INDICE DELLA RIVISTA N. 7 - NOV.1984

Gary   Towne

VITA QUOTIDIANA E CARRIERA DI UN MUSICISTA

NELLA BERGAMO DEL CINQUECENTO:

GASPARE DE ALBERTIS *

. Nella prima parte del XVI secolo, il crescente sfarzo delle funzioni liturgiche e il concomitante sviluppo della cappella musicale di Santa Maria Maggiore, richiesero un maggior numero di musicisti molto esper­ti. Tra costoro, è Gaspare de Albertis l'unico che abbia lasciato un rilevante corpus di musica nei libri corali della chiesa. Questi compose la maggior parte del repertorio della cappella ancora oggi conservato e riuscì ad attirare su di sé l'attenzione di una delle figure musicali più famose del tempo.

Nella Biblioteca Vaticana, è conservata una lettera, datata 13 marzo 1536, dell'eminente teorico musicale Pietro Aron indirizzata a Gio­vanni del Lago a Venezia. Aron scrive:

... El giorno del beatissimo Gregorio, da poi tutti li vespri come piacque adio, tolsi 1'habito della Religione dei Crosachieri, da molto popolo onorato, or aspettato, dove venne voluntariamente per lo amore quale a me portono, questi signori musici et cantori, Messer Gasparo, maestro di cappella qua, con ventidui cantori a hono­rarmi; et qua fu cantato un vespro a dui chori da loro a psalmi spezzati, molto egregiamente con un Magnificat ai dui chori, et tutte le ' antiphone in contrapunto, cosa che mai haria creduto, tanto bene che sarebbe bastato in Vinegia, da poi uno Veni Creator Spiritus quando fu vestito, con tanta moltitudine che non si poteva stare in chiesa, ne entra alla altare; da poi a me non fu mutato nome, et finito le cerimonie, fu accompagnato dal Reverendo Mon­signore mio, patrone in casa, con tutti li cantori et parte del popolo dove era apparecchiato una bellissima colitione, abundante di marzipani et confetti; da poi fu cantato un mandriali a 6 voci, del qual non sapevo niente, in laude mia...(1)

L'opinione di Aron sull'abilità di Gaspare è importante perché espres­sa da uno particolarmente qualificato nel porre i lavori dei suoi contem­poranei a confronto. Ciò è decisivo nel nostro tentativo di giudicare la sua opera considerando che le circostanze biografiche e professionali di Gaspare furono così isolate e parrocchiali che il suo nome rimase praticamente sconosciuto al di fuori della città che l'aveva adottato fin dall'infanzia.

Per scoprire qualcosa di più riguardo alla parte iniziale della vita di Gaspare, possiamo considerarne solo la parte finale, poiché non vi sono registrazioni della sua nascita o del suo battesimo. Nel 1559, Gaspare donò i suoi beni al Consorzio della Misericordia Maggior.

In questa Donatio accenna alla sua età di oltre sessant'anni e alla sua quasi cecità, sottolineando la propria gratitudine al Consorzio per le cure prestategli durante tutta la vita.

Dice inoltre di essere venuto da Padova, giovane, a Bergamo con suo padre Joannes de Albertis, e di essere stato allevato dalla Mise­ricordia Maggiore fin dall'infanzia. (2) Nei verbali delle Adunanze del Consorzio (chiamati `Terminazioni') tra l'aprile 1498 e il giugno 1499 troviamo Joannes da Padova in lista per il cibo dei poveri.(3) Un ano­nimo padovano rimase sulla lista fino al novembre dell'anno in cui si smise di trascrivere sui registri i singoli nomi. ` Sebbene la mancanza del cognome non ci dia una assoluta certezza, è possibile che questo Joannes fosse davvero il padre di Gaspare. Quello che lascia perplessi è il fatto che un cittadino di Padova, presumibilmente con un figlio da mantenere, vivesse a Bergamo e ricevesse l'elemosina dalla principale organizzazione caritatevole della città. I documenti di Padova danno solo l'informazione che la famiglia Alberti con il suo stemma (un leone rampante d'oro o d'argento in campo azzurro) era antica e nobile e proveniva originariamente dalla Bretagna. (5) Poiché mancano prove genea­logiche concrete, sembra improbabile che Joannes fosse strettamente imparentato con questa nobile famiglia; che lo fosse o no, ciò che lo spinse a trasferirsi a Bergamo mentre versava in condizioni di povertà è ancora più misterioso, sebbene la povertà di Gaspare possa ben spiegare perché egli fosse allevato dal Consorzio e rimanesse grato ad esso per tutta la vita.

Il 2 marzo 1503, al rettore Bernardino de Zanchis, furono pagate quattro lire e dieci soldi per insegnare a Gaspare, `figlio di joannis de Padua, chierico' grammatica per un anno. (6) Per qualche anno poi non vi sono riferimenti nelle Terminazioni a Gaspare de Albertis o Ga­spare da Padova. Questo non significa che egli abbia abbandonato gli studi dopo l'anno stabilito, perché le Terminazioni in questo periodo registrano solo i fatti discussi dal Consorzio; la riconferma di un sem­plice chierico avrebbe ben potuto essere compiuta dal rettore o dal priore. Senza dubbio vi sono altri esempi coevi nei quali è difficile tracciare la carriera di un umile cappellano, finché l'intervento del Consorzio non era richiesto. La probabilità che un sollecito e zelante chierico fosse trattenuto senza discussioni è ancora maggiore. Per que­sta ragione; è probabile che se Gaspare continuò a studiare ancora per qualche anno, era probabilmente uno studente modello. La lacuna è grave perché impedisce una precisa conoscenza dell'educazione musicale di Gaspare.

La mancanza di punti di riferimento durante tutto questo importan­tissimo periodo rende altrettanto difficile l'esatta stima della sua età.

Il successivo cenno a Gaspare nelle Terminazioni non appare che nel novembre 1508, quando un appunto quasi illeggibile sembra as­segnare un salario annuo in grano e denaro a `Gaspare, residente a Ca­sazia, che canta nella chiesa'.(7) Se questo documento si riferisce pro­prio a Gaspare de Albertis, ci suggerisce che egli si era dimostrato un chierico già in posizione eminente, perché i clerici cantavano regolar­mente alla Messa in Santa Maria Maggiore ed erano spesso pagati in questo modo.

È certo che egli aveva superato il livello di semplice studente perché sebbene studenti e chierici non fossero chiaramente differenziati prima del 1506, proprio nel gennaio di quell'anno la scola fu riorganizzata. (8) Prima di allora, gli studenti e le loro necessità erano elencati indi­vidualmente, come nell'annotazione riferita a Gaspare citata in prece­denza: In queste annotazioni tutti gli studenti sono chiamati derici. Dopo la formale istituzione della scuola ampie liste di scolari appaiono nei documenti.

pare era studente nel 1503 Le ‑liste del 1506, per altro molto regolari, non includono mai né Gáspare de Albertis né Gaspare da Padova, la forma più usata del suo nome; egli non è neppure incluso. in una lista di clerici del novem­bre 1506.(9) Poiché Gaspare era studente nel 1503 doveva essere diventato chierico verso il 1506. È molto probabile che continuasse i suoi studi sotto l'egida della Misericordia Maggiore, ma in assenza di chiari riferimenti a lui. nei registri, non possiamo pensare che i suoi studi abbiano necessariamente avuto luogo in Bergamo. Dopo il 1531; la Misericordia manteneva una casa a Padova per studenti bergamaschi che erano inviati in quell'università: (10) Questo collegio patavino docu­mentato a partire dal 1531 può significare soltanto la sistemazione di un crescente numero di studenti bergamaschi, piuttosto che una nuo­va intrapresa educativa. Se una tale opportunità fosse esistita durante il periodo in cui Gaspare era chierico (c. 1507 ‑ c. 1514) egli avrebbe potuto studiare a Padova; ciò gli avrebbe permesso di essere in quel­la città contemporaneamente al compositore policorale Ruffino ; Barto­lucci, alcuni lavori del quale appaiono negli ultimi corali di Bergamo. (11) Questa suggestiva ipotesi potrebbe spiegare la competenza di Gaspare nell'arte della composizione policorale, evidente nei suoi lavori che si trovano nei corali di Bergamo; questo spiegherebbe anche perché in un suo ritratto del 1549 appaia in veste dottorale. (12) Sfortunatamente in quel periodo non c'è traccia del suo nome a Padova né come laureando all'Università, (13) né come chierico al Duomo. (14)Dovunque egli abbia ricevuto la sua educazione religiosa e musicale, la prima era chiaramente terminata il 26 giugno 1514 quando leggiamo che i `nobili [del Consiglio] stabiliscono di dare al prete Gaspare da Padova, che celebrerà la sua prima messa, due ducati d'oro per amore di Dio’  (15)  In questa nota la parola presbitero fu aggiunta come una correzione, confermando che Gaspare era stato ordinato mol­

to di recente. Dopo di ciò le registrazioni diventano alquanto più numerose, suggerendo vigorosamente una certa continuità nella relazione di Gaspare con la Misericordia Maggiore, sebbene non ci sia una immediata menzione del fatto che i suoi talenti musicali fossero diffe­

renti da quelli di ogni altro prete. Otto mesi dopo la sua prima messa, il 6 febbraio 1515, fu nominato cappellano non residente di Santa Maria Maggiore con una retribuzione di cinquanta lire all'anno e con il dovere supplementare di due messe settimanali nella chiesa di San­t'Andrea e una la domenica nella chiesa di Santa Lucia. (16)  Facendo riferimento alla permanente povertà di Gaspare, il Consorzio aumentò que­sto salario monetario nell'agosto successivo con un'assegnazione di quat­tro sextaria di grano e tre brentas di vino all'anno; (17) questo aumento sembrò aver soddisfatto i suoi bisogni più urgenti e il successivo au­mento di venti lire che ebbe nel settembre 1517, ricompensava Ga­spare per aver imparato canto figurato nel luglio precedente.  (18) La sua

competenza in quest'arte era ancora soggetta ad alcuni interrogativi,poiché la nota dice chiaramente che il salario sarebbe stato sospeso se egli avesse smesso di cantare canto figurato. Anche con questo secondo salario, la paga ricevuta da Gaspare era di sole settanta lire, due lire al di sotto del normale salario di un cappellano residente non cantore e dieci lire al di sotto di quello di un cappellano cantore.  (19)

