Gianfranco Alessandretti
L'ALBERO DELLA SCIENZA AFFRESCATO
NELLA CHIESA CONVENTUALE DI S. AGOSTINO
Secondo le cronache (1) la
chiesa di S. Agostino, dedicata dal Vescovo Bonghi ai SS. Giacomo, Filippo e Agostino,
risale, con l'annesso convento degli Eremitani, al 1290; ma la costruzione
primitiva è andata quasi completamente distrutta nel 1403 in seguito ad un
fatto d'arme tra opposte fazioni. Quarant'anni più tardi, quando il luogo ormai
disabitato era divenuto ‑ al dire del Calvi ‑ asilo di fiere, (2)
la Città volle ricostruirlo e vi chiamò gli Osservanti Regolari di Lombardia i
quali, sotto il priorato di Giovanni da Novara, con le oblazioni dei cittadini
e con il ricavato della vendita di alcuni terreni, ricostruirono il convento e
la chiesa più grande dell'antica.
La nuova fabbrica, iniziata
nel 1443, ornata di ben diciotto (3) altari, è quella di cui ancora si vedono i
possenti arconi gotici sostenuti da robusti pilastri rettangolari e il
prezioso soffitto policromo. (4) Sul lato destro si aprivano, con volte
ogivali, alcune cappelle; il muro di sinistra invece doveva correre via diritto
per tutte le otto campate, unicamente scandito dai piedritti degli arconi.
Questo muro, originariamente decorato con le delicate bordure oggi visibili
solo nella parte alta delle specchiature, fu presto ricoperto, nella zona più
bassa, da numerosi affreschi votivi, (5) rappresentanti i santi
abituali della iconografia bergamasca. Tuttavia nella seconda campata anche
questi dipinti, fra i quali un S. Sebastiano, scomparvero sotto un nuovo strato
di intonaco sul quale un ignoto pittore tracciò il curioso ed arcano disegno
che è l'oggetto di questa nota.
Sfortunatamente gran parte del lavoro è andata perduta quando, agli inizi del Cinquecento venne sfondato in più punti il muro di sinistra per ricavare le sette cappelle (6) a pianta semicircolare ancora esistenti e venne costruito per contenerle quel corpo di fabbrica aggettante verso l'esterno, che restringe sensibilmente l'androne di accesso al chiostro. Tutte queste cappelle vennero legate fra di loro da un nuovo ordine architettonico, costituito da coppie di pilastri quadrati fiancheggianti gli antichi, coronati da capitelli cinquecenteschi. Le volte a catino furono terminate frontalmente con un fastigío a cuspide di dubbio gusto, ancora in sito negli anni della prima occupazione militare dell'edificío, poi demolito per poter appoggiare sui pilastri una soletta che divise orizzontalmente in due la navata della chiesa.
Fu probabilmente in quella occasione che i pilastri della seconda cappella, unici fra tutti, furono demoliti, sembra per far posto ad una scala; ricomparvero così le due sbocconcellate fasce laterali del nostro dipinto. In esse appaiono una serie di tondi, delimitati da un doppio profilo di ocra rossa, legati fra di loro come i medaglioni di un albero genealogico, ognuno contenente una breve dicitura latina spesso costituita da una sola parola tracciata in caratteri gotici neri con iniziale rossa. Ma non tutte le scritte sono decifrabili; a sinistra si leggono nel registro superiore COGITATIO e MEDITATIO, in quello intermedio RELIGIO, PIETAS e forse INNOCENTIA, più in basso GRAMATICA e DIALECTICA. Nella fascia di destra il medaglione più alto reca la scritta PARASOFIA cui sono legati MAGICA e ABUSIO ; da Magica partono quattro tralci di due soli dei quali si vede la fine in PRESTIGIUM e AUGURIUM, un terzo conduce verosimilmente a MANTICA. Da Abusio discende una lunga cascata di medaglioni fra i quali sono leggi‑
bili DISCIPULUS
INOBEDIENS, LIS IN CAPITULO, DISSOLUTIO IN CORO, CANONICUS IRREGULARIS,
PRESBITER BELICOSUS, MERETRIX CASTA, MULIER ARMATA.
