VITA QUOTIDIANA E CARRIERA DI UN MUSICISTA
NELLA BERGAMO DEL CINQUECENTO:
GASPARE DE ALBERTIS *
. Nella prima parte del XVI secolo, il crescente sfarzo delle funzioni
liturgiche e il concomitante sviluppo della cappella musicale di Santa Maria
Maggiore, richiesero un maggior numero di musicisti molto esperti. Tra
costoro, è Gaspare de Albertis l'unico che abbia lasciato un rilevante corpus
di musica nei libri corali della chiesa. Questi compose la maggior parte del
repertorio della cappella ancora oggi conservato e riuscì ad attirare su di sé
l'attenzione di una delle figure musicali più famose del tempo.
Nella Biblioteca Vaticana,
è conservata una lettera, datata 13 marzo 1536, dell'eminente teorico musicale
Pietro Aron indirizzata a Giovanni del Lago a Venezia. Aron scrive:
... El giorno del beatissimo Gregorio, da poi tutti li
vespri come piacque adio, tolsi 1'habito della Religione dei Crosachieri, da
molto popolo onorato, or aspettato, dove venne voluntariamente per lo amore
quale a me portono, questi signori musici et cantori, Messer Gasparo, maestro
di cappella qua, con ventidui cantori a honorarmi; et qua fu cantato un vespro
a dui chori da loro a psalmi spezzati, molto egregiamente con un Magnificat ai
dui chori, et tutte le ' antiphone in contrapunto, cosa che mai haria creduto,
tanto bene che sarebbe bastato in Vinegia, da poi uno Veni Creator Spiritus
quando fu vestito, con tanta moltitudine che non si poteva stare in chiesa, ne
entra alla altare; da poi a me non fu mutato nome, et finito le cerimonie, fu
accompagnato dal Reverendo Monsignore mio, patrone in casa, con tutti li
cantori et parte del popolo dove era apparecchiato una bellissima colitione,
abundante di marzipani et confetti; da poi fu cantato un mandriali a 6 voci,
del qual non sapevo niente, in laude mia...(1)
L'opinione di Aron
sull'abilità di Gaspare è importante perché espressa da uno particolarmente
qualificato nel porre i lavori dei suoi contemporanei a confronto. Ciò è
decisivo nel nostro tentativo di giudicare la sua opera considerando che le
circostanze biografiche e professionali di Gaspare furono così isolate e
parrocchiali che il suo nome rimase praticamente sconosciuto al di fuori della
città che l'aveva adottato fin dall'infanzia.
Per scoprire qualcosa di
più riguardo alla parte iniziale della vita di Gaspare, possiamo considerarne
solo la parte finale, poiché non vi sono registrazioni della sua nascita o del
suo battesimo. Nel 1559, Gaspare donò i suoi beni al Consorzio della
Misericordia Maggior.
In questa Donatio accenna
alla sua età di oltre sessant'anni e alla sua quasi cecità, sottolineando la
propria gratitudine al Consorzio per le cure prestategli durante tutta la vita.
Dice inoltre di essere venuto da Padova, giovane, a Bergamo con suo padre Joannes de Albertis, e di essere stato allevato dalla Misericordia Maggiore fin dall'infanzia. (2) Nei verbali delle Adunanze del Consorzio (chiamati `Terminazioni') tra l'aprile 1498 e il giugno 1499 troviamo Joannes da Padova in lista per il cibo dei poveri.(3) Un anonimo padovano rimase sulla lista fino al novembre dell'anno in cui si smise di trascrivere sui registri i singoli nomi. ` Sebbene la mancanza del cognome non ci dia una assoluta certezza, è possibile che questo Joannes fosse davvero il padre di Gaspare. Quello che lascia perplessi è il fatto che un cittadino di Padova, presumibilmente con un figlio da mantenere, vivesse a Bergamo e ricevesse l'elemosina dalla principale organizzazione caritatevole della città. I documenti di Padova danno solo l'informazione che la famiglia Alberti con il suo stemma (un leone rampante d'oro o d'argento in campo azzurro) era antica e nobile e proveniva originariamente dalla Bretagna. (5) Poiché mancano prove genealogiche concrete, sembra improbabile che Joannes fosse strettamente imparentato con questa nobile famiglia; che lo fosse o no, ciò che lo spinse a trasferirsi a Bergamo mentre versava in condizioni di povertà è ancora più misterioso, sebbene la povertà di Gaspare possa ben spiegare perché egli fosse allevato dal Consorzio e rimanesse grato ad esso per tutta la vita.
Il 2 marzo 1503, al rettore
Bernardino de Zanchis, furono pagate quattro lire e dieci soldi per insegnare a
Gaspare, `figlio di joannis de Padua, chierico' grammatica per un anno. (6) Per
qualche anno poi non vi sono riferimenti nelle Terminazioni a Gaspare de
Albertis o Gaspare da Padova. Questo non significa che egli abbia abbandonato
gli studi dopo l'anno stabilito, perché le Terminazioni in questo periodo
registrano solo i fatti discussi dal Consorzio; la riconferma di un semplice
chierico avrebbe ben potuto essere compiuta dal rettore o dal priore. Senza
dubbio vi sono altri esempi coevi nei quali è difficile tracciare la carriera
di un umile cappellano, finché l'intervento del Consorzio non era richiesto. La
probabilità che un sollecito e zelante chierico fosse trattenuto senza discussioni
è ancora maggiore. Per questa ragione; è probabile che se Gaspare continuò a
studiare ancora per qualche anno, era probabilmente uno studente modello. La
lacuna è grave perché impedisce una precisa conoscenza dell'educazione musicale
di Gaspare.
La mancanza di punti di riferimento durante tutto questo importantissimo periodo rende altrettanto difficile l'esatta stima della sua età.
Il successivo cenno a
Gaspare nelle Terminazioni non appare che nel novembre 1508, quando un appunto
quasi illeggibile sembra assegnare un salario annuo in grano e denaro a
`Gaspare, residente a Casazia, che canta nella chiesa'.(7) Se questo documento
si riferisce proprio a Gaspare de Albertis, ci suggerisce che egli si era
dimostrato un chierico già in posizione eminente, perché i clerici cantavano
regolarmente alla Messa in Santa Maria Maggiore ed erano spesso pagati in
questo modo.
È certo che egli aveva
superato il livello di semplice studente perché sebbene studenti e chierici non
fossero chiaramente differenziati prima del 1506, proprio nel gennaio di
quell'anno la scola fu riorganizzata. (8) Prima di allora, gli studenti
e le loro necessità erano elencati individualmente, come nell'annotazione
riferita a Gaspare citata in precedenza: In queste annotazioni tutti gli
studenti sono chiamati derici. Dopo la formale istituzione della scuola ampie
liste di scolari appaiono nei documenti.
pare era studente nel 1503
Le ‑liste del 1506, per altro molto regolari, non includono mai né
Gáspare de Albertis né Gaspare da Padova, la forma più usata del suo nome; egli
non è neppure incluso. in una lista di clerici del novembre 1506.(9)
Poiché Gaspare era studente nel 1503 doveva essere diventato chierico verso il
1506. È molto probabile che continuasse i suoi studi sotto l'egida della
Misericordia Maggiore, ma in assenza di chiari riferimenti a lui. nei registri,
non possiamo pensare che i suoi studi abbiano necessariamente avuto luogo in
Bergamo. Dopo il 1531; la Misericordia manteneva una casa a Padova per studenti
bergamaschi che erano inviati in quell'università: (10) Questo collegio patavino
documentato a partire dal 1531 può significare soltanto la sistemazione di
un crescente numero di studenti bergamaschi, piuttosto che una nuova
intrapresa educativa. Se una tale opportunità fosse esistita durante il periodo
in cui Gaspare era chierico (c. 1507 ‑ c. 1514) egli avrebbe potuto
studiare a Padova; ciò gli avrebbe permesso di essere in quella città
contemporaneamente al compositore policorale Ruffino ; Bartolucci, alcuni
lavori del quale appaiono negli ultimi corali di Bergamo. (11) Questa
suggestiva ipotesi potrebbe spiegare la competenza di Gaspare nell'arte della
composizione policorale, evidente nei suoi lavori che si trovano nei corali di
Bergamo; questo spiegherebbe anche perché in un suo ritratto del 1549 appaia in veste dottorale.
(12) Sfortunatamente in quel periodo non c'è traccia del suo nome a Padova né
come laureando all'Università, (13) né come chierico al Duomo. (14)Dovunque
egli abbia ricevuto la sua educazione religiosa e musicale, la prima era
chiaramente terminata il 26 giugno 1514 quando leggiamo che i `nobili [del
Consiglio] stabiliscono di dare al prete Gaspare da Padova, che celebrerà la
sua prima messa, due ducati d'oro per amore di Dio’ (15) In questa
nota la parola presbitero fu aggiunta come una correzione, confermando
che Gaspare era stato ordinato mol
to
di recente. Dopo di ciò le registrazioni diventano alquanto più numerose,
suggerendo vigorosamente una certa continuità nella relazione di Gaspare con la
Misericordia Maggiore, sebbene non ci sia una immediata menzione del fatto che
i suoi talenti musicali fossero diffe
renti
da quelli di ogni altro prete. Otto mesi dopo la sua prima messa, il 6 febbraio
1515, fu nominato cappellano non residente di Santa Maria Maggiore con una
retribuzione di cinquanta lire all'anno e con il dovere supplementare di due
messe settimanali nella chiesa di Sant'Andrea e una la domenica nella chiesa
di Santa Lucia. (16) Facendo
riferimento alla permanente povertà di Gaspare, il Consorzio aumentò questo
salario monetario nell'agosto successivo con un'assegnazione di quattro sextaria
di grano e tre brentas di vino all'anno; (17) questo
aumento sembrò aver soddisfatto i suoi bisogni più urgenti e il successivo aumento
di venti lire che ebbe nel settembre 1517, ricompensava Gaspare per
aver imparato canto figurato nel luglio precedente. (18) La sua
competenza in quest'arte era ancora soggetta ad alcuni interrogativi,poiché la nota dice chiaramente che il salario sarebbe stato sospeso se egli avesse smesso di cantare canto figurato. Anche con questo secondo salario, la paga ricevuta da Gaspare era di sole settanta lire, due lire al di sotto del normale salario di un cappellano residente non cantore e dieci lire al di sotto di quello di un cappellano cantore. (19)
I salari dei sacerdoti
salirono a 80 lire nel gennaio del 1522, (20) ma non c'è ulteriore menzione di
Gaspare nelle Terminazioni fino al giugno dello stesso anno, quando gli furono
assegnati altri quattro sextaria di grano e tre brentas di vino
oltre al suo salario normale. (21) È possibile che grano e vino venissero
assegnati a Gaspare al posto ;di un aumento di salario di venti lire, proprio
come era stato fatto con tre altri cappellani cantori nell'aprile del 1522.