I salari dei sacerdoti salirono a 80 lire nel gennaio del 1522, (20) ma non c'è ulteriore menzione di Gaspare nelle Terminazioni fino al giugno dello stesso anno, quando gli furono assegnati altri quattro sextaria di grano e tre brentas di vino oltre al suo salario normale. (21) È possibile che grano e vino venissero assegnati a Gaspare al posto ;di un aumento di salario di venti lire, proprio come era stato fatto con tre altri cappellani cantori nell'aprile del 1522. (22) Il 1° dicembre 1524, una lunga nota dice che Gaspare era stato molto attivo negli studi musicali, nella composizione e nell'organizzazione del coro. In questa occasione il Consorzio approvò e lodò la musica della chiesa e ripagò lo zelo di Gaspare con l'aumento di venti lire all'anno in aggiunta alle assegnazioni di pane e vino, facendo ancora una volta notare che ciò avrebbe attenuato la sua povertà. In questo periodo gli furono anche assegnati due nuovi compiti: il primo di procurare due nuovi libri di canto figurato, uno di messe e uno di mottetti; e il secondo di insegnare canto figurato a quattro chierici (da designare).(23) Questi due compiti dovettero avere molta importanza nella vita di Gaspare. La composizio­ne e la copiatura di musica si espresse nella produzione dei corali polifonici di Bergamo, dei quali una minuziosa discussione è in atto da parte di David Crawford e J. Scott Messing.(24) L'attività di inse­gnamento di Gaspare, che ebbe inizio anch'essa in questo periodo, eb­be una parte sempre più importante nella sua vita fino al suo ritiro.

Il riconoscimento sempre maggiore delle sue capacità da parte del Consorzio attira la nostra attenzione sul salariò di Gaspare. Prendendo in considerazione tutte le rettifiche fino‑ al 1524, esso ammontava pro­babílmente a 100 lire all'anno più una assegnazione supplementare di aumenti:. si tratta di un considerevole aumento rispetto alle 50 lire con le quali era partito, e sebbene fosse al di sotto del livello del priore e del rettore, il salario è abbastanza alto da indicare che Gaspare, come gli altri cantori, aveva diritto ad una paga superiore a quella conseguita dai cappellani che non si occupavano di musica. Nella nota del 5 no­vembre 1526, gli sono assegnati ancora quattro sextaria di grano e due brentas di vino `per l'amore di Dio'. (25) . La nota seguente, del 29 dicem­bre 1527, registra il fatto che Gaspare aveva terminato i libri di mu­sica e doveva consegnarli al sagrestano . per l'inventario. Per il suo lavoro gli fu dato un premio di quattro scudi. (26)

Nel febbraio del 1530 ci fu un aumento a 100 lire per tutti i cap­pellani cantori e .per tutti i cappellani che celebravano messe e funzioni quotidiane ‑ (cappellani residenti). (27) Gaspare probabilmente insegnava ancora canto a certi chierici continuando a ricevere un salario supple­mentare di venti lire. Circa un anno dopo, a uno degli altri insegnanti di canto, Ludovico de Bullis, fu assegnata dal Consorzio una casa, da lui richiesta perché la sua stanza era troppo piccola per contenere il numero di studenti a cui dava lezione. (28) Questo è un importante pre‑. cedente in quanto, benché non si sia trovata una simile richiesta da parte di Gaspare nei registri, diventerà chiaro in successive testimo­nianze che a sua volta insegnava a un grande numero di studenti e li alloggiava in casa propria:

I suoi obblighi di celebrare messa in altre chiese locali, che erano cominciati con la sua nomina a cappellano nel 1515, continuarono al­meno fino al 1532. Nel gennaio di quell'anno Aloysius de la: Greta fu nominato al posto di Gaspare per celebrare la messa domenicale nella chiesa di Santa Lucia. (29) Se Gaspare servisse ancora nella chiesa di Sant'Andrea non è chiaro, ma sembra probabile che le messe dome­nicali a Santa Lucia contrastassero con i suoi crescenti doveri musicali a Santa Maria Maggiore.

I salari di quei cappellani che eseguivano e insegnavano il canto figu­rato erano continuamente aumentati. Verso il dicembre 1533, quello di Franciscus de Biffettis aveva raggiunto le 200 lire. (30) La retribuzio­ne di Gaspare arrivò a 200 lire nel febbraio 1536, (31) poco prima di dirigere i Vespri per Pietro Aron, il 13 marzo di quell'anno. In quel­l'occasione il suo lungo servizio prima come chierico e poi come cap­pellano venne riconosciuto ed egli fu ríconfermato in questa carica per dieci anni. Nonostante questa apparentemente sicura offerta, l'opinione della maggioranza del Consorzio cambiò con le nomine di quella prima­vera, e solo due settimane più tardi, il 27 di marzo, i salari di Gaspare e di due altri cappellani che avevano ricevuto l'aumento da poco, furo­no ridotti al loro ammontare originario.(32) Nonostante queste riduzioni sembra che la paga di Biffettí rimanesse invariata. (33) Se si deve crede­re ad Aron, Gaspare in quel tempo era maestro di cappella, tuttavia il comportamento del Consorzio due settimane dopo le nomine sembre. rebbe, ridurre il suo salario al di sotto di quello di un cappellano con la stessa esperienza ma di grado inferiore. Questo apparente paradosso sembra implicare .che la carica di maestro di cappella era vacante in quel periodo e che gli obblighi relativi ad essa fossero divisi tra un certo numero di musicisti altamente qualificati, di uguale grado e con le stesse mansioni.

Ad ogni modo, che Gaspare fosse maestro di cappella o no, in quel periodo egli svolgeva una grande quantità di compiti. Oltre al numero di messe richiesto ad ogni prete e i doveri supplementari di cappellano cantore, Gaspare incominciò a dare lezioni ai chierici che teneva allog­giati in casa sua. Questo è rivelato nelle Terminazioni in una nota del 4 marzo 1538, quando una discussione sul da farsi al sopraggiungere del cambiamento di voce dei chierici cantori, si risolse con la decisione di rimandarli a casa, con la clausola che Sacripantus de Claris, al quale era stata promessa una promozione, rimanesse come chierico e cantore vi­vendo a casa di Gaspare.(34) Gaspare era probabilmente pagato per que­sto insegnamento indipendentemente dalla Misericordia Maggiore, anche se in almeno due occasioni il versamento di denaro a Gaspare avvenne attraverso la chiesa. Il 31 luglio 1539, il Consorzio deliberò di tratte­nere ottanta lire all'anno sulla paga dovuta ad Alessandro de Bellis, un falegname di Ponteranica, impegnato nella costruzione dei sedili del coro ideati da Lorenzo Lotto: (35) questo denaro fu dato a Gaspare perché insegnasse a Giovanni, fratello di Alessandro.

Il Consorzio pagò la retta di un altro chierico nell'aprile del 1540, quando a Gaspare furono date 10 lire per un anno di insegnamento a Giovanni Gerolamo de Spinonibus. (36)

L'insegnamento e la molteplicità delle altre attività con le quali Ga­spare servi la comunità di Bergamo diventarono più evidenti nei 10 anni successivi, il periodo più documentato della sua vita. L'insegna­mento era almeno in parte uno dei suoi doveri verso la Misericordia Maggiore. Malgrado ciò sembra dai due documenti citati che egli fosse rimborsato separatamente per ogni studente su una base mensile e, più in là, che questo rimborso venisse abitualmente non dal Consorzio ma dalla famiglia dello studente. Se questo pagamento coprisse solo la pensione o anche l'insegnamento non è chiaro. Gaspare riceveva già una parte del,suo salario per l'educazione dei chierici, nonostante ciò l'inte­grazione delle sue entrate con l'insegnamento privato può essere visto come una conseguenza o una risposta al rifiuto da parte del Consorzio di un aumento di salario nel 1536. (37) Nonostante l'esistenza di queste fonti di reddito esterne esse furono insufficienti ai suoi bisogni; infatti nel febbraio del 1541 richiese ancora che il suo salario fosse portato a 200 lire, perché versava in povertà e perché aveva onorato la chiesa con molti libri di musica figurata. (38) L'esito della relativa vota­zione fu di parità e l'aumento richiesto gli fu allora negato. Nell'aprile di quell'anno comunque, il Consorzio votò definitivamente per portare il salario di Gaspare a 200 lire all'anno, alla condizione che insegnassea dodici studenti canto e musica figurata e che facesse una relazione sui progressi e sul grado di interessamento degli studenti del suo ginnasio ogni due mesi.(39) Questi studenti, quattro chierici e otto scolari, furono

scelti all'inizio di maggio. (40) Le relazioni bimensili dovevano essere orali poiché non vi è una loro registrazione nelle Terminazioni. Comunque un appunto occasionale rivela che Gaspare continuava ad ospitare stu­denti. Nell'ottobre 1542, a un chierico di Lovere che viveva nella casa di