Strane scritte invero e
sufficienti per stimolare l'interesse di un curioso. Cosa significano quei medaglioni?
Quando furono dipinti e da chi?
Cominceremo col rispondere
alla seconda domanda. La data dell'affresco si dovrebbe collocare fra il 1443,
anno di costruzione della `nova ecclesia' e il 1486, anno in cui fu costruita,
per legato di Giovanni e Galeazzo da Vertova, la cappella intitolata a S.
Sebastiano, (7) ciò che richiese lo sfondamento del muro originario della
chiesa. Ma su questa seconda data non tutti sono d'accordo: alcuni documenti la
riportano infatti al 1506 altri al 1509, e poi si tratta veramente dell'anno di
costruzione della cappella o dell'anno della donazione Vertova? È difficile
dirlo, ma sembra piuttosto improbabile che nel breve volgere di un quarantennio
si siano succedute: la costruzione della nuova chiesa, la decorazione con le
bordure geometriche, l'esecuzione ‑ probabilmente scaglionata nel tempo ‑
delle immagini votive, l'applicazione del nuovo intonaco e il tracciato
dell'enigmatico disegno, la rottura infine del muro per costruire la cappella Vertova.
Personalmente io credo che la cappella, affrescata da ignoto nel 1556, risalga
al secondo o terzo decennio del '500 e che il dipinto che ci interessa sia
stato eseguito nei primi anni del secolo da uno sconosciuto filosofo, membro
della comunità agostiniana.
Abbiamo notizia di diversi
dotti vissuti in quel tempo nel monastero bergamasco; scrittori di fama come
Paolo Olmo, priore nel 1481, di cui si conserva tuttora uno scritto in difesa
degli Eremitani, (8) Emanuele da Vertova (9) ed il celebre Ambrogio da Calepio
che proprio dal 1487
al
1502 compose in Bergamo il suo ben noto Dizionario. (10) Di un altro frate è
fatta spesso menzione nelle cronache: Giacomo Filippo Foresti. (11) Di lui
sono noti il Supplementum chronicarum e un volume sulle più celebri
donne della storia intitolato De claris selectisque mulieri
bus;
ma forse più interessante per noi è una carta scritta di suo pugno in minuti
regolarissimi caratteri cancellereschi, contenente l'elenco dei suoi libri.
(12) In esso figurano, oltre alla Bibbia e ad una vita di Cristo `in magno
volumine', anche i commenti di diversi autori alle Sententiae di
Pietro
Lombardo (13) e numerose opere filosofiche, storiche e giuridiche. È dunque
indubbio che il Monastero di S. Agostino era già in quei tempi un centro
vitale di cultura filosofico‑religiosa. In quell'atmosfera visse
l'autore del nostro dipinto; il suo nome non ci è noto, ma il dotto
agostiniano
ha indubbiamente tratto il soggetto della sua opera pittorica dagli scolastici
e soprattutto da quella corrente tendenzialmente antiaristotelica che si
ricollegava a S. Agostino.
Possiamo ora affrontare il
primo quesito: cosa significano le curiose iscrizioni?