(22) Il 1° dicembre 1524, una lunga nota dice che Gaspare era stato molto
attivo negli studi musicali, nella composizione e nell'organizzazione del coro.
In questa occasione il Consorzio approvò e lodò la musica della chiesa e ripagò
lo zelo di Gaspare con l'aumento di venti lire all'anno in aggiunta alle
assegnazioni di pane e vino, facendo ancora una volta notare che ciò avrebbe
attenuato la sua povertà. In questo periodo gli furono anche assegnati due
nuovi compiti: il primo di procurare due nuovi libri di canto
figurato, uno di messe e uno di mottetti; e il secondo di insegnare canto
figurato a quattro chierici (da designare).(23) Questi due compiti dovettero
avere molta importanza nella vita di Gaspare. La composizione e la copiatura
di musica si espresse nella produzione dei corali polifonici di Bergamo, dei
quali una minuziosa discussione è in atto da parte di David Crawford e J. Scott
Messing.(24) L'attività di insegnamento di Gaspare, che ebbe inizio anch'essa
in questo periodo, ebbe una parte sempre più importante nella sua vita fino al
suo ritiro.
Il
riconoscimento sempre maggiore delle sue capacità da parte del Consorzio attira
la nostra attenzione sul salariò di Gaspare. Prendendo in considerazione tutte
le rettifiche fino‑ al 1524, esso ammontava probabílmente a 100 lire
all'anno più una assegnazione supplementare di aumenti:. si tratta di un
considerevole aumento rispetto alle 50 lire con le quali era partito, e sebbene
fosse al di sotto del livello del priore e del rettore, il salario è abbastanza
alto da indicare che Gaspare, come gli altri cantori, aveva diritto ad una paga
superiore a quella conseguita dai cappellani che non si occupavano di musica.
Nella nota del 5 novembre 1526, gli sono assegnati ancora quattro sextaria di
grano e due brentas di vino `per l'amore di Dio'. (25) . La nota
seguente, del 29 dicembre 1527, registra il fatto che Gaspare aveva terminato
i libri di musica e doveva consegnarli al sagrestano . per l'inventario. Per
il suo lavoro gli fu dato un premio di quattro scudi. (26)
Nel febbraio del 1530 ci fu
un aumento a 100 lire per tutti i cappellani cantori e .per tutti i cappellani
che celebravano messe e funzioni quotidiane ‑ (cappellani residenti).
(27) Gaspare probabilmente insegnava ancora canto a certi chierici continuando
a ricevere un salario supplementare di venti lire. Circa un anno dopo, a uno
degli altri insegnanti di canto, Ludovico de Bullis, fu assegnata dal Consorzio
una casa, da lui richiesta perché la sua stanza era troppo piccola per
contenere il numero di studenti a cui dava lezione. (28) Questo è un importante
pre‑. cedente in quanto, benché non si sia trovata una simile richiesta
da parte di Gaspare nei registri, diventerà chiaro in successive testimonianze
che a sua volta insegnava a un grande numero di studenti e li alloggiava in
casa propria:
I suoi obblighi di
celebrare messa in altre chiese locali, che erano cominciati con la sua
nomina a cappellano nel 1515, continuarono almeno fino al 1532. Nel
gennaio di quell'anno Aloysius de la: Greta fu nominato al posto di Gaspare per
celebrare la messa domenicale nella chiesa di Santa Lucia. (29) Se Gaspare
servisse ancora nella chiesa di Sant'Andrea non è chiaro, ma sembra probabile
che le messe domenicali a Santa Lucia contrastassero con i suoi crescenti
doveri musicali a Santa Maria Maggiore.
I salari di quei cappellani
che eseguivano e insegnavano il canto figurato erano continuamente
aumentati. Verso il dicembre 1533, quello di Franciscus de Biffettis aveva
raggiunto le 200 lire. (30) La retribuzione di Gaspare arrivò a 200 lire nel
febbraio 1536, (31) poco prima di dirigere i Vespri per Pietro Aron, il 13
marzo di quell'anno. In quell'occasione il suo lungo servizio prima come
chierico e poi come cappellano venne riconosciuto ed egli fu ríconfermato in
questa carica per dieci anni. Nonostante questa apparentemente sicura offerta,
l'opinione della maggioranza del Consorzio cambiò con le nomine di quella primavera,
e solo due settimane più tardi, il 27 di marzo, i salari di Gaspare e di due
altri cappellani che avevano ricevuto l'aumento da poco, furono ridotti al
loro ammontare originario.(32) Nonostante queste riduzioni sembra che la paga
di Biffettí rimanesse invariata. (33) Se si deve credere ad Aron, Gaspare in
quel tempo era maestro di cappella, tuttavia il comportamento del Consorzio due
settimane dopo le nomine sembre. rebbe, ridurre il suo salario al di
sotto di quello di un cappellano con la stessa esperienza ma di grado
inferiore. Questo apparente paradosso sembra implicare .che la carica di
maestro di cappella era vacante in quel periodo e che gli obblighi relativi ad
essa fossero divisi tra un certo numero di musicisti altamente qualificati, di
uguale grado e con le stesse mansioni.
Ad ogni modo, che Gaspare
fosse maestro di cappella o no, in quel periodo egli svolgeva una grande
quantità di compiti. Oltre al numero di messe richiesto ad ogni prete e i
doveri supplementari di cappellano cantore, Gaspare incominciò a dare lezioni
ai chierici che teneva alloggiati in casa sua. Questo è rivelato nelle
Terminazioni in una nota del 4 marzo 1538, quando una discussione sul da farsi
al sopraggiungere del cambiamento di voce dei chierici cantori, si risolse con
la decisione di rimandarli a casa, con la clausola che Sacripantus de Claris,
al quale era stata promessa una promozione, rimanesse come chierico e cantore
vivendo a casa di Gaspare.(34) Gaspare era probabilmente pagato per questo
insegnamento indipendentemente dalla Misericordia Maggiore, anche se in almeno
due occasioni il versamento di denaro a Gaspare avvenne attraverso la chiesa.
Il 31 luglio 1539, il Consorzio deliberò di trattenere ottanta lire all'anno
sulla paga dovuta ad Alessandro de Bellis, un falegname di Ponteranica,
impegnato nella costruzione dei sedili del coro ideati da Lorenzo Lotto: (35)
questo denaro fu dato a Gaspare perché insegnasse a Giovanni, fratello di
Alessandro.
Il Consorzio pagò la retta
di un altro chierico nell'aprile del 1540, quando a Gaspare furono date 10 lire
per un anno di insegnamento a Giovanni Gerolamo de Spinonibus. (36)
L'insegnamento e la
molteplicità delle altre attività con le quali Gaspare servi la comunità di
Bergamo diventarono più evidenti nei 10 anni successivi, il periodo più
documentato della sua vita. L'insegnamento era almeno in parte uno dei suoi
doveri verso la Misericordia Maggiore. Malgrado ciò sembra dai due documenti
citati che egli fosse rimborsato separatamente per ogni studente su una base
mensile e, più in là, che questo rimborso venisse abitualmente non dal
Consorzio ma dalla famiglia dello studente. Se questo pagamento coprisse solo
la pensione o anche l'insegnamento non è chiaro. Gaspare riceveva già una parte
del,suo salario per l'educazione dei chierici, nonostante ciò l'integrazione
delle sue entrate con l'insegnamento privato può essere visto come una
conseguenza o una risposta al rifiuto da parte del Consorzio di un aumento di
salario nel 1536. (37) Nonostante l'esistenza di queste fonti di reddito
esterne esse furono insufficienti ai suoi bisogni; infatti nel febbraio del
1541 richiese ancora che il suo salario fosse portato a 200 lire, perché
versava in povertà e perché aveva onorato la chiesa con molti libri di musica
figurata. (38) L'esito della relativa votazione fu di parità e l'aumento
richiesto gli fu allora negato. Nell'aprile di quell'anno comunque, il
Consorzio votò definitivamente per portare il salario di Gaspare a 200 lire
all'anno, alla condizione che insegnassea dodici studenti canto e musica
figurata e che facesse una relazione sui progressi e sul grado di
interessamento degli studenti del suo ginnasio ogni due mesi.(39) Questi
studenti, quattro chierici e otto scolari, furono
scelti all'inizio di maggio. (40) Le relazioni bimensili dovevano essere orali poiché non vi è una loro registrazione nelle Terminazioni. Comunque un appunto occasionale rivela che Gaspare continuava ad ospitare studenti. Nell'ottobre 1542, a un chierico di Lovere che viveva nella casa di
Gaspare,
fu pagato un salario di due some di grano e quattro brentas di
vino poiché aveva imparato a cantare musica figurata.(41) Nel luglio del 1544
un altro chierico fu scelto per occupare un posto rimasto libero tra gli
studenti di Gaspare. (42) Probabilmente l'insegnamento impartito a
questi
nuovi chierici designati dal Consorzio e che era iniziato con i dodici del
1541, era incluso nel salario di 200 lire di Gaspare. Di tanto in tanto egli
era rimborsato per il vitto e l'alloggio fornito ai
cantori
che prendevano parte alle audizioni nella cappella, come nell'aprile 1545,
(43) ma non gli veniva rimborsato nulla per quei chierici che erano già stati
assunti. Quattro nuovi studenti furono scelti nel febbraio del 1546 e c'è la
breve menzione di un altro più avanti nello stesso
anno.