Gaspare, fu pagato un salario di due some di grano e quattro brentas di vino poiché aveva imparato a cantare musica figurata.(41) Nel luglio del 1544 un altro chierico fu scelto per occupare un posto rimasto libero tra gli studenti di Gaspare. (42) Probabilmente l'insegnamento impartito a

questi nuovi chierici designati dal Consorzio e che era iniziato con i dodici del 1541, era incluso nel salario di 200 lire di Gaspare. Di tanto in tanto egli era rimborsato per il vitto e l'alloggio fornito ai

cantori che prendevano parte alle audizioni nella cappella, come nel­l'aprile 1545, (43) ma non gli veniva rimborsato nulla per quei chierici che erano già stati assunti. Quattro nuovi studenti furono scelti nel febbraio del 1546 e c'è la breve menzione di un altro più avanti nello stesso

anno. (44)

Una delle osservazioni più personali su Gaspare viene da uno dei suoi ultimi studenti pensionanti, Giovanni Battista de Fogliaris, che scrisse .a suo .padre della vendita di una copia di Vegilius (sic) (45) a `Mes­ser Gasparo' nell'abbozzo di una lettera, stesa probabilmente nel 1550, che si trova sul risguardo di un piccolo libro per organo conservato nell'archivio. (46)

L'insegnamento non fu la sola attività ad occupare il tempo di Ga­spare in quest'importantissima decade. Prima del gennaio 1543 e forse anche prima del 1540, fu nominato rettore titolare della chiesa parroc­chiale di Sant'Agata, non lontana da Santa Maria Maggiore. Non è chia­ro a quanto ammontasse lo stipendio relativo a quest'incarico, ma certa­mente vi erano compresi doveri supplementari. Una tale designazione non fu comunque un avvenimento isolato e improvviso. Fino al 1532, Gaspare aveva detto messa nella chiesa di Santa Lucia come si è visto sopra. Con tutta probabilità, aveva lavorato in altre chiese della città e dei borghi, come ogni altro prete secolare obbligato verso il suo vescovo. La sua nomina a rettore era solamente il culmine di questo secondo aspetto della sua. carriera, del quale si sa finora ancora poco.

Gaspare appare come rettore della chiesa di Sant'Agata nei documen­ti relativi alle Visite Pastorali del vescovo dal dicembre 1544 fino al gennaio 1559. (47) E ci si riferisce ancora a lui come rettore in un numero di documenti notarili che hanno a che fare con le varie responsabilità relative alla parrocchia, come l'amministrazione delle tenute e del terre­no della chiesa a partire dal gennaio 1543. (48) Entrambi i gruppi di documenti includono molti riferimenti alla casa annessa alla chiesa di San­t'Agata, il rettorato della parrocchia dove Gaspare viveva e con lui pro­babilmente anche i suoi studenti. Questo suggerisce che ci fossero molti modi attraverso i quali gli obblighi di un prete verso la propria par­rocchia, vescovo e diocesi potevano coesistere con quelli verso una chie­sa basilicale più o meno indipendente, e che oltre a dei doveri egli aveva anche dei diritti come quello dell'alloggio. Oltre a ciò i docu­menti notarili ed episcopali rivelano che la carica di Gaspare a San­t'Agata era più di una formalità; cura pastorale e amministrazione par­rocchiale erano tra gli obblighi del rettore. Che Gaspare avesse succes­so in essi può essere dedotto dalla lunga durata del suo incarico. No­nostante tutti gli obblighi sacerdotali e i doveri parrocchiali rendessero più complessa la sua vita, proprio in quel periodo egli ebbe crescenti responsabilità nelle attività musicali di Santa Maria Maggiore.

Nell'aprile 1541, nello stesso periodo in cui il Consorzio gli concesse l'aumento del salario o forse anche prima, gli furono attribuiti alcuni riconoscimenti ufficiali come maestro di cappella: Questo fatto ci vie­ne riferito in primo luogo dai registri dove per la prima volta il nome di Gaspare appare subito dopo quello del Priore; in una lista di can­tori che dovevano ricevere razioni di vino come dono di Pasqua. (49) La Pasqua precedente, il nome di Gaspare era il secondo tra quelli dei can­tori. (50) Tre anni dopo, nel dicembre 1544, quando è menzionato per la prima volta nelle Visite Pastorali, Gaspare è chiamato dal vescovo `magister capelle'. (51) Nell'agosto 1545 questo titolo gli fu attribuito anche nelle Terminazioni, nell'ambito di una discussione :circa l'assunzione di un nuovo basso; Gaspare fu rimborsato per le spese a cui era anda­to incontro durante l'audizione del candidato. (52)

  Sebbene rimanga oscuro quando esattamente egli abbia acquisito il titolo di maestro di cappella (tra il 1536 e il 1541), entro il 1545 ave­va coperto quella carica con distinzione almeno per qualche tempo. Il periodo dal 1545 al 1550 può essere visto come il culmine della vita sacerdotale di Gaspare. In quel tempo era rettore della parrocchia, maestro di cappella, principale insegnante di musica dei chierici e de­gli scolari di Santa Maria Maggiore. La portata dei suoi incarichi può essere solo immaginata, ma essi probalimente includevano una o più messe giornaliere, molte messe domenicali tra le quali almeno una messa a Sant'Agata, una messa solenne e i Vespri a Santa Maria Mag­giore, insegnamento regolare, prove del coro e tutto il lavoro ammini­strativo e la cura pastorale necessaria alla conduzione di una piccola parrocchia cittadina del tempo. Queste numerose e varie attività sem­bra avessero finalmente attirato il riconoscimento della sua dedizione.

Nell'ottobre 1547 gli furono concesse le rendite di certi terreni di proprietà del Consorzio nel paese di Treviolo. (53) A prima vista questa donazione non sembra straordinaria, abituati come siamo a leggere dei molteplici benefici raccolti dai compositori settentrionali nel corso della loro carriera; nonostante ciò, è questo l'unico esempio a Bergamo in questo periodo di qualcosa che assomigli a un beneficio a sostegno di un musicista. Era poco comune per il Consorzio cedere la sua terra, sua maggior fonte di reddito, se non per stretta necessità. Il fatto che dei terreni siano stati concessi a Gaspare implica un alto grado di ri­spetto e di fiducia di cui egli godeva per la sua grande dedizione al la­voro. Questa donazione e l'esecuzione del ritratto di Gaspare avvenuta nello stesso anno, dimostrano un grado di riconoscimento non goduto in vita da nessun altro musicista a Bergamo.

Gaspare de Albertis fu tra i pochissimi compositori del suo tem­po ad avere l'opportunità di posare per un ritratto ufficiale. Il ritratto, che si trova ora conservato all'Accademia Carrara di Bergamo, è stato ampiamente studiato da Ravizza. (54) Mostra un uomo abbastanza anzia­no in una ricca veste marrone‑rossiccia simile a un abito dottorale, allacciata al collo con un cordoncino ornato di nappe. Sotto questa veste indossa un abito talare nero e quello che sembra un collarino clericale a falde rettangolari. In testa porta un tricorno del tipo conosciuto come Canterbury. È seduto in cathedra e dietro di lui vi sono due pile di grandi libri su uno scaffale. La sua mano destra pog­gia su un piccolo scrittoio e su di un pezzo di musica a quattro voci con il testo `VIVAT NOMEN TUUM DEUS IN ETERNUM'. Ac­canto alla musica vi sono un calamaio con penna e raschietto. Il compositore regge con la mano sinistra una lorgnette, il che può par­zialmente spiegare il suo sguardo assente. La netta impressione di vec­chiaia che si riceve dal ritratto è aumentata dalla chiara rappresenta­zione dei capelli grigi che escono da sotto il cappello, dalla barba briz­zolata di qualche giorno e dal modo in cui la veste, leggermente troppo larga, rimpicciolisce il viso e le mani del compositore. Sullo scaffale die­tro la figura sono scritte le parole: `NATURALIS EFFIGIES MUSI­CI PRESBITERI GASPARIS DE ALBERTIS'. Sulla sedia alla destra del compositore è scritto il nome del pittore: 'JOSEPH DE BELLIS' e alla sua sinistra la data: `DIE V SEPTEMBRIS MDXLVII'. Un'altra iscrizione sul muro al quale è appeso la scaffale di libri cita il settimo verso del Salmo 111: `IN MEMORIA ETERNA ERIT JUSTUS; AB AUDITIONE MALA NON TIMEBIT'.

Ravizza, Crawford e altri hanno ampiamente discusso la relazione tra i corali rimasti di Bergamo e quelli rappresentati nel ritratto di Gaspa­re, (55) nonostante non si fossero trovate spiegazioni all'esecuzíone del ri­tratto fino a poco tempo fa. La risposta è stata recentemente trovata da Francesca Cortesi Bosco durante la sua meticolosa ricerca sul coro di Santa Maria Maggiore.(56) II padre del Belli, Giovanni, fu il principale inta­gliatore nell'esecuzione dei disegni del Lotto per il coro e padre di molti figli, alcuni dei quali lo assistettero in questo lavoro. Uno di questi, Giu­seppe, nel 1548 divenne un assistente del Lotto. (57) Un altro figlio che si chiamava anch'egli Giovanni aveva studiato per diventare sacer­dote e servì come chierico sotto la tutela di Gaspare de Albertis.(58) In tal senso è facile capire la sensibilità del ritratto e la scrupolosa rappresentazione di un soggetto così inconsueto da parte di un pittore che non annovera altri ritratti nella sua ristrettissima produzione, un pittore che nonostante tutto il suo impegno, rivela i suoi limiti nella sproporzione delle mani e del viso e negli occhi che guardano legger­mente in direzioni diverse. Il quadro è un omaggio a un rispettato amico di famiglia e la sua accurata esecuzione mostra al meglio il talen­to del Belli.