Le poche rimaste sono
indubbiamente parte di un assieme assai complesso che io credo rappresentasse
una sorta di Albero del Sapere, (14) un `Lignum Sapientiae' costruito sul tipo
dei tanti alberi miniati nei codici
1
‑ Fides 35 ‑
Teorica 69 ‑
Gnostica
2
‑ Charitas 36 ‑
Theologia 70 ‑
3
‑ Spes
37 ‑
Mathematica 71 ‑ Parasofia
4
‑ Prudentia 38 ‑
Phisica 72 ‑
Magica
5
‑ Justitia 39 ‑
Aritmetica 73 ‑
Sortilegium
6
‑ Fortitudo 40 ‑
Musica 74 ‑
Mantica
7
‑ Temperantia 41 ‑
Geometria 75 ‑
Augurium
8
‑ Humilitas 42 ‑
Astronomia 76 ‑
Prestigium
9
‑ Ratio 43 ‑
Mechanica 77 ‑
Aerimantia
10
‑ Intellectus 44 ‑
Lanificium 78 ‑
Geomantia
11
‑ Memoria 45 ‑
Armatura 79 ‑
Hydromantia
12
‑ Ars discendi 46 ‑
Navigatio 80 ‑
Pyromantia
13
‑ Natura 47 ‑
Agricoltura 81 ‑
Chiromantia
14
‑ Exercitio 48 ‑
Venatio 82 ‑ Abusio
15
‑ Disciplina 49 ‑
Medicina 83 ‑ Prelatus
negligens
16
‑ Philosophia 50 ‑
Theatrica 84 ‑
Discipulus inobediens
17
‑ Cogitatio 51 ‑
Superbia 85 ‑
Iuvenis otiosus
18
‑ Meditatio 52 ‑
Luxuria 86 Senex
obstinatus
19 ‑ Contemplatio 53 – Ira
87 ‑ Habitus
praetiosus
20
‑ Virtus 54 ‑
Gula
88 ‑
Cibus exquisitus
21
‑ Sapientia 55 ‑
Invidia 89 ‑
Rumor in claustro
22
‑ Necessitas 56 ‑
Avaritia 90 ‑ Lis
in capitulo
23
‑ Gratia 57 ‑
Vanagloria 91 ‑
Dissolutio in coro
24
‑ Religio 58 ‑
Tristitia 92 ‑
Irriverentia juxta altare
25
‑ Pietas 59 ‑
Concupiscentia 93 ‑ Conversus
causidicus
26
‑ Innocentia 60 ‑
Ignorantia 94 ‑
Canonicus irregularis
27
‑ Logica 61 ‑
Infirmitas 95 ‑
Monachus curialis
28
‑ Practica 62 ‑
96 ‑
Presbiter bellicosus
29
‑ Grammatica 63 ‑
…logia 97 ‑
Diabolus benignus
30
‑ Dialectica 64 ‑
98 ‑
Meretrix casta
31
‑ Rhetorica 65 ‑
Schisma 99 ‑ Latro
fidelis
32
‑ Ethica 66 ‑
Idolatria 100 ‑
Milex vindicatus
33
‑ Economica 67 ‑
Apostasia 101 ‑
Mulier armata
34
‑ Politica 68 ‑
Haeresia 102 ‑ Vir
bambol
medioevali, che hanno il loro capostipite nel biblico ‘Arbor scientiae
boni et mali'. Di simili alberi troviamo traccia già in Rabano Mauro, vissuto
nella prima metà del secolo IX, secondo il quale le virtù quasi rami ex
arboribus procedunt'; (15) due alberi riassumono graficamente il `De
fructibus carnis et spiritus' di Ugo di S. Vittore (16) ed un terzo
detto `Lignum vitae' è descritto nella sua Arca di Noè morale.(17)
Frequenti sono gli alberi delle Arti liberali (18) e numerosi quelli di
ogni genere che illustrano la `Ars magna' del catalano Raimondo Lullo,(19)
filosofo di ispirazione agostiniana autore fra l'altro di un Arbre de
sciencia.
Riferimenti alle iscrizioni
del nostro albero ne esistono in tutti questi studiosi e particolarmente nei
Vittorini. Ugo, il capo scuola, nacque in Sassonia nel 1096; dal 1115 al 1141
fu prima discepolo e poi maestro nel chiostro agostiniano di S. Vittore a
Parigi. In lui si fusero la via del misticismo e quella della ricerca
razionale; ai correligionari intimava: “ Monaco, il tuo dovere è di sempre
digiunare, sempre piangere, e tu pretendi filosofare! “, (20) ma egli stesso
dedicò l'intera vita alla filosofia lasciandoci numerose opere di grande
interesse tra le quali il Didascalion (21) nel quale sono classificate tutte le forme del sapere.
Sembra che il quadro generale dell'affresco qui descritto sia da ricercare proprio in questa opera, che tratta nei primi tre libri delle arti liberali, già note nell'antichità classica, studiate da S. Agostino, definite nel IV secolo da Marziano Capella,(22) classificate nel VI da Isidoro, (23) e via via descritte nei secoli successivi fino allo stesso Ugo, che le include in una sua originale partizione della filosofia. Nel nostro dipinto GRAMATICA e DIALECTICA fanno supporre la compagna RHETORICA tutte figlie della LOGICA; le arti del Quadrivio, che Ugo considera parti della MATHEMATICA, erano collocate nell'angolo inferiore sinistro; esse scomparvero nel 1955 quando Mauro Pelliccioli ricuperò il sottostante affresco raffigurante S. Sebastiano,(24) ma nelle fotografie antecedenti il restauro si leggono chiaramente ARITMETICA, MUSICA, GEOM(ETRIA) al cui fianco non poteva mancare ASTRONOMIA.