(44)
Una delle osservazioni più
personali su Gaspare viene da uno dei suoi ultimi studenti pensionanti,
Giovanni Battista de Fogliaris, che scrisse .a suo .padre della vendita di una
copia di Vegilius (sic) (45) a `Messer Gasparo' nell'abbozzo di una lettera, stesa
probabilmente nel 1550, che si trova sul risguardo di un piccolo libro per
organo conservato nell'archivio. (46)
L'insegnamento non fu la
sola attività ad occupare il tempo di Gaspare in quest'importantissima decade.
Prima del gennaio 1543 e forse anche prima del 1540, fu nominato rettore
titolare della chiesa parrocchiale di Sant'Agata, non lontana da Santa Maria
Maggiore. Non è chiaro a quanto ammontasse lo stipendio relativo a
quest'incarico, ma certamente vi erano compresi doveri supplementari. Una tale
designazione non fu comunque un avvenimento isolato e improvviso. Fino al 1532,
Gaspare aveva detto messa nella chiesa di Santa Lucia come si è visto sopra.
Con tutta probabilità, aveva lavorato in altre chiese della città e dei borghi,
come ogni altro prete secolare obbligato verso il suo vescovo. La sua nomina a
rettore era solamente il culmine di questo secondo aspetto della sua. carriera,
del quale si sa finora ancora poco.
Gaspare appare come rettore
della chiesa di Sant'Agata nei documenti relativi alle Visite Pastorali del
vescovo dal dicembre 1544 fino al gennaio 1559. (47) E ci si riferisce ancora a
lui come rettore in un numero di documenti notarili che hanno a che fare con le
varie responsabilità relative alla parrocchia, come l'amministrazione delle
tenute e del terreno della chiesa a partire dal gennaio 1543. (48) Entrambi i
gruppi di documenti includono molti riferimenti alla casa annessa alla chiesa
di Sant'Agata, il rettorato della parrocchia dove Gaspare viveva e con lui probabilmente
anche i suoi studenti. Questo suggerisce che ci fossero molti modi attraverso i
quali gli obblighi di un prete verso la propria parrocchia, vescovo e diocesi
potevano coesistere con quelli verso una chiesa basilicale più o meno
indipendente, e che oltre a dei doveri egli aveva anche dei diritti come quello
dell'alloggio. Oltre a ciò i documenti notarili ed episcopali rivelano che la
carica di Gaspare a Sant'Agata era più di una formalità; cura pastorale e
amministrazione parrocchiale erano tra gli obblighi del rettore. Che Gaspare
avesse successo in essi può essere dedotto dalla lunga durata del suo
incarico. Nonostante tutti gli obblighi sacerdotali e i doveri parrocchiali
rendessero più complessa la sua vita, proprio in quel periodo egli ebbe
crescenti responsabilità nelle attività musicali di Santa Maria Maggiore.
Nell'aprile 1541, nello
stesso periodo in cui il Consorzio gli concesse l'aumento del salario o forse
anche prima, gli furono attribuiti alcuni riconoscimenti ufficiali come maestro
di cappella: Questo fatto ci viene riferito in primo luogo dai registri dove
per la prima volta il nome di Gaspare appare subito dopo quello del Priore; in
una lista di cantori che dovevano ricevere razioni di vino come dono di
Pasqua. (49) La Pasqua precedente, il nome di Gaspare era il secondo tra quelli
dei cantori. (50) Tre anni dopo, nel dicembre 1544, quando è menzionato per la
prima volta nelle Visite Pastorali, Gaspare è chiamato dal vescovo `magister
capelle'. (51) Nell'agosto 1545 questo titolo gli fu attribuito anche nelle
Terminazioni, nell'ambito di una discussione :circa l'assunzione di un nuovo
basso; Gaspare fu rimborsato per le spese a cui era andato incontro durante
l'audizione del candidato. (52)
Sebbene
rimanga oscuro quando esattamente egli abbia acquisito il titolo di maestro di
cappella (tra il 1536 e il 1541), entro il 1545 aveva coperto quella carica
con distinzione almeno per qualche tempo. Il periodo dal 1545 al 1550 può
essere visto come il culmine della vita sacerdotale di Gaspare. In quel tempo
era rettore della parrocchia, maestro di cappella, principale insegnante di
musica dei chierici e degli scolari di Santa Maria Maggiore. La portata dei
suoi incarichi può essere solo immaginata, ma essi probalimente includevano una
o più messe giornaliere, molte messe domenicali tra le quali almeno una messa a
Sant'Agata, una messa solenne e i Vespri a Santa Maria Maggiore, insegnamento
regolare, prove del coro e tutto il lavoro amministrativo e la cura pastorale
necessaria alla conduzione di una piccola parrocchia cittadina del tempo.
Queste numerose e varie attività sembra avessero finalmente attirato il
riconoscimento della sua dedizione.
Nell'ottobre 1547 gli
furono concesse le rendite di certi terreni di proprietà del Consorzio nel
paese di Treviolo. (53) A prima vista questa donazione non sembra
straordinaria, abituati come siamo a leggere dei molteplici benefici raccolti
dai compositori settentrionali nel corso della loro carriera; nonostante ciò, è
questo l'unico esempio a Bergamo in questo periodo di qualcosa che assomigli a
un beneficio a sostegno di un musicista. Era poco comune per il Consorzio
cedere la sua terra, sua maggior fonte di reddito, se non per stretta
necessità. Il fatto che dei terreni siano stati concessi a Gaspare implica un
alto grado di rispetto e di fiducia di cui egli godeva per la sua grande
dedizione al lavoro. Questa donazione e l'esecuzione del ritratto di Gaspare
avvenuta nello stesso anno, dimostrano un grado di riconoscimento non goduto in
vita da nessun altro musicista a Bergamo.
Gaspare de Albertis fu tra
i pochissimi compositori del suo tempo ad avere l'opportunità di posare per un
ritratto ufficiale. Il ritratto, che si trova ora conservato all'Accademia
Carrara di Bergamo, è stato ampiamente studiato da Ravizza. (54) Mostra un uomo
abbastanza anziano in una ricca veste marrone‑rossiccia simile a un
abito dottorale, allacciata al collo con un cordoncino ornato di nappe. Sotto
questa veste indossa un abito talare nero e quello che sembra un collarino
clericale a falde rettangolari. In testa porta un tricorno del tipo conosciuto
come Canterbury. È seduto in cathedra e dietro di lui vi sono due pile
di grandi libri su uno scaffale. La sua mano destra poggia su un piccolo
scrittoio e su di un pezzo di musica a quattro voci con il testo `VIVAT NOMEN
TUUM DEUS IN ETERNUM'. Accanto alla musica vi sono un calamaio con penna e
raschietto. Il compositore regge con la mano sinistra una lorgnette, il che
può parzialmente spiegare il suo sguardo assente. La netta impressione di vecchiaia
che si riceve dal ritratto è aumentata dalla chiara rappresentazione dei
capelli grigi che escono da sotto il cappello, dalla barba brizzolata di
qualche giorno e dal modo in cui la veste, leggermente troppo larga, rimpicciolisce
il viso e le mani del compositore. Sullo scaffale dietro la figura sono
scritte le parole: `NATURALIS EFFIGIES MUSICI PRESBITERI GASPARIS DE
ALBERTIS'. Sulla sedia alla destra del compositore è scritto il nome del
pittore: 'JOSEPH DE BELLIS' e alla sua sinistra la data: `DIE V SEPTEMBRIS
MDXLVII'. Un'altra iscrizione sul muro al quale è appeso la scaffale di libri
cita il settimo verso del Salmo 111: `IN MEMORIA ETERNA ERIT JUSTUS; AB
AUDITIONE MALA NON TIMEBIT'.
Ravizza, Crawford e altri hanno
ampiamente discusso la relazione tra i corali rimasti di Bergamo e quelli
rappresentati nel ritratto di Gaspare, (55) nonostante non si fossero trovate
spiegazioni all'esecuzíone del ritratto fino a poco tempo fa. La risposta è
stata recentemente trovata da Francesca Cortesi Bosco durante la sua meticolosa
ricerca sul coro di Santa Maria Maggiore.(56) II padre del Belli, Giovanni, fu
il principale intagliatore nell'esecuzione dei disegni del Lotto per il coro e
padre di molti figli, alcuni dei quali lo assistettero in questo lavoro. Uno di
questi, Giuseppe, nel 1548 divenne un assistente del Lotto. (57) Un altro
figlio che si chiamava anch'egli Giovanni aveva studiato per diventare sacerdote
e servì come chierico sotto la tutela di Gaspare de Albertis.(58) In tal senso
è facile capire la sensibilità del ritratto e la scrupolosa rappresentazione di
un soggetto così inconsueto da parte di un pittore che non annovera altri
ritratti nella sua ristrettissima produzione, un pittore che nonostante tutto il
suo impegno, rivela i suoi limiti nella sproporzione delle mani e del viso e
negli occhi che guardano leggermente in direzioni diverse. Il quadro è un
omaggio a un rispettato amico di famiglia e la sua accurata esecuzione mostra
al meglio il talento del Belli.
