Giovanni Silini
NASCERE, VIVERE E
MORIRE A LOVERE NEI SECOLI XVII E
XVIII
I. INTRODUZIONE
Le ricerche su temi di
demografia storica si vanno gradualmente estendendo ed affinando (1) ed anche per
l'Italia sono ormai disponibili trattazioni sufficienti per delineare quadri
approssimativi d'insieme, soprattutto in quelle epoche storiche e zone
geografiche per le quali i documenti originali si fanno più precisi ed
abbondanti. (2)
Sul piano metodologico,
molti dei contributi pubblicati soffrono purtroppo di alcune carenze: essi
sono anzitutto poco o solo apparentemente quantitativi, perché mancano spesso
le analisi interpretative del pur abbondante materiale riportato; in secondo
luogo, ci si limita frequentemente al dato parziale e non si inquadrano i
fenomeni descritti entro contesti storici e geografici più vasti. Ciascun
contributo demografico non può per sua natura delineare che un breve segmento
di un fenomeno continuo e mutevole cui contribuiscono molteplici variabili non
sempre ed agevolmente quantificabili. Esso non può cogliere che una realtà
parziale di cui è necessario prima analizzare la variabilità per valutare la
significatività degli andamenti e riconoscere, entro le oscillazioni,
caratteristiche generali. Inoltre, la demografia è scienza puramente
statistica e, per un'interpretazione più completa dei dati che fornisce, ha
bisogno di essere integrata con altre discipline quali la storiografia,
l'economia, la sociologia, l'antropologia culturale, e così via. L'insieme
delle informazioni raccolte da tutte queste discipline costituisce la storia,
intesa modernamente.
Lo scopo del presente
contributo è quello di riportare i risultati di un'indagine condotta sulla
demografia di Lovere, distretto di Bergamo, negli anni 1639‑1799, nella
forma che é apparsa metodologicamente più corretta in base alla natura dei
dati,' 'disponibili (3) Il lavoro ha fornito informazioni originali che sono
state confrontate con quelle di studi analoghi nel tentativo di rilevare
concordanze e difformità. Esso è tuttavia inadeguato sotto almeno due aspetti:
innanzitutto perché rimanda al futuro l'integrazione dei dati demografici in
un contesto storico più completo; e, su un piano che trascende la metodologia,
perché non riesce a descrivere la somma delle vicende personali, familiari e
sociali, con il loro carico di passioni e sentimenti, che hanno accompagnato
gli eventi descritti divenuti ormai semplici dati di una statistica. Qualcuno
potrà forse rimediare alla prima di queste carenze. L'altra è probabilmente
insolubile: come tale, è destinata a rimanere l'inattingibile (e perciò
affascinante) ultimo obiettivo di questo genere di ricerche.
II.
METODOLOGIA
Le informazioni utili ai fini
del presente studio sono state tratte dai Registri di Battesimo, Morte e
Matrimonio attualmente reperibili presso l'archivio parrocchiale di Lovere.
Una descrizione dettagliata di questo materiale è data in Appendice, punto A.
La metodologia seguita per
il rilevamento dei dati e la compilazione delle schede personali e genealogiche
è descritta in Appendice, punto B.
La natura dei dati, la loro
imprecisione, la mancanza di informazioni accurate circa le dimensioni totali
della popolazione coinvolta e la sua composizione non hanno consentito
trattamenti statistici sofisticati. Gli indici utilizzati sono descritti e
commentati in Appendice, punto C.
III.
RISULTATI
A.
La popolazione totale
Ogni studio demografico
deve naturalmente fondarsi sulla conoscenza dell'andamento della popolazione
totale nel periodo di interesse, poiché questo dato fornisce una visione di
insieme del bilancio netto tra nascite, morti e migrazioni. Inoltre, molte
analisi demografiche dipendono dalla relazione tra la frequenza di certi
eventi e la dimensione totale della popolazione in cui questi eventi si
verificano. Attraverso queste relazioni numeriche diviene possibile paragonare
l'incidenza di vari fenomeni di interesse demografico, sociale o sanitario su
popolazioni di dimensione assoluta diversa.
Non è tuttavia facile
derivare dati precisi sulla popolazione globale in periodi nei quali non
esistevano censimenti e le stime demografiche erano fondate sugli `stati
d'anime' delle parrocchie che avevano all'origine motivazioni di carattere
spirituale più che di indagine statistica.
Soltanto per un breve
periodo (1742‑1771) dell'intero arco di tempo cui si indirizza il
presente studio esistono rilevamenti di carattere sistematico registrati sul
Libro dei Battesimi e su quello delle Morti dal prevosto Tommaso Fieschi. Alla
fine di ogni anno ecclesiastico (cíoè intorno a Pasqua) egli censiva il numero
di battesimi e di morti che si erano verificati nel corso dell'anno e
registrava anche il numero degli ammessi alla confessione ed alla comunione.
(4) Molti di questi dati non hanno che un interesse indicativo e non
corrispondono ai dati reali perché, per esempio, non tengono conto delle morti
peri‑natali. Ma nel 1771, cioè verso la fine del periodo in parola, il
Libro dei Battesimi menziona il numero totale di abitanti della parrocchia, che
è di 1583. Questo è l'unico dato diretto e preciso ricavabile dalla
documentazione originale esistente a Lovere.
È quindi necessario
rivolgersi altrove per reperire informazioni utili, e fortunatamente esistono
registrazioni che permettono una ricostruzione approssimativa dell'andamento
nel tempo del numero di abitanti. La Figura I
rappresenta un compendio di quanto è attualmente noto (ma altro potrebbe
naturalmente aggiungersi in futuro) circa il numero degli abitanti di Lovere,
derivato dalle fonti specificate. (5)
Per quanto eterogenee e
probabilmente imprecise, le informazioni sono sufficienti per delineare un
andamento globale. Come si vede, la popolazione è in lieve diminuzione nei
secoli XVII e XVIII, prima dello spettacolare aumento dei secoli XIX e XX.
L'inserto nella Figura mostra in maggior dettaglio l'andamento durante i secoli
XVII e XVIII, che formano l'oggetto di questa indagine.
Indipendentemente dalla
loro provenienza e dal grado di attendibilità, che è probabilmente diverso da
una fonte all'altra, le informazioni quantitative disponibili tra il 1652 ed il
1799, quelle che più interessano qui, sono state interpolate mediante una
funzione polinomiale del terzo ordine avente la formula generale:
Y = a0 + a1X + a2X2
+ a3X3
dove Y è il numero totale degli abitanti, X l'anno
corrispondente e ao, ai, az ed as sono delle costanti numeriche. Questa
funzione permette di ottenere il minimo scarto tra la curva interpolata ed i.
valori disponibili. Il valore delle costanti per una tale forma della funzione
è il seguente:
a0
= ‑ 4,9115 X 106;
al = 8,5352 X 103;
a2 = ‑ 4,9374;
a3= 9,5111 X 10-4
Per
questi valori il coefficiente di correlazione R2 = 0,926, il che
indica un ottimo accordo tra i dati e la curva calcolata, entro l'intervallo di
tempo considerato.
La funzione descritta
permette di calcolare per ogni anno il numero degli abitanti di Lovere. Sarebbe
superfluo riportare questi valori, che compaiono invece nell'inserto di Figura
I come curva tratteggiata. Si noterà tuttavia dalla Tabella 1 che gli scarti massimi nell'uno o
nell'altro senso dei valori interpolati rispetto a quelli censiti sono al massimo
di qualche diecina di individui. Utilizzando quindi i valori interpolati
invece di quelli reali per il computo degli indici demografici dovrebbe
comportare un errore dell'ordine di qualche percento nell'uno o nell'altro
senso, un errore che è certamente accettabile ‑in considerazione delle
altre sorgenti di variabilità inerenti ai dati descritti.
La Tabella 1 riporta quindi
per gli anni in cui sono disponibili valori reali i rispettivi valori
interpolati e calcola i tassi di natalità e mortalità utilizzando ambedue i
valori. Essa dimostra che i tassi medi ottenuti sull'intera serie sono molto
vicini e permette di concludere che l'utilizzazione dei dati calcolati per il
computo degli indici demografici è una operazione legittima e precisa. Un tale
procedimento non può naturalmente dare indici esatti per ogni singolo anno,
poiché la curva interpolata smussa la variabilità annuale ed attenua
l'escursione degli indici calcolati in base ai numeri reali. Il procedimento è
tuttavia adeguato a calcolare indici medi su periodi di tempo sufficientemente
lunghi, per esempio dell'ordine di una decina d'anni.
B. Fenomeni in rapporto con la natalità
1 . Dati globali
I
dati di base per la valutazione degli indici di natalità sono riassunti nelle Tabelle 2, 2bis,2ter e 3, 3bis,3ter, 3quater rispettivamente per i secoli XVII e
XVIII. Le osservazioni sono divise per anno, mese e sesso ed i numeri riassuntivi
sono esposti in calce alle Tabelle.
Tra
il 1639 ed il 1799 nascono a Lovere circa una cinquantina di persone all'anno.
Già una superficiale ispezione dei dati mostra che non vi sono oscillazioni
cospicue del numero dei nati ai vari anni. Le Tabelle 2 e 3 non mostrano
neppure una particolare concentrazione delle nascite a seconda dei vari mesi
dell'anno, quale ci si potrebbe attendere se vi fosse una tendenza a concepire
in certi mesi. Ciò si deve probabilmente al fatto che la capacità di generare
delle coppie è spinta al massimo essendo, come si vedrà nel seguito, la
frequenza media di figli per coppia fertile dell'ordine di un figlio ogni due
anni, o anche meno.
Anno per anno, vi è una certa variabilità riguardo al numero relativo dei maschi e delle femmine che nascono. Tuttavia, sommando le colonne, si vede che il numero di maschi risulta in genere (ma non sempre) superiore a quello delle femmine. Su tutto il secolo XVII, scartando i nati di sesso incerto, il rapporto di mascolinità risulta di 54.2, con una variabilità sui diversi mesi tra 48,2 e 58,9. Su tutto il secolo XVIII tale rapporto è di 51.8, con una variabilità tra 48,1 e 55,5 ai vari mesi. (6)
I parti gemellari sono
distribuiti nel tempo in maniera approssimativamente casuale. Vi sono
sull'intero periodo 1639‑1799 3 parti trigemini e 97 parti gemellari. Di
questi ultimi 9 sono di sesso incerto, 40 di diverso sesso e 48 del medesimo
sesso (17 MM e 31 FF). Su tutto il secolo XVII il rapporto di gemellarità
risulta essere di 0.75; su tutto il secolo XVIII (considerando 2 parti
gemellarí di sesso incerto che compaiono soltanto dal Registro delle Morti, rispettivamente
nell'aprile 1724 e nell'agosto 1727) tale rapporto è di 1.42. Tra il 1639 ed
il 1799 il rapporto è di 1.16. (7)
2.
Tasso di natalità
Il dati essenziali riguardo
al tasso globale di natalità ai vari periodi di tempo sono riassunti nella Tabella 4 e nella Figura
II. Il metodo di calcolo di questi dati merita qualche commento. Anzitutto,
si è calcolato il tasso per ogni singolo anno utilizzando la formula [ 1 ] (V.
Appendice, punto C), nella quale il numero totale di abitanti è quello calcolato
per interpolazione, come al par. III.A. Successivamente, al fine di smussare
l'eccessiva variabilità dei dati annuali, si sono calcolati tassi medi per
periodi di 9 anni centrati intorno ad un certo anno, mediante il metodo delle
medie mobili. Per esempio, il tasso di natalità (t deviazione standard) che
compare nella Tabella 4 e nella Figura II per l'anno 1710 è in realtà il tasso
di natalità medio tra gli anni 1706 e 1714 compresi; quello .per il 1715 è il
tasso medio per gli anni 1711 e 1719 compresi; e così via. In questo modo è
possibile dominare un poco la variabilità annuale, pur riuscendo a seguire
l'andamento generale dei tassi di natalità sul lungo periodo. La Figura II dimostra
che tra gli anni 1670 e 1690 vi è stato un calo del tasso di natalità da circa
30 a circa 20 per mille abitanti. Successivamente il tasso si è andato
gradualmente riprendendo (con qualche oscillazione di breve periodo) fino a
raggiungere valori dell'ordine del 40 per mille abitanti verso la fine del
secolo XVIII. La Figura dimostra anche che la variabilità dei tassi di natalità
è inferiore e più omogenea rispetto a quella dei corrispondenti tassi di
mortalità. Ulteriori commenti a riguardo del gioco relativo dei tassi di
natalità e mortalità sull'incremento naturale medio della popolàzione sono
dati al par. IV.B.
C.
Fenomeni in rapporto con la mortalità
1.
Cause di morte
Un'analisi. delle cause di morte, anche soltanto approssimativa, non appare assolutamente possibile, visto che solo sporadicamente queste cause venivano registrate. Se si sommano tutte le diagnosi (o semplicemente descrizioni) riportate in appresso si raggiunge a malapena il numero di circa 650 che, rapportate al totale delle morti censite tra il 1695 e il .1799 (5613) rappresenta appena più del 10%. Troppo poco per trarne deduzioni di una qualche validità sul piano statistico. Si aggiunga a questo che la menzione delle cause di morte ha un carattere del tutto irregolare: in alcuni periodi le diagnosi sono relativamente abbondanti e dettagliate, tali da far presupporre uno scambio di informazioni tra il sacerdote che registrava la morte ed il medico curante. In altri periodi esse sono totalmente assenti. La scarsa continuità del campionamento renderebbe l'analisi ancora più incerta. Le note che seguono hanno quindi uno scopo unicamente descrittivo e si propongono di dare una superficiale nozione del tipo di patologia che più spesso veniva osservata all'epoca.
Sarà bene anzitutto dar
conto delle cause di morte che appaiono forse come le più regolarmente
riportate, che sono quelle da causa violenta o accidentale. Di queste fanno
parte le morti violente in occasione .di risse per ferite, archibugiate, bastonature
(35 casi) ai quali sono. dia aggiungere due casi di militari (un
italiano ed un francese) morti, ma non è detto se per causa bellica,
nell'aprile‑maggio 1797. Vi sono poi i casi di annegamento (44)
ciel lago oppure in fiumi, canali, pozzi; i: casi di caduta accidentale (35)
da scale, solai, tetti, lobbie, alberi; altri casi di ferite accidentali (3)
e di morte in seguito ad incendi (2) o assideramento (1):
Una seconda causa di morte che si può relativamente ben ricostruire, sia per la menzione specifica che di essa viene spesso fatta, sia per il confronto delle date, è la morte per parto o nell'immediatezza di esso. Considerando tutti i casi di morte di donne entro circa un mese dal parta, si raggiungono 39 casi. A questi vi è da aggiungere un caso di morte in gravidanza seguita da taglio cesareo con estrazione di una creatura viva.
A parte queste, che
parrebbero le meglio documentate, le altre cause di morte sono riportate
soltanto in maniera episodica. Di fatto, si tratta molto spesso di una menzione
delle circostanze in cui la morte avvenne, piuttosto che di una vera e propria
causa. In taluni casi (30) si parla di morte successiva a lunga malattia
o infermità; ma molto più spesso (70 casi) si registrano le morti
improvvise, che vanno sotto svariate denominazioni (morte improvvisa o quasi
improvvisa, o repentina, o inaspettata, o impensata, repentino accidente,
impetuoso male, trovato morto). Vi è di fatto una ragione per questo, ed è di
giustificare il fatto che in molti casi il sacerdote non era potuto giungere in
tempo a somministrare gli estremi riti. Di questa classe delle morti improvvise
fanno parte anche i colpi apoplettici (95 di cui 7 ripetuti) che rappresentano
forse la causa di morte più frequentemente menzionata. Essa va sotto nomi
diversi (apoplessia, colpo apoplettico o hipopletico, colpo di apoplessia,
convulsioni apoplettiche, forte accidente, vehementissimo parossismo, colpo
repentino, repentino accidente, perduta la parola) e vi è ragione di ritenere
che oltre alle più comuni sindromi dell'emorragia e trombosi cerebrale, altre
morti improvvise di natura cardiovascolare venissero catalogate sotto queste
dizioni. Anche questa classe va quindi riguardata più come descrittiva delle
circostanze in cui si verificò il decesso che come una diagnosi causale.