Il riferimento a Ugo è ancora più evidente se si sfoglia il libro VI del Didascalion, dove sono enumerate non più le conoscenze buone, rette, oneste, ma quelle cattive, false e immorali come MAGICA (25) che porta la mente di coloro che la praticano `ad omne scelus ac nefas' e che comprende AUGURIUM, PRESTIGIUM, SORTILEGIUM e MANTICA ‑‑ossia Divinazione ‑ la quale ultima si divide in cinque parti. Tutto questo troviamo nel dipinto di S. Agostino, alla destra di chi guarda. Dalla stessa parte, discendente come Magica da PARASOFIA (26) ‑ la falsa conoscenza ‑ si trova ABUSIO, che significa cattivo uso, trascuratezza,. disprezzo, con tutti i suoi derivati. Ed ecco, stavolta in un'opera di Ugo di Fouilloi (27) epigono dell'Ugo vittorino e canonico regolare agostiniano, puntualmente elencate e descritte le `Duodecim abusiones in claustro’ a motivo delle quali `tota religio summa turbatur'. Sulla scorta di questo testo ho potuto interpretare quasi tutti i medaglioni illeggibili incolonnati all'estrema destra; ma purtroppo le nostre `Abusiones' sono venti e non dodici e delle ultime otto,(28) piuttosto discordanze o inganni che abusi, non sono riuscito a trovare la fonte.
A sinistra compaiono, oltre
alle arti liberali, altre scritte; di un primo gruppo, scomparso a seguito dei
recenti restauri, facevano parte FIDES, RATIO, INTELL(ECTUS); di un altro
ancora nettamente leggibile COGITATIO e MEDITATIO. È pensabile che accanto a
Fides si trovassero CHARITAS e SPES e che Ratio, capostipite di Cogitatio,
Meditatio e della mancante CONTEMPLATIO, fosse accompagnata da INTELLECTUS e
MEMORIA; come sta scritto in De modo discendi et meditandi (29) del solito Ugo di S. Vittore.
Più sotto si leggono
GRATIA, RELIGIO, PIETAS; questa volta la fonte potrebbe essere il Dialogus
de Rhetorica et Virtutibus del filosofo carolingio Alcuino, (30) o forse
un suo rimaneggiamento. L'accostamento della retta conoscenza alla virtù è del
resto comune negli autori del tempo; il già citato Rabano Mauro, (31) che di
Alcuino fu discepolo, scrisse infatti: `eum qui sapientiae studet oportet
virtuti studere, ut id quod sapienter intellegit in mente, utiliter exerceat
in opere'. Fin qui la ricostruzione ragionata di questo didascalico dipinto,
che comprendeva tutto quanto poteva servire ai monaci: le virtù da praticare,
le discipline da apprendere, i vizi da cui rifuggire. Possiamo immaginare il
magister ‑ magari dotato di una venerabile barba bianca, come il
Raymundus degli alberi lulliani ‑ che, volte le spalle al muro,
illustrava ai novizi il bene dipinto alla sua destra e il male che stava alla
sua sinistra. Dietro di lui c'era. sicuramente un altare, ed è logico pensarlo
sormontato da una grande pala raffigurante il santo cui era dedicata la
cappella, ciò che costrinse il nostro pittore ad accumulare lateralmente i
suoi medaglioni.
