INDICE DELLA RIVISTA N. 7 - NOV.1984

Angelo  Colombo

DUE LETTERE INEDITE DI GIROLAMO TIRABOSCHI

(E UNA QUESTIONE DI CULTURA FERRARESE  DEL CINQUECENTO)

Ancora fresco reduce dalle lezioni impartitegli in seno all'Ordine dei Gesuiti, in cui aveva fatto il suo ingresso dieci anni prima battendo le ostilità familiari; e dopo una breve parentesi di insegnamento presso le scuole inferiori, nel 1755 Girolamo Tiraboschi giungeva infine, venti­quattrenne, a occupare la cattedra di Retorica in Brera. A1 suo attivo in quel momento, oltre a una profonda e sensibile dedizione letteraria ma­turata nella sua Bergamo al sèguito del magistero di eruditi come Mario Lupo e Antonio Serassi, le recenti chiose e le correzioni apportate al vo­cabolario latino del Mandosio suggerivano da se le coordinate essenziali di una lucida scelta di cultura, istruita nei termini di puntuale e instan­cabile esercizio di ricerca, rettifica e connessione delle tessere del sapere storiografico e linguistico‑letterario, nel quadro di una rigorosa filosofia dell'esattezza documentaria che avrebbe trovato la sua manifestazione più matura e durevole nell'operosità del bibliotecario estense. (1)

Nonostante tali circostanze di ordine anche biografico, oltremodo scar­se si rivelano oggi, affdate ai fondi manoscritti della Biblioteca Nazionale Braidense, le tracce del lungo magistero milanese del Tiraboschi, e, a rigore, non convocabili alla documentazione minuziosa della vasta ricer­ca che condusse il Nostro ai Vetera Humiliatorum monumenta del 1766­1768, a coronamento delle giovanili fatiche di archivista e sistema­tore del patrimonio storico‑culturale del passato che le sale di Brera gli offrivano in una mole eccezionalmente ricca di manoscritti e libri rari. Oltre a un carme latino in esametri, (2) presso la Biblioteca Braidense si custodiscono infatti, tra i fogli sciolti, due sole lettere autografe, discon­tinue, che, a quanto è dato di stabilire, sono giunte alla loro sede attua­le per vie diverse e da proprietà distinte. La prima, un biglietto di poche righe, infatti, si riferisce al periodo milanese, mentre il secondo documento, come si vedrà, conduce direttamente al lavoro del Tirabo­schi presso la Biblioteca Estense di Modena.

Per quanto ll contributo che ne scaturisce a vantaggio della cono­scenza del carteggio tiraboschiano (tuttora edito solo a tratti e con am­pie lacune (3) sia dunque costretto in termini di lievissima entità, è tuttavia opportuno consentire allo studioso, tramite la pubblicazione dei due testi epistolari, l'accesso a questo minimo frammento di una mole ve­risimilmente cospicua di materiali inediti che, dopo i recuperi interessa­ti condotti un secolo or sono all'insegna del metodo positivo, attendono pari interesse almeno nella seconda scadenza anniversaria dell'edizione ne varietur della Storia della letteratura italiana (1787‑1794) e, più in generale, all'interno di uno studio maggiormente dettagliato dell'erudi­zione settecentesca, dei suoi metodi e degli obiettivi che ne fissarono le peculiarità critiche. (4)

                                                         

                                                                    [1 ] (5)

Car.mo Sig. Padre

Mil. 22. Giugno 1757 Per mezzo del Sig. Pietro Carrara' Le mando un miracol di S. Luigi qui ultimamente succeduto e stampato, e La prego dopo che V.S. lo abbia letto a farlo avere alle monache sorelle, alle quali penso che sarà caro. Godo di avere inteso buone nuove di V.S. e della Sig.a Madre e delle sorelle. Lo stesso Le potrà dire di me il detto Sig. Pietro. La pre­go de' miei rispetti alla Sig.a Madre, e a tutti di casa, e di cuore me La professo.

Il libro l'ho ricevuto per mezzo del Sig. Sessa, e gliene rendo mille grazie

        Um ° ed Obb ° figlio

Girol. Tiraboschi d.a C. di G.

[2] (7)

Ill.mo Sig. Padron Colend.mo (8)

Alla gentilissima lettera di V.S. Ill.ma di 3. del corre non ho po­tuto rispondere fin dallo messo ordinario, perché le lettere di costà non ci giungono comunemente, se non quando già sta per partire il corriere.