Molto importanti ai fini della capacità di ricevere i sacramenti della confessione e comunione (l'estrema unzione era somministrata in ogni caso quando possibile) erano le condizioni del sensorio alla morte e vi è in questi casi (45) un repertorio descrittivo molto colorito, che vale la pena di trascrivere. Volta a volta queste persone vengono descritte in molti diversi modi, quali: `scemo di sentimento, scimunito, sopito, confuso e come stolido, come rimbambito, uscito di senno, tratto dai sentimenti, scemo di cervello o di mente, fuori dai sensi, sopito nei sensi, leso o stravolto nella fantasia, divenuto mezzo fauto, del tutto pazzo, sorpreso come da un vaneggio, continuo vaneggio, confuso di mente,. reso come stolido, inletarghito, impedita da un letargo, assalito da repentino lethargo, a mente capta' e così via. Trattasi evidentemente di forme e gradi diversi di obnubilamento delle facoltà mentali sopravvenuti prima della morte.
Questi casi sono da tener
distinti da quelle che appaiono come malattie mentali vere e proprie, di cui si
trova talvolta menzione sotto forme diverse, ma spesso con la notazione che si
tratta di malattie molto antiche: `mezzo scemo, quasi fatuo, fatuo, semifatuo,
di corta cognizione,matto a nativitate, mentecatto' (16 casi); oppure `matto,
impazzito, malinconia' (6 casi). Di questa classe fanno probabilmente parte
anche 3 casi di male scorbuto o scorbutico che paiono alludere più ad una
condizione maniaco‑depressiva (in uno di questi casi si fa specifica
menzione della ereditarietà della condizione) che ad una avitaminosi C, come
comunemente si intende. Altre malattie congenite sono soltanto raramente
citate: infermo, zoppo, storpio dalla nascita (3 casi) oppure muto dalla
nascita (2 casi nella medesima famiglia).
Rari i casi attribuibili alla più comune patologia chirurgica quali piaghe o fistole (4 casi), ernia e volvolo (1 caso), dolori di ventre (4 casi), forse vomito (2 casi), tumore o tubercolo scoppiato all'improvviso (2 casi), tumore ad un braccio (1 caso). Molto comuni invece gli ascessi (postema) con tutte le loro complicanze (30 casi): al capo ed alla gola, molto spesso, ma anche `postema suppuratagli o svaporatagli nella testa, deposizione spasmodica postematica nel braccio, soffocato dalla postema, infiammazione e deposizione in gola, male vehementissimo in gola che gli ha tolto la loquela'.
Vi è poi un vasto
assortimento di malattie infettive, il cui sintomo più comune è la febbre con
le sue diverse varianti (28 casi): è interessante notare che essa viene data
come una malattia e non come un sintoma. Si descrivono febbri lente, maligne,
infiammatorie, vehementissime, verminose, con ponta (polmonite), terzane; e
ancora febbre con dissenteria e sangue (7 casi), febbre con delirio o
convulsioni (10 casi); febbre con tosse e catarro o altre manifestazioni di
patologia polmonare o cardiaca (15 casi) tra cui: `tosse, investito da una gran
massa di catarro, soffocato dal catarro, forte o vehemente catarro, ostruzione
sul petto e febbre'. Della patologia polmonare fanno parte anche le 'pleuritidi'
(20 casi, di cui 7 nel marzo‑aprile 1769); la tubercolosi (19 casi)
descritta come `infiammazione di petto, male di flusso, etisia, etica, dato in
etica, emottisi' e, forse, l'asma o asmo (4 casi).
Tra le altre malattie infettive è da citare il tetano (spasimo
per una ferita alla mano), la risipola e soprattutto il vaiolo, che compare –
in forma endemica e viene riportato alle seguenti date: febbraio 1712
(3 casi), aprile 1722 (1
caso), maggio 1724 (4 casi), maggio 1730 (1
caso), marzo 1736 (2 casi),
novembre 1766 (1 caso).
Le condizioni igieniche
erano certamente tali da favorire la diffusione delle malattie infettive. In
molti casi si notano decessi nella medesima famiglia a distanza di pochi
giorni. Trattasi più spesso di bambini fratelli, oppure di genitori e figli (32
casi), oppure di coppie di gemelli che muoiono a distanza ravvicinata e non
sempre nell'immediatezza del parto (27 casi), oppure di coppie di coniugi
anziani (11 casi). Con molta probabilità queste morti sono da attribuire a
cause infettive.
Relativamente rari sono
invece i casi descritti di probabile pertinenza della patologia medica non
infettiva, tra i quali è frequente 1'idrope (11 casi) (idrope timpante,
enfiagione di fegato con idrope timpante). Citati anche due casi di gotta
artritica e un caso di `febbre da infiammazione per dolori nefritici'.
In conclusione, i dati
disponibili a riguardo delle cause di morte sono del tutto insufficienti per
trarre deduzioni quantitative, fatta eccezione forse per i casi di morte
violenta e di morte al parto. L'impressione generale è che le malattie
infettive e quelle cardio‑vascolari rappresentino di gran lunga le cause
di morte più frequenti, insieme con le complicanze chirurgiche di infezioni. La
patologia polmonare ed intestinale sono variamente rappresentate, il vaiolo e
la tubercolosi appaiono come malattie endemiche. Relativamente molto più rare
sembrano invece le malattie neoplastiche.
2.
Dati globali
Le Tabelle 5 e 6 ,6bis,6ter, 6quater, 6quinquies riassumono i dati sulla mortalità (per
anno, mese e sesso) rispettivamente nei secoli XVII e XVIII. I numeri delle
Tabelle comprendono sia le persone identificate, sia coloro che non possono
essere identificati o per carenza di dati, o per omonimia, o perché trattasi di
persone forestiere. Il numero medio annuo di decessi sull'intero periodo per
cui sono disponibili dati è di circa una cinquantina.
I dati mostrano che vi sono
ai vari anni oscillazioni cospicue del numero dei morti, probabilmente in
relazione con malattie infettive la cui natura è già stata discussa al
precedente paragrafo. Così, per esempio, nel 1742 si nota un totale di 125
decessi, 40 dei quali, soprattutto bambini, sono concentrati in febbraio e
marzo. Analogamente, nel 1773 si raggiunge il numero di 110 morti, soprattutto
anziani, 14 dei quali in gennaio (si nomina sintomatologia polmonare), 16 in
aprile e 12 nel successivo dicembre. (8)
Se si esaminano i numeri
totali di morti ai. vari mesi nella Tabella 6 si sarebbe tentati di concludere
che non esistono periodi dell'anno nei quali la frequenza delle morti è
particolarmente elevata: questo sarebbe tuttavia in contrasto con la presenza
già discussa di episodi accertati di mortalità elevata. E’ quindi probabile che la mortalità da
cause diverse e a diverse età si sovrapponga e che una analisi separata delle
morti per mese e classi di età possa aiutare a risolvere la presenza di
fenomeni compositi, mascherati dalla sovrapposizione delle età e soprattutto
dall'incidenza elevatissima delle morti infantili, che verranno discusse al
par. III. C. 3.
Alcune osservazioni al
riguardo sono riportate nella Tabella 7 che riassume
per varie classi di età (1‑9, 10‑19 anni, e così via) la frequenza
dei decessi ai vari mesi per un totale di 2143 persone identificate e quindi
di età alla morte prefettamente nota. Come si vede, i bambini tra 1 e 9 anni
hanno una frequenza di morte distintamente più elevata nei mesi estivi e poi
nei mesi invernali, con minimi in primavera ed autunno. E’ lecito pensare che
malattie infettive intestinali e polmonari siano, rispettivamente, la causa di
queste alte incidenze. Nelle altre classi di età gli andamenti sono meno ovvi.
Tuttavia, se si esclude la classe 1‑9 anni che è di gran lunga la più
numerosa e, come tale, tende a prevalere sulle altre, e si sommano le altri
classi per mese si nota una più elevata mortalità nei mesi di gennaio‑aprile,
con un massimo a marzo. Ciò è probabilmente da attribuirsi a infezioni
polmonari (in particolare la polmonite franca lobare detta anche in dialetto
`ponta') che fino alla prima metà del secolo XX (prima cioè dell'avvento dei
sulfamidici e poi degli antibiotici) erano à Lovere molto comuni, soprattutto
all'inizio della primavera.
3.
La mortalità infantile
In base alle definizioni
già ricordate (v. Appendice, punto C), la Tabella 8
riassume i dati principali sulla mortalità infantile. Essa raggruppa le
osservazioni tra i cinque anni alla fine del sec. XVII (per i quali non si
giustifica un'analisi per sesso) e le due metà del sec. XVIII.
La
conclusione generale che si può trarre dei dati è che esistono oscillazioni
della mortalità tra i vari periodi ma, prendendo tutte le osservazioni insieme,
circa un quarto delle persone che nascono muoiono entro il primo anno di vita.
Di quelli che muoiono in questo periodo, circa un quarto scompare entro il
primo giorno dalla nascita, un altro terzo entro il primo mese ed il restante
entro gli ultimi 11 mesi. Come si vede, la mortalità alla nascita è
particolarmente elevata, includendo non solo le cause di parto distocico, ma
anche l'immaturità del feto e la mortalità tardo‑fetale. D'altra parte,
non è possibile far distinzione nelle registrazioni originali tra nati morti e
morti subito dopo la nascita, per cui la mortalità infantile tende ad assumere
un valore superiore a quello che si otterrebbe escludendo i morti entro il
primo giorno. Così facendo, si può di fatto stimare che la mortalità infantile
si abbasserebbe di circa il 25 % .
Avendo così stabilito le
dimensioni del fenomeno nelle sue linee generali, è opportuno approfondire
l'analisi in funzione del tempo e del sesso.
In funzione del tempo,
anzitutto, si nota che il tasso generale di mortalità infantile decresce di
circa un 141/Mo (da 264 a 228) tra la fine del XVII e la fine del XVIII secolo.
L'andamento della diminuzione non è tuttavia regolare perché il calo più
consistente (circa il 13 %) si verifica tra la prima e la seconda metà del
settecento. Appare impossibile, sulla scorta di questi soli dati, dire se si
tratti o no di un fenomeno reale per le seguenti ragioni: primo, perché il
periodo 1695‑1699 è troppo breve rispetto al 1700‑1749, di cui si
può considerare una modesta estensione; secondo, perché la numerosità dei
campioni in questi due periodi è molto diversa e le osservazioni del secondo periodo
sono, da questo punto di vista, da ritenere più sicure; terzo, perché nella
prima metà del settecento vi è certamente stata una sottoregistrazione delle
nascite, per cui il tasso calcolato su questo periodo potrebbe di fatto essere
artificialmente elevato. Soltanto l'estensione delle indagini al secolo
successivo potrà dire se il calo riscontrato si inserisce o no in un andamento
regolare. Per quanto riguarda le oscillazioni relative dei tassi di mortalità
peri‑natale e neo‑natale ai vari periodi di tempo esaminati, pare
di notare, rispetto alla media generale, un eccesso di mortalità peri‑natale
nel 1695‑1699 ed un eccesso di mortalità neo‑natale nel 1700‑1749.
Tuttavia, sarebbe difficile giustificarne le ragioni se si trattasse di
fenomeni reali.
Il secondo aspetto di
dettaglio riguarda l'analisi in funzione del sesso, che appare complicata dal
numero elevato di `creature' di sesso incerto nella prima metà del settecento
e, in minor misura, anche nella seconda. Nella loro globalità ed escludendo i
bambini di sesso incerto, i dati indicano una mortalità infantile più elevata
nei maschi che nelle femmine. Quando i nati di sesso incerto sono equamente
distribuiti tra maschi e femmine e si ricalcolano i tassi (vedi i numeri tra
parentesi nella Tabella 8) questa conclusione risulta confermata. Considerando
poi insieme i maschi e le femmine nelle due metà del secolo e redistribuendo
in parti uguali i nati di sesso incerto, si conclude che la mortalità infantile
più elevata nei maschi è dovuta al fatto che consistentemente più maschi
muoiono durante i periodi peri‑ e neo‑natali, mentre la mortalità
tra un mese ed un anno è molto simile nei due sessi.
Vi è infine un ultimo punto
da considerare brevemente, ed è quello dell'incidenza della mortalità infantile
a seconda del periodo dell'anno. Se si omette la mortalità peri‑natale
(che ovviamente si verifica nei vari mesi nel medesimo modo in cui si
verificano le nascite) e si considera invece la distribuzione mensile dei
bambini morti tra 1 giorno ed 1 anno di età (957 casi identificati, in totale)
si può notare dalla Figura III che la
distribuzione è molto disomogenea. Vi è certamente una mortalità piuttosto alta
nei mesi invernali ed una elevazione, anche se non molto pronunciata, in
estate. Valori minimi si osservano invece in giugno, settembre ed ottobre. E’
probabile che infezioni polmonari ed intestinali siano, rispettivamente, le
cause dei due picchi di mortalità osservati.
Va notato che questo
andamento mensile è molto diverso da quello delle morti nei bambini tra 1 e 10
anni di vita, dato nella Tabella 7. Per quest'ultima classe di età la mortalità
di gran lunga più elevata (attribuibile probabilmente a malattie infettive
intestinali) si osserva a luglio ed agosto, con valori minimi in aprile e
novembre. L'alimentazione al seno dei bambini al di sotto di un anno,
prolungata sia per ragioni culturali che per allungare l'intervallo tra le
nascite, è verosimilmente da mettere in rapporto con il relativamente minor
tasso di mortalità estiva dei lattanti.
In conclusione, il tasso
medio di mortalità infantile sull'intero periodo considerato è del 245 per mille,
ma non è da escludere un calo dei valori tra la fine del XVII e quella del
XVIII secolo. La mortalità infantile risulta .più elevata nei maschi che nelle
femmine, soprattutto per un più elevato tasso di mortalità peri‑ e neo‑natale
nei maschi. La distribuzione delle morti nei vari .periodi dell'anno è
disomogenea e raggiunge un massimo assoluto nei mesi invernali ed un secondo
picco relativamente meno pronunciato in estate nei lattanti. Nei bambini tra 1
e 10 anni il picco delle morti è in agosto e vi è un secondo massimo meno
pronunciato in inverno.
4. Età alla morte
L'assenza di dati
relativi alla distribuzione degli abitanti per classi di età non consente di
ricostruire delle vere e proprie tavole di sopravvivenza o mortalità. È
tuttavia possibile analizzare la distribuzione delle morti alle diverse età
(nei vari periodi di tempo e in funzione del sesso), tenendo conto di alcune
qualificazioni che sono discusse in appresso.
Anzitutto, come si è già ripetutamente
riferito, i dati sulle nascite decorrono dal 1639 e quelli sulle morti dal
1695. Tra questa ultima data ed il 1699 muoiono 132 individui (maschi e
femmine) dei quali è possibile ricostruire l'età. Essi formano tuttavia un
campione non significativo per l'assenza di gruppi di età oltre i 60 anni, che
non possono per definizione essere identificati e compresi nel campione. Questo
esiguo numero di persone può essere allargato a comprendere altri 52 individui
non identificati, ma di cui è nota l'età approssimativa attraverso una
annotazione nell'atto di morte. Ciononostante, l'intero gruppo (184 persone) è
troppo esiguo per permettere analisi separate per sesso e soprattutto troppo
disomogeneo per giustificare trattamenti statistici più raffinati.