E’ possibile andare oltre
con la ricostruzione? Forse sì, consultando altri testi meno noti dei tanti che
ho avuto fra le mani; forse no, se l'albero agostiniano è il frutto della
eclettica elaborazione di un frate sconosciuto che non ne ha lasciato altra
testimonianza. Tuttavia si può giocare di fantasia; così ho fatto e
ricollegandomi agli autori che ho citato, ho cercato di ricomporre l'affresco
inserendovi da un lato le virtù cardinali (32) (PRUDENTIA, JUSTITIA, FORTITUDO,
TEMPERANTIA figlie di HUMILITAS), le dualità indispensabili nell'ARS DISCENDI
(33) (NATURA, EXERCITIO, DISCIPLINA), i rimedi della filosofia (34) (VIRTUS,
SAPIENTIA, NECESSITAS) e le sue derivazioni pratiche e meccaniche (35) (ETNICA,
ECONOMICA, POLITICA e LANIFICIUM, ARMATURA, NAVIGATIO, AGRICOLTURA, VENATIO,
MEDICINA, THEATRICA), dall'altro i vizi figli della superbia (36) (LUXURIA,
IRA, GULA, INVIDIA, AVARITIA, VANAGLORIA, TRISTITIA), i mali dell'anima e del
corpo (CONCUPISCENTIA, IGNORANTIA, INFIRMITAS ) le deviazioni della vera fede
(37) (SCHISMA, IDOLATRIA, APOSTASIA, HAERESIA, GNOSTICA).
GIANFRANCO ALESSANDRETTI
NOTE
1. Le notizie storiche
provengono dalla raccolta di carte originali conservate nella Civica Biblioteca
di Bergamo e dal fondo 'Monasteri soppressi' dell'Archivio di Stato di Bergamo.
Altre informazioni, da prendersi con cautela, in n. CALVI, Memorie istoriche
della Congregazione Osservante di Lombardia dell'Ordine Eremitano di S.
Agostino, Milano 1669. Una sintesi dei documenti più importanti è stata
fatta da Antonio Tiraboschi e si trova manoscritta nella Civica Biblioteca di
Bergamo sotto il titolo Memorie storiche della Chiesa e Convento di S.
Agostino. Pure P. LOCATELLI lasciò una rassegna manoscritta sull'argomento,
poi ripresa da c. CAVEasAZZI, 'Memorie storiche ed artistiche intorno al
Convento ed alla Chiesa di S. Agostino', Bergomum IV, 1946, pp. 119‑132.
Altre notizie in E. FORNONI, S. Agostino e le nuove fortificazioni in
Bergamo, Bergamo 1884; F. SPERANzA, Il complesso di S. Agostino in
Bergamo, Bergamo 1959
2. Racconta il nostro
cronista: 'ridotta la stessa Chiesa a tanta solitudine, che fin sotto 1'altar
maggiore s'era una lupa co' suoi lupacini ricovrata'.
3. Secondo Pasino Locatelli
gli altari erano sedici, secondo il Tiraboschi diciotto. Negli Atti della
visita apostolica di S. Carlo Borromeo del 1575 pubblicati da Angelo Roncalli è
scritto fiche la chiesa 'satis ampia et ornata, habet altaria viginta'.
4. Il soffitto policromo in
cotto, datato 1476, è stato magistralmente descritto da L. ANGELINI, Cose
belle di casa nostra, Bergamo 1955.
5. Si vedano i numerosi articoli sui
quotidiani locali dell'epoca 1955‑56 e inoltre s. MATA‑
LON,
Affreschi lombardi del '300, Milano 1963 e r. MAZZINI, Aff reschi
lombardi del '400
Milano
1965
6. Sulla costruzione e
19intitolazione delle cappelle si hanno notizie contrastanti; tuttavia che
esse risalgano al primo Cinquecento sembra índubítabíle; lo confermano le date
riferite dai documenti e il `MDLXXXVI' che fa bella mostra di sé in un
cartiglio dipinto nella prima cappella a sinistra entrando. Detta cappella
dedicata a S. Marco, fu decorata con architetture e ornati in quel 1586 da
Troilo Lupo; le opere furono definite `mirabili fatture' da A. PASTA, Le
pitture notabili di Bergamo, Bergamo 1775.
7. Se ne veda la storia in
E. VERTOVA, Gli Eremitani d,4 S. Agostino e una nobile famiglia bergamasca, Bergamo
1937.
8. Biblioteca Civica di
Bergamo: Libellus de apologia religionis fratrum eremitarum Ordinis S.
Augustini contra falso ,impugnantes, ms. sec. XV, segnato MAB 9. La prima
carta reca un magnifico bordo miniato e molte iniziali laminate in oro.