La pubblicazione avvenuta due anni dopo dell'unico libro di musica di Gaspare è di considerevole importanza. Il libro, pubblicato da Scoto a Venezia nel 1549, contiene tre messe che non appaiono altrove. Fu dedicato a Gian Gerolamo Albani, un nobile di Bergamo che probabilmente finanziò questa pubblicazione. In termini musicologici, oltre al nome dell'autore o del finanziatore, è forse più importante che questo sia il primo libro di messe pubblicato da un compositore italiano. (59) La donazione, il ritratto, la stampa sono tutti segni del fatto che Gaspare aveva acquisito un grado di rispetto a Bergamo senza precedenti per un musicista. Che egli avesse ottenuto ciò attraverso una lenta carriera durata più di cinquant'anni e all'interno di una medesima istituzione, piuttosto che col commerciare il suo talento tra i vari patroni e capitoli, rivela la sua umiltà, l'intensa perseveranza e il forte legame che lo univa alla Misericordia Maggiore. Sebbene la sua ascesa nei circoli ecclesiastici e musicali sia stata più lenta di quella di alcuni dei suoi contemporanei, la sua carriera rivela un sicuro cammino verso l'acquisizione di grandi responsabilità e onori nella sua città d'adozione.
In realtà, il gran numero di impegni affrontati da Gaspare in questi anni doveva aver troppo provato l'anziano uomo del ritratto, perché solo poco tempo dopo, il 4 agosto 1550, fu sollevato da molti dei suoi incarichi alla Misericordia Maggiore. (60) Non doveva più insegnare ai chierici o avere gli obblighi di un cappellano residente, messa quotidiana compresa. Che egli oltretutto non fosse più maestro di cappella è sottinteso nella richiesta fattagli di trasferire l'inventario dei corali al sagrestano. (61) Il suo salario fu ridotto ad un onorario di cinquanta lire, per la sua lunga attività, e fu invitato a continuare a cantare nel coro nei giorni di festa. La rapidità di questo cambiamento suggerisce a prima vista difficoltà politiche o personali, anche se per una persona dell'età di Gaspare un'improvvisa malattia non è certo rara e anche un'infermità minore avrebbe ridotto un orario così nutrito come era stato quello di Gaspare nella decade precedente. Ma lo stesso Gaspare può non aver sentito la necessità di misure così drastiche, poiché sembra che egli tentasse di tenere i corali per pattuire il suo ritorno a un impiego a tempo pieno o per lo meno a una remunerazione più alta, finché il Consorzio richiese la restituzione dei libri in tono più risoluto e gli rifiutò ogni ulteriore aumento. (62) Quest'ingiunzione non ottenne apparentemente nulla e nel febbraio 1552 il Consorzio ritenne ancora una volta necessario richiedere i libri. (63)
Poiché non si è a
conoscenza degli altri obblighi di Gaspare e di altre sue fonti di guadagno,
Mazzi e Scotti, e più tardi Jeppesen interpretarono queste due note
delle Terminazioni in modo da dimostrare una rottura tra il Consorzio e
Gaspare, il quale ne sembrava ridotto in povertà. (64) È certo comunque, che
Gaspare rimase rettore di Sant'Agata per almeno altri nove anni con annessa
paga e prebende, e siccome nelle Terminazioni sopra citate non c'è menzione
della donazione egli probabilmente conservò anche le entrate che gli venivano
dai terreni di Treviolo. (65) Da quest'informazione ci appare chiaro che la
sua sussistenza non era severamente minacciata; ma è logico pensare che il suo
orgoglio lo fosse. Per una persona come Gaspare che aveva duramente lavorato
per un tale riconoscimento ed era arrivato al successo relativamente tardi,
rinunciare a ogni responsabilità seppur gravosa equivaleva probabilmente a
un'ammissione di declino. Che ciò fosse poi accompagnato da una diminuzione di
salario aggiungeva al tutto un senso di offesa, anche se la pensione
concessagli sembra fosse quella usuale. (66) L'offesa non doveva essere stata
però troppo grande, né la frattura troppo profonda da non permettere una
riconciliazione, perché nell'aprile di quell'anno Gaspare fu nominato ancora
una volta maestro di cappella e la domenica dopo Pasqua fu pronunciato un
lungo sermone sulla sua rielezione e sulle sue molte
collaborazioni. (67) Gli fu concesso un salario di 100 lire in aggiunta alle
cinquanta che già riceveva per il prestigio della sua posizione; i suoi doveri
erano principalmente musicali senza responsabilità di insegnamento o di messe
giornaliere.
In modo non sorprendente
questo canto del cigno fu breve. Nell'aprile 1554, fu ancora una volta
restituito al suo stato di emeritus senza doveri e con uno stipendio di cinquanta
lire. (68) Continuò a cantare nonostante tutto, perché nel settembre del 1555,
egli era candidato insieme con altri due cantori a un piccolo aumento di
salario che fu però negato. (69) Da quel momento il suo declino continuò in
modo inesorabile. Quando nella Pasqua del 1557 furono fatte delle
donazioni di vino ai cantori, il nome di Gaspare non fu incluso come lo era
stato molte volte in passato e certamente lo sarebbe stato se egli avesse
ancora cantato regolarmente.(70) Nel gennaio del 1559, il nome di
Gaspare appare come rettore di Sant'Agata per l'ultima volta, (71) e nel giugno
dello stesso anno fece la sua Donatio al Consorzio.(72) In questo
documento, come menzionato sopra, egli esprimeva la sua profonda gratitudine alla
Misericordia Maggiore per la cura che aveva avuto di lui fin dall'infanzia.
Essendo di salute malferma, quasi cieco e vicino alla morte, egli restituiva
alla chiesa tutti i suoi beni ad eccezione di un piccolo lascito monetario e un
letto alla sua governante, Martha de Valensía. Stranamente il Consorzio non
deliberò su questo lascito fino al febbraio del 1560, quando accettò
graziosamente il dono e assegnò a Gaspare una razione settimanale di vino e
pane come riconoscimento della sua generosità.(73)
Gaspare riceveva
probabilmente ancora le cinquanta lire di onorario concessegli nel 1554, (74
)così le sue condizioni finanziarie non erano disperate, ed è probabile
che egli vivesse ancora nel rettorato di Sant'Agata. Questa breve nota delle
Termínazíoni è l'ultima menzione che si fa di Gaspare vivente. Non c'è notizia
della sua morte in nessun registro, ma nel giugno del 1560, il Vescovo
visitò la parrocchia di Sant'Agata dopo un periodo di tempo insolitamente breve
rispetto alla sua precedente visita, e a quel tempo Gaspare non ne era più
rettore. (75)
Presumibilmente, egli mori tra il febbraio e il giugno di quell'anno. Non fu comunque subito dimenticato e il suo nome appare ancora per due volte nelle Terminazioni. Nel gennaio del 1564, fu inviato un tappezzíere alla chiesa di Sant'Agata `dove fu rettore Gaspare di Padua' ad assistere il curato nella decorazione della chiesa per il giorno di Sant'Agata (5 febbraio).(76) Nell'aprile del 1565 poi, fu chiesto al sagrestano di Santa Maria Maggiore di dare i libri di musica figurata `fatti da Maestro Gaspare' al nuovo maestro di cappella per l'inventario. (77) Questa è l'ultima menzione di Gaspare che si trova nei documenti trovati a Bergamo nella serie delle Terminazioni.
Sebbene sia possibile
ottenere oggi un numero più considerevole di informazioni su Gaspare, alcune
importanti questioni rimangono senza risposta. La più evidente di queste
riguarda la sua età. Fortunatamente è possibile fare un'esatta stima della data
dell'ordinazione di Gaspare, poiché egli doveva celebrare la sua prima messa il
26 giugno 1514. Secondo Danis Hay, in normali circostanze, ‑in
quel periodo l'ordina, zione al sacerdozio non avveniva molto prima dei
venticinque anni.(78) Supponendo che Gaspare avesse raggiunto quell'età verso il
1514, sembrerebbe essere nato prima del giugno 1489. Abbandonando
per un momento il problema della sua educazione e ritornando al ritratto del
1547, osserviamo che Gaspare vi appare abbastanza vecchio certo quasi
sessantenne. Mettendo in relazione quest'osservazione con la sua stessa
affermazione nella Donatio del 26 giugno 1559 di essere sopra
i sessanta, sembra probabile che quando egli fece questa donazione fosse
considerevolmente sopra i sessant'anni e molto vicino ai settanta. Questo
significa che il calcolo iniziale della sua età deve essere almeno leggermente
riveduto e che dobbiamo interpretare la congettura di Hay con una certa
flessibilità supponendo che nel caso di Gaspare l'ordinazione fosse avvenuta
poco prima dei venticinque anni.