La composizione dei
campioni disponibili per lo studio delle età alla morte nei periodi 1700‑1749
e 1750‑1799 è data nella Tabella 9. I dati
sono divisi in base al sesso ed al fatto che l'età delle persone sia nota in maniera
precisa (identificate) o approssimativa (non identificate). I dati sui morti
di sesso incerto (trattasi soprattutto di bambini che muoiono entro un anno di
età, già analizzati nell'ambito della mortalità infantile) non meritano
considerazione separata. Da questi campioni si possono generare distribuzioni
di frequenza separatamente per il periodo in esame, il sesso e l'età (precisa,
approssimativa, totale). Non pare tuttavia il caso di appesantire il rapporto
con un'analisi separata di ogni distribuzione. Basterà riferire le conclusioni
generali e i dati essenziali (vedi Figura IV)
come segue.
I campioni formati soltanto
da individui ad età precisamente nota contengono un relativamente maggior
numero di persone giovani, la cui identificazione è nel complesso più facile.
Essi tendono quindi a dare un peso sproporzionatamente alto alla mortalità
infantile. I campioni contenenti individui la cui età è nota sia precisamente
che approssimativamente sono quindi più rappresentativi della distribuzione
reale delle età alla morte.
La Figura IV mostra l'andamento delle distribuzioni cumulativa per età di tutti i motti (identificati e mon), separatamente per sesso e per periodo di tempo. Come si vede, le distribuzioni sono generalmente caratterizzate da una mortalità molto frequente fino a 10 anni, ma particolarmente entro il primo anno di vita, come ci si potrebbe attendere dai dati sulla mortalità infantile già discussi. Segue un gruppo di età fino a circa 40 anni nel quale la mortalità è relativamente molto meno frequente. Successivamente la frequenza di morte tende gradualmente ad aumentare fino ai 70 anni circa. Per le classi di età ancora superiori (che sono comunque molto esigue) vi è infine una lunga coda di basse frequenze.
Dal complesso dei dati si
può concludere che la mortalità infantile è quella che più influisce
sull'andamento della distribuzioni. In ambedue i sessi la mortalità infantile
di questo campione appare più elevata nella seconda che nella prima metà del
secolo XVIII. Lungo tutto il secolo la mortalità infantile dei maschi appare in
questo campione meno elevata di quella delle femmine, ma le differenze sono
comprese entro circa il 10 % di mortalità cumulativa ed appaiono quindi scarsamente
significative.
5.
Tasso di mortalità
Restano da ultimo alcune
considerazioni da esporre circa il tasso di mortalità. I dati utili al riguardo
sono riassunti nella Tabella 1 e mostrati graficamente nella Figura II per
medie mobili novennali, secondo i criteri illustrati al par. III. B a
proposito del tasso di natalità.
Come si vede, la deviazione
standard dei tassi di mortalità è costantemente più elevata di quella dei
corrispondenti tassi di natalità, in accordo con il fatto che il numero annuale
dei morti è molto più variabile di quello dei nati. Nel periodo 1700‑1720
il tasso di mortalità segue da vicino l'andamento di quello di natalità, ma
successivamente se ne stacca con due significative oscillazioni: la prima (1720‑1735)
in cui il tasso cala, la seconda e più lunga (1735‑1775) in cui il tasso.
di mortalità cresce rispetto a quello corrispondente di natalità,
Commentare
sul gioco relativo di questi fattori, così come esso si riflette sulla
popolazione totale non è facile, poiché non si dispone di alcuna informazione
quantitativa circa i fenomeni migratori. Si può tuttavia pensare che il
relativo aumento della mortalità a partire ‑dal 1735 abbia contribuito
(ma in quale misura?) al continuo calo della popolazione in quegli anni. A
partire dal 1780 e fino alla fine del secolo vi è poi una ripresa della
natalità. Analogamente, è lecito pensare che questo fattore abbia condizionato
dapprima il livellamento e poi la graduale ripresa del numero totale , di
abitanti che si manifesta da questo momento e proseguirà poi fino ai giorni
nostri. Un'analisi del gioco delle componenti demografiche principali ,è data
al par. IV. B.
D.
Fenomeni in rapporto con la nuzialità e la fertilità
1.
Età dei coniugi
La mancanza di atti di matrimonio
non consente una precisa analisi di questo tipo di dati. È tuttavia possibile
risalire a stime abbastanza precise della distribuzione relativa delle età al
matrimonio attraverso lo studio delle età dei coniugi alla nascita del
primogenito, in matrimoni che si ritengono singoli ed escludendo quindi i casi
noti di matrimoni successivi al primo. L'assunzione sottintesa è che
l'intervallo tra il matrimonio e la nascita del primo figlio sia
approssimativamente costante, una assunzione che appare molto plausibile.
Vi sono due modi per
analizzare questi dati: il primo è quello di considerare tutti i maschi e le
femmine di cui si conosca con esattezza la data di nascita perché si tratta di
individui identificai e di calcolare a quale età essi abbiano avuto il primo
figlio. Un tale procedimento prescinde dal fatto che il coniuge di queste
persone sia o no stato identificato, cioè non approfondisce l'analisi sulla
reale composizione delle coppie. Il secondo modo è quello di procedere appunto
per coppie, cioè di considerare soltanto quei casi in cui per ambedue i
coniugi di un certo stipite sia nota l'età, in modo esatto oppure in modo
approssimativo sulla base dell'età alla morte.
La Tabella
10 mostra per 750 individui di sesso maschile e 170 di sesso femminile,
tutti identificati, l'età alla nascita del loro figlio primogenito. I dati
sono suddivisi per classi di età e per tre diversi periodi alla nascita del
primogenito, cioè prima del 1700, tra il 1700 ed il 1749 e tra il 1750 ed il
1799. Come si può notare, vi é una larga prevalenza di maschi, dovuta alle
difficoltà di identificazione delle femmine. Non esistono variazioni
significative della età media tra i vari periodi considerati, per cui è lecito
raggruppare tutte le osservazioni in una sola distribuzione, come nella Figura V. Così facendo, la media generale delle età
risulta di 29,5 ‑L‑ 6,8 anni nei maschi e di 23,9 ‑!‑
4,5 anni nelle femmine, con uno scarto medio di circa 5 anni e mezzo tra i due
sessi. Sembra probabile che l'età al matrimonio possa essere stata inferiore
di circa un anno in ambedue i sessi, mantenendosi uguale lo scarto di età.
Questa
analisi si limita a descrivere un dato medio ma nulla dice tuttavia riguardo
all'età relativa dei coniugi che contraggono matrimonio. Per ottenere questo
tipo di informazione è necessario disporre delle età di ambedue i coniugi in un
medesimo matrimonio. È stato possibile risalire a questi dati in 116 coppie,
che sono state suddivise in base all'età alla nascita del loro primogenito come
nella Tabella 11.L'età media del marito in
questo campione è di 30,8 ‑!‑ 5,5 anni e quella della moglie 23,6 ±
3,7 anni; che sono cifre in buon accordo e comunque non significativamente
diverse da quelle ottenute sul campione precedente.
Allorquando si afferma
sulla base di questi dati che le classi di coniugi più numerose sono quelle in
cui il marito è tra 20 e 29 anni e la moglie tra 20 e 24 anni, non si descrive
che un dato medio. Quando si analizzano invece gli scarti di età tra moglie e
marito in queste 116 coppie si ricava che in 35 casi la moglie è più anziana
del marito, in 81 il marito più anziano della moglie; che gli scarti in positivo
rispetto a quelli in negativo si estendono su tutto il periodo di tempo
considerato; che in media lo scarto di età è maggiore quando il marito sposa
una donna più giovane (7,2 ± 2,7 anni) che quando la donna sposa un marito più
giovane (2,5 ± 2,1 anni).
Per quanto precisa, la
precedente analisi non pub rispecchiare per intero la variabilità che
sicuramente doveva riscontrarsi nel fenomeno descritto. Se lo studio delle
coppie viene esteso a comprendere anche quei coniugi dei quali non si conosce
l'età alla nascita del primogenito se non indirettamente attraverso l'età
stimata alla morte, è possibile allargare il campione fino a comprendere 483
coppie in totale. Analizzandole in base all'età dei coniugi, si genera la Tabella 12. . Da essa si ricava che le classi di
età sono considerevolmente più appiattite rispetto al campione precedente,
come ci si potrebbe attendere se il calcolo indiretto delle età introducesse
una maggior variabilità nelle stime. Tuttavia le classi più numerose di coniugi
rimangono quelle in cui il marito ha tra 20 e 29 anni e la moglie tra 20 e 24
anni alla nascita del primogenito. L'accordo tra le diverse serie è pertanto
molto buono.
In base all'analisi dei
dati individuali si può quindi concludere che l'età media alla nascita del
primo figlio ‑ che è verosimilmente ritardata di circa un anno rispetto
a quella del matrimonio ‑ è intorno ai 30 anni nei maschi e intorno ai 24
per le femmine, senza particolari andamenti tra il 1639 ed il 1799. L'analisi
delle coppie conferma questo dato ma mostra anche che in circa un terzo dei
matrimoni la moglie è più anziana del marito. Lo scarto medio di età in questi
casi non ècosì elevato di quando la moglie è più giovane del marito.
2.
Fertilità
A causa dell'omissione del cognome
della moglie negli atti di registrazione, non esiste la possibilità di
identificare (se non nella esigua minoranza dei casi) le persone di sesso
femminile e di risalire quindi alla loro età. Questo rende problematico
calcolare precisi indici di fertilità in funzione dell'età per le femmine.
L'operazione è relativamente più agevole nei maschi, dei quali è invece sempre
dato il cognome.
È possibile però aumentare
il numero delle persone in statistica (a prezzo di un certo aumento della
variabilità) utilizzando le età approssimative date negli atti di morte e
risalendo quindi, a partire da questa data, all'età che la persona aveva alla
nascita dei figli. Questo è naturalmente un modo indiretto ed impreciso di
calcolare le età, ma non vi sono ragioni per sospettare che gli errori inerenti
siano di carattere sistematico. Le analisi che seguono sono state quindi
compiute utilizzando indifferentemente sia le età note con precisione in
persone identificate, sia quelle indirettamente stimate sulla base delle età
dichiarate alla morte.
I calcoli di fertilità sono
anche affetti da un secondo ordine di problemi: quello legato alla mancanza
degli atti di matrimonio, il che non rende possibile fare riferimento alla data
dello stesso. La difficoltà può essere tuttavia superata prendendo come punto
di partenza la nascita del primo figlio. Ciò presuppone che l'intervallo medio
tra la data delle nozze e quella del primo parto (in assenza di rapporti
prematrimoniali) sia relativamente costante, che è una supposizione
ragionevole, come risulterà dalle analisi della successione delle nascite.
I fenomeni legati alla
fertilità sono stati analizzati sulla base di due principali parametri. In
primo luogo, il numero di figli che una certa persona ha avuto (in funzione della
sua età) in presenza di un coniuge fertile. Questo significa che si è calcolato
il numero di figli di fatto registrati fino alla morte del coniuge o fino al
naturale esaurimento delle capacità di generare della coppia. Sono stati quindi
esclusi dal computo i figli concepiti da una certa persona in matrimoni
successivi al primo, per la mancanza di dati precisi riguardo ai matrimoni
plurimi. I dati comprendono sia i parti singoli che gemellari ma, data la
rarità di questi ultimi, l'andamento generale dei fenomeni non cambierebbe se
la fertilità venisse espressa come numero medio di parti invece che come numero
medio di figli.
Il secondo parametro
analizzato è la frequenza con la quale si succedono le nascite dei figli di una
determinata persona, in funzione della sua età alla nascita del primo figlio.
Questo parametro può essere espresso sia come intervallo medio (in anni e
decimi di anno) tra figli successivi, sia come numero medio di figli per anno,
che è in reciproco del precedente valore. Trattandosi di un dato di frequenza e
non di un numero assoluto, si sono utilizzati per questi calcoli anche i dati
riferentisi a matrimoni plurimi.
E’ naturalmente appena il
caso di ricordare che i dati riportati escludono le coppie sterili, che non si
possono identificare in base agli atti di nascita. Va anche da sè che i dati
rispecchiano (entro i limiti già discussi) l'andamento dei fenomeni così come
essi si sono di fatto svolti e sono quindi l'espressione di tutti í fattori che
giocano nella fecondità della popolazione, ivi ,inclusa la durata della vita di
una certa persona, che è il fattore più importante nel caso in cui essa muoia
quando è ancora in età feconda.' A livello di coppia, questo fattore risulta
anche molto importante nel caso in cui il coniuge rimasto vedovo in età feconda
non si risposi.
Tutto ciò premesso, la Tabella 13 riporta, per ambedue i sessi e per
diverse classi di età alla nascita del primo figlio, il numero medio di figli
per persona. Vi è, come ci si potrebbe ragionevolmente attendere, un calo
costante del numero medio di figli in funzione dell'età, a partire da circa 7
figli per persona in individui di meno di 20 anni. Nelle femmine questo valore
scende monotonicamente fino a poco più di 1 figlio per persona tra 40 e 44
anni; nei maschi il calo è più graduale e ancora nella classe 55‑59 il
valore è intorno ad 1. Nel complesso, la deviazione standard delle osservazioni
è dell'ordine della metà del valor medio, che è un indice di variabilità
accettabile. Non pare che esistano variazioni sistematiche tra diversi periodi
di osservazione, cioè fino al 1699 e nei due cinquantenni del 1700: le
differenze dei valori medi sembrano imputabili :più alla scarsa numerosità dei
campioni che all'esistenza di fattori specifici. Infatti i fenomeni assumono un
andamento più regolare quando le osservazioni vengono combinate in una serie
unica comprendente 761 maschi e 515 femmine nelle diverse classi di età.
I dati globali sono
rappresentati nella Figura VI e le regressioni
lineari interpolate alle osservazioni sono le seguenti:
Maschi: Y = 8,96 ‑ 0,12 X
Femmine: Y1 = 11,94 ‑‑ 0,24 X
dove Y e Y, rappresentano, rispettivamente, il numero medio
di figli alle varie età X in maschi e femmine.
In linea di principio, una
diminuzione dei figli con l'età potrebbe imputarsi o al fatto che, aumentando
l'età, la frequenza con la quale l'individuo produce figli tende a decrescere;
oppure al fatto che, rimanendo immutata la frequenza, diminuisce l'età utile
per generare figli; oppure ad una combinazione di questi due fattori. È
importante quindi analizzare la frequenza con la quale si succedono le nascite,
come nella Tabella 14. Essa rappresenta per
maschi e femmine in varie classi di età a partire dalla nascita del primo
figlio l'intervallo medio tra i figli successivi. Si dimostra chiaramente che
questo intervallo non aumenta ma tende, se mai, a diminuire con l'aumentare
dell'età, da valori dell'ordine di 1,8 anni in individui di meno di 20 anni a
valori intorno a 1,3 anni in individui verso la fine della loro età
riproduttiva. Ciò si verifica sia per i maschi che per le femmine. Sembra di
notare tra il secolo XVII e il XVIII una tendenza alla diminuzione
dell'intervallo medio a parità di età in ambedue i sessi, ma questa tendenza
non è regolare, come ci si potrebbe attendere dalla massa delle osservazioni, e
potrebbe forse attribuirsi ad un difetto di registrazione delle nascite nel
periodo più antico.
Dal complesso delle analisi
si deve concludere in maniera inequivocabile che la diminuzione del numero
medio di figli in funzione dell'età è dovuta, sia nei maschi che nelle
femmine, al progressivo accorciamento dell'età fertile e non già alla
diminuita frequenza delle nascite. I dati mostrano, se mai, una tendenza a
parti più frequenti con l'avanzare dell'età fino al completo esaurimento della
fertilità. Pertanto, in assenza di morti o malattie incapacitanti, la coppia‑tipo
produce un figlio ogni due anni o meno, dal matrimonio fino alla completa
estinzione della capacità riproduttiva. Che è di fatto quanto spesso si osserva
nelle genealogie dei matrimoni di più lunga durata.
IV.
DISCUSSIONE
A.
Considerazioni generali
Ogni analisi demografica
trova il suo limite nella qualità e precisione dei relativi dati di origine.