La pubblicazione avvenuta due anni dopo dell'unico libro di musica di Gaspare è di considerevole importanza. Il libro, pubblicato da Sco­to a Venezia nel 1549, contiene tre messe che non appaiono altrove. Fu dedicato a Gian Gerolamo Albani, un nobile di Bergamo che pro­babilmente finanziò questa pubblicazione. In termini musicologici, oltre al nome dell'autore o del finanziatore, è forse più importante che que­sto sia il primo libro di messe pubblicato da un compositore italiano. (59) La donazione, il ritratto, la stampa sono tutti segni del fatto che Ga­spare aveva acquisito un grado di rispetto a Bergamo senza precedenti per un musicista. Che egli avesse ottenuto ciò attraverso una lenta car­riera durata più di cinquant'anni e all'interno di una medesima istitu­zione, piuttosto che col commerciare il suo talento tra i vari patroni e capitoli, rivela la sua umiltà, l'intensa perseveranza e il forte legame che lo univa alla Misericordia Maggiore. Sebbene la sua ascesa nei circoli ecclesiastici e musicali sia stata più lenta di quella di alcuni dei suoi contemporanei, la sua carriera rivela un sicuro cammino verso l'acquisizione di grandi responsabilità e onori nella sua città d'adozione.

In realtà, il gran numero di impegni affrontati da Gaspare in que­sti anni doveva aver troppo provato l'anziano uomo del ritratto, perché solo poco tempo dopo, il 4 agosto 1550, fu sollevato da molti dei suoi incarichi alla Misericordia Maggiore. (60) Non doveva più insegnare ai chierici o avere gli obblighi di un cappellano residente, messa quoti­diana compresa. Che egli oltretutto non fosse più maestro di cappella è sottinteso nella richiesta fattagli di trasferire l'inventario dei corali al sagrestano. (61) Il suo salario fu ridotto ad un onorario di cinquanta lire, per la sua lunga attività, e fu invitato a continuare a cantare nel coro nei giorni di festa. La rapidità di questo cambiamento suggerisce a prima vista difficoltà politiche o personali, anche se per una persona dell'età di Gaspare un'improvvisa malattia non è certo rara e anche un'in­fermità minore avrebbe ridotto un orario così nutrito come era stato quello di Gaspare nella decade precedente. Ma lo stesso Gaspare può non aver sentito la necessità di misure così drastiche, poiché sembra che egli tentasse di tenere i corali per pattuire il suo ritorno a un impiego a tempo pieno o per lo meno a una remunerazione più alta, finché il Consorzio richiese la restituzione dei libri in tono più riso­luto e gli rifiutò ogni ulteriore aumento. (62) Quest'ingiunzione non ot­tenne apparentemente nulla e nel febbraio 1552 il Consorzio ritenne an­cora una volta necessario richiedere i libri. (63)

Poiché non si è a conoscenza degli altri obblighi di Gaspare e di altre sue fonti di guadagno, Mazzi e Scotti, e più tardi Jeppesen inter­pretarono queste due note delle Terminazioni in modo da dimostrare una rottura tra il Consorzio e Gaspare, il quale ne sembrava ridotto in povertà. (64) È certo comunque, che Gaspare rimase rettore di San­t'Agata per almeno altri nove anni con annessa paga e prebende, e sic­come nelle Terminazioni sopra citate non c'è menzione della donazione egli probabilmente conservò anche le entrate che gli venivano dai ter­reni di Treviolo. (65) Da quest'informazione ci appare chiaro che la sua sussistenza non era severamente minacciata; ma è logico pensare che il suo orgoglio lo fosse. Per una persona come Gaspare che aveva dura­mente lavorato per un tale riconoscimento ed era arrivato al successo relativamente tardi, rinunciare a ogni responsabilità seppur gravosa equi­valeva probabilmente a un'ammissione di declino. Che ciò fosse poi ac­compagnato da una diminuzione di salario aggiungeva al tutto un senso di offesa, anche se la pensione concessagli sembra fosse quella usuale. (66) L'offesa non doveva essere stata però troppo grande, né la frattura troppo profonda da non permettere una riconciliazione, perché nell'aprile di quell'anno Gaspare fu nominato ancora una volta maestro di cap­pella e la domenica dopo Pasqua fu pronunciato un lungo sermone sul­la sua rielezione e sulle sue molte collaborazioni. (67) Gli fu concesso un salario di 100 lire in aggiunta alle cinquanta che già riceveva per il prestigio della sua posizione; i suoi doveri erano principalmente mu­sicali senza responsabilità di insegnamento o di messe giornaliere.

In modo non sorprendente questo canto del cigno fu breve. Nel­l'aprile 1554, fu ancora una volta restituito al suo stato di emeritus senza doveri e con uno stipendio di cinquanta lire. (68) Continuò a can­tare nonostante tutto, perché nel settembre del 1555, egli era candidato insieme con altri due cantori a un piccolo aumento di salario che fu però negato. (69) Da quel momento il suo declino continuò in modo ine­sorabile. Quando nella Pasqua del 1557 furono fatte delle donazioni di vino ai cantori, il nome di Gaspare non fu incluso come lo era stato mol­te volte in passato e certamente lo sarebbe stato se egli avesse ancora cantato regolarmente.(70) Nel gennaio del 1559, il nome di Gaspare appare come rettore di Sant'Agata per l'ultima volta, (71) e nel giugno dello stes­so anno fece la sua Donatio al Consorzio.(72) In questo documento, co­me menzionato sopra, egli esprimeva la sua profonda gratitudine alla Misericordia Maggiore per la cura che aveva avuto di lui fin dall'infan­zia. Essendo di salute malferma, quasi cieco e vicino alla morte, egli re­stituiva alla chiesa tutti i suoi beni ad eccezione di un piccolo lascito monetario e un letto alla sua governante, Martha de Valensía. Strana­mente il Consorzio non deliberò su questo lascito fino al febbraio del 1560, quando accettò graziosamente il dono e assegnò a Gaspare una razione settimanale di vino e pane come riconoscimento della sua generosità.(73)

Gaspare riceveva probabilmente ancora le cinquanta lire di onorario concessegli nel 1554, (74 )così le sue condizioni finanziarie non erano disperate, ed è probabile che egli vivesse ancora nel rettorato di San­t'Agata. Questa breve nota delle Termínazíoni è l'ultima menzione che si fa di Gaspare vivente. Non c'è notizia della sua morte in nessun registro, ma nel giugno del 1560, il Vescovo visitò la parrocchia di Sant'Agata dopo un periodo di tempo insolitamente breve rispetto alla sua precedente visita, e a quel tempo Gaspare non ne era più rettore. (75)

Presumibilmente, egli mori tra il febbraio e il giugno di quell'anno. Non fu comunque subito dimenticato e il suo nome appare ancora per due volte nelle Terminazioni. Nel gennaio del 1564, fu inviato un tappez­zíere alla chiesa di Sant'Agata `dove fu rettore Gaspare di Padua' ad assistere il curato nella decorazione della chiesa per il giorno di San­t'Agata (5 febbraio).(76) Nell'aprile del 1565 poi, fu chiesto al sagrestano di Santa Maria Maggiore di dare i libri di musica figurata `fatti da Maestro Gaspare' al nuovo maestro di cappella per l'inventario. (77) Questa è l'ultima menzione di Gaspare che si trova nei documenti trovati a Bergamo nella serie delle Terminazioni.

Sebbene sia possibile ottenere oggi un numero più considerevole di informazioni su Gaspare, alcune importanti questioni rimangono senza risposta. La più evidente di queste riguarda la sua età. Fortunatamente è possibile fare un'esatta stima della data dell'ordinazione di Gaspare, poiché egli doveva celebrare la sua prima messa il 26 giugno 1514. Secondo Danis Hay, in normali circostanze, ‑in quel periodo l'ordina, zione al sacerdozio non avveniva molto prima dei venticinque anni.(78) Supponendo che Gaspare avesse raggiunto quell'età verso il 1514, sembrerebbe essere nato prima del giugno 1489. Abbandonando per un momento il problema della sua educazione e ritornando al ritratto del 1547, osserviamo che Gaspare vi appare abbastanza vecchio cer­to quasi sessantenne. Mettendo in relazione quest'osservazione con la sua stessa affermazione nella Donatio del 26 giugno 1559 di essere so­pra i sessanta, sembra probabile che quando egli fece questa donazione fosse considerevolmente sopra i sessant'anni e molto vicino ai settanta. Questo significa che il calcolo iniziale della sua età deve essere almeno leggermente riveduto e che dobbiamo interpretare la congettura di Hay con una certa flessibilità supponendo che nel caso di Gaspare l'ordina­zione fosse avvenuta poco prima dei venticinque anni.