Una strana coincidenza di
date può aiutarci a calcolare più esattamente la sua data di nascita. Sia la
discussione sulla sua prima messa (quando la parola prete fu aggiunta come un
ripensamento) che l'autenticazione della Donatio ebbero luogo il 26 di
giugno, la festa dei Santi Giovanni e Paolo. Che questa data dovesse avere un
grande significato nella vita di Gaspare è suggerito dal fatto che fu scelta
per due avvenimenti così diversi e lontani ma importanti. Ciò potrebbe indicare
che fosse relativa a un precedente avvenimento significativo come il compleanno
o più probabilmente il battesimo. Sambin(79) dice che a Padova dopo il 1339 i
bambini dovevano essere battezzati entro otto giorni dalla nascita, così se il
26 giugno è la data del battesimo di Gaspare, egli non dovrebbe essere
nato prima del 18 giugno. Supponendo che non avesse molto meno di venticinque
anni il 26 giugno 1514 quando fu ordinato, e non fosse più vecchio di
sessantanove il 29 giugno 1559, egli molto probabilmente potrebbe essere nato
tra il 18 e il 26 giugno del 1490.
Avrebbe così avuto otto
anni quando il nome di suo padre apparve per la prima volta sulla lista dei
poveri a Bergamo e quasi tredici anni quando fu scelto come chierico nel marzo
del 1503. La sede dei suoi studi crea comunque alcuni problemi, poiché egli non
fu incluso nell'elenco di studenti di quell'anno. Egli potrebbe aver
continuato i suoi studi a Bergamo, avendo come precettore un prete locale non
direttamente collegato a Santa Maria Maggiore, o potrebbe aver servito solo come
cantore per pochi anni, il che spiegherebbe l'oscuro riferimento a `Gaspar...
qui cantat in eccelsia' del; 1508. Tra i diciotto e i ventiquattro anni, non
vi è alcun riferimento a Gaspare nei registri di Bergamo, sebbene egli stesse
ancora ricevendo un'educazíone, poiché fu ordinato sacerdote nel 1514. Questo è
il periodo in cui è particolarmente invitante immaginarlo studente
all'Università di Padova, un'ipotesi che offre una possibile (seppure non
dimostrata) ragione per l'assenza del suo nome dai registri di Bergamo in
questo periodo, e permette di supporre un contatto tra Gaspare e il compositore
Ruffino Bartolucci.
Ammettendo che Gaspare
possa essere stato ordinato verso la fine dei ventiquattro anni, egli divenne
cappellano entro quell'anno ed era abbastanza abile nell'esecuzione del canto
figurato da essere pagato per quest'attività a ventisette anni e da essere
pagato per insegnarla e scriverla all'età di trentaquattro. Conobbe Aron a
quarantasei. Divenne rettore di Sant'Agata a circa cinquantadue anni e
raggiunse il culmine della sua carriera a cinquantasette. Il suo ritiro finale
ebbe luogo quando aveva quasi sessantaquattro anni. Smise di cantare
all'incirca all'età di sessantasei anni e probabilmente mori poco dopo il suo
settantesimo compleanno.
Sfortunatamente i numerosi
documenti sulla vita di Gaspare venuti recentemente alla luce, non offrono
particolari spunti alla risoluzione del secondo problema relativo al rapporto
tra la vita di Gaspare e la sua musica superstite. L'elegante studio dei corali
di Bergamo fatto da David Crawford e da J. Scott Messíng, in corso di stampa,
presenta un'analisi più dettagliata di questo problema. (80) Riassumendo brevemente,
essi comprendono i seguenti lavori di Gaspare (incluse le opere incomplete e di
dubbia attribuzione): quattordici Cantici, ventisette Sal‑mi
responsoriali, quattro Introiti, due Inni, dodici Lamentazioni, tre Passioni,
nove mottetti, e due Messe ordinarie. (81)Ancora tre Messe si trovano nella
stampa del 1549. L'intero corpus è di musica sacra e sfortunatamente,
solo sei di questi lavori sono datati. La Missa de Sancto Roccbo è
datata 8 dicembre 1524. Due Magnificat recano la data 8 agosto 1541 e 14 agosto
1542. Ci sono ragionevoli giustificazioni alla supposizione che le tre
Messe pubblicate nel 1549 non fossero state scritte molto tempo prima di
quella data. Ad eccezione dei riferimenti nelle Termínazioni del 1524 e del
1541 già citate(82)' i documenti non danno aiuto. Chiaramente la
produzione musicale di Gaspare fu intensa dal 1524 al 1542 ed è
probabilmente in questo periodo che venne composta la maggior parte delle
opere rimasteci. L'unico metodo per datare questi lavori più esattamente è
quello di analizzare accuratamente la struttura del manoscritto e le tecniche
di scrittura come è stato fatto molto precisamente nello studio di Crawford e
Messing. Non è possibile, né necessario in questa sede presentare la loro
attenta ricerca, anche se alcune ipotesi sulla relazione tra gli obblighi di
Gaspare e le sue composizioni, possono essere avanzate.
Dal 1542 o 1543 fino al
1550, sembra che egli sia stato troppo occupato per comporre al ritmo
tenuto durante i diciassette anni della sua maggiore produzione, e questa
conclusione sembra essere stata portata alla luce dallo studio appena menzionato.
Dal 1550 al 1552 egli non ebbe responsabilità musicali ufficiali; malgrado ciò,
proprio in questo periodo tenne presso di sé alcuni o tutti i corali contro la
volontà del Consorzio. La tendenza interpretativa degli studi precedenti di
vedere in quest'episodio una rottura tra il compositore e i suoi superiori, il
che può essere o non essere avvenuto, ha sottovalutato la possibilità che
Gaspare durante quel periodo abbia avuto l'opportunità di modificare i
contenuti e l'organizzazione dei libri. Questa ipotesi potrebbe aiutare a
individuare almeno uno degli autori che in quel periodo apportarono correzioni
ai corali, e se questa fosse la ragione del rifiuto del compositore di
restituire i libri quando questi gli furono richiesti, ciò spiegherebbe la
completa mancanza di rancore tra il compositore e il Consorzio dopo
l'incidente. Questo dà anche una ragione plausibile del perché i libri dipinti
nel ritratto del 1547 e che probabilmente contenevano parti dei manoscritti di
musica che ancora oggi rimangono, non assomiglino affatto ai due libri, con
probabile rilegatura del sedicesimo secolo, descritti da Crawford. (83)
L'ultimo periodo di
responsabilità musicali nella vita di Gaspare, va dal 1552 al 1554. Non c'è
menzione dei corali nei registri di questo periodo, e sembra probabile che essi
fossero stati restituiti alla chiesa e usati da Gaspare come supporto musicale
alle funzioni religiose come erano stati usati nella prima parte della sua
carriera. Dopo il 1554 non vi sono prove di una ulteriore controversia sui
corali, e sembra improbabile che egli li avesse tenuti per un'ulteriore
revisione, poiché doveva essere evidente per tutti che Gaspare non sarebbe mai
più stato maestro di cappella. La grossa lorgnette del ritratto del 1547
rivela la natura di queste considerazioni. Che egli usasse ancora questi
occhiali nel 1547 suggerisce che a quel tempo soffrisse solamente di presbiopia
senile; questo gli avrebbe ostacolato 1a lettura solo leggermente. Dall'altro
lato, una cataratta o qualche afflizione ugualmente debilitante sembra indicata
dalle parole di Gaspare nella Donatio del 1559 quando egli descrisse la
sua quasi totale cecità. In quel periodo e probabilmente anche negli anni
precedenti anche se egli avesse desiderato di apportare revisioni musicali
senza la certezza di poter mai ascoltare l'esecuzione delle opere, queste
revisioni sarebbero state difficili, se non impossibili. Per queste ragioni,
sembra molto improbabile che venissero apportati cambiamenti ai corali per mano
di Gaspare dopo il 1552 o 1554 al massimo.
La convinzione di Jeppesen
che Gaspare trattenesse i libri dopo quegli anni e che il sagrestano non ne
rientrasse in possesso fino al 1565 sembra improbabile. (84) Una corretta
lettura delle Terminazioni (85) mostra che al sagrestano non era stato ordinato
di recuperare i libri e di darli poi al nuovo maestro di cappella, ma solo
quest'ultima cosa.
La conclusione più ovvia è che essi fossero stati depositati nella
sacrestia e non usati dal 1554 fino ad allora. Un'altra possibilità è che
fossero stati rimandati a chi dirigeva la cappella al tempo, per un
inventario, nel 1571; i libri di canto sono elencati separatamente dai
libri di musica figurata, che sono descritti come `per il maestro di cappella'.
Questo stesso inventario suggerisce che ci fosse anche un considerevole numero
di libri di musica stampati, usati per i servizi liturgici durante questo
periodo. (86) In ogni caso, poiché Gaspare probabilmente mori a Sant'Agata nel
1560, i suoi beni sarebbero stati, ripresi dalla Misericordia Maggiore,
senza che il fatto venisse reso pubblico, prima dell'arrivo del nuovo rettore,
così i corali sarebbero stati recuperati allora se non prima. Che essi fossero
restituiti prima è quasi sicuro perché la congettura di Jeppesen è basata sul presupposto
di una rottura tra Gaspare e il Consorzio dal 1550 fino alla sua morte. Anche
se vi sono documenti che potrebbero far pensare ciò, questa teoria è
discutibile se pensiamo al lungo sermone del 1552 dedicato alle
genuine qualità di Gaspare, quando egli fu rieletto maestro di cappella; e ora
che la Donatio è stata portata alla luce appare chiaro che i sentimenti
tra l'anziano compositore e i suoi superiori erano cordiali tanto quanto lo
permetteva la loro natura istituzionale.
