscimento della
importanza di quest'ultima e, a mio avviso, certificazione di un bipolarismo
che non aveva avuto bisogno di attendere la costruzione delle mura per
manifestarsi.
WALTER BARBERO
[Relazione di
Paolo Berlendis allegata alla Figura 1].
Adi 16 maggio
1571
Fazo fede mi Paulo di Berlendis protto come mancha da fondare la muraia
de la forteza di Bergomo da la porta de S.to jacomo fina a loregio del baluardo
de S.to Agustino chi guarda al monte dela Fara ge mancha per longhezza passi N°
415 et alzare sopra li altri muri chi e fondati cioue a cumpire alalteza de
piedi N° 30 fina al cordo per cavarse di schala et fare li muri di rechulate
dele canoneri dal loco sopra ditto ge pole andare in circa a passi N° 46500 de
muri e chi montara sotto et sopra quarti 3 de ducati per passo chi asende ala
suma de ducati N° 34875 con butato ogni spesa e 4 piu a fare li altri muri deli
altri rechulati deli canoneri gia comenzate al baluardo de S.to Lorenzo et in
el forte et ala porta de S.to Alisandro et al baluardo de S.to Alisandro et ala
piataforma de S.ta Grata et al baluardo de S.to Dominichi et a cavar la terra
et corna per vodare li dirti canoneri chi sono busognosi asai et alzare li muri
fora di schala ge voria in circha a ducati 48000 et non dicho niente dal oregio
del baluardo de S.to Agustino fina al baluardo de S.to Lorenzo.
Io Paulo protto sopra
ditto o mesurato et fatto lo conto soprascritto
1. Le
caratteristiche materiali di questi due documenti risiedono, per lo scritto, in
un foglio di carta vergata di cm. 38 x 26 (utilizzato nel formato piegato di
cm. 19 x 26) presentante una filigrana (testa di bue con croce) assimilabile a
quella che C.M.BRIQUET in Les filigranes,
dictionnaire historique des marques du papier classifica al N. 14474,
citando la città di Bergamo e l'anno 1567; il disegno è eseguito su un foglio
di carta vergata, di cm. 52 x 38, apparentemente identica a quella del
manoscritto, ma priva di filigrana.
2. Anche questo disegno
è eseguito su carta vergata, di misure assimilabili a quelle del precedente, di
un tipo piuttosto pesante e con filigrana (sole accompagnato da una mezzaluna)
assimilabile a quella che il Briquet classifica al N. 2197, ricordando che si
tratta dello stemma di Grandson (Vaud), utilizzato dalla cartiera La Mothe a
partire dal 1557.
3. Questo disegno di piccolo formato (circa la metà dei precedenti) è
eseguito su carta vergata e presenta una filigrana (sfera con croce)
assimilabile a quella che il Briquet classifica al N. 3043 citando la città di
Siracusa e l'anno 1582.
4. Disegni di piccolo formato (circa mezzo foglio, ma di proporzioni
differenti) entrambi eseguiti su carta vergata che, nel solo caso del disegno
più recente presenta una filigrana fra le più diffuse (arco con freccia).
5. II disegno è
conservato presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia ed è pubblicato
in Le mura di Bergamo, Azienda
Autonoma di Turismo, Bergamo, 1977.
6. L'inevitabile
confronto fra questo disegno e l'inedita carta geografica di Bergamo
dell'Archivio di Stato di Torino pubblicata in Le mura di Bergamo, cit., mi fa ritenere che, per quest'ultima, si
debba proporre una data successiva a quella del disegno. Ciò soprattutto in
considerazione del fatto che la carta di Torino propone un'ipotesi di disegno
delle mura che prevede un più avanzato stadio sia dei lavori di esecuzione, sia
della progettazione.
7. A proposito, per
esempio, del baluardo di S. Giovanni, che risulta isolatamente giustapposto
alla cortina medioevale, questo disegno del Berlendis consente ora di attribuire caratteri di assoluto realismo
alla rappresentazione prospettica del palazzo Vimercati Sozzi (e del suo
contesto) contenuta in un cabreo conservato presso la Biblioteca Civica di
Bergamo (Testamento Sozzi Vimercati, 1687, Cart. C. 15), retrodatandone però il
momento del rilievo ad almeno un secolo prima di quello di realizzazione del
cabreo‑testamento.