Da questo punto di vista, le registrazioni su cui si fonda l'analisi presente
hanno caratteristiche che richiedono un qualche approfondimento.
Esse sono anzitutto
registrazioni in occasione di battesimi o funerali, che vengono qui utilizzate
come atti di nascita e di morte. È bene ricordare che i termini non sono
affatto sinonimi ed equivalenti. Infatti, non sempre gli atti di battesimo
registravano la data precisa del parto, ma è noto che il battesimo veniva
amministrato entro brevissimo tempo dalla nascita, di solito uno o due giorni,
quando non il giorno medesimo del parto. I casi in cui la cerimonia era
differita erano abbastanza rari e di essi è comunque quasi sempre nota la data
di nascita. Si deve quindi concludere che l'equiparare la data di nascita a
quella di battesimo non può avere introdotto grossi errori nel calcolo delle
età.
Quanto alla data di morte,
date le condizioni igieniche prevalenti all'epoca, l'intervallo tra la morte e
la sepoltura era brevissimo, probabilmente di una sola giornata. Solo in casi
eccezionali si ha notizia di cadaveri trasportati per il seppellimento a Lovere
su brevi tragitti per via di terra o d'acqua, che non potrebbero aver richiesto
più di poche ore. Il metodo seguito per il calcolo delle età è stato
approssimato ad un giorno, essendo gli anni bisestili calcolati come media. Si
ha quindi ragione di ritenere che il calcolo delle brevi età sia sufficientemente
preciso da poter distinguere tra 1 giorno, 1 mese ed 1 anno. Per le età più
lunghe, le cause di errore citate non possono aver avuto effetti significativi
a fini statistici.
Non va mai dimenticato che le
registrazioni originali avevano fini essenzialmente religiosi, cioè riportavano
quelle informazioni che avevano particolare interesse per la vita spirituale
del singolo e della comunità. Soltanto a posteriori si può da esse derivare
materiale a fini statistici, demografici o genealogici.
Così, per un parroco, era
più importante registrare se un nuovo nato avesse ricevuto l'acqua da parte
dell'ostetrica o un battesimo cerimoniale al fonte, piuttosto che il nome
della madre del battezzato. Era anche più importante trascrivere il nome del
padrino o della madrina che potessero vicariare i genitori defunti
nell'educazione spirituale, piuttosto che non quello della madre che, finché
in vita, avrebbe comunque preso cura del figlio. Per ragioni analoghe, aveva
più interesse a fini religiosi registrare se o no un defunto avesse ricevuto
gli estremi conforti dell'anima, che dovevano garantire la sua vita eterna,
piuttosto che la sua età o la sua precisa genealogia. Oppure, descrivendo gli
eventi terminali, era più appropriato attirare l'attenzione sullo stato di
lucidità o di obnubilamento della coscienza (tale da permettere o no di
pronunciare la confessione), piuttosto che le cause della morte.
Un limite notevole nelle
registrazioni originali sta nella loro incompletezza, dovuta soprattutto alla
quasi totale mancanza dei registri di matrimonio atti ad una precisa
ricostruzione delle famiglie. Tale ricostruzione è possibile solo per via
indiretta, in base alla paziente utilizzazione di informazioni sporadiche.
Soltanto nella seconda metà del secolo XVIII e sempre più frequentemente con ‑il
passare degli anni fino a diventare quasi una pratica sistematica intorno al
1790, le registrazioni menzionano il cognome delle donne negli atti di nascita
e di morte, il che facilita grandemente la compilazione delle genealogie.
Un limite ulteriore sta
nella non correttezza di talune registrazioni. Appare ovvio dai registri che i
loro compilatori vi si applicavano con gradi diversi di attenzione. Talvolta un
parroco solitamente molto preciso, diventava impreciso nella sua tarda età.
Spesso i parroci delegavano ai curati la stesura degli atti nei registri;
,spesso si notano omissioni o correzioni, che fanno sospettare la scarsa
esattezza dei compilatori; in certi periodi le registrazioni appaiono
trascritte in buona.grafia da brogliacci, una pratica che non poteva però non
introdurre errori; spesso i nati morti o i bambini defunti in periodo peri‑natale
si trovano registrati soltanto nel libro dei morti; in diverse occasioni,
allorché si procede alla numerazione degli atti in un certo anno, risultano evidenti
errori ed omissioni; quasi regolarmente, quando è disponibile la statistica del
parroco per un certo anno ecclesiastico, si notano scostamenti rispetto al
numero reale dei nati o dei morti di cui si ha notizia. Tutto ciò induce a
credere che vi siano numerosi errori nelle informazioni originali, che spesso
non sono rimediabili.
Converrà infine aggiungere
che per quanto l'autore di questa nota abbia cercato la precisione, sarebbe
difficile provare la di lui infallibilità.
Le componenti demografiche principali
I dati sulla natalità e
mortalità non richiedono una discussione dettagliata, ma commenti molto
generali, e ciò per due ragioni: anzitutto perché la considerazione di valori
singoli è come tale di scarso interesse quando non sia accompagnata dallo
studio di andamenti globali e da analisi comparative dei vari indici
demografici; e poi perché i dati già pubblicati da altri, per quanto
disomogenei e frazionati, sono ormai troppi per una discussione puntuale
(anche se insufficienti per analisi di lungo respiro).
Limitando quindi la
discussione alla sola Italia settentrionale (Piemonte, Lombardia, Veneto) dove
si può ritenere che le condizioni prevalenti non fossero troppo dissimili da
quelle operanti a Lovere; e considerando soltanto valori medi degli indici
demografici su regioni o periodi sufficientemente lunghi, i quozienti di
natalità e mortalità che si possono derivare dalla trattazione di Del Panta e
Livi Bacci (10) sono i seguenti.
In alcune zone dello Stato
Piemontese (città e campagna), 1770‑1779, natalità 39,7 per mille,
mortalità 34,2 per mille; su tre comuni piemontesi, 1698‑1776, natalità
36,7‑51,1, mortalità 32,1‑38,1; nello Stato di Milano, 1773‑1781,
natalità 38,3, mortalità 35,5; nello Stato Veneto di Terraferma, 1766‑1790,
natalità 35,6, mortalità 33,2; in alcune parrocchie della Terraferma Veneta,
1671‑1790, natalità 35,141,9, mortalità 25,2‑38,2; Torino,
natalità 1761‑1800, 37,7‑41,1, mortalità 1711‑1800, 31,6‑40,6;
Venezia, 1701‑1790, natalità 30,5‑34,4, mortalità 29,0‑38,3;
Verona, natalità 1741‑1800, 32,5‑39,3, mortalità 1701‑1790,
33,4‑59,7.
Nelle sue linee generali,
il quoziente di natalità per la serie qui descritta ha oscillato tra il 1660
ed il 1795 (medie mobili novennali) tra un minimo di 18,7 ed un massimo di
40,3. Tra la fine del XVII e la fine del XVIII secolo il tasso si è in media
raddoppiato, con alcune oscillazioni sovrapposte di minore ampiezza. Il tasso
di mortalità ha oscillato invece tra un minimo di 24,6 ed un massimo di 40,7
tra il 1700 ed il 1795, con un'ampia escursione in aumento negli anni 17251740
e successive oscillazioni di più scarsa portata su una fondamentale tendenza
decrescente tra quest'ultima data e la fine del secolo (cfr. Tabella 1 e Figura
II).
Questi dati sono
sufficienti a concludere che la serie qui descritta èin generale entro i limiti
delle oscillazioni riportate; che la variabilità da luogo a luogo ed in
funzione del tempo è elevatissima; e che il gioco reciproco delle due variabili
configura l'andamento generale della demografia di ogni singolo luogo come un
andamento unico ed irripetibile, conferendole così un carattere di spiccata
individualità. Da questo punto di vista è naturalmente più interessante
considerare le variazioni relative dei due tassi, che algebricamente si sommano
nel tasso di incremento naturale della popolazione in parola (cfr. Tabella 1 e
Figura II).
Tra il 1700 ed il 1735 i
tassi di mortalità e di natalità hanno oscillato parallelamente tra il 25 ed il
30 per mille circa. Tra il 1735 ed il 1775 la mortalità ha invece
consistentemente superato la natalità con un conseguente saldo negativo
dell'incremento naturale. Dal 1780 in poi vi è stata infine una lenta caduta della mortalità
ed un incremento continuo della natalità, fino a che i due tassì relativi si
sono incrociati determinando un saldo positivo dell'incremento naturale che
pare essere il primo segno della esplosione demografica del secolo successivo
(Figura I ).
Si
sarebbe a questo punto tentati di applicare i tassi di natalità e mortalità
descritti al fine di calcolare l'andamento della popolazione totale. Ciò non
sarebbe tuttavia lecito per diversi motivi. Anzitutto perch4il calcolo dei
tassi è fondato su valori interpolati da rilevamenti reali il che, come si è
già chiarito, tende a smussare la variabilità annuale. In secondo luogo, perché
i tassi sono mediati su gruppi di nove anni, il che rappresenta un altro
fattore che attutisce le oscillazioni. Infine, perché non è possibile valutare
quantitativamente i fenomeni migratori.
Si
può invece, a partire da un certo anno in cui si dispone di un valore reale
sufficientemente sicuro, verificare quale sarebbe stato l'andamento della
popolazione in base ai nati ed ai morti registrati, e paragonare questo
andamento con i valori noti di popolazione totale. Oltre a rappresentare una
verifica indipendente della consistenza dei dati, questo esercizio ‑potrebbe
fornire indicazioni sulla consistenza dei fenomeni migratori.
Si
consideri a questo proposito la Figura VII. In
essa la linea continua che congiunge i simboli pieni rappresenta l'andamento
dei valori reali della popolazione censita alle varie date, come nell'inserto
della Figura I. La linea continua che congiunge invece i simboli vuoti rappresenta
la popolazione totale che si ottiene se si aggiungono i nati e sf detraggono i
morti, a partire dal 1702, nell'assunzione che questo valore di partenza sia
preciso e che gli unici fattori che determinano l'andamento della popolazione
totale siano le nascite e le morti di fatto registrate. Come si vede, il numero
degli abitanti calcolati eccede il numero di quelli censiti, il che sta a
significare che nel complesso durante il secolo XVIII l'emigrazione ha
superato l'immigrazione.
Si può anche, a partire da ogni valore censito di
popolazione, aggiungere i nati e sottrarre i morti per il periodo che
intercorre tra quel valore censito e quello immediatamente successivo. Se il
valore finale calcolato sarà maggiore del valore reale, ciò indicherà un
eccesso di emigrazione, se il valore sarà inferiore, indicherà un eccesso di
immigrazione. I segmenti tratteggiati nella Figura VII indicano appunto un saldo
negativo tra due tempi successivi se sono rivolti verso l'alto ed uno positivo
se sono rivolti in basso. Si deve concludere che lo scarto tra numero di abitanti rilevato e calcolato è molto
esiguo, dell'ordine di poche diecine di persone tra il 1702 ed il 1727. Tra
questa data ed il 1740 circa i valori calcolati sono in eccesso su quelli reali
di circa 300 unità, segno presumibile di una corrispondente emigrazione. Questa
differenza si va un poco riducendo fino a circa l'anno 1780, indicando un'onda
di immigrazione di circa un centinaio di persone. Infine, tra il 1780 e la fine
del secolo vi è apparentemente un altro saldo negativo (emigrazione) che
ammonterebbe a circa 200 unità al 1799.
Ci si può naturalmente
interrogare sulla credibilità e la significatività di queste deduzioni. Circa
la credibilità, se si ritiene che i dati sul numero totale degli abitanti e le
registrazioni di nascita e di morte sono di fatto ragionevolmente precise, non
si vede come le deviazioni descritte possano altrimenti essere interpretate,
dal momento che la popolazione non è determinata da variabili diverse dalle nascite,
morti e movimenti migratori. E’ anche importante ricordare che le deduzioni
illustrate non sono fondate su nessun'altra assunzione, al di là dei semplici
dati numerici disponibili. Circa la significatività, si deve sottolineare che
non si tratta di alcune unità, ma di alcune centinaia di unità di persone e che
questi numeri sono certamente al di sopra dei limiti di di sensibilità delle
metodiche di analisi impiegate.
C.
La mortalità infantile
Le cause di mortalità
infantile sono spesso separate in due gruppi. Le cause endogene dovute
all'esistenza di malformazioni o prematurità o alle circostanze che
accompagnano il parto: queste si manifestano entro un mese dalla nascita. Le
cause esogene, rappresentate in genere da malattie infettive o legate a
circostanze accidentali, sono quelle che agiscono entro il restante primo anno
di vita. Vi è da sottolineare che nella presente analisi il termine peri‑natale
viene impropriamente usato solo per designare le morti che avvengono entro il
primo giorno di vita, laddove si tratta di solito della prima settimana.
La mortalità ad un anno nel
campione descritto oscilla, sui due sessi e nei vari periodi, tra 192 e 264
per mille, con una media generale del 245 per mille. La mortalità a 10 anni
varia tra il 450 ed 600 per mille, circa, con valori più probabili intorno a
500.
Due fattori possono aver contribuito (particolarmente nella prima metà del secolo XVIII) a determinare scostamenti dei valori di mortalità infantile rispetto al valore reale, forse nel senso di un aumento. Da una parte, la mancata distinzione tra nati vivi e nati morti, che tende a far crescere il tasso della mortalità infantile; dall'altra parte, la mancata registrazione dei bambini morti in occasione del parto, che tenderebbe invece ad abbassare il valore. Anche se questi due fattori tendono ad elidersi a vicenda, l'impressione generale è che il primo abbia pesato molto più del secondo: infatti, integrando le registrazioni dei battesimi con quelle delle morti, lo scostamento dai valori reali diventa minimo, di qualche diecina di unità, il che può al massimo determinare variazioni nella seconda cifra decimale dei dati riportati. A1 contrario, le morti entro il primo giorno sono dell'ordine del 5 % dei nati, il che rappresenta un valore ben più consistente di sovrastima sistematica dei tassi.
Houdaille (11) ha
pubblicato di recente un'analisi critica d'insieme della mortalità infantile
in Europa, con particolare riguardo alla Francia, in periodi anteriori al secolo
XIX. Anche se la qualità delle registrazioni (e quindi l'attendibilità delle
conclusioni) soprattutto in rapporto al fenomeno della sotto‑registrazione
delle nascite formano l'oggetto della discussione, i dati quantitativi
riportati (vedi il lavoro citato per le fonti originali) parlano di una
mortalità molto elevata. Tenendo conto della mortalità ad un anno sui due
sessi, si citano i seguenti valori: Svezia 1751‑1800, tra 196 e 216 per
mille nati vivi; Francia, 1740‑1799, tra 254 e 296; Inghilterra, 1550‑1749,
tra 125 e 161, ma con sospetto di forte sotto‑registrazione; Belgio, 1650‑1779,
tra 173 e 182; Olanda, seconda metà del secolo XVIII, 266 o 306, a seconda che
si includano o no i nati morti; Germania, prima del 1750, 93‑231, a
seconda della località, includendo i nati morti, oppure 90‑219,
escludendo i nati morti; Spagna, circa 1701, 228‑251, a seconda della
località. Considerando la mortalità a 10 anni sui due sessi, si hanno i
seguenti valori: Svezia, 1758‑1763, tra 337 e 380 per mille nati;
Francia, 1740‑1799, tra 477 e 563; Inghilterra, 1550‑1749, tra 210
e 274, ma con fondato sospetto di sotto‑registrazione; Belgio, 1650‑1779,
tra 332 e 367. Come si vede, vi è una spiccata variabilità dei valori
riportati. Risulta molto difficile paragonare le diverse stime, anche entro il
medesimo paese, località, classe sociale e periodo storico. Ciò si deve
essenzialmente alle condizioni in cui avvenivano le registrazioni ed alla
qualità delle stesse, che appare in molti casi piuttosto insicura.