In Gaspare de Albertis
abbiamo allora l'esempio di una vita interamente dedicata alla musica e che
nonostante tutto ha ricevuto poca attenzione negli ‑studi musicologici
sul Rinascimento. Privo della natura itinerante tipica di alcuni dei suoi
contemporanei, apparentemente privo persino del desiderio di migliorare la sua
posizione attraverso viaggi e cambiamenti di protezione cui accondiscendevano
molti dei musicisti del tempo, Gaspare presenta un insolito esempio di
compositore la cui infanzia, istruzione, educazione professionale, maggior
impiego, principale sviluppo creativo, declino e morte abbiano avuto luogo
nella stessa istituzione. È molto significativo che tale istituzione avesse
come compito principale quello di aiutare i poveri, poiché fu probabilmente il
bisogno di assistenza che condusse in primo luogo Gaspare a S. Maria Maggiore.
Certamente egli fu grato alla Misericordia Maggiore per tut ta la vita. Questo
è senza dubbio il motivo principale della sua soddi‑sfazione per una
carriera più lenta di quella di molti dei suoi contemporanei di ugual talento.
Ma di uguale importanza è il fatto che la cappella polifonica di Santa Maria
Maggiore si sviluppò con Gaspare. Sebbene fosse esistita per qualche tempo
prima della nascita del musicista, fu nel periodo in cui egli imparò a cantare
musica figurata che il corredo musicale della liturgia di S. Maria Maggiore
cominciò ad arricchirsi notevolmente. Durante questo periodo la produzione
musicale di Gaspare de Albertis fu interamente dedicata a rendere singolari e
uniche nel loro genere le celebrazioni liturgiche. (87)
La crescita di una
tradizione di dignità e di bellezza liturgica fu parallela, riflessa e in parte
creata dal suo lavoro. Lo sviluppo, l'interpretazione e la trasmissione di
queste tradizioni erano i suoi doveri. Sebbene le sue origini padovane non
fossero mai ignorate, verso la fine della sua vita egli era diventato una parte
insostituibile della tradizione musicale della sua comunità adottiva, e fu
questo padovano a produrre la prima grande prova musicale di origine
unicamente bergamasca.
GARY TOWNE
Traduzione
dall'inglese di
Marica Fasolini
Giuseppe Belli: Ritratto di Gaspare De Albertis, Accademia
Carrara, Bergamo.
N O T E
* Le ricerche che hanno permesso questo studio sono
state sovvenzionate con borse di studio della Gladys Krieble Foundation for
Venetian Studies e dell'Università della California, Santa Barbara. Una
versione ridotta di questo saggio è stata presentata a un incontro del Circolo
Italo‑Britannico che ha avuto luogo a Venezia il 7 febbraio 1983.
1: Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana,
lat. 5318, ff. 183‑183b. Questo documento è riportato per
intero in P. BERGQUIST, 'The Theorical writing of Pietro Aron',. (Ph.D.
Dissertation, Columbia University, 1964), pp. 522‑524, con
commento in ibid., pp.. 48‑49; e parzialmente riprodotto in G.
D'ALESSI, La Cappella Musicale del Duomo di Treviso (1300‑1633) (Treviso:
Tipografia 'Ars et Religioso', 1954), fig. 5.
2. Bergamo, Archivio di Stato, Fondo Notarile no. 2329
(Giovanni Pietro Poncino), Prothocollum ab anno 1559 usque 1569;
ff. 19b‑21. Tutti gli studiosi della storia ecclesiastica di
Bergamo sono debitori del defunto Monsignor Angelo Meli per il lascito alla
Biblioteca Civica di sue annotazioni relative a parecchi decenni di storia
bergamasca. Il suo indice di documenti notarili, gli 'Stralci dei notai', è
stata la fonte che mi ha rinviato a questo e a tutti gli altri documenti
notarili citati in questo saggio.
3. Bergamo, Biblioteca Civica, Archivio della
Misericordia Maggiore (d'ora in poi ci si riferirà alle fonti provenienti da
questo archivio con il nome o l'abbreviazione della serie di documenti e numero
di volume, seguiti dall'abbreviazione MIA e dal numero del catalogo più
recente). Terminazioni XI (MIA 1254) ff. 20b (aprile 1498),
42 (27 luglio 1498), 44 (9 agosto 1498), 50 (17 settembre 1498), 51 (28
settembre 1498), 57 (16 novembre 1498), 65 (28 dicembre 1499 [14981, 66b
(11 gennaio 1499), 73 (6 febbraio 1499), 74b (13 febbraio 1499), 82b
(12 marzo 1499), 90 (16 aprile 1499), 95 (22 maggio 1499), 97b (14
maggio 1499), 103 (6 giugno 1499). La mia ricerca a Bergamo avrebbe portato alla
luce molti meno dettagli sull'ambiente musicale in cui Gaspare visse senza
l'entusiastico interesse, i suggerimenti costruttivi e il generoso aiuto di
tutto il personale della Biblioteca Civica, a cominciare dal direttore Gianni
Barachetti. La loro cortese assistenza ha reso possibile la stesura di questo
articolo.
4. Ibid. ff. 106b (29 giugno 1499),
111b (12 agosto 1499) 119b (26 ottobre 1499), 123 (11
novembre 1499), 124 (19 novembre 1499).
5. Durante il mio breve soggiorno a Padova, le mie ricerche
sarebbero state infruttuose senza l'assistenza della Dottoressa Mirella
Blason, Direttrice della Biblioteca Civica di Padova, e del suo paziente
personale. La collezione araldica di Padova è catalogata in L. RIZZOLI, Manoscritti
della Biblioteca Civica di Padova (Roma: Collegio Araldico 1906), il numero
di schedario di Padova è B.P. 2293. Le informazioni provengono da brevi
citazioni contenute nei seguenti manoscritti: Rizzoli 249 (numero di schedario
C.C.M. 458), 'Famiglie Venete', I p. 65 (XVIII secolo); Rizzoli 287 (CIA. 259),
[Cronaca della città di Venezia], f. 5 (XV secolo, contiene uno stemma
rappresentante un leone rampante senza colore in campo azzurro); Rizzoli 248
(C.M. 121), 'Cronica delle famiglie de cittadini viniziani di Conseglio overo
Gentilhuomini patritii dall'MCC all'anno MDCXX', f. 4 (XVII secolo, contiene
uno stemma con un leone rampante bianco in campo azzurro); Rizzoli 250 (M.B.
271), 'Le due corone della nobilità vinitiana', f. 2 (XVIII secolo, contiene
uno stemma rappresentante un leone giallo in campo azzurro); Rizzoli 102 (B.P.
2105), 'Stemmi Padovani', (XVII sec. il numero 65 rappresenta un leone senza
colorazione in campo azzurro sotto il nome Alberta; Rizzoli 111 (B.P. 2040),
Giacomo Zabarell'a, 'Iconologia venetiana', pp. 7 8 (XVII sec. un elmo bianco e
breve paragrafo sulle origini della famiglia). Questi libri di araldica sono a
diversi livelli di completezza e nelle rare occasioni in cui è menzionato un
nome di battesimo è sempre quello del fondatore della casata o un membro di
essa distintosi in campo militare o politico.
6.
Term., XII (MIA 1255), ff. 16b‑17 (2 marzo 1503).
7 Term., XIII (MIA 1256), f. 59b (6
novembre 1508), parzialmente riportato in C. SCOTTI, Il pio istituto
musicale Donizetti in Bergamo (Bergamo: Istituto italiano d'arti grafiche,
1901), p. 167. I documenti pubblicati da Scotti furono per la maggior parte
scoperti da Angelo Mazzi, il cui commento accompagna molti dei documenti nella
pubblicazione dello Scotti.
8. Term., XII (MIA 1255), ff. 144°‑145
(26 gennaio 1506), parzialmente riportato e commentato in SCOTTI, Op. Cit.,.
pp. 165‑166, interamente riportato in G. LOCATELLI, `L'istruzione in
Bergamo e la Misericordia Maggiore', pt. II, Bergomum V (1911), pp. 66‑68;
commentato in ibid., pt. I Bergomum IV (1910), pp. 123‑125.
9. Term., XII (MIA 1255), ff. 183°‑184
(18 novembre 1506), riportato in LOCATELLI, op. cit., pt. II, pp. 69‑70;
commentata in ibid., pt. I, pp. 125‑127.
10. La fondazione ufficiale di questo 'gymnasio
patavino' si trova nella Term., XVII (MIA 1260), ff. 173‑175
(14 settembre 1531), la designazione degli studenti e le visite di ispezione
negli anni seguenti testimoniano la sua incessante attività.
11. La presenza dei lavori di Bartolucci in questi
manoscritti fu sottolineata in un articolo che rende nota la loro esistenza al
mondo contemporaneo: C. CAVERSAZZI, `Scoperta di manoscritti musicali del
secolo XVI' Bergomum XXIV (1929), p. 33; il loro. significato
sotto questo aspetto fu scoperto e riportato in G. PEDEMONTI, 'Una gIoria musicale
di Bergamo', L'Eco di Bergamo (25 novembre 1942), p. 3; il posto di
Bartolucci nella storia della musica policorale è stato localizzato da R.
CASIMIRI, «Il coro 'Battente' o 'Spezzato' fu una novità di Adriano
Willaert?", Bollettino Ceciliano XXXVIII (1943), pp. 65‑69.
12. Grazie alla gentilezza del Dottor Francesco Rossi,
Direttore dell'Accademia Carrara di Bergamo, ho potuto esaminare il ritratto,
numero 13 della collezione, molto da vicino anche se esso era stato sottoposto
a una pulitura e riverniciatura da pochissimo tempo. L'importanza musicale di
questo ritratto fu per la prima volta riportata in C.AVERSAzzI, op. cit. Una
discussione più dettagliata si trova in V. RAVIZZA, 'Gasparo Alberti: Ein wenig
bekannter Komponist und dessen Portrait', in Festscbrift Arnold Geering zum
70. Geburstag (Bern: Verlag Paul Haupt, 1972) pp. 63‑80: Una bella
riproduzione con un commento sulla vita e l'opera dell'artista si trova in M.