Una strana coincidenza di date può aiutarci a calcolare più esatta­mente la sua data di nascita. Sia la discussione sulla sua prima messa (quando la parola prete fu aggiunta come un ripensamento) che l'au­tenticazione della Donatio ebbero luogo il 26 di giugno, la festa dei Santi Giovanni e Paolo. Che questa data dovesse avere un grande si­gnificato nella vita di Gaspare è suggerito dal fatto che fu scelta per due avvenimenti così diversi e lontani ma importanti. Ciò potrebbe indicare che fosse relativa a un precedente avvenimento significativo come il compleanno o più probabilmente il battesimo. Sambin(79) dice che a Padova dopo il 1339 i bambini dovevano essere battezzati entro otto giorni dalla nascita, così se il 26 giugno è la data del battesimo di Gaspare, egli non dovrebbe essere nato prima del 18 giugno. Sup­ponendo che non avesse molto meno di venticinque anni il 26 giugno 1514 quando fu ordinato, e non fosse più vecchio di sessantanove il 29 giugno 1559, egli molto probabilmente potrebbe essere nato tra il 18 e il 26 giugno del 1490.

Avrebbe così avuto otto anni quando il nome di suo padre apparve per la prima volta sulla lista dei poveri a Bergamo e quasi tredici anni quando fu scelto come chierico nel marzo del 1503. La sede dei suoi studi crea comunque alcuni problemi, poiché egli non fu incluso nel­l'elenco di studenti di quell'anno. Egli potrebbe aver continuato i suoi studi a Bergamo, avendo come precettore un prete locale non diretta­mente collegato a Santa Maria Maggiore, o potrebbe aver servito solo come cantore per pochi anni, il che spiegherebbe l'oscuro riferimento a `Gaspar... qui cantat in eccelsia' del; 1508. Tra i diciotto e i ventiquat­tro anni, non vi è alcun riferimento a Gaspare nei registri di Bergamo, sebbene egli stesse ancora ricevendo un'educazíone, poiché fu ordinato sacerdote nel 1514. Questo è il periodo in cui è particolarmente invi­tante immaginarlo studente all'Università di Padova, un'ipotesi che offre una possibile (seppure non dimostrata) ragione per l'assenza del suo nome dai registri di Bergamo in questo periodo, e permette di supporre un contatto tra Gaspare e il compositore Ruffino Bartolucci.

Ammettendo che Gaspare possa essere stato ordinato verso la fine dei ventiquattro anni, egli divenne cappellano entro quell'anno ed era abbastanza abile nell'esecuzione del canto figurato da essere pagato per quest'attività a ventisette anni e da essere pagato per insegnarla e scri­verla all'età di trentaquattro. Conobbe Aron a quarantasei. Divenne rettore di Sant'Agata a circa cinquantadue anni e raggiunse il culmine della sua carriera a cinquantasette. Il suo ritiro finale ebbe luogo quando aveva quasi sessantaquattro anni. Smise di cantare all'incirca all'età di sessantasei anni e probabilmente mori poco dopo il suo set­tantesimo compleanno.

Sfortunatamente i numerosi documenti sulla vita di Gaspare venuti recentemente alla luce, non offrono particolari spunti alla risoluzione del secondo problema relativo al rapporto tra la vita di Gaspare e la sua musica superstite. L'elegante studio dei corali di Bergamo fatto da David Crawford e da J. Scott Messíng, in corso di stampa, presenta un'analisi più dettagliata di questo problema. (80) Riassumendo breve­mente, essi comprendono i seguenti lavori di Gaspare (incluse le opere incomplete e di dubbia attribuzione): quattordici Cantici, ventisette Sal‑mi responsoriali, quattro Introiti, due Inni, dodici Lamentazioni, tre Passioni, nove mottetti, e due Messe ordinarie. (81)Ancora tre Messe si trovano nella stampa del 1549. L'intero corpus è di musica sacra e sfortunatamente, solo sei di questi lavori sono datati. La Missa de San­cto Roccbo è datata 8 dicembre 1524. Due Magnificat recano la data 8 agosto 1541 e 14 agosto 1542. Ci sono ragionevoli giustificazioni alla supposizione che le tre Messe pubblicate nel 1549 non fossero state scritte molto tempo prima di quella data. Ad eccezione dei riferimenti nelle Termínazioni del 1524 e del 1541 già citate(82)' i documenti non danno aiuto. Chiaramente la produzione musicale di Gaspare fu intensa dal 1524 al 1542 ed è probabilmente in questo periodo che venne com­posta la maggior parte delle opere rimasteci. L'unico metodo per datare questi lavori più esattamente è quello di analizzare accuratamente la struttura del manoscritto e le tecniche di scrittura come è stato fatto molto precisamente nello studio di Crawford e Messing. Non è pos­sibile, né necessario in questa sede presentare la loro attenta ricerca, anche se alcune ipotesi sulla relazione tra gli obblighi di Gaspare e le sue composizioni, possono essere avanzate.

Dal 1542 o 1543 fino al 1550, sembra che egli sia stato troppo occu­pato per comporre al ritmo tenuto durante i diciassette anni della sua maggiore produzione, e questa conclusione sembra essere stata portata alla luce dallo studio appena menzionato. Dal 1550 al 1552 egli non ebbe responsabilità musicali ufficiali; malgrado ciò, proprio in questo periodo tenne presso di sé alcuni o tutti i corali contro la volontà del Consorzio. La tendenza interpretativa degli studi precedenti di vedere in quest'episodio una rottura tra il compositore e i suoi superiori, il che può essere o non essere avvenuto, ha sottovalutato la possibilità che Gaspare durante quel periodo abbia avuto l'opportunità di modificare i contenuti e l'organizzazione dei libri. Questa ipotesi potrebbe aiuta­re a individuare almeno uno degli autori che in quel periodo apporta­rono correzioni ai corali, e se questa fosse la ragione del rifiuto del compositore di restituire i libri quando questi gli furono richiesti, ciò spiegherebbe la completa mancanza di rancore tra il compositore e il Consorzio dopo l'incidente. Questo dà anche una ragione plausibile del perché i libri dipinti nel ritratto del 1547 e che probabilmente contene­vano parti dei manoscritti di musica che ancora oggi rimangono, non assomiglino affatto ai due libri, con probabile rilegatura del sedicesimo secolo, descritti da Crawford. (83)

L'ultimo periodo di responsabilità musicali nella vita di Gaspare, va dal 1552 al 1554. Non c'è menzione dei corali nei registri di questo periodo, e sembra probabile che essi fossero stati restituiti alla chiesa e usati da Gaspare come supporto musicale alle funzioni religiose come erano stati usati nella prima parte della sua carriera. Dopo il 1554 non vi sono prove di una ulteriore controversia sui corali, e sembra impro­babile che egli li avesse tenuti per un'ulteriore revisione, poiché doveva essere evidente per tutti che Gaspare non sarebbe mai più stato maestro di cappella. La grossa lorgnette del ritratto del 1547 rivela la natura di queste considerazioni. Che egli usasse ancora questi occhiali nel 1547 suggerisce che a quel tempo soffrisse solamente di presbiopia senile; questo gli avrebbe ostacolato 1a lettura solo leggermente. Dall'altro lato, una cataratta o qualche afflizione ugualmente debilitante sembra indicata dalle parole di Gaspare nella Donatio del 1559 quando egli descrisse la sua quasi totale cecità. In quel periodo e probabilmente an­che negli anni precedenti anche se egli avesse desiderato di apportare revisioni musicali senza la certezza di poter mai ascoltare l'esecuzione delle opere, queste revisioni sarebbero state difficili, se non impossibili. Per queste ragioni, sembra molto improbabile che venissero apportati cambiamenti ai corali per mano di Gaspare dopo il 1552 o 1554 al massimo.

La convinzione di Jeppesen che Gaspare trattenesse i libri dopo quegli anni e che il sagrestano non ne rientrasse in possesso fino al 1565 sembra improbabile. (84) Una corretta lettura delle Terminazioni (85) mostra che al sagrestano non era stato ordinato di recuperare i libri e di darli poi al nuovo maestro di cappella, ma solo quest'ultima cosa.

La conclusione più ovvia è che essi fossero stati depositati nella sacre­stia e non usati dal 1554 fino ad allora. Un'altra possibilità è che fos­sero stati rimandati a chi dirigeva la cappella al tempo, per un inventario, nel 1571; i libri di canto sono elencati separatamente dai libri di musica figurata, che sono descritti come `per il maestro di cappella'. Questo stesso inventario suggerisce che ci fosse anche un considerevole nume­ro di libri di musica stampati, usati per i servizi liturgici durante questo periodo. (86) In ogni caso, poiché Gaspare probabilmente mori a Sant'Aga­ta nel 1560, i suoi beni sarebbero stati, ripresi dalla Misericordia Mag­giore, senza che il fatto venisse reso pubblico, prima dell'arrivo del nuo­vo rettore, così i corali sarebbero stati recuperati allora se non prima. Che essi fossero restituiti prima è quasi sicuro perché la congettura di Jeppesen è basata sul presupposto di una rottura tra Gaspare e il Con­sorzio dal 1550 fino alla sua morte. Anche se vi sono documenti che potrebbero far pensare ciò, questa teoria è discutibile se pensiamo al lungo sermone del 1552 dedicato alle genuine qualità di Gaspare, quan­do egli fu rieletto maestro di cappella; e ora che la Donatio è stata por­tata alla luce appare chiaro che i sentimenti tra l'anziano compositore e i suoi superiori erano cordiali tanto quanto lo permetteva la loro natura istituzionale.