Per l'Italia, Del Panta e
Livi Bacci hanno tabulato i quozienti di mortalità infantile negli anni 1691‑1824
in 11 diverse serie di dati, che si riferiscono ad altrettante località,
soprattutto del nord della penisola e della Toscana; grossi e piccoli centri
urbani ed aree rurali vi sono rappresentati, ma il complesso delle serie non
può certo fornire un quadro rappresentativo su scala globale. I valori tabulati
oscillano tra un minimo di circa 150 ed un massimo di oltre 400 per mille. La
loro variabilità da una all'altra località e, entro le diverse serie, da
un'epoca all'altra sembra costituire la caratteristica saliente. È logico
pensare che tale variabilità sia in rapporto con le condizioni igienico‑sanitarie
e socioeconomiche prevalenti in ogni zona ad ogni periodo, ma si è ben lontani
da poter tentare correlazioni tra queste condizioni ed i loro effetti sul piano
demografico. È anche chiaro che identificare andamenti precisi in funzione del
tempo all'interno di oscillazioni così ampie è impresa molto problematica.
Utilizzando i valori di
mortalità infantile tabulati da Coale e Demeny (12) per diversi livelli di
attesa di vita, la mortalità infantile qui riscontrata (245 per mille)
corrisponderebbe ad una speranza di vita alla nascita di circa 27,5 anni
nelle femmine e circa 30 anni nei maschi.
I valori di sopravvivenza
al decimo anno di vita riportati oscillano negli anni 1681‑1800 in tre
diverse località del Piemonte e della Toscana tra circa 470 e circa 780 per
mille nati: i valori di mortalità al medesimo periodo riportati nella presente
serie sono compatibili con l'ampio intervallo descritto.
In generale, si .può
concludere che i livelli di mortalità infantile qui descritti sono in buon
accordo con la più ampia generalizzazione che nelle popolazioni del secolo
XVIII i morti entro un anno siano tra un quarto ed un terzo dei nati e quelli
entro dieci anni tra un terzo e la metà circa dei nati. Non si è tuttavia in
grado di approfondire l'analisi al di là di questo semplice livello descrittivo
verso indagini di tipo causale. (13)
Per quanto si riferisce
alle morti in relazione al parto, 40 casi su un totale di 5564 parti dal 1695
(anno in cui si incominciano a registrare le morti) al 1799 corrispondono ad
un'incidenza di circa 7,2 morti per ogni 1000 parti. A titolo comparativo, nel
triennio 1967‑1969 il tasso di mortalità materna è stato in Italia dello
0,64 per mille e nel triennio 1979‑1981 dello 0,15 per mille. Sull'intero
periodo 1967‑1981 il tasso medio è risultato del 0,39 per mille, con una
forte tendenza ad un calo regolare. (14) Nel secolo XVIII la mortalità materna
era quindi tra 10 e 40 volte (in media circa 20 volte) più elevata di quella
attualmente riscontrabile in anni di maggiore sviluppo economico e sociale.
D.
L'età al matrimonio
I dati sull'età media dei coniugi sono di
un certo interesse e meritano alcuni commenti separati, tenuto conto della
relativa scarsità di informazioni a riguardo di questo fattore demografico nel
Settecento, scarsità illustrata e commentata nella trattazione di Del Panta e
Livi Bacci.
Varrà anzitutto ricordare
che la presente analisi è scarsamente convenzionale, nel senso che si basa
sull'età dei coniugi alla nascita del primo figlio, invece che sull'età alla
data delle nozze. Ciò limita ovviamente la considerazione alle sole coppie
feconde, anche se non vi è ragione per ritenere che i coniugi delle coppie
successivamente risultate sterili possano aver avuto una distribuzione di età
statisticamente diversa (i matrimoni tra persone in età tardiva e non feconda
fanno naturalmente eccezione, ma essi sono di nessuna conseguenza sul piano
demografico). In vista della grande regolarità nel ritmo delle nascite
illustrata al par. III. D. 2. e successivamente commentata al par. IV. E., non
pare di scorgere obiezioni consistenti all'assunzione di fondo delle analisi
qui riportate, cioè che la data al matrimonio possa precedere di circa un anno
la nascita del primogenito.
Nel complesso, vi è un buon
accordo tra i vari campioni considerati (analisi individuale, analisi per coppie
ad età nota, analisi per coppie ad età stimata) nell'indicazione conclusiva che
l'età media al matrimonio sia stata intorno ai 30 anni per il marito ed intorno
ai 24 per la sposa, senza andamenti significativi in funzione del tempo tra il
1639 ed il 1799. Questi valori si situano in posizione intermedia tra due
modelli estremi che la trattazione precedentemente citata ha creduto di poter
identificare. Essi sono: da una parte la città di Venezia (marito 30‑32
anni, moglie 28‑30 anni) nella quale si attua preferenzialmente un matrimonio
tardivo, moderatore delle dimensioni delle famiglie e dell'accrescimento
naturale; dall'altra il paese di Casalvecchio nelle Puglie (marito 23‑24
anni, moglie 20 anni), che offre invece l'esempio di matrimoni precoci, atti a
favorire la natalità e l'espansione numerica della popolazione.
I risultati della presente
serie sono intermedi (ma soltanto apparentemente) nel senso che l'età dello
sposo tende ad avvicinarsi al modello di matrimonio cittadino e quella della
sposa tende, al contrario, verso il modello rurale, con un conseguente maggior
divario (circa 7 anni) nell'età dei coniugi. Va da sè, tuttavia, che da un
punto di vista demografico il risultato netto della situazione descritta va
comunque nel senso di un tentativo di accrescimento demografico spinto, perché
utilizza un più lungo periodo di vita feconda della donna, per un'età feconda
del maschio che è largamente in eccesso sulla prima. Questa conclusione è ben
supportata dai dati sulla fertilità, che indicano una capacità di generare
relativamente molto elevata. Vanno notati tuttavia gli ampi margini di
oscillazione delle stime fornite ed il fatto che i valori medi riportati sono
del tutto insufficienti a caratterizzare una spiccata variabilità dei comportamenti
individuali. Mancano purtroppo, almeno in questa fase, dati per giustificare il
complesso delle osservazioni sulla base di considerazioni economiche o di
comportamenti a sfondo sociale, culturale o religioso.
E.
La fertilità
Del Panta, Livi Bacci e Soliani
(15) hanno discusso i vantaggi e le difficoltà dei vari metodi per il calcolo
della fecondità. Essi hanno in particolare rilevato che le tecniche basate
sulle serie annuali di nascite e di matrimoni che forniscono `misure per
contemporanei' sono molto sensibili ad eventi esogeni, dipendono da mutamenti
nella frequenza delle interruzioni delle unioni coniugali (morte, migrazione,
separazione) prima della fine del periodo fecondo, da variazioni dell'età al
matrimonio, da variazioni nella cadenza delle nascite. Esse hanno tuttavia il
grande vantaggio di un facile impiego.
Utilizzando queste tecniche
ed analizzando il numero medio di figli per matrimonio in 25 diverse
località del nord, centro e sud Italia tra la fine del XVII e del XVIII secolo
essi hanno rilevato valori variabili tra 3,46 e 5,37 figli, cioè
differenze di oltre il 50% tra le diverse serie e tempi. Non sono state
rilevate correlazioni sistematiche tra questi valori ed altri indici
demografici.
Rispetto a questa tecnica
di analisi aggregata, che non richiede l'identificazione degli stipiti di
origine, quella nominativa (seguita in parte nella presente analisi) è in linea
di principio più precisa, anche se è certamente molto più onerosa e meno
efficiente per l'elevato numero di coppie da scartare. Il lavoro critico già
menzionato riporta dati sul quoziente di fecondità ‑in 4 diverse
località italiane dai quali si possono calcolare valori del numero di figli che
nascerebbero a donne di diversa età. Essi oscillano nelle varie località ed epoche
(XVII e XVIII secolo) tra 9,5 e 7,6 figli per donne di 20 anni e 7,2
e 5,6 figli per donne di 25 anni. Si noterà che questi valori
sono sensibilmente superiori a quelli ottenuti secondo il calcolo dei dati
aggregati: la differenza si spiega col fatto che i dati aggregati rispecchiano
tutte le cause di interruzione di matrimonio prima del termine della vita
feconda, laddove le tecniche nominative rispecchiano il numero di figli che
donne sposate all'età specificata avrebbero in media partorito se i coniugi
fossero vissuti insieme fino al termine della loro vita feconda.
A titolo di paragone, il
numero medio di figli che si può calcolare sulla base della presente serie è di
7,3 per una donna di 20 anni e 6,1 per una di 25 anni (vedi Figura VI) (si ricorda
infatti che la presente analisi si basa sulla età al primo parto, che è circa
un anno ritardato rispetto all'età del matrimonio). Questi numeri si situano
verso i valori bassi degli intervalli sopra indicati, e ciò è dovuto al fatto
che, nonostante la presente serie possa permettere un'analisi nominativa, si è
ritenuto di non dover procedere ad una scelta delle coppie, cosicché i dati
rappresentano la fertilità reale della popolazione esaminata e non la sua
fecondità ipotetica.
I dati riguardanti la frequenza
dei parti sono difficili da discutere, perché non paiono esistere per l'Italia
analisi simili. Essi sono tuttavia del tutto chiari e depongono per una
sostanziale regolarità nella cadenza dei parti, secondo i valori di frequenza
riportati nella Tabella 11. Di interpretazione incerta (ma forse di scarsa
attendibilità per il numero di casi relativamente basso e certamente, per la
medesima ragione, di scarso peso demografico) è l'osservazione di un aumento
della frequenza dei figli nelle classi di età superiori a 45 anni nei maschi e
a 35 anni nelle femmine.
Il complesso di queste
analisi permette di concludere che in assenza di cause perturbatrici della
vita della coppia, la tendenza della popolazione è quella di generare un
figlio ogni meno di due anni, con estrema regolarità dal matrimonio fino al
termine della vita fertile. Non vi ètraccia di comportamenti tendenti ad un
controllo della natalità entro il periodo di tempo considerato.
In un interessante articolo
sulla fertilità naturale Henry (16) giunge alle medesime conclusioni, cioè che
il numero di figli per ogni famiglia `completa' è quello che ci si potrebbe
attendere se la fertilità di una donna di 25 anni rimanesse invariata tra
l'età di 20 e 40 anni e poi cessasse completamente. Il numero di figli per
famiglia in funzione dell'età al matrimonio della moglie viene dato come segue:
20 anni, 8,42; 25 anni, 6,25; 30 anni, 4,21; 35 anni, 2,36. Nonostante non vi
sia stata scelta delle coppie al fine di esaminare solo le famiglie `complete'
nella serie presente, la concordanza tra i dati di Henry e quelli riportati
appare ottima sotto il profilo qualitativo e buona anche quantitativamente.
Oltre a fornire una ulteriore conferma al modello proposto da Henry, i dati
riportati dimostrano che la fertilità nella serie qui descritta è molto vicina
a quella naturale e non suggeriscono la presenza di pratiche per il controllo
delle nascite.
Questi dati sono tuttavia
in apparente contrasto con quelli della Tabella 4 e Figura II, i quali
mostrano una tendenza del tasso di natalità a crescere negli anni successivi al
1720: infatti, se le coppie fertili generano figli al massimo della loro
capacità riproduttiva, il tasso di natalità non può crescere, a meno che non vi
sia un contemporaneo aumento del numero di coppie in età riproduttiva. Una
tale ipotesi sarebbe stata di verifica immediata e diretta se fossero stati
disponibili i registri di matrimonio. In mancanza di essi, è tuttavia possibile
analizzare (in funzione del tempo e mediante il metodo delle medie mobili
novennali) il numero di coppie che producono il primo figlio e rapportarlo
alla popolazione totale. Tale indice dovrebbe essere strettamente correlato con
il tasso di nuzialità.
I dati di questa analisi
sono riportati alla nota (17) e mostrano inequivocabilmente che laddove il
tasso di natalità dei primi figli era stato in media del 5,1 per 1000 abitanti
durante il periodo 1660‑1720 quando il tasso di natalità generale
oscillava intorno ad una media del 25,7, esso sale invece a 7,1 per 1000 abitanti
in media nel periodo 1725‑1799, in corrispondenza con una crescita del
tasso di natalità che risulta in media del 34,0 per mille. Nei due periodi
indicati l'incremento del tasso di natalità è di un fattore 1,32 e quello del
tasso di primo‑natalità di un fattore 1,39, e quindi in ottimo accordo.
Si può pertanto concludere che il numero relativo di coppie in riproduzione
durante il periodo 17251799 è andato progressivamente aumentando nella
popolazione in corrispondenza col (o forse a seguito del) calo di popolazione
registrato in quegli anni. Questa osservazione serve a correlare le
osservazioni sulla natalità e la fertilità e completa l'analisi dell'andamento
della popolazione totale.
V.
CONCLUSIONI
Sulla base dei dati
riportati nei registri parrocchiali di battesimo e di morte, si sono esaminate
alcune caratteristiche riguardanti la popolazione di Lovere durante i secoli
XVII e XVIII. I dati sono stati analizzati mediante semplici metodi
quantitativi che si ritengono adatti alla qualità delle informazioni
disponibili.
Tra la metà del secolo XVII
e la fine del XVIII la popolazione globale è stata ‑in fase di
decremento da circa 2000 a circa 1500 abitanti.
Nel periodo in parola le donne
si maritavano in media tra 20 e 25 anni, gli uomini si sposavano
preferibilmente tra 25 e 30 anni. Il tasso di natalità oscillava tra meno di 20
e più di 40 per nulle, con una tendenza generale all'aumento in funzione del
tempo. In condizioni normali, le coppie fertili si riproducevano al ritmo medio
di un parto ogni due anni o meno, per l'intera durata della loro vita
riproduttiva. La mortalità era anche molto elevata, oscillando tra circa 25 e
circa 40 per mille, con una tendenza ad eccedere sulla natalità, come andamento
sull'intero periodo. Circa un quinto dei nati moriva entro un anno e circa la
metà entro i dieci anni di vita.
L'eccesso di mortalità
sulla natalità, unitamente ad un fenomeno di emigrazione eccedente sulla
immigrazione, giustifica il saldo negativo della popolazione nel periodo
esaminato. Verso la fine del secolo XVIII sembrano manifestarsi i primi segni
di una ripresa demografica, che porterà ad una cospicua crescita del numero
degli abitanti nel corso dei due secoli successivi.
GIOVANNI SILINI
L'autore desidera esprimere la sua
riconoscenza al dr. Ruggero De Leone, i cui consigli sono stati di grande aiuto
nella stesura del testo. Egli è anche grato al dr. Mario Coppola per
l'elaborazione quantitativa dei dati della Figura I. Ringrazia infine Monsignor
Giovan Battista Panigara, Prevosto di Lovere, per aver consentito la più ampia
consultazione dell'Archivio Parrocchiale.
NOTE
1. Da alcuni anni 1'International Committee of Historical Sciences, International Union for the Scientific Study of Population, pubblica una aggiornata bibliografia rubricata della letteratura mondiale su questi argomenti. Essa è apparsa fino ad ora nei volumi 1978, 1979, 1980, 1981 e 1982, i quali forniscono il più ampio panorama di una scienza in corso di attivo sviluppo.
2. Tra i lavori d'insieme si citano in particolar modo
i seguenti: A. BELLETTINI, 'La popolazione italiana dall'inizio dell'era volgare
ai giorni nostri', in Storia d'Italia, volume V, Einaudi, Torino, 1973. Demografia
Storica, a cura di E. SORI, Il Mulino, Bologna 1975. SOCIETÀ ITALIANA DI
DEMOGRAFIA STORICA, La Popolazione Italiana nel Settecento, Editrice
CLUEB, Bologna, 1975. Da essi e dai lavori citati alla nota 1 si può ricavare
un copioso elenco di lavori originali.