PISTOI, 'Giuseppe Belli', in I Pittori Bergamascbi dal XII al XIX secolo,
v. II ‑ Il cinquecento, (`Raccolta di studi a cura della Banca
Popolare di Bergamo', Bergamo: Poligrafiche Bolis, 1976), pp. 101‑107.
13. L'unico possibile parente è un Joannes de Albertis de Salodio che fu esaminato come candidato al dottorato di filosofia il 7 marzo 1508, periodo in cui Gaspare e suo padre erano probabilmente già a Bergamo. Vedere E. MARTELLOZZO FORIN, Acta Graduum Academicorum ab Anno 1525 ('Istituto per la Storia dell'Università di Padova', Padova: Editrice Antenore, 1969‑1982), v. I, p. 13. Vorrei anche ringraziare la Dottoressa Emilia Veronese dell'Archivio Antico dell'Università per il tempo dedicatomi durante questa ricerca.
14. C'erano prove che gli studenti provenienti da
Bergamo, Brescia e Vicenza fossero ordinati nella diocesi di Padova, sebbene
non si siano trovati riferimenti a Gaspare de Albertis durante una rapida
ricerca tra i documenti relativi agli anni dal 1502 al 1520 appartenenti alla
seguente serie: Padova, Biblioteca della Curia Vescovíle, Archivio Vescovile, Canipe,
Libri Diversorum. Devo ringraziare Monsignor Claudio Bellinati, Direttore
dell'Archivio e il suo assistente Don Benedetto Crevenaro per aver reso più semplice
e veloce la mia ricerca a Padova con la loro gentile e generosa assistenza e i
loro utili suggerimenti.
15.
Term., XIII (MIA 1256), f. 287 (26 giugno 1514).
16.
Term., XIII (MIA 1256), f. 300 (6 febbraio 1515).
17.
Term., XIV (MIA 1257), ff. 17‑17° (9 agosto 1515).
18.
Term., XIV (MIA 1257), ff. 80b‑81 (10 settembre 1517).
19. Term.., XIII (MIA 1256), f. 196 (18 gennaio 1512), riportato
in SCOTTI, op. cit., p. 168. In quel periodo molti cappellani furono
rimossi dal gruppo dei cantori e i loro stipendi ridotti da 80 a 72 lire che
era lo stipendio standard per i cappellani assunti 'con residenza'.
20. Term.., XV (MIA 1258), ff. 36°‑37 (28
novembre 1521). L'aumento di stipendio doveva entrare in vigore nel seguente
gennaio.
21. Term.., XV (MIA 1258), f. 62°
(5 giugno 1522).
22. Term., XV (MIA 1258), ff. 59‑59b
(28 aprile 1522). I due aumenti di stipendio (grano e vino per Gaspare e denaro
per gli altri tre preti) può non essere stato esattamente equivalente, ma
ciascuno rappresentava un aumento comune usato solitamente dal Consorzio per i
suoi cappellani.
23. Term., XV (MIA 1258), ff. 135‑135b
(1 dicembre 1524), riportato in Scotti, op. cit., p. 172; anche in
RAVIZZA, op. cit., p. 70.
24. D. CRAWFORD ‑
J. SCOTT MESSING, Gaspar de Albertts Sixteentb‑Century Choirbooks at
Bergamo ('Renaissance Manuscript Studies', American Institute of
Musicology, in corso di stampa).
25. Term., XV (MIA 1258), f. 195° (5 novembre
1526).
26. Term., XVII (MIA 1260), ff. 2U~‑21 (29 dicembre
1527). SCOTTI, op. cit., Pp. 50‑52,, fa notare che ai cantori di
Santa Maria Maggiore era richiesto di consegnare tutta la musica da loro
scritta almeno fino al 1492.
27. Term.; XVI (MIA 1259), f. 47 (7 febbraio 1530); c'è
un duplicato in Term., XVII, (MIA 1260), f. 122 (7 febbraio 1530).
28: 'Term., XVI (MIA 1259), ff.. 58b‑59
(17? gennaio 1531); un duplicato si trova in Term.; XVII (MIA 1260), ff.
156‑156b (16 gennaio 1531); parzialmente riportato in SCOTTI op.
cit., p. 174.
29. Term.., XVII (MIA 1260), f. 182b
(15 gennaio 1532). L'assunzione di Gaspare come cappellano e i relativi
obblighi sono descritti in Term.., XIII (MIA 1256), f. 300 (6 febbraio
1515).
30. Term.., XVIII (MIA 1261), ff. 43‑436
(11 dicembre 1533); un duplicato si trova in Term.., XIX (MIA 1262), f.
40b (11 dicembre 1533); riassunto in SCOTTI, op. cit., p.
175.
31. Term.., XVIII (MIA 1261), ff. 103‑103b
(7 febbraio 1536), un duplicato si trova in MIA 1262 (Term.. v. 19) ff.
113b‑114 (7 febbraio 1536); riassunto in SCOTTI, op.cit.,
p.175; riportato in RAVIZZA, op. cit., p. 70.
32. Term.., XIX (MIA 1262), ff. 122b‑123b
(27 marzo 1536); parzialmente riassunti in SCOTTI, op.cit., p. 175.
33. Non c'è menzione di una riduzione di stipendio per
Biffettus, nei periodo in cui gli stípendí degli altri cappellani furono
ridotti né in seguito, così egli serviva con lo stesso stipendio quando il suo
nome apparve in un elenco di cappellani cantori che dovevano ricevere regali di
Pasqua nel 1540: Term., XX (MIA 1263), f. 26b (22 marzo 1540).
34. Term.., XIX (MIA 1262), ff. 178b‑179b
(4 marzo 1538).
35.
Term., XX (MIA 1263), f. 96 (31 luglio 1539). Sono
profondamente debitore a Francesca Cortesi Bosco per aver sottoposto questo
documento alla mia attenzione e avermi reso partecipe della sua profonda
conoscenza degli Archivi della Misericordia Maggiore.
36. Term.,
XX (MIA 1263), f. 28 (12 aprile 1540); parzialmente
riprodotto in SCOTTI, op. cit., p. 176.
37. Term., XIX (MIA 1262), ff. 122b‑123b
(27 marzo 1536); parzialmente riassunto(in SCOTTi, op. cit., p. 175.
38.
Term., XX (MIA 1263), ff. 40‑40b (23
febbraio 1521), parzialmente riportato in SCOTTI, op. cit., pp. 70‑71.
39. Term., XX (MIA 1263), f. 45 (11 aprile
1541), riportato in SCOTTI, op. cit., p. 177.
40. Term., XX (MIA 1263), f. 47 (5 maggio 1541);
riportato in SCOTTI, op. cit,, p. 177.
41. Term., XX (MIA 1263), f. 73b (30
settembre 1542).
42. Term., XX (MIA 1263), f. 105 (17 luglio
1544), riportato in SCOTTI, op. cit., p. 179.
43. Term., XX (MIA 1263), f. 125 (23 aprile
1545).
44. Term., XX (MIA 1263), f. 141 (22 febbraio
1546), riportato in SCOTTI, op. cit., p. 180. Anche, Term., XX (MIA 1263), f. 146 (17 maggio 1546).
45. Se 'Vegilius' si riferisca a Publio Virgilio
Marone, il poeta latino, o a Vigilius, papa del sesto secolo, non è chiaro. In
ogni caso, il Professor Crawford mi ha fatto notare che l'interesse di Gaspare
per un tale libro suggerisce un grado d'istruzione considerevolmente al di
sopra di quello di molti preti italiani del quindicesimo e dei primi anni del
sedicesimo secolo. Vedere di HAY, The Church in Italy in the Fifteenth Century (The
Birkbeck Lectures, 1971' Cambridge: Cambridge University Press, 1977), pp. 56‑71.
46. 'Antiphonarium per organo', MIA 1143. La data 27
ottobre 1550, appare come la parte di un promemoria per un acquisto di sapone
sul risguardo posteriore. La lettera fu abbozzata sul risguardo anteriore.
Questo libro sarà il punto centrale di un saggio che consegnerò nell'Ottobre
1984 all'incontro nazionale dell'American Musicological Society. È mia speranza
pubblicare una descrizione e i contenuti di questo libro subito dopo.
47. Bergamo, Archivio della Curia Vescovile, Visite
Pastorali, IX, ff. 18b‑21 (10 dicembre 1544); XII,
ff. 36‑37 (19 marzo 1550); v. XVIII, ff. 5‑5b (18
gennaio 1559). Per il presente articolo, l'importanza di questi documenti è
limitata al loro contributo per la datazione della durata della carica alla
chiesa di Sant'Agata e della sua morte. Sono molto grato a Don Antonio Pesenti,
archivista diocesano di Bergamo, che ha recuperato i libri dal deposito mentre
era in corso una completa riorganizzazione dell'archivio perché potessi
consultarli.
48. Bergamo, Archivio di
Stato, Fondo Notarile no. 1094 (Benedetto di Suardi), 4 gennaio 1543; Fondo
Notarile no. 2068 (Giovanni Maria di Palazolo), 4 gennaio 1545; Fondo Notarile
no. 1308 (Simone di Sonzogno), 24 ottobre 1545; Fondo Notarile no. 2068
(Giovanni Maria di
Palazolo), 14 dicembre 1545; Fondo Notarile no. 2068 (Giovanni Maria di
Palazolo), 2 novembre 1553. Monsignor Meli elenca questi documenti negli
'Stralci dei Notai'. Essi rivelano il grado di coinvolgimento di Gaspare nella
direzione dei terreni della chiesa, nell'amministrazione delle tenute e gli
altri affari della sua parrocchia. Sono molto grato al Direttore Mario De Grazia
e a tutto il personale dell'Archivio di Stato di Bergamo per aver reso
disponibili questi documenti in brevissimo tempo.