Le. mando qui acclusa la nota di tutte l'opere manoscritte di Alessandro Sardi (9) che si conservano in questa Ducal Biblioteca, fralle quali ella ve­drà, che non ve n'ha alcuna, che propriamente s'intitoli Storia di Ferra­ra, benché in molte di esse egli abbia non poche notizie, onde illustrarla.. In questi giorni non ho potuto consultarne gli originali per trarne quelle notizie che V.S. IIl.ma desidera, ma spero di poterlo fra poco e di man­dargliele nell'ordinario seguente, per quanto n ri permetterà di rilevarle il pessimo, e quasi inintelligibil carattere, in cui quell'opere sono scrit­te. Io mi recherò a piacere e in questa e in qualunque altra occasione di mostrare a V.S. Ill.ma la sincera stima, che le professo e il desiderio che ho di essere onorato dei suoi comandi. Ho ricevuta tempo fa un'al­tra sua cortesissima lettera mandatami dal Predicator dell'Avvento in questo Duomo, a cui io pensava di rispondere nell'occasion del ritorno, ch'ei farà a Ferrara. Godo che ella col comandarmi mi abbia anticipato questo piacere, e con sincero rispetto me la protesto.

D. V. S. IIl.ma

Modena 14. decembre 1773.

Dev.mo ubbid. servit.

Girol ° Tiraboschi

La prima lettera, più propriamente il biglietto che accompagnava l'invio di un opuscolo devoto al padre Vincenzo,non esula dai termini di una modesta testimonianza di devozione filiale; le ultime due righe alludono, in effetti, a un libro ricevuto verisimilmente proprio dalle mani del padre (mediatore un certo Sessa), che Girolamo ricambia con un suo dono, la stampa (effimera e occasionale, tanto che non se n'è rinvenuta traccia) di un `miracol di S. Luigi', in una circostanza che parrebbe far ritenere viva qualche attenzione del retore di Brera alla coeva letteratura di pietà, nei brevi interludi del suo lavoro di docente e studioso di ben altri `monumenti' di cultura.

Diverso spessore e affatto consistente rivela invece la seconda scrit­tura epistolare, spedita da Modena a Ferrara nel dicembre del 1773 a Girolamo Ferri, ‑in un momento assai delicato per il Tiraboschi e per il suo destinatario, entrambi costretti a misurarsi ‑ il Nostro in par­ticolare, profondamente legato al suo Ordine ‑ con una vicenda che non filtra nella corrispondenza, ma che cade subito sott'occhio proprio in absentia suggerendo un contesto di malessere e di intime delusioni: solo cinque mesi prima, infatti, Clemente XIV, dopo anni di tensione che avevano visto i Gesuiti espulsi da vari stati d'Europa, aveva decre­tato lo scioglimento della Compagnia suscitando tensioni e malumori in seno all'istituzione ecclesiastica.

Al di là di siffatte circostanze, che di certo occupavano contestual­mente il bibliotecario modenese senza tuttavia trapelare in spie da giu­dicarsi senz'altro indiziarie, interessa nel presente segmento di un car­teggio Tiraboschi‑Ferri, ancora da ricostruire, la questione bibliografica che il corrispondente del Tiraboschi solleva avvicinando il nominativo di un illustre ferrarese del Cinquecento, quello di Alessandro Sardi.

Girolamo Ferri, allora docente da un anno di retorica e antichità gre­che e romane presso l'Università di Ferrara, si era accostato, nella sua veste di uomo di cultura dedito alla minuziosa esplorazione del sapere, alle vicende che avevano toccato la storia del venusto Ateneo nel quale si trovava a esercitare, e in tale contesto egli si stava misurando, nell'an­no stesso in cui faceva giungere la propria corrispondenza all'abate ber­gamasco, con l'edizione ‑ caldeggiata dal cardinal G.B. Riminaldi e at­tesa con arguibile impazienza nell'ambiente ferrarese, specialmente univer­sitario ‑ di un'opera consistente del Sardi, ancora limitata a circolazio­ne manoscritta, le Numinum et beroum origines. Con tutta la scrupolo­sità che l'abito di rigoroso indagatore del passato imponeva a una tale operazione di esatto recupero di un volto insigne, attivo per altro in un momento indubbiamente aureo della storia culturale ferrarese, il re­tore di Longiano si accostò alla figura di Alessandro Sardi maneggiando con precauzione quanto offrivano alcuni ragguagli correnti, ma con la precisa esigenza di colmare mediante informazioni solidamente documen­tate le caselle vuote di una mera scrittura elogiografica; ciò imponeva, fra gli altri sondaggi, un'accurata ispezione delle scritture del poligrafo cinquecentesco.

Il Ferri, disponendosi a questo spoglio, prima