In Gaspare de Albertis abbiamo allora l'esempio di una vita intera­mente dedicata alla musica e che nonostante tutto ha ricevuto poca attenzione negli ‑studi musicologici sul Rinascimento. Privo della natura itinerante tipica di alcuni dei suoi contemporanei, apparentemente privo persino del desiderio di migliorare la sua posizione attraverso viaggi e cambiamenti di protezione cui accondiscendevano molti dei musicisti del tempo, Gaspare presenta un insolito esempio di compositore la cui infanzia, istruzione, educazione professionale, maggior impiego, princi­pale sviluppo creativo, declino e morte abbiano avuto luogo nella stes­sa istituzione. È molto significativo che tale istituzione avesse come compito principale quello di aiutare i poveri, poiché fu probabilmente il bisogno di assistenza che condusse in primo luogo Gaspare a S. Maria Maggiore. Certamente egli fu grato alla Misericordia Maggiore per tut ta la vita. Questo è senza dubbio il motivo principale della sua soddi‑sfazione per una carriera più lenta di quella di molti dei suoi contempo­ranei di ugual talento. Ma di uguale importanza è il fatto che la cap­pella polifonica di Santa Maria Maggiore si sviluppò con Gaspare. Seb­bene fosse esistita per qualche tempo prima della nascita del musicista, fu nel periodo in cui egli imparò a cantare musica figurata che il cor­redo musicale della liturgia di S. Maria Maggiore cominciò ad arricchirsi notevolmente. Durante questo periodo la produzione musicale di Gaspare de Albertis fu interamente dedicata a rendere singolari e uniche nel loro genere le celebrazioni liturgiche. (87)

La crescita di una tradizione di dignità e di bellezza liturgica fu parallela, riflessa e in parte creata dal suo lavoro. Lo sviluppo, l'inter­pretazione e la trasmissione di queste tradizioni erano i suoi doveri. Sebbene le sue origini padovane non fossero mai ignorate, verso la fine della sua vita egli era diventato una parte insostituibile della tradizio­ne musicale della sua comunità adottiva, e fu questo padovano a pro­durre la prima grande prova musicale di origine unicamente bergamasca.

GARY TOWNE

       Traduzione

   dall'inglese di

Marica Fasolini

Giuseppe Belli: Ritratto di Gaspare De Albertis, Accademia Carrara, Bergamo.

                                                                       N O T E

* Le ricerche che hanno permesso questo studio sono state sovvenzionate con borse di studio della Gladys Krieble Foundation for Venetian Studies e dell'Università della California, Santa Barbara. Una versione ridotta di questo saggio è stata presentata a un incontro del Circolo Italo‑Britannico che ha avuto luogo a Venezia il 7 febbraio 1983.

1: Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, lat. 5318, ff. 183‑183b. Questo documento è riportato per intero in P. BERGQUIST, 'The Theorical writing of Pietro Aron',. (Ph.D. Dissertation, Columbia University, 1964), pp. 522‑524, con commento in ibid., pp.. 48‑49; e parzialmente riprodotto in G. D'ALESSI, La Cappella Musicale del Duomo di Treviso (1300‑1633) (Treviso: Tipografia 'Ars et Religioso', 1954), fig. 5.

2. Bergamo, Archivio di Stato, Fondo Notarile no. 2329 (Giovanni Pietro Poncino), Prothocollum ab anno 1559 usque 1569; ff. 19b‑21. Tutti gli studiosi della storia ecclesiastica di Bergamo sono debitori del defunto Monsignor Angelo Meli per il lascito alla Biblioteca Civica di sue annotazioni relative a parecchi decenni di storia bergamasca. Il suo indice di documenti notarili, gli 'Stralci dei notai', è stata la fonte che mi ha rinviato a questo e a tutti gli altri documenti notarili citati in questo saggio.

3. Bergamo, Biblioteca Civica, Archivio della Misericordia Maggiore (d'ora in poi ci si riferirà alle fonti provenienti da questo archivio con il nome o l'abbreviazione della serie di documenti e numero di volume, seguiti dall'abbreviazione MIA e dal nu­mero del catalogo più recente). Terminazioni XI (MIA 1254) ff. 20b (aprile 1498), 42 (27 luglio 1498), 44 (9 agosto 1498), 50 (17 settembre 1498), 51 (28 settembre 1498), 57 (16 novembre 1498), 65 (28 dicembre 1499 [14981, 66b (11 gennaio 1499), 73 (6 febbraio 1499), 74b (13 febbraio 1499), 82b (12 marzo 1499), 90 (16 aprile 1499), 95 (22 maggio 1499), 97b (14 maggio 1499), 103 (6 giugno 1499). La mia ricerca a Bergamo avrebbe portato alla luce molti meno dettagli sull'ambiente musicale in cui Gaspare visse senza l'entusiastico interesse, i suggerimenti costruttivi e il generoso aiuto di tutto il personale della Biblioteca Civica, a cominciare dal direttore Gianni Barachetti. La loro cortese assistenza ha reso possibile la stesura di questo articolo.

4. Ibid. ff. 106b (29 giugno 1499), 111b (12 agosto 1499) 119b (26 ottobre 1499), 123 (11 novembre 1499), 124 (19 novembre 1499).

5. Durante il mio breve soggiorno a Padova, le mie ricerche sarebbero state infrut­tuose senza l'assistenza della Dottoressa Mirella Blason, Direttrice della Biblioteca Civi­ca di Padova, e del suo paziente personale. La collezione araldica di Padova è catalogata in L. RIZZOLI, Manoscritti della Biblioteca Civica di Padova (Roma: Collegio Araldico 1906), il numero di schedario di Padova è B.P. 2293. Le informazioni provengo­no da brevi citazioni contenute nei seguenti manoscritti: Rizzoli 249 (numero di schedario C.C.M. 458), 'Famiglie Venete', I p. 65 (XVIII secolo); Rizzoli 287 (CIA. 259), [Crona­ca della città di Venezia], f. 5 (XV secolo, contiene uno stemma rappresentante un leone rampante senza colore in campo azzurro); Rizzoli 248 (C.M. 121), 'Cronica delle fami­glie de cittadini viniziani di Conseglio overo Gentilhuomini patritii dall'MCC all'anno MDCXX', f. 4 (XVII secolo, contiene uno stemma con un leone rampante bianco in campo azzurro); Rizzoli 250 (M.B. 271), 'Le due corone della nobilità vinitiana', f. 2 (XVIII secolo, contiene uno stemma rappresentante un leone giallo in campo azzurro); Rizzoli 102 (B.P. 2105), 'Stemmi Padovani', (XVII sec. il numero 65 rappresenta un leone senza colorazione in campo azzurro sotto il nome Alberta; Rizzoli 111 (B.P. 2040), Giacomo Zabarell'a, 'Iconologia venetiana', pp. 7 8 (XVII sec. un elmo bianco e breve paragrafo sulle origini della famiglia). Questi libri di araldica sono a diversi livelli di completezza e nelle rare occasioni in cui è menzionato un nome di battesimo è sempre quello del fondatore della casata o un membro di essa distintosi in campo militare o politico.

    6. Term., XII (MIA 1255), ff. 16b‑17 (2 marzo 1503).

7 Term., XIII (MIA 1256), f. 59b (6 novembre 1508), parzialmente riportato in C. SCOTTI, Il pio istituto musicale Donizetti in Bergamo (Bergamo: Istituto italiano d'arti grafiche, 1901), p. 167. I documenti pubblicati da Scotti furono per la maggior parte scoperti da Angelo Mazzi, il cui commento accompagna molti dei documenti nella pubblicazione dello Scotti.

8. Term., XII (MIA 1255), ff. 144°‑145 (26 gennaio 1506), parzialmente riportato e commentato in SCOTTI, Op. Cit.,. pp. 165‑166, interamente riportato in G. LOCATELLI, `L'istruzione in Bergamo e la Misericordia Maggiore', pt. II, Bergomum V (1911), pp. 66‑68; commentato in ibid., pt. I Bergomum IV (1910), pp. 123‑125.

9. Term., XII (MIA 1255), ff. 183°‑184 (18 novembre 1506), riportato in LOCATELLI, op. cit., pt. II, pp. 69‑70; commentata in ibid., pt. I, pp. 125‑127.

10. La fondazione ufficiale di questo 'gymnasio patavino' si trova nella Term., XVII (MIA 1260), ff. 173‑175 (14 settembre 1531), la designazione degli studenti e le visite di ispezione negli anni seguenti testimoniano la sua incessante attività.

11. La presenza dei lavori di Bartolucci in questi manoscritti fu sottolineata in un articolo che rende nota la loro esistenza al mondo contemporaneo: C. CAVERSAZZI, `Sco­perta di manoscritti musicali del secolo XVI' Bergomum XXIV (1929), p. 33; il loro. significato sotto questo aspetto fu scoperto e riportato in G. PEDEMONTI, 'Una gIoria mu­sicale di Bergamo', L'Eco di Bergamo (25 novembre 1942), p. 3; il posto di Barto­lucci nella storia della musica policorale è stato localizzato da R. CASIMIRI, «Il coro 'Bat­tente' o 'Spezzato' fu una novità di Adriano Willaert?", Bollettino Ceciliano XXXVIII (1943), pp. 65‑69.