49. Term.,
XX (MIA 1263), f. 45b (12 aprile 1541), riassunti e parzialmente
riportati in SCOTTI, Op. cit., p. 177.
50. Term., XX (MIA 1263), f. 26b (22
marzo 1540).
51.
Bergamo, Archivio della Curia Vescovile, Visite Pastorali, IX, ff. 18b‑21
(10 dicembre 1544).
52. Term.,
XX (MIA 1263), f. 134 (11 agosto 1545), parzialmente riportato in SCOTTI, op.
cit., p. 180.
53. Term., XX (MIA 1263), f. 169 (13 ottobre
1547),
54.V.RAVIZZA, 'Gasparo
Alberti: Ein wenig bekannter Komponist und dessen Portrait' in Festschrift
Arnold Geering zum 70. Geburstag (Bern: Verlag Paul Hapt, 1972), pp. 63‑80,
Vedere anche nota 12.
55. RAVIZZA,
op. cit., pp. 63‑64 CRAWFORD‑MESSING, op. Cit., le
prime ;pagine del terzo capitolo sono state gentilmente fornite in abbozzo
dagli autori.
56. L'albero
genealogico della famiglia Belli è tra i molti dettagli dell'ambiente artistico
di Santa Maria Maggiore scoperto dalle meticolose ricerche di Francesca Cortesi
Bosco, che ringrazio per avermi reso partecipe di queste conoscenze. Vedere
anche nota 35.
57. PISTOI, op. cit.,
Pp. 101‑102. ,
58. Term., XX (MIA 1263), f. 9b (31
luglio 1539).
59. Questo libro di messe è stato la fonte principale
per la conoscenza (e la confusíone) di Gaspare de Albertis prima del ventesimo
secolo. J. IIAAR, 'The Libraria of Antonfrancesco Doni', Musica
Disciplina XXIV (1970), pp. 101‑123, trova un libro di messe `di Gasparo
Alberti' elencato nella sesta parte (Musica) della bibliografia di Doni. (Venezia:
Gabriel Giolito, 1550), ff. 631‑67. c. BURNEY, A General
History of Music, seconda edizione (Londra: s.t., 1789; moderna
ristampa, New York: Harcourt, Brace and Co., s.d.), v. II, p. 151, note della
citazione di Doni, identificano erroneamente il libro di Messe di Gaspare de
Albertis con quello di Gaspar van Weerbecke stampato da Petrucci nel 1507. F.
FÉTIS, Biographie universelle des musiciens, 21ème édition, v. 1 (Parigi:
Librairie de Pirmin‑Didot et Compagnie, 1877), p. 52, riporta il
colofone, il contenuto, il frontespizio della stampa del 1549, descrive poi
Gaspare come un prete napoletano Agostiniano senza nominare la fonte di queste
informazioni. R. EITNER, Biographisch‑Bibliographisches Quellen‑Lexikon,
(Leipzíg: Breitkopf und Hírtel, 1912‑1914; moderna ristampa, Graz:
Akademische Druck, 1959), Bd. 1, p. 84, sembra citare le informazioni di Fétis,
ma elenca un secondo libro di messe che K JEPPESEN, 'A Forgotten Master of
Early 16th Century: Gaspar de Albertis', The Musical Quarterly XLIV
(1958), pp. 312313, non riuscì a trovare.
60. Term., XXI (MIA 1264), f. 185b
(4 agosto 1550), riassunti in SCOTTI, op.cit., p. 183; menzionati in
JEPPESEN, op. cit., p. 314.
61. Come è stato detto sopra, Scotti
riferisce che ai cantori di Santa Maria Maggiore era richiesto di consegnare
tutta la musica da loro scritta al Consorzio almeno fino al 1492.
62. Term.,
XXI (MIA 1264), f. 186 (23 gennaio [1551]), menzionato in SCOTTI, op,
cit., p. 183.
63. Term., XXI (MIA 1264), f. 52 (7 febbraio
1552), riportato in SCOTTI, op. cit., p. 181.
64. Vedi il giudizio di Mazzi in SCOTTI, op. cit.>
p. 183, e in JEPPESON, op. cit., p. 314.
65. Term., XX (MIA 1263),
f. 169 (13 ottobre 1547).
66. Vedi Term., XXI
(NIIA 1264), f. 186 (23 gennaio [1551]), menzionato in SCOTTI, op. cit.,
p. 183, e Term., XXI (MIA 1264), ff. 132b‑133 (10
aprile 1554), riportato in SCOTTI, op. cit., p. 183. Entrambe queste registrazioni
si riferiscono alla pensione di Gaspare come determinata secondo un 'Libro H
dei Preti', a quanto pare un libro di normali procedure che però non ci è
rimasto.
67. Term., XXI (MIA 1264), ff. 60‑61b
(26 aprile 1552), riportato in SCOTTI, op. cit., pp. 181‑182 e in
RAVIZZA, op. cit., p. 71.
68. Term., XXI (MIA 1264) ff. 132b‑133
(10 aprile 1554), riportato in SCOTTI, op. cit., p. 183.
69. Term., XXI (MIA 1256) ff. 38‑38b
(26 settembre 1555), riportato in SCOTTI, op. cit., p. 184.
70. Term, XXII (MIA 1265), ff. 107b
(12 aprile 1557). Questa donazione di vino dopo Pasqua appare nei registri in
modo irregolare ed era concessa in prevalenza a quei cappellani che prendevano
sempre parte al canto, a quanto pare per ricompensare esecuzioni eccellenti.
71. Bergamo, Archivio della Curia
Vescovile, Visite Pastorali, XVIII, ff. 5‑5b (18
gennaio 1559).
72.
Bergamo, Archivio di Stato, Fondo Notarile (Giovanni Pietro Poncino), Prothocollurn
ab anno 1559 usque 1569, ff. 19b‑21.
73.
Term., XXIII (MIA 126), f. 13b (12 febbraio 1560), riportato in SCOTTI,
op. cit., pp. 185‑186, anche in RAVIZZA, op. cit.,
p. 71.
74.
Term., XXI (MIA 1264), ff. 132b‑133 (10 aprile 1554),
riportato in SCOTTI, op. cit., p. 183.
75. Bergamo,
Archivio della Curia Vescovile, Visite Pastorali, XVIII, ff. 28‑28b
(10 luglio 1560).76. Term, XXIV (MIA 1267), ff. 76‑76b
(31 gennaio 1564).
77.
Term., XXIV (MIA 1267), f. 147b (5 aprile 1565),
riportato in SCOTTI, op. cit., p. 190.
78. HAY, op.
cit., p. 51.
79.
P. SAMBIN, L'ordinamento parrocchiale di Padova nel medio evo (`Pubblicazioni
della facoltà di Padova di lettere e filosofia della R. Università di Padova,
XX', Padova: CEDAM ‑Casa Editrice Dottore Antonio Milani, 1941), p. 72‑73.
80. CRAWFORD‑MESSING,
op. cit., capit. 3.
81. Ibid., Appendice I.
82.
Term., XV (MIA 1258), ff. 135‑135b (1
dicembre 1524), riportato in SCOTTI, op. cit., p. 172; anche
in RAVIZZA, op. cit,, p. 70; e Term., XX (MIA
1263), ff. 40‑40b (23 febbraio 1541), parzialmente
riportato in SCOTTI, op. cit., pp. 176.177; riportato in
RAVIZZA, op. cit., pp. 70‑71.
83. CRAWFORD‑MESSING,
op. cit., capitolo 2. Nel 1969,
prima che fosse fatta l'attuale rilegatura il prof. Crawford descrive il
manoscritto 1208 coperto di cartone o di pergamena bianchi molto deteriorati.
Descrive anche l'attuale rilegatura del manoscritto 1209 (forse del sedicesimo
secolo) in 'cuoio rosso lavorato' su cartone pesante. Nessuna delle due
assomiglia alla leggera rilegatura rosa e nera dei sottili volumi rappresentati
nel dipinto, sebbene esse ricordino molto due modi di rilegare i manoscritti
musicali descritti in Inventario, no. 1 (MIA 1517), ff. 1‑8.
84. JEPPESEN, op. cit., p. 315.
85. Term.,
XXIV (MIA 1267), f. 147b (5 aprile .1565), riportato in SCOTTI, op.
Cit., p. 190.
86. Inventario no. 1 (MIA 1517), ff. 1‑8,
un inventario del 1571, è il primo di tali documenti in Santa Maria Maggiore a
includere libri di musica figurata, comprendenti molti libri stampati e
manoscritti, oltre ai libri di canto. La collezione di questi libri stampati
avrebbe potuto cominciare già dal 1540.
87. In una lettera scrittami il 24 maggio 1984, il Professor
Crawford osserva che la profonda dedizione di Gaspare ai suoi obblighi verso la
chiesa é rivelata dalla sua produzione musicale. Non solo egli scrisse
esclusivamente musica sacra per Santa Maria Maggiore, ma nel corso del tempo,
egli ritornò spesso agli stessi testi per i quali aveva scritto delle polifonie
e compose per essi musica completamente nuova. Ciò denota fortemente la sua
dedizione ad alcune di queste opere, come le Passioni e le Lamentazioni, che
sono tra i testi più lunghi nel calendario liturgico ed erano rappresentati
solo una volta all'anno.