3. Per la compilazione dei criteri di analisi sono
state consultate le seguenti opere: UNITED NATIONS, Handbook of vital
statistics methods, New York, 1955. P. M. BouLANGER ‑ D. TABUTIN, La
mortalité des enfants dans le mond et dans l'histoire, Ordina Editions,
LOUvain, 1980. A. H. POLLARD, F. YUSUF, G. N. POLLARD, Demographic Techniques, Pergamon
Press, Oxford, 1981. D. R. COX ‑ E. J. SNELL, Applied Statistics. Principles
and Examples, Chapman and Hall, London, 1981.
4. Informazioni intorno al movimento della popolazione
di Lovere derivate dal registro dei battesimi e delle morti ai vari anni
ecclesiastici sotto specificati. I censimenti avvenivano in genere intorno a
Pasqua da parte del prevosto Tommaso Fieschi. I numeri si intendono nell'anno
ecclesiastico precedente alle date indicate.
AMMESSI ALLA
DATA a BATTEZZATI Confessione Comunione DATA
b MORTI
28.03.1742 54 34 26 30.03.1742 97
16.04.1743 46 28 20 08.03.1742 102
05.04.1744 52 20 20 01.04.1744 60
27.03.1745 53 28 24 21.03.1745 48
22.03.1746 46 24 27 28.03.1746 56
29.03.1747 55 ‑ ‑ 30.03.1747 61
14.04.1748 47 14 27 14.04.1748 48
06.04.1749 44 2 24 06.04.1.749 71
29.03.1750 54 7 24 29.03.1750 62
11.04.1751 51 10 20 23.03.1751 52
20.03.1752 48 10 28 02.04.1752 58
22.04.1753 60 6 18 22.04.1753 82
30.03.1755 55 7 12 30.03.1755 58
18.04.1756 54 8 18 18.04.1756 57
10.04.1757 48 9 32 10.04.1757 54
25.03.1758 49 6 20 26.03.1758 47
15.04.1759 50 8 30 15.04.1759 96
06.04.1760 46 6 6 06.04.1760 60
22.03.1761 36 16 35 22.03.1761 54
11.04.1762 65 11 12 11.04.1762 60
03.04.1763 ‑ 28 19 03.04.1763 59
22.04.1764 40 10 32 22.04.1764 46
10.04.1765 46 13 18 07.04.1765 42
DATA a BATTEZZATI Confessione Comunione DATA b MORTI
30.03.1766 42 10 20 30.03.1766 67
11.04.1767 -
5 14 19.04.1767 75
03.04.1768 40
4 24 03.04.1768 42
26.04.1769 ‑ 3 12 26.04.1769 36
15.04.1770 49 10 c 32d
13.04.1770 ‑
31.03.1771 57
10 18 e 31.03.1771 48
18.04.1772 ‑
Dati desunti dal registro dei battesimi. b
Dati desunti dal registro dei morti. c Secondo il registro dei morti
gli ammessi alla confessione sono 8. d Secondo il registro dei morti
gli ammessi alla comunione sono 34. e Secondo il registro dei nati i
morti in questo anno sono 48; 19 i matrimoni; 1264 le anime da comunione; 13
gli inconfessi; 1583 le anime in tutto; 1264 i comunicati in tutto.
5. In un faldone miscellaneo sulla Parrocchia di Lovere
esistente presso l'Archivio Vescovile di Brescia esistono diversi documenti dai
quali si possono ricavare i seguenti dati demografici su Lovere. I documenti
consistono per lo più in relazioni periodiche dei prevosti di Lovere al vescovo
di Brescia.
ANNO TOTALE ANIME
BATTEZZATI MORTI MATRIMONI
1678 2078 53 75
7
1686 2125 45 37 12
1699
53 55 16
1702 2003 45 53 10
1707 2001 46 45 11
1710 2005
1714 1997 68 55 10
1727 1889
1728 1775 45 42 10
1741 1632 47 51
8
1742 1550 54 97
8
1752 1563 48 58
7
1754 1569 57 52 18
1767 1525 51 75 15
1784 1550 68 60
8
1810 c. 1600
1873 2989
II sig. Piero Cadei, che a sua volta trascrive da documenti
esistenti presso la Biblioteca Marinoni, fornisce i seguenti dati demografici su
Lovere antica. I numeri si intendono ad esclusione di monache e frati.
ANNO TOTALE
ANIME SACERDOTI SEMINARISTI FAMIGLIE
1780' 1526
31
272
1781 1632
31
1782 1555
31
1783 1450
30
8
1784 1450
30
5
1785 1476
30
ANNO TOTALE ANIME SACERDOTI SEMINARISTI FAMIGLIE
1786 1494 29 8
1787 1503 27 5
1788 1494 26 5
1789 1425 24 4
1790 1437 20
1791 1452 20
1799 1452 18
1808 1460 22 3
1818 c. 1600 b
` Vi erano in quest'anno a
Lovere tre speziali e tre medici. Questi ultimi erano Baglioni nob. Bartolomeo,
Bazzini nob. Luca e Paccani Cristoforo. b Dato ricavato dal
Barboglio. Negli atti delle visite pastorali esistenti presso l'Archivio
Vescovile di Brescia, la popolazione di Lovere è data come segue agli anni
indicati.
ANNO
POPOLAZIONE
1652
2100
1656
1900
1717
1892
1891
3267
1938
5100
Secondo un documento in mio
possesso, il sig. Pietro Ottoboni ha raccolto i seguenti dati sulla popolazione
di Lovere. Non è nota la fonte, ma deve trattarsi, a partire dal 1861 di.
censimenti ufficiali.
ANNO
POPOLAZIONE
1819
2016
1844
2126
1853
2331
1861
2785
1871
2838
1881
2937
1890
2669
1901
3406
1910
3306
1911
4197
1931
4869
1936
5099
1947
5818
1951
5816
1961
7000
Gabriele Rosa nelle
sue 'Notizie Statistiche' p. 18 riporta che nel 1559 Lovere aveva 2911 abitanti
e nel 1857 2333 abitanti.
In documento presso la
Civica Biblioteca di Breno trovo che la popolazione di Lovere era nel 1839 li
1910 anime.
Il prevosto Fieschi
nel registro dei battezzati di Lovere riporta che nel 1771 vi era a Lovere un
totale di 1583 anime.
6. Il tasso di mascolinità su tutto il secolo XVII è
stato del 54,2 e su tutto il secolo XVIII del 51,9. Il valore ideale del
rapporto dei sessi alla nascita è di 105 maschi per 100 femmine. La variabilità
attesa (intervalli al 95%) su 100 nascite si colloca tra circa 92 e 118 su 100
femmine; su 10.000 nascite si colloca tra circa 101 e 109 maschi per 100 femmine
(il problema dei tassi di mascolinità è discusso in dettaglio da G. DELILLE 'Un
problema di demografia storica: uomini e donne di fronte alla morte', in Demografiia
Storica, II Mulino, Bologna, 1975. I dati qui citati e tratti da questo
contributo sono di c. LETI). Tenuto conto di ciò, il valore di 118 su
3385 nascite per il secolo XVII si colloca nettamente al di fuori di tale
variabilità; al contrario, il valore di circa 108 su 5273 nascite nel secolo
XVIII non appare statisticamente diverso dal rapporto ottimale. Trattandosi di
dati registrati alla nascita, bisogna pensare che nel secolo XVII vi fossero
grossolane carenze di registrazione, oppure che vi fosse una
sottoregistrazione delle femmine, forse in relazione ad episodi di infanticidio
delle stesse. Non vi sono tuttavia elementi per ritenere che tale pratica (di
cui è ben nota l'esistenza nei secoli anteriori) fosse ancora in vigore a
Lovere nel periodo in parola e che essa sia poi scomparsa nel secolo
successivo. Il dato viene quindi riportato per memoria, nell'impossibilità di
avanzare ipotesi interpretative.
7. Variazioni del rapporto di gemellarità in funzione
della situazione geografica sono ben noti nell'uomo (M. G. BLUMER, The
Biology of Twinning in Man, Clarendon Press, Oxford, 1910) così come è nota
l'esistenza di variazioni secolari, particolarmente in Italia (P. PARIS ‑
G. CAPERNA, 'The changing incidence of twinning: one century of italian sta.
tistics', Progr Clin. Biol. Res. 69A, 35, 1981). Di recente, diversi paesi hanno mostrato variazioni
dell'incidenza di parti gemellari dízigotici, su periodi di tempo dell'ordine
anche della diecina di anni (W. x. JAMEs in J. Biol. Sci., 4, 427‑434,
1972; J. Biol. Sci. 14, 481‑497, 1982; Ann. Hum. Biol. 7,
485‑487, 1980; Lancet, 23 aprile, 934‑935, 1984). Le cause
di questi fenomeni (espansione di pratiche di controllo delle nascite,
estensione dell'uso di mezzi farmacologici, aumento degli aborti spontanei, uso
di sostanze tossiche ambientali) restano da accertare. Tuttavia, l'esistenza di
tale variabilità in funzione del tempo e dello spazio, insieme con l'elevata
variabilità dovuta al campione relativamente esiguo qui esaminato, rendono del
tutto superflua una discussione dei dati riportati in questo rapporto.
8. La Cronologia di Lovere del sacerdote Giovanni
Conti registra i seguenti episodi di epidemia che sono, in linea di massima,
documentabili in base ai dati: 1709, gennaio, 'calamità dei tempi e dei mali
per cui perivano le genti'; 1740‑1743, febbri maligne con molti infermi e
morti; 1759, gennaio, 'gravi malori' per i quali sono chiamati a consulto
medici celebri. In questi casi si faceva di solito ricorso al Santi Protettori
con riti religiosi propiziatori.
9. Ci si può naturalmente chiedere perché, disponendo
di dati nominativi che permettono la ricostruzione degli stipiti famigliari,
si sia preferito utilizzare tutte le informazioni, piuttosto che operare una
scelta sulle coppie, scartando quelle in cui uno dei due membri scompaia prima
dell'esaurimento della sua capacità di generare. La risposta è che non vi sono
di fatto problemi nei casi in cui la coppia continua a produrre figli e vi sia
la sicurezza della continua fertilità dell'unione. Tuttavia, in assenza di
figli registrati 'a coniugi apparentemente vivi, nessuno pub dire se questo sia
dovuto ad un reale esaurimento delle capacità riproduttive dell'uno o
dell'altro coniuge, o ad una loro momentanea separazione, o alla migrazione
della famiglia ed alla conseguente mancata registrazione delle nascite, o alla
presenza di malattie incapacitanti, o a condizioni o comportamenti che possano
aver modificato le abitudini sessuali dei coniugi. Si possono certamente
adottare criteri di scelta per minimizzare le probabilità che questi eventi
possano aver giocato in ogni specifico caso, ma non si possono certamente
escludere tutte le eventualità nominate ed altre che si potrebbero ancora
contemplare. Resta il fatto che ciascuno di questi criteri andrebbe nel senso
di ridurre il materiale disponibile per l'analisi, senza peraltro garantire che
i fattori sopra nominati possano essere evitati. Ne deriva che sulla base di
serie demografiche simili alla presente ed in assenza di molte altre
informazioni aggiuntive non si può pensare di ottenere dati sicuri sulla
fecondità 'teorica' della popolazione in esame nelle condizioni di
osservazione prevalenti. Tanto vale allora descrivere la fertilità, cioè il
comportamento riproduttivo quale emerge dai dati, che ha almeno il vantaggio di
essere una verità empirica.
10. L. DEL PANTA ‑ M. LIVI BAC'CI, 'Le
componenti naturali dell'evoluzione demografica nell'Italia del Settecento', in
La popolazione italiana nel Settecento, editrice CLUEB, Bologna, 1980.
Si farà spesso riferimento a questo utile lavoro riassuntivo che si rivolge
quasi esattamente al periodo storico del presente studio, perché in esso si
possono trovare, convenientemente ordinati e tabulati, molti dati originali che
sarebbe inutile riportare separatamente in bibliografia.
11. J. HOUDAILLE 'La
mortalité des enfants en Europe avant le XIXe siecle', in la mortalité des
enfants dans le monde et dans l'bistoire, Ordina editions, Louvain, 1980.
12. A. J. COALE ‑ P. DEMENY, Regional life
tables and stable populations, Princeton 1966.
13. È interessante notare, a titolo di pura curiosità,
che i valori numerici di mortalità infantile qui riportati sono vicinissimi a
quelli dati nel 1775 dal medico veronese Zeviani, che aveva costruito una
tavola di sopravvivenza tra zero e 14 anni di età in base a circa 11.000 morti
della città e contado di Verona (G. V. ZEVIANI, Su le numerose morti dei
bambini, Verona 1775). Nonostante le critiche che si possono avanzare sul
piano attuariale al metodo utilizzato dallo Zeviani che, per essere fondato
sulla distribuzione delle età‑alla morte, si applica in senso stretto
soltanto a popolazioni stazionarie (A. SCHIAFFINO, 'La popolazione della
terraferma veneta nella seconda metà del '700 secondo le Anagrafi', in La
popolazione italiana nel Settecento, Editrice CLUEB, Bologna, 1980) la
concordanza tra le sue stime e quelle qui esposte appare rimarchevole, particolarmente
in considerazione dell'estrema variabilità delle singole osservazioni.
14. F. DAMBROSIO, .'La mortalità, materna, un problema
(quasi del tutto) dimenticato in Italia', Crescita, 1, 22‑27,
1983.
15. L. SOLIANI, E. SIRI, E. LUCCHETTI, G. SIGNIFREDI,
'Analisi della fecondità per generazioni e per contemporanei in 40 parrocchie
dell'alta Val Parma nel '700', in La popolazione italiana nel Settecento, Editrice
CLUEB, Bologna, 1980.
16. L. HENRY, 'Some
data on natural fertility', Social Biology, 29, 145‑156, 1982.
17. Osservazioni sul tasso di natalità dei figli
primogeniti a Lovere nel periodo 1656‑1799. Medie mobili novennali
centrate intorno all'anno indicato.
Numero
medio di figli
Tasso
di primonatalità
primogeniti per amo
Numero
stimato per 1000 abitanti
ANNO
(t
Deviaz. Standard) di
abitanti (t Deviaz. Standard)
1660
11,3 A‑
4,5
2063 5,5 t 2,2
1665
11,8 t
3,7
2087 5,7 t 1,8
1670
13,0 t
3,6
2101 6,2 t 1,7
1675
11,7 t
4,7
2106 5,6 :t 2,2
1680
9,3 t
3,3
2103 4,4 t 1,6
1685
8,4 t
4,0
2094 4,0 t 1,9
1690
9,1 t
3,6
2077 4,4 t 1,7
1695
9,6 t
3,1
2055 4,7 t 1,5
1700
9,1 t
3,2
2028 4,5 k 1,6
1705
11,2 t
6,2
1997 5,3 A‑ 3,1
1710
10,8 t
5,1
1962 5,5 k 2,6
1715
7,9 t
3,3
1924 4,1 t 2,7
1720
10,7 t
4,6
1884 5,7 t 2,4
1725
12,7 *
4,4
1842 6,9 t 2,4
1730
10,2 t
4,0
1800 5,7 Az‑ 2,2
1735
10,2 t
3,1
1758 5,8 t 1,8
1740
9,3 t
3,1
1716 5,4 t 1,8
1745
9,9 :t 2,4
1676 5,9 à‑ 1,4
1750
12,9 t
2,8
1637 7,9 t 1,7
1755
10,6 t
4,7
1602 6,6 t 2,9
1760
9,8 t
3,8
1570 6,2 t 2,4
1765
12,1 t
3,8
1542 7,8 t 2,5
1770
11,7 :t
3,5
1519 7,7 t 2,3
1775
12,1 t
4,2
1502 8,1 t 2,8
1780
14,0 t
3,7
1491 9,4 t 2,5
1785
11,4 t
3,7
1487 7,7 t 2,5
1790
10,2 t
3,7
1491 6,8 t 2,5
1795
12,8 t
2,9
1504 8,5 t 1,9
APPENDICE
A. II materiale originale esistente presso l'archivio
parrocchiale di Lovere ed utilizzato si fini della presente ricerca è il
seguente.