12. Grazie alla gentilezza del Dottor Francesco Rossi, Direttore dell'Accademia Car­rara di Bergamo, ho potuto esaminare il ritratto, numero 13 della collezione, molto da vicino anche se esso era stato sottoposto a una pulitura e riverniciatura da pochissimo tempo. L'importanza musicale di questo ritratto fu per la prima volta riportata in C.AVER­SAzzI, op. cit. Una discussione più dettagliata si trova in V. RAVIZZA, 'Gasparo Alberti: Ein wenig bekannter Komponist und dessen Portrait', in Festscbrift Arnold Geering zum 70. Geburstag (Bern: Verlag Paul Haupt, 1972) pp. 63‑80: Una bella riproduzione con un commento sulla vita e l'opera dell'artista si trova in M. PISTOI, 'Giuseppe Belli', in I Pittori Bergamascbi dal XII al XIX secolo, v. II ‑ Il cinquecento, (`Raccolta di studi a cura della Banca Popolare di Bergamo', Bergamo: Poligrafiche Bolis, 1976), pp. 101‑107.

13. L'unico possibile parente è un Joannes de Albertis de Salodio che fu esaminato come candidato al dottorato di filosofia il 7 marzo 1508, periodo in cui Gaspare e suo padre erano probabilmente già a Bergamo. Vedere E. MARTELLOZZO FORIN, Acta Graduum Academicorum ab Anno 1525 ('Istituto per la Storia dell'Università di Padova', Padova: Editrice Antenore, 1969‑1982), v. I, p. 13. Vorrei anche ringraziare la Dottoressa Emilia Veronese dell'Archivio Antico dell'Università per il tempo dedicatomi durante questa ricerca.

14. C'erano prove che gli studenti provenienti da Bergamo, Brescia e Vicenza fossero ordinati nella diocesi di Padova, sebbene non si siano trovati riferimenti a Gaspare de Albertis durante una rapida ricerca tra i documenti relativi agli anni dal 1502 al 1520 appartenenti alla seguente serie: Padova, Biblioteca della Curia Vescovíle, Archivio Vescovile, Canipe, Libri Diversorum. Devo ringraziare Monsignor Claudio Bellinati, Di­rettore dell'Archivio e il suo assistente Don Benedetto Crevenaro per aver reso più sem­plice e veloce la mia ricerca a Padova con la loro gentile e generosa assistenza e i loro utili suggerimenti.

15. Term., XIII (MIA 1256), f. 287 (26 giugno 1514).

16. Term., XIII (MIA 1256), f. 300 (6 febbraio 1515).

17. Term., XIV (MIA 1257), ff. 17‑17° (9 agosto 1515).

18. Term., XIV (MIA 1257), ff. 80b‑81 (10 settembre 1517).

19. Term.., XIII (MIA 1256), f. 196 (18 gennaio 1512), riportato in SCOTTI, op. cit., p. 168. In quel periodo molti cappellani furono rimossi dal gruppo dei cantori e i loro stipendi ridotti da 80 a 72 lire che era lo stipendio standard per i cappellani assunti 'con residenza'.

20. Term.., XV (MIA 1258), ff. 36°‑37 (28 novembre 1521). L'aumento di stipendio doveva entrare in vigore nel seguente gennaio.

    21. Term.., XV (MIA 1258), f. 62° (5 giugno 1522).

22. Term., XV (MIA 1258), ff. 59‑59b (28 aprile 1522). I due aumenti di stipendio (grano e vino per Gaspare e denaro per gli altri tre preti) può non essere stato esatta­mente equivalente, ma ciascuno rappresentava un aumento comune usato solitamente dal Consorzio per i suoi cappellani.

23. Term., XV (MIA 1258), ff. 135‑135b (1 dicembre 1524), riportato in Scotti, op. cit., p. 172; anche in RAVIZZA, op. cit., p. 70.

24. D. CRAWFORD ‑ J. SCOTT MESSING, Gaspar de Albertts Sixteentb‑Century Choir­books at Bergamo ('Renaissance Manuscript Studies', American Institute of Musicology, in corso di stampa).

25. Term., XV (MIA 1258), f. 195° (5 novembre 1526).

   26. Term., XVII (MIA 1260), ff. 2U~‑21 (29 dicembre 1527). SCOTTI, op. cit., Pp. 50‑52,, fa notare che ai cantori di Santa Maria Maggiore era richiesto di consegnare tutta la mu­sica da loro scritta almeno fino al 1492.

   27. Term.; XVI (MIA 1259), f. 47 (7 febbraio 1530); c'è un duplicato in Term., XVII, (MIA 1260), f. 122 (7 febbraio 1530).

   28: 'Term., XVI (MIA 1259), ff.. 58b‑59 (17? gennaio 1531); un duplicato si trova in Term.; XVII (MIA 1260), ff. 156‑156b (16 gennaio 1531); parzialmente riportato in SCOTTI op. cit., p. 174.

29. Term.., XVII (MIA 1260), f. 182b (15 gennaio 1532). L'assunzione di Gaspare co­me cappellano e i relativi obblighi sono descritti in Term.., XIII (MIA 1256), f. 300 (6 febbraio 1515).

30. Term.., XVIII (MIA 1261), ff. 43‑436 (11 dicembre 1533); un duplicato si trova in Term.., XIX (MIA 1262), f. 40b (11 dicembre 1533); riassunto in SCOTTI, op. cit., p. 175.

31. Term.., XVIII (MIA 1261), ff. 103‑103b (7 febbraio 1536), un duplicato si trova in MIA 1262 (Term.. v. 19) ff. 113b‑114 (7 febbraio 1536); riassunto in SCOTTI, op.cit., p.175; riportato in RAVIZZA, op. cit., p. 70.

32. Term.., XIX (MIA 1262), ff. 122b‑123b (27 marzo 1536); parzialmente riassunti in SCOTTI, op.cit., p. 175.

33. Non c'è menzione di una riduzione di stipendio per Biffettus, nei periodo in cui gli stípendí degli altri cappellani furono ridotti né in seguito, così egli serviva con lo stesso stipendio quando il suo nome apparve in un elenco di cappellani cantori che dovevano ricevere regali di Pasqua nel 1540: Term., XX (MIA 1263), f. 26b (22 marzo 1540).

34. Term.., XIX (MIA 1262), ff. 178b‑179b (4 marzo 1538).

    35. Term., XX (MIA 1263), f. 96 (31 luglio 1539). Sono profondamente debitore a Fran­cesca Cortesi Bosco per aver sottoposto questo documento alla mia attenzione e avermi reso partecipe della sua profonda conoscenza degli Archivi della Misericordia Maggiore.

  36. Term., XX (MIA 1263), f. 28 (12 aprile 1540); parzialmente riprodotto in SCOTTI, op. cit., p. 176.

37. Term., XIX (MIA 1262), ff. 122b‑123b (27 marzo 1536); parzialmente riassunto(in SCOTTi, op. cit., p. 175.

    38. Term., XX (MIA 1263), ff. 40‑40b (23 febbraio 1521), parzialmente riportato in SCOTTI, op. cit., pp. 70‑71.

39. Term., XX (MIA 1263), f. 45 (11 aprile 1541), riportato in SCOTTI, op. cit., p. 177.

40. Term., XX (MIA 1263), f. 47 (5 maggio 1541); riportato in SCOTTI, op. cit,, p. 177.

41. Term., XX (MIA 1263), f. 73b (30 settembre 1542).

42. Term., XX (MIA 1263), f. 105 (17 luglio 1544), riportato in SCOTTI, op. cit., p. 179.

43. Term., XX (MIA 1263), f. 125 (23 aprile 1545).

    44. Term., XX (MIA 1263), f. 141 (22 febbraio 1546), riportato in SCOTTI, op. cit., p. 180.      Anche, Term., XX (MIA 1263), f. 146 (17 maggio 1546).

45. Se 'Vegilius' si riferisca a Publio Virgilio Marone, il poeta latino, o a Vigilius, papa del sesto secolo, non è chiaro. In ogni caso, il Professor Crawford mi ha fatto no­tare che l'interesse di Gaspare per un tale libro suggerisce un grado d'istruzione conside­revolmente al di sopra di quello di molti preti italiani del quindicesimo e dei primi anni del sedicesimo secolo. Vedere di HAY, The Church in Italy in the Fifteenth Century (The Birkbeck Lectures, 1971' Cambridge: Cambridge University Press, 1977), pp. 56‑71.

46. 'Antiphonarium per organo', MIA 1143. La data 27 ottobre 1550, appare come la parte di un promemoria per un acquisto di sapone sul risguardo posteriore. La lettera fu abbozzata sul risguardo anteriore. Questo libro sarà il punto centrale di un saggio che consegnerò nell'Ottobre 1984 all'incontro nazionale dell'American Musicological So­ciety. È mia speranza pubblicare una descrizione e i contenuti di questo libro subito dopo.

47. Bergamo, Archivio della Curia Vescovile, Visite Pastorali, IX, ff. 18b‑21 (10 di­cembre 1544); XII, ff. 36‑37 (19 marzo 1550); v. XVIII, ff. 5‑5b (18 gennaio 1559). Per il presente articolo, l'importanza di questi documenti è limitata al loro contributo per la datazione della durata della carica alla chiesa di Sant'Agata e della sua morte. Sono molto grato a Don Antonio Pesenti, archivista diocesano di Bergamo, che ha recu­perato i libri dal deposito mentre era in corso una completa riorganizzazione dell'archivio perché potessi consultarli.

48. Bergamo, Archivio di Stato, Fondo Notarile no. 1094 (Benedetto di Suardi), 4 gennaio 1543; Fondo Notarile no. 2068 (Giovanni Maria di Palazolo), 4 gennaio 1545; Fondo Notarile no. 1308 (Simone di Sonzogno), 24 ottobre 1545; Fondo Notarile no. 2068

(Giovanni Maria di Palazolo), 14 dicembre 1545; Fondo Notarile no. 2068 (Giovanni Ma­ria di Palazolo), 2 novembre 1553. Monsignor Meli elenca questi documenti negli 'Stralci dei Notai'. Essi rivelano il grado di coinvolgimento di Gaspare nella direzione dei terreni della chiesa, nell'amministrazione delle tenute e gli altri affari della sua parrocchia. Sono molto grato al Direttore Mario De Grazia e a tutto il personale dell'Archivio di Stato di Bergamo per aver reso disponibili questi documenti in brevissimo tempo.