9. Di lui si conserva nella
Biblioteca Civica di Bergamo una Expositio regulae S. Augustini, ms.
an. 1504, segnato MA 94.
10. Si veda A. mAzzI,
`Ambrogio Calepino. Alcuni appunti bio‑bibliografici. Il contratto per la
prima edizione del Dictionarium', Bollettino della Civica Biblioteca di
Bergamo I, 1907, pp. 3‑14.
11. Del Padre Foresti sono
rimaste alcune carte autografe, raccolte da A. Tiraboschi e conservate in Biblioteca
Civica di Bergamo, segnate AB 222.
12. La nota autografa del
Foresti contenente l'elenco dei libri posseduti dal Convento è stata pubblicata
da G. ANTONUCCI, nella rubrica `Appunti e notizie' di Bergomum III, 1934,
p. 247; un altro elenco di libri in dotazione al convento, risalente pure a
quest'epoca èstato pubblicato e studiato la A. AzzoNI, `I libri del Foresti e
la Biblioteca conventuale di S. Agostino', Bergomum I‑II, 1959,
pp. 37‑44.
13. Pietro Lombardo, morto
nel 1160, scrisse i Libri quattuor sententiarum, un compendio della
dottrina cristiana fondato sull'autorità della Bibbia e dei Padri,
particolarmente su S. Agostino e, fra i suoi contemporanei, su Ugo da S.
Vittore. L'opera ebbe una enorme diffusione e fu oggetto di commenti da parte
di moltissimi studiosi. La biblioteca agostiniana ne possedeva alcuni: il Commentarium
di Egidio Romano (1247‑1316), quello del francescano Giovanni Duns
Scoto (1266‑1308) noto come Opus oxonianum e quello di
Alessandro di Hales. Questi nato a Gloucester intorno al 1175, anch'egli
francescano e maestro all'Università di Parigi, fu l'autore di una Summa
totius tbeologiae scritta per ordine del Papa Innocenzo IV e divenuta una
guida per gli eremitani, in quanto informata al neoplatonismo di S. Agostino.
14. Si veda Giovanni da
Salisburgo, un umanista inglese segretario di Tommaso Becket, vissuto nel XII
secolo; nel suo Policraticus de nugis curialium et vestigiis pbilosophorum egli
parla del Lignum vitae o Arbor scientiae boni et mali '... in quo sunt omnes
sapientiae et scientiae absconditi'.
15. La citazione è tratta
dal De istitutione clericorum. Rabano Mauro (784‑856) benedettino,
fu allievo di Alcuino, poi Maestro a Fulda e infine Arcivescovo di Mainz. I
suoi scritti occupano ben cinque volumi della Patrologia Latina; la sua opera
più importante è il De universo libri XXII un trattato enciclopedico,
preludio alle innumerevoli Summae medievali.
16. L'opera, fra le minori d'i Ugo, è un trattatello di poche pagine in cui sono elencate le sette Virtù che procedono dall'umiltà e i sette Vizi figli della superbia, le une e gli altri accompagnati da una numerosa schiera di qualità secondarie rispettivamente buone e cattive.
17. Il 'Verae lignum vitae'
o 'Arbor sapientiae'... `per timorem seminatur, per gratiam rigatur, per
dolorem moritur, per fidem radicatur, per devotionem germinat, per compunctionem
oritur, per desiderium crescit, per charitatem roboratur, per spem viret, per
circumspectionem frondet, per disciplinam floret, per virtutem fructificat,
per patientiam maturescit, per mortem carpitur, per contemplationem cibat'.
Questi virtuosismi lessicali sono alquanto frequenti nei Vittorini.
18. Si veda Enciclopedia Italiana alla
voce 'Arti liberali'.
19. Raimondo Lullo (1232‑1315),
francescano, arabista ed orientalista, fu il primo grande scrittore
catalano e una delle più spiccate personalità del medioevo cristiano; la sua
filosofia si ispira a S. Agostino e ai Vittorini.
20. Citato da HAUREAU„Les oevres de Hugues de Saint Victor, Paris
1886. Nella stessa opera la leggenda
secondo la quale Ugo apparve dopo morte ad alcuni monaci, inseguito da un
diavolo che lo flagellava: Perché? ‑ gli chiesero ‑ Sono stato
troppo avido di sapere ‑ rispose ‑ Pregate per me!
21. Eruditionis
dida~lkalicae libri VII seu Didascalion tratta nei primi tre libri
dello Arti liberali, negli altri tre della teologia e nell'ultimo della
meditazione. Secondo Ugo nulla c'è di inutile nel sapere, 'Impara tutto ‑
egli dice ‑ vedrai poi che nulla è superfluo'.
22. Marziano Capella,
vissuto nel secolo V, scrisse una specie di Enciclopedia sulle arti liberali
intitolata De nuptiis Philologiae et Mercurii, opera che fu una delle
basi dell'istruzione medievale.
23. Isidoro, Vescovo di
Siviglia, visse fra il VI e il VII secolo. La sua opera principale Etymologiarum
libri XX è una vasta enciclopedia del sapere del tempo e costituì uno dei
legami fra l'antichità classica e il Medioevo.
24. Sui restauri del 1955
si vedano: Giornale del Popolo, 21 luglio 1955; Eco di Bergamo, 27
ottobre 1955; Eco di Bergamo, 29 gennaio 1956; Giornale del Popolo, 30
ottobre 1956; Bergamo, Rivista della Camera di Commercio, gennaio 1956.
25. Le 'arti magiche furono
oggetto di numerosi trattati; un grosso volume in 4° del gesuita Martino del
Rio, intitolato Disquisitionum magicarum libri VI, le descrive diffusamente.
26. La voce Parasofia
etimologicamente `falsa conoscenza' non compare in alcun dizionario. L'ho
invano cercata nella Enciclopedia Italiana, nel Dizionario di Filosofia
dell'Abbagnano, nell'Encic:opedia cattolica, nel Gran Larousse Encyclopedique,
nel Lessico Univer. sale Italiano, nel vecchio Littré, nel Forcellini, nel Du
Cange. Non compare nemmeno nel Milleloquium del Frate Bartolomeo da Urbino,
dizionario teologico‑filosofico di ispirazione agostiniana, stampato a
Lione nel 1556.
27. Ugo di Fouilloi, o da
Folieto (1100‑1173), fu priore nella abbazia di S. Laurent de Heilli
presso Courbie; le sue opere di mediocre valore, spesso semplici rifacimenti di
studi precedenti, godettero peraltro di una fama considerevole. L'elenco delle
Abusiones si trova alla fine del De claustro animae.
28. In tutte queste
definizioni c'è una contraddizione di termini; si veda: Presbiter belicosus,
Mulier armata, Meretrix casta ecc. Si tratta di un gioco frequente nella logica
medievale.
29. L'opera è dedicata ai
chierici ed esordisce dicendo che il principio dell'apprendere è l'Umiltà.
Enumera poi le doti indispensabili agli scolari e fra queste quelle citate nel testo.
30. Alcuino fu il fondatore
della scuola palatina e lasciò numerose opere didascaliche. Nel Dialogus è
esposta una classificazione delle varie parti della filosofia comprendente le Virtù
cardinali ed i loro ornamenti. Molte di queste nozioni sono state riprese da
Ugo di S. Vittore nel Didascalion.
31. Su Rabano Mauro vedi
nota 15; anche il passo citato proviene dal De istitutione clericorum.
32. Le virtù
cardinali, insieme con le teologali, sono nel De fructibus carnis et
spiritus opera di Ugo di S. Vittore.
33. Le qualità necessarie
agli studenti sono elencate nel De modo discendi et meditandi dello
stesso Ugo.
34. Nel libro V del Didascalion
si legge: De tríbus rimedíís Philosophiae: Sapíentía contra
Ignorantiam, Virtus contra Vitium, Necessitas contra Infirmitatem.
35. La divisione della
Filosofia in: theorica, practica, mechanica e logica, con le relative
suddivisioni, è sviluppata nel secondo libro del Didascalion.
36. Per i vizi si veda De fructibus
carnis et spiritus, la già citata opera di Ugo.
37. Scisma, Idolatria, Apostasia, Eresia sono trattati da
Giovanni da Salisburgo e da Alessandro di Ales; entrambi si occupano ampiamente
anche di Magia e Divinazione.