Registri dei Battesimi. Il più antico di essi
risale.al 1599 e si estende fino al 1623. Esso è tuttavia di difficile
utilizzazione perché, forse a causa di un errore nel corso di una più recente
rilegatura, la successione delle registrazioni non è in sequenza temporale
precisa. E poiché l'anno della registrazione era dato solo all'inizio della
relativa serie, riesce difficile attribuire con precisione la data delle
diverse serie che vi sono comprese.
Vi è poi uno iato nella registrazione dei battesimi,
fino a che la serie riprende, ininterrotta, a partire dal 1639. Essa comprende
i seguenti registri: 1639‑1679, 1680‑1719, 1719‑1746, 1747‑1769,
1770‑1794, 1794‑1820.
Questi registri sono in carta a mano rilegati in
cartone ed hanno le dimensioni approssimative di 21x29 cm., con la scrittura
in corsivo di mani diverse. Sono riconoscibili le grafie dei vari prevosti che
si sono succeduti e quelle dei vari curati si quali il parroco delegava la
registrazione di battesimi da lui stesso offíciati oppure officiati dal curato.
Dal succedersi delle registrazioni e delle grafie, come pure da altri indizi si
può desumere che non sempre la registrazione dei battesimi veniva fatta
all'atto della cerimonia o immediatamente dopo, ma che esistevano registrazioni
provvisorie dalle quali venivano poi derivate quelle ufficiali. Spesso si
notano inversioni delle date dovute a dimenticanze o al fatto che le
registrazioni venivano compiute da persone diverse. Talvolta i registri
contengono ovvi errori come, per esempio, verso la fine del reggimento del
prevosto Ruggieri, con confusioni tra nomi di persona che rendono molto
difficile la ricostruzione delle genealogie.
Spesso i registri contengono indicazioni di cerimonie
svolte in chiesa successivamente a battesimi in casa da parte della levatrice
(allevatrice, comare) amministrati `in periculo' durante il parto. Questa forma
di battesimo viene riferita come 'dare l'acqua' da parte della levatrice.
Talvolta non sono invece registrati casi di morte perinatale, che sono invece
riportati nel registro delle morti.
I casi di parto gemellare (o trigemino) sono di solito
indicati come tali e soltanto eccezionalmente possono essere dedotti dalla
successione delle nascite o delle morti, Sono anche di solito indicati i casi di
figli naturali, illegittimi o esposti, con le circostanze del ritrovamento. Di
questi è stata tenuta registrazione separata.
Vi è sempre l'indicazione del padrino o della madrina
e talvolta, ma con molte differenze tra i registranti, vengono anche forniti
altri particolari di una qualche utilità.
A volte la registrazione del battesimo è accompagnata
dall'indicazione della data di nascita. Talaltra l'ora della nascita è anche
data in maniera approssimativa. Menzione della data di nascita viene fatta sistematicamente
in alcuni periodi, ma normalmente questa informazione manca. Quando è presente,
essa si riferisce spesso alle famiglie maggiorenti, per le quali la cerimonia
del battesimo viene differita rispetto alla nascita, a volte con specifica
menzione dell'avvenuta autorizzazione al ritardo.
Tranne i casi, in verità piuttosto comuni, in cui il
neonato veniva battezzato dalla levatrice per imminente pericolo di vita, il
battesimo veniva amministrato dal sacerdote al fonte battesimale della
parrocchia, presso la chiesa di san Giorgio. Nel caso in cui il neonato
sopravviveva, egli veniva poi portato, in tempi più o meno brevi al fonte
battesimale per la cerimonia liturgica.
Registri dei Matrimoni. Tranne un caso isolato, i registri attualmente
reperibili iniziano solo a partire dall'inizio del secolo XIX, cioè in un'epoca
non coperta dalla presente trattazione.
La mancanza delle registrazioni di matrimonio crea
diversi inconvenienti allorquando si tratta di ricostruire la demografia.
Anzitutto, poiché negli atti di battesimo la madre viene indicata solo con il
nome (e raramente con il cognome da nubile) questo impedisce di seguire con
precisione le donne che si maritavano, per 1'identificaziene e la compilazione
della scheda relativa nei vari dettagli. Da questo deriva una notevole
incertezza nella ricostruzione dei dati di sopravvivenza per il sesso
femminile. In secondo luogo, la mancanza dei registri di matrimonio non
permette di conoscere esattamente i casi di matrimonio di persone vedove (siano
esse maschi o femmine), creando incertezza nell'attribuzione delle genealogie.
In terzo luogo, questo permette la ricostruzione delle genealogie soltanto
attraverso la linea maschile, che è l'unica di cui venga registrato il cognome.
Registri delle Morti. Nei registri attualmente reperibili vi è una sfasatura
tra l'inizio delle registrazioni dei Battesimi e quello delle Morti.
Quest'ultimo parte soltanto dal 1695 e continua ininterrottamente con i
seguenti volumi: 1695‑1719, 1720‑1755, 1756‑1781, 1782‑1806.
I volumi in parola sono in carta rilegati in cartone,
scritti in corsivo da mani diverse dei parroci o curati. Oltre alla data ed
alle generalità del morto, le registrazioni portano a volte indicazioni circa
lo stato anagrafico (marito di..., vedova di...) che possono aiutare
nell'identificazione del defunto. In altri casi si trovano indicazioni circa il
mestiere o la condizione del morto. Spesso, soprattutto, limitandosi il
registrante a specificare il nome del padre e la condizione del defunto (un
infamino di..., una fanciulla di...). Il nome della madre non viene dato mai.
Sono quasi di regola negli atti di morte le indicazioni dell'età
approssimativa. Ciò avviene o come riferimento generico (un fantolino... una
infante) o con qualche maggior precisione (di circa quindici giorni..., appena
nato..., di un anno e mezzo circa..., di circa 60 anni, di 64 anni). Ciò aiuta
spesso nell'identificazione della persona e della sua data di nascita.
Tuttavia, nei casi controllabili, le imprecisioni di queste indicazioni appaiono
notevoli. Vi è da pensare che il registrante si limitasse spesso a dare l'età
apparente del defunto o quella che, da informazioni a lui disponibili, era
l'età comunemente attribuita al defunto. Ciò sembra succedere più spesso nelle
persone anziane dove le differenziazioni sono più spesso entro 10 anni e più
raramente accurate all'anno. Le età date nel registro delle Morti vanno quindi
prese con molta prudenza e per questa ragione sono state elencate a parte.
Non è rara nelle registrazioni di morte l'indicazione
della causa. Quando disponibili queste informazioni sono state sempre rilevate
ma non sembra possibile utilizzarle a fini statistici per le numerose ragioni
discusse al paragrafo III. C. 1.
Per quanto si trovino spesso citati negli atti di morte
sacerdoti e chierici appartenenti al clero regolare (il loro numero, in
rapporto al numero totale della popolazione era in quegli anni molto elevato,
cfr. nota 7) non si fa mai menzione di religiosi appartenenti alle comunità che
avevano sede nella parrocchia. Esse erano, nell'ordine di fondazione, la
comunità dei frati Minori Osservanti annessa alla chiesa di s. Maria in
Valvendra, che si staccò da quella precedente nei primi anni del sec. XVI; e la
comunità delle monache clarisse del monastero di S. Chiara del cui nucleo
originario si ha notizia già dall'inizio del sec. XVI.
Il numero di persone ospitate in questi monasteri e
come questo numero variasse in funzione del tempo non è noto con precisione e
sarebbero per questo necessarie ricerche specifiche orientate sui secoli in
parola. Va tuttavia notato che i defunti di queste comunità non venivano
registrati nel libro comune dei morti della parrocchia. E’ lecito quindi
pensare che ogni convento tenesse delle registrazioni separate e provvedesse
alle esequie ed al seppellimento dei propri morti in seno alla comunità, senza
l'intervento del parroco. Ciò almeno si può presumere valesse per i conventi
maschili che avevano sacerdoti propri. Per il monastero di S. Chiara esistevano
cappellani al servizio di quella comunità i quali provvedevano alle esequie.
Ciò avveniva forse con l'intervento degli altri frati francescani, date le
relazioni di particolare vicinanza che esistevano tra ordini derivanti dal
medesimo fondatore. Le monache di questa comunità venivano sepolte all'interno
dello stesso monastero.
Durante i sec. XVII e XVIII
i defunti venivano seppelliti a Lovere nelle chiese (il nuovo cimitero fuori
dalla cinta muraria fu inaugurato all'inizio dell'800). Il luogo più antico di
sepoltura, nel quale aveva sede il cimitero della comunità e nel quale venivano
sepolti la maggior parte dei defunti era la chiesa prepositurale di s. Giorgio.
Già dalla metà del sec. XV, in occasione di testamenti o altri atti privati si
fa ripetutamente menzione del fatto che, annesso alla chiesa e nei sotterranei
dell'Oratorio dei disciplini, esisteva questo luogo comune di sepoltura. Verso
la fine del medesimo secolo ed all'inizio del XVI si menzionano anche estesi
lavori di riattamento della zona cimiteriale intorno a S. Giorgio con la
costruzione di diverse nuove tombe. Negli atti di morte sono spesso citate zone
di tumulazione separate per i sacerdoti ed i bambini.
Il secondo luogo in ordine
di tempo per la sepoltura dei morti era la chiesa di S. Maurizio dei frati
francescani. Il costume di seppellirvi defunti e di officiare funzioni funebri
risale probabilmente alla fondazione del monastero, come si apprende da atti
dell'epoca. Molte famiglie loveresi avevano in questa chiesa sepolcri privati:
essi sono stati descritti dal Conti che nera sua Cronologia ha lasciato traccia
delle forme dell'antica chiesa dei cappuccini. Nei registri dei defunti i
parroci fanno spesso riferimento a questioni di procedura, di priorità e di
rispetto dei diritti parrocchiali in occasione
del
trasporto e del seppellimento di cadaveri in s. Maurizio. È lecito il sospetto
che questioni di denaro, oltre che di diritto, fossero alla radice di così
puntigliose contese.
I
frati dell'annesso convento venivano anche sepolti in questo luogo.Un terzo
luogo di sepoltura era la chiesa di S. Maria delle Grazie nella contrada di
Valvendra, officiata al tempo dai frati dell'Osservanza. Anche in questo caso i
primi seppellimenti risalgono agli anni di fondazione della chiesa, intorno
all'ultimo quarto del sec. XV. Oltre ai sepolcri comuni e alle tombe di
confraternite religiose come quella della Concezione, vi erano in s. Maria
numerose cappelle gentilizie delle famiglie maggiorenti del paese.
Vi era infine la chiesa del Suffragio, nella quale
pare venissero deposti in particolare i confratelli dell'abito della
confraternita omonima.
B. All'atto del rilevamento dei dati originali dal
registro dei Battesimi, si è allestita per ogni persona rilevata una carta di
identificazione che porta le seguenti indicazioni: * Numero d'ordine. Esso
è stato attribuito successivamente al riordinamento delle date e consiste in un
numero che identifica ciascuna persona. Questo numero, in serie ininterrotta
segue quindi da vicino la successione delle nascite. Esso ordina l'intera serie
in base alla data di nascita (N) se essa è nota, oppure in base alla data del
battesimo (B). Nei casi in cui una persona non risulti dal registro dei
Battesimi, ma solo da quello delle morti (si tratta in genere di neonati o nati
morti) a questa persona è stato attribuito un numero, seguito da una lettera
maiuscola (A, B o C) come, per esempio, 3455B. La presenza della lettera sta
quindi ad indicare che menzione di questa persona non si trova nel registro dei
Battesimi ma in quello delle morti e che si tratta di persona diversa da quella
al quale si é attribuito il medesimo numero senza la lettera maiuscola. F
Nome della famiglia. E’ desunto dagli atti dei Battesimi ed è riportato, in
quanto possibile, così come esso compare nell'atto. In questo modo, dovrebbe
essere possibile seguire l'evoluzione del cognome nel tempo, in base alle
diverse forme. Talvolta, invece del cognome, viene dato il soprannome della
famiglia o della persona, il the crea qualche difficoltà finché non si riesce
da elementi del contorno a collegare cognome e soprannome. In alcuni casi si
danno invece i due insieme. Il nome della famiglia non compare ovviamente nel
caso di figli illegittimi o esposti, mentre viene dato per i figli naturali,
con specificazione di questa condizione. Va notato che, pur nell'ambito di un
medesimo periodo ravvicinato di tempo, vi è un'estrema libertà nella grafia dei
nomi di famiglia. Per esempio, il cognome Censi può essere dato come Zens,
Cens, Cenzi, Sens e talvolta unito o no al patronimico Deleidi usato in alcuni
rami della famiglia in funzione di cognome. Non sono rari i diminutivi e le
distorsioni: Zanolino o Zanoncello sono, per esempio, usati indifferentemente,
e così Rosa, Roza, Rosino, Rose oppure Rizzi, Rissi, Ris, Risino. Talvolta vi è
un alternarsi di forme latineggianti e dialettali, come Homio e Ome. Per le
persone o famiglie di provenienza straniera viene quasi sempre dato, al meno
nelle prime registrazioni, il luogo d'origine, con la dizione 'abitante a
Lovere'. I forestieri di passaggio vengono quasi sempre identificati come tali.
N Nome della
persona. Esso è quello derivato dal
registro dei Battesimi, includendo tutti i nomi imposti nella circostanza,
preferibilmente nella grafia originale. Sono molto frequenti i nomi plurimi ed
i nomi composti, particolarmente con Giovanni, Francesco, Maria etc. La libertà
delle grafie è estrema e questa è la ragione per cui non è sempre possibile
seguire l'originale in modo molto esatto. Per esempio, il nome Bartolomeo,
all'epoca molto comune, può avere le seguenti varianti: Bartolameo, Bertolomeo,
Bertolameo, Bortolomeo, Bortolo, Bortolameo: E così il nome Giovanni, pure
molto usato, che viene dato come Giuan, Zan, Zovan, Zoane, Giovan. Nonostante
la varietà delle grafie e delle combinazioni e dei nomi multipli,
l'imprecisione delle registrazioni o il fatto che l'uso era di fatto diverso,
fa sì che vi siano spessissimo casi di omonimia che rendono la ricostruzione
delle genealogie estremamente difficile.
Ciò accade soprattutto per
i
ceppi familiari più numerosi (Bosio, Cottinelli, Petenzi, Rosa, Tarzia, Volpi).
Accade molto spesso che una persona battezzata con due nomi (per esempio,
Giovanni Battista) sia poi in seguito riportata con uno solo di essi (Giovanni
o Battista, indifferentemente). In qualche caso l'identificazione della persona
viene facilitata dai nomi della moglie o
dalla
successione delle nascite, ma questo non protegge da errori dovuti a matrimoni
multipli, soprattutto in assenza di registrazioni degli stessi. E poiché alcuni
nomi (Caterina, Margherita, Maria) sono essi stessi molto usati, il criterio
dell'utilizzazione del nome della moglie nell'identificazione di una persona non è sempre possibile. Non
sono
rari
i casi in epoche successive e sicuramente non sovrapponibili che sia il marito
che la moglie siano omonimi di una diversa coppia di coniugi.
S Sesso. Questo dato
è quasi invariabilmente ricostruibile, tranne alcuni pochi casi in cui una
persona nata e poi subito morta viene data come 'una creatura', o quando vi
siano presumibili errori da parte di chi registra con discrepanze tra il sesse
alla nascita ed alla morte. Questi sono soprattutto casi di bambini morti in
tenera età e sono eccezionali. Nel complesso, si deve ritenere che
l'informazione sul sesso sia tra quelle più attendibili.
N Data di nascita. Come
si è già osservato, essa è soltanto raramente specificata e, nei casi in cui
ciò avviene, si ha l'impressione che si tratti preferibilmente di famiglie maggiorenti.