    49. Term., XX (MIA 1263), f. 45b (12 aprile 1541), riassunti e parzialmente riportati in SCOTTI, Op. cit., p. 177.

50. Term., XX (MIA 1263), f. 26b (22 marzo 1540).

    51. Bergamo, Archivio della Curia Vescovile, Visite Pastorali, IX, ff. 18b‑21 (10 dicem­bre 1544).

    52. Term., XX (MIA 1263), f. 134 (11 agosto 1545), parzialmente riportato in SCOTTI, op. cit., p. 180.

53. Term., XX (MIA 1263), f. 169 (13 ottobre 1547),

    54.V.RAVIZZA, 'Gasparo Alberti: Ein wenig bekannter Komponist und dessen Portrait' in Festschrift Arnold Geering zum 70. Geburstag (Bern: Verlag Paul Hapt, 1972), pp. 63‑80, Vedere anche nota 12.

   55. RAVIZZA, op. cit., pp. 63‑64 CRAWFORD‑MESSING, op. Cit., le prime ;pagine del terzo capitolo sono state gentilmente fornite in abbozzo dagli autori.

   56. L'albero genealogico della famiglia Belli è tra i molti dettagli dell'ambiente arti­stico di Santa Maria Maggiore scoperto dalle meticolose ricerche di Francesca Cortesi Bosco, che ringrazio per avermi reso partecipe di queste conoscenze. Vedere anche nota 35.

57. PISTOI, op. cit., Pp. 101‑102. ,

58. Term., XX (MIA 1263), f. 9b (31 luglio 1539).

59. Questo libro di messe è stato la fonte principale per la conoscenza (e la confu­síone) di Gaspare de Albertis prima del ventesimo secolo. J. IIAAR, 'The Libraria of Anton­francesco Doni', Musica Disciplina XXIV (1970), pp. 101‑123, trova un libro di messe `di Gasparo Alberti' elencato nella sesta parte (Musica) della bibliografia di Doni. (Vene­zia: Gabriel Giolito, 1550), ff. 631‑67. c. BURNEY, A General History of Music, seconda edizione (Londra: s.t., 1789; moderna ristampa, New York: Harcourt, Brace and Co., s.d.), v. II, p. 151, note della citazione di Doni, identificano erroneamente il libro di Messe di Gaspare de Albertis con quello di Gaspar van Weerbecke stampato da Petrucci nel 1507. F. FÉTIS, Biographie universelle des musiciens, 21ème édition, v. 1 (Parigi: Librairie de Pirmin‑Didot et Compagnie, 1877), p. 52, riporta il colofone, il contenuto, il frontespizio della stampa del 1549, descrive poi Gaspare come un prete napoletano Agostiniano senza nominare la fonte di queste informazioni. R. EITNER, Biographisch‑Bi­bliographisches Quellen‑Lexikon, (Leipzíg: Breitkopf und Hírtel, 1912‑1914; moderna ristampa, Graz: Akademische Druck, 1959), Bd. 1, p. 84, sembra citare le informazioni di Fétis, ma elenca un secondo libro di messe che K JEPPESEN, 'A Forgotten Master of Early 16th Century: Gaspar de Albertis', The Musical Quarterly XLIV (1958), pp. 312­313, non riuscì a trovare.

60. Term., XXI (MIA 1264), f. 185b (4 agosto 1550), riassunti in SCOTTI, op.cit., p. 183; menzionati in JEPPESEN, op. cit., p. 314.

  61. Come è stato detto sopra, Scotti riferisce che ai cantori di Santa Maria Maggiore era richiesto di consegnare tutta la musica da loro scritta al Consorzio almeno fino al 1492.

  62. Term., XXI (MIA 1264), f. 186 (23 gennaio [1551]), menzionato in SCOTTI, op, cit., p. 183.

63. Term., XXI (MIA 1264), f. 52 (7 febbraio 1552), riportato in SCOTTI, op. cit., p. 181.

64. Vedi il giudizio di Mazzi in SCOTTI, op. cit.> p. 183, e in JEPPESON, op. cit., p. 314.

65. Term., XX (MIA 1263), f. 169 (13 ottobre 1547).

66. Vedi Term., XXI (NIIA 1264), f. 186 (23 gennaio [1551]), menzionato in SCOTTI, op. cit., p. 183, e Term., XXI (MIA 1264), ff. 132b‑133 (10 aprile 1554), riportato in SCOTTI, op. cit., p. 183. Entrambe queste registrazioni si riferiscono alla pensione di Gaspare come determinata secondo un 'Libro H dei Preti', a quanto pare un libro di normali procedure che però non ci è rimasto.

67. Term., XXI (MIA 1264), ff. 60‑61b (26 aprile 1552), riportato in SCOTTI, op. cit., pp. 181‑182 e in RAVIZZA, op. cit., p. 71.

68. Term., XXI (MIA 1264) ff. 132b‑133 (10 aprile 1554), riportato in SCOTTI, op. cit., p. 183.

69. Term., XXI (MIA 1256) ff. 38‑38b (26 settembre 1555), riportato in SCOTTI, op. cit., p. 184.

70. Term, XXII (MIA 1265), ff. 107b (12 aprile 1557). Questa donazione di vino dopo Pasqua appare nei registri in modo irregolare ed era concessa in prevalenza a quei cappellani che prendevano sempre parte al canto, a quanto pare per ricompensare esecuzioni eccellenti.

   71. Bergamo, Archivio della Curia Vescovile, Visite Pastorali, XVIII, ff. 5‑5b (18 gennaio 1559).

   72. Bergamo, Archivio di Stato, Fondo Notarile (Giovanni Pietro Poncino), Protho­collurn ab anno 1559 usque 1569, ff. 19b‑21.

   73. Term., XXIII (MIA 126), f. 13b (12 febbraio 1560), riportato in SCOTTI, op. cit., pp. 185‑186, anche in RAVIZZA, op. cit., p. 71.

   74. Term., XXI (MIA 1264), ff. 132b‑133 (10 aprile 1554), riportato in SCOTTI, op. cit., p. 183.

   75. Bergamo, Archivio della Curia Vescovile, Visite Pastorali, XVIII, ff. 28‑28b (10 luglio 1560).76. Term, XXIV (MIA 1267), ff. 76‑76b (31 gennaio 1564).

     77. Term., XXIV (MIA 1267), f. 147b (5 aprile 1565), riportato in SCOTTI, op. cit., p. 190.

78. HAY, op. cit., p. 51.

    79. P. SAMBIN, L'ordinamento parrocchiale di Padova nel medio evo (`Pubblicazioni della facoltà di Padova di lettere e filosofia della R. Università di Padova, XX', Padova: CEDAM ‑Casa Editrice Dottore Antonio Milani, 1941), p. 72‑73.

80. CRAWFORD‑MESSING, op. cit., capit. 3.

81. Ibid., Appendice I.

   82. Term., XV (MIA 1258), ff. 135‑135b (1 dicembre 1524), riportato in SCOTTI, op. cit., p. 172; anche in RAVIZZA, op. cit,, p. 70; e Term., XX (MIA 1263), ff. 40‑40b (23 febbraio 1541), parzialmente riportato in SCOTTI, op. cit., pp. 176.177; riportato in RAVIZZA, op. cit., pp. 70‑71.

  83. CRAWFORD‑MESSING, op. cit., capitolo 2. Nel 1969, prima che fosse fatta l'attuale rilegatura il prof. Crawford descrive il manoscritto 1208 coperto di cartone o di perga­mena bianchi molto deteriorati. Descrive anche l'attuale rilegatura del manoscritto 1209 (forse del sedicesimo secolo) in 'cuoio rosso lavorato' su cartone pesante. Nessuna delle due assomiglia alla leggera rilegatura rosa e nera dei sottili volumi rappresentati nel di­pinto, sebbene esse ricordino molto due modi di rilegare i manoscritti musicali descritti in Inventario, no. 1 (MIA 1517), ff. 1‑8.

84. JEPPESEN, op. cit., p. 315.

   85. Term., XXIV (MIA 1267), f. 147b (5 aprile .1565), riportato in SCOTTI, op. Cit., p. 190.

86. Inventario no. 1 (MIA 1517), ff. 1‑8, un inventario del 1571, è il primo di tali documenti in Santa Maria Maggiore a includere libri di musica figurata, comprendenti molti libri stampati e manoscritti, oltre ai libri di canto. La collezione di questi libri stampati avrebbe potuto cominciare già dal 1540.

    87. In una lettera scrittami il 24 maggio 1984, il Professor Crawford osserva che la profonda dedizione di Gaspare ai suoi obblighi verso la chiesa é rivelata dalla sua produzione musicale. Non solo egli scrisse esclusivamente musica sacra per Santa Maria Mag­giore, ma nel corso del tempo, egli ritornò spesso agli stessi testi per i quali aveva scritto delle polifonie e compose per essi musica completamente nuova. Ciò denota fortemente la sua dedizione ad alcune di queste opere, come le Passioni e le Lamentazioni, che sono tra i testi più lunghi nel calendario liturgico ed erano rappresentati solo una volta all'anno.