E’ importante, tuttavia ai fini della valutazione della possibile differenza
tra date di nascita e di battesimo (che si riflette poi nel calcolo dell'età
alla morte) valutare separatamente le due informazioni, nei casi in cui
entrambe siano date. Ciò permette di farsi un'idea dell'errore che può derivare
dall'utilizzazione della data di battesimo (invece che di nascita) ai fini del
calcolo delle età.
B Data del Battesimo. Vi
sono raramente incertezze su questa data, tranne che nei casi in cui essa
viene omessa per dimenticanza del registrante. In questo caso, tuttavia,
trattandosi di registrazioni seriate, è sempre possibile collocare la data
mancante tra quelle immediatamente precedente e seguente. In questi casi si è
presa la data della registrazione precedente come quella che si applica alla
data presunta della registrazione mancante. P Nome del Padre. Esso è
desunto essenzialmente dagli atti del Battesimo, ma può talvolta essere dato
nei registri delle Morti. Le medesime considerazioni che si applicano alla
lettera N Nome) vanno riportate qui. Talvolta, insieme con il nome del padre
viene anche riportato, come vivente (di...) o come defunto (quondam...), il
nome dell'avo. Questo è sempre stato trascritto, in quanto facilita grandemente
la ricostruzione della genealogia. A volte viene anche specificata la
professione del padre (picaprede, confettore, pescador, molinaro) che è pure
stata trascritta.
M Nome della Madre. Come
si è già osservato, la madre della persona di cui si registra la nascita viene
di solito identificata soltanto con il nome proprio, il che dà luogo agli
inconvenienti ricordati. In alcuni casi tuttavia compare anche il cognome
della madre (in genere dato al femminile come, per esempio, Veronica già
Ardengha, Malgarita quondatn Cotinella, Maria Volpa) e ciò permette di
identificare la madre e la sua data di nascita. Va tuttavia notato che per le
donne sposate il calcolo delle età può essere fatto soltanto raramente in modo
preciso. Questo anche perché quando una donna vedova muore essa viene identificata
come vedova di... e non con il suo cognome da nubile. Spesso alle vedove viene
attribuito il cognome del marito.
S Data del Matrimonio.
Si intende il matrimonio della persona a cui la scheda si riferisce e non
quello dei suoi genitori. Questa informazione non è disponibile che a partire
dall'inizio del secolo XIX.
Ne consegue che soltanto in
epoca relativamente recente è possibile conoscere la distribuzione delle età
di coniugi al momento del matrimonio e talune altre caratteristiche
interessanti quali l'età all'inizio del periodo riproduttivo, l'intervallo tra
matrimonio e primo parto, etc.
C Nome e Cognome del
Coniuge. In assenza delle
registrazioni dei matrimoni, si applicano qui le medesime considerazioni di cui
alla lettera M (Nome della Madre) per le persone di sesso maschile che si
sposano e delle cui mogli non viene dato il cognome. Tranne casi eccezionali,
per le persone che si sposano non è possibile, in mancanza
delle
registrazioni dei Matrimoni, identificare il coniuge. I casi di matrimonio
multiplo vengono registrati in ordine successivo.
M Data della Morte.
Si tratta piuttosto della data della registrazione della morte perché nel
registro delle Morti si fa raramente distinzione tra la data del decesso e
quella del funerale. Soltanto in casi rari si menziona la morte di un
parrocchiano avvenuta altrove o il fatto di un forestiero o di un viaggiatore
morto a Lovere. Si menziona quasi sempre il luogo del seppellimento ed il
fatto che il defunto sia stato deposto o no nella tomba della famiglia o della
confraternita a cui appartiene.
E Età alla Morte. Essa
viene derivata per differenza tra la data della morte (M) e quella della
nascita (N), quando quest'ultima sia nota. Altrimenti, la durata della vita viene
ottenuta per differenza tra la data della morte e quella del battesimo (B). Le
incertezze che si applicano alla stima di questo parametro sono quelle
associate ai dati di partenza, che sono state già discusse a proposito di
questi. Quando una persona che muore non pub essere identificata (o perché
esiste incertezza, o perché essa non è presumibilmente nata a Lovere, o perché
la nascita è anteriore all'inizio delle registrazioni, o perché si tratta di
donna sposata di cui non è noto il cognome da nubile) si utilizza l'età
presunta che compare nelle registrazioni delle morti come quella che si applica
al caso particolare. Tuttavia questi casi sono registrati a parte ai fini di
una valutazione separata. Ciò per le ragioni già elencate che sono legate all'incertezza
dell'età.
O Osservazioni. Sotto
questa lettera vengono registrate le informazioni aggiuntive, quali i parti
multipli, le cause di morte, le condizioni di figlio naturale, illegittimo o
esposto, etc. che si possono desumere dai registri di Battesimo e di Morte.
L'elenco dei nati e dei morti così come si può dedurre
dalle carte di identificazione personale non è di per sè sufficiente per
un'analisi demografica approfondita, nel senso che esso permette di valutare
statistici semplici ma non di intrattenere analisi genealogiche più precise.
Inoltre, l'utilizzo di molte migliaia di cartelle crea difficoltà di natura
organizzativa nel reperimento delle persone.
Pertanto, ai fini di una più facile identificazione,
di una più agevole organizzazione delle informazioni (anche in vista di un
possibile utilizzo della schedatura elettronica) e di una ricostruzione delle
genealogie, i dati sono stati riportati su fogli genealogici.
Ciascuno di questi fogli si riferisce ad una coppia di
persone identificata da un numero. Nello spazio bianco in alto sono riportate
tutte le indicazioni disponibili riguardo ai coniugi (nome, cognome, soprannome
e mestiere del marito, nome e cognome della moglie). II foglio ha poi due righe
orizzontali in alto, quella superiore per il marito e l'altra per la moglie.
Per ognuno dei coniugi vi sono spazi per riportare le date di nascita e di
battesimo, il numero di identificazione personale, il cognome ed il nome del
padre e della madre ed il numero dello stipite dal quale il coniuge deriva,
cioè quello relativo al coniugio del padre e della madre.
I figli di una certa coppia sono elencati in ordine
cronologico di nascita o di battesimo, così come si può dedurre dai registri di
Battesimo (o, in qualche caso) di Morte. Nei fogli genealogici tutte le
informazioni in inchiostro nero sono state desunte dai registri di Battesimo e
di Morte fino a tutto il 1699. Quelle in inchiostro rosso sono tratte dai
registri di Battesimo e di Morte fino alla fine del 1749, quelle in inchiostro
verde dai registri che vanno a tutto il 1799. Nel caso di situazioni di
incertezza le registrazioni sono a lapis nero.
La sequenza dell'allestimento di queste informazioni è
stata la seguente. Per blocchi di 5 anni, prima si sono compilate le
registrazioni di nascita sulle carte di identificazione personale; poi queste
sono state trasferite sui fogli genealogici; su di essi. si sono a loro volta
riportate le informazioni desunte dal registro delle Morti; le quali infine
sono state
trascritte
anche nelle carte di identificazione personale.
C.
Indici in rapporto con la natalità
Numero di nati entro un certo periodo
Tasso
di natalità =
_____________________________x 1000 [1]
Popolazione
totale in quel periodo
Si noti che il tasso di natalità non esprime una probabilità
di nascita poiché soltanto le donne fertili della popolazione possono di fatto
partorire. Esso si deve piuttosto intendere come un indire della velocità
relativa con la quale la popolazione si espande mediante nuove nascite e, come
tale, é una misura composita di tutti i fattori che influiscono sulla natalità
(età, fertilità, etc.). Poiché le registrazioni originali non fanno sistematicamente
distinzione tra nati vivi e morti, non è possibile naturalmente distinguere tra
vivi ‑e morti ‑ natalità. Quest'ultima é invece riflessa in larga
parte nella mortalità perínatale. Analogamente, non è possibile valutare i1
tasso di natalità limitato alle femmine tra 10 e 49 anni (detto anche tasso di
fertilità) perché non è noto il numero di esse.
Un secondo indice interessante è il rapporto di
mascolinità che si definisce come segue:
Numero di nati maschi in un certo periodo
Rapporto
di mascolinità =
_________________________________x 100 [2]
Numero totale di nati in quel periodo
Nel caso particolare, e soprattutto in certi periodi,
le incertezze riguardo al sesso dei nuovi nati sono molto frequenti. Su periodi
sufficientemente lunghi tuttavia, gli spostamenti del rapporto dovuti a questa
causa non sono significativi.
L'ultimo degli indici in rapporto con la
natalità è il
Numero di parti gemellari in un certo periodo
Rapporto
di gemellarità = ________________________________________x
100 [3]
Numero
totale di parti in quel periodo
1 parti trigemini sono rari e non alterano sostanzialmente il valore
del rapporto.
Indici in rapporto con la
mortalità
TI primo e più importante indice è il tasso generale
di mortalità come:
Numero di morti in un certo periodo
Tasso
di mortalità = ___________________________________ x 100 [4)
Popolazione
totale in quel periodo
Esso misura il decremento subito dalla popolazione per
morte dei suoi componenti e rappresenta la probgbWtà di morire dei componenti
della popolazione. E’ anche, in prima approssimazione, un indice approssimativo
dello stato di salute della popolazione. È, in linea di massima, un indice
utile per confronti su periodi storici entro una certa zona perché la
composizione della popolazione non varia che molto lentamente.
Molto usati sono anche i tassi di mortalità per cause
specifiche (malattie, eventi acci‑
dentali,
morti violente, parto) definiti genericamente come:
Numero
di morti da una certa causa in un certo periodo
Tasso
di mortalità
per
cause specifiche = _____________________________________________x
100000 [5]
Popolazione
totale in quel periodo
E’ da notare che questi tassi non rappresentano misure
di probabilità degli eventi specifici, poiché la popolazione totale che
compare al denominatore non è necessariamente quella esposta al rischio
specifico. Per esempio, una malattia caratteristica dell'età senile non ha la
medesima probabilità di comparsa nella popolazione più giovane. Questi indici
si usano tuttavia comunemente come una misura generica dell'attrito della
popolazione totale da quella particolare causa. Va ricordato che nel caso
specifico vi sono difficoltà insuperabili alla definizione anche approssimativa
delle cause di morte che non sono riportate sistematicamente.
Un discorso a parte va fatto per il tasso di mortalità in relazione al
parto definito come
Tasso di mortalità
Numero di morti da cause puerperali in un certo periodo
in
relazione al parto =
______________________________________________________________X 1000 [6]
Numero
di parti in quel periodo
Nell'impossibilità di risalire alle cause di morte
precise, nel caso presente si sono incluse al numeratore tutte le donne che
muoiono entro un mese dal parto; il denominatore adeguato sarebbe rappresentato
(nell'assunzione di un tasso di natalità costante) dalla somma di tutte le
madri gravide che partoriscono prole viva e di quelle che vengono sgravate da
figli morti. Poiché una tale distinzione non è possibile, si includono al denominatore
tutti i parti.
Un indice demografico di grande interesse è il:
Tasso di
mortalità Numero di morti
in un certo gruppo di età in un certo periodo
specifica
per età =
_______________________________________________________________ X 1000 [7]
Numero
di individui in quel gruppo di
età
in quel periodo
Esso misura il rischio di morire per i membri di ogni
singola classe di età e viene solitamente calcolato separatamente per i due
sessi. Poiché non è nota nel caso specifico la distribuzione della popolazione
per classi di età, si è calcolato il:
Numero di
morti di un certo sesso ed età
Rapporto
di mortalità osservati in
un certo periodo
per
età e per sesso =
_____________________________________ X
100 [8]
Numero
totale di morti di quel sesso
in
quel periodo
Questo indice non è un sostituto del precedente e non
esprime il rischio di morire di persone che hanno raggiunto una certa età. Esso
è soltanto una relazione numerica tra morti di una certa età (e sesso) e morti
per tutte le età (di quel sesso) entro un certo periodo di tempo. E’ tuttavia
un indice perfettamente valido per studiare andamenti nel tempo.
Tra i vari tassi di mortalità specifici un posto a
parte occupano quelli in rapporto con la giovane età. Tra essi il:
Numero di :porti entro
un anno di età in un certo periodo di tempo
Tàsso
di mortalità infantile =
------------------------------------------------------------------------------- X 1000 [9]
Numero totale di nati entro quel periodo
di tempo
Nella sua espressione questo è simile ad un tasso di
mortalità specifica riferito a bambini sotto un anno di età, tranne che la
popolazione al denominatore non è esattamente quella sotto l'anno e non si
configura quindi come un tasso vero e proprio, perché le due grandezze al
denominatore ed al numeratore non sono omogenee. Si deve anche aggiungere che
di solito il denominatore viene espresso come nati vivi, ma che questa
distinzione non è possibile nel caso presente che quindi include tutti i nati.
Il secondo indice è il tasso di mortalità neonatale,
che si definisce come quello infantile, tranne che al numeratore si inserisce
il numero di morti entro il primo mese di età. Esso è una misura del rischio di
morire durante il primo mese di vita. Vi è infine il tasso di mortalità
perinatale definito come sopra per i morti entro il primo giorno di vita. Nel
caso presente si tratta di una misura complessa di morti‑natalità e di
morte nell'immediatezza del parto,
che
comprende anche quasi certamente i nati prematuri. Va aggiunto che non è
chiaro dalle registrazioni se e fino a qual punto gli aborti venissero
registrati. Non è chiaro cioè fino a quale età gli aborti venissero considerati
tali e non registrati (morte fetale precoce) oppure registrati come immaturi
(morte fetale tardiva) e battezzati in casa dall'ostetrica con successiva
registrazione del parroco. Soltanto tre casi di immaturi risultano menzionati
tra le cause di morte tra il 1639 ed il 1799, il che rappresenta un numero incredibilmente basso. t appena
necessario sotto
lineare
che in base a queste definizioni il tasso
di mortalità infantile é la somma di quelli perinatale, neonatale e fino ad uno
anno di età. La suddivisione è fatta unicamente allo scopo di studiare la
dinamica delle morti nel primo periodo di vita in maggior dettaglio,
soprattutto in vista dell'imponenza che assume in questo periodo storico la
mortalità
infantile.
Indici
ín rapporto con la nuzialità
In mancanza di registri di matrimonio non è possibile
calcolare tassi generici e specifici per questo evento demografico, né è
possibile calcolare indici per matrimoni tra persone vedove dell'uno o
dell'altro sesso. L'unico dato che si può ricavare è l'età alla nascita del
primo figlio in maschi e femmine che (nell'ipotesi di un intervallo medio sufficientemente
costante tra matrimonio e nascita del primo figlio la cui lunghezza rimane
peraltro sconosciuta) può essere un indice indiretto dell'età dei coniugi al
matrimonio. Va da sè che le coppie sterili sfuggono completamente a questa
analisi. L'assenza delle registrazioni di matrimonio non permette neppure il
calcolo dell'incidenza di figli nati anzitempo, che è un indice della
frequenza di relazioni sessuali prima delle nozze. I figli illegittimi dati
come tali nelle registrazioni di battesimo sono soltanto 42 tra il 1639 ed il
1799. Essi sono presumibilmente soltanto una piccola parte di quelli concepiti
al di fuori del matrimonio, cioè quelli non legittimati da nozze riparatrici.
Indici
generali sull'accrescimento della popolazione
I tassi di natalità e di mortalità esprimono l'aumento
e la diminuzione relative della popolazione attraverso l'aggiunta e la
scomparsa dei suoi componenti. Tassi dell'aumento o diminuzione naturali
calcolati in base alla differenza tra nati e morti danno invece una misura
delle variazioni globali e, quando siano analizzati in funzione del tempo,
dell'andamento generale dei fenomeni demografici. Il più importante di questi è
il
Numero di nati meno numero di
morti in un certo periodo di tempo
Tasso
di incremento naturale
=---------------------------------------------------------------
X 1000 [10]
Popolazione totale in quel periodo
Non è invece possibile
calcolare tassi di riproduzione per la mancanza di informazioni sulla
ripartizione per età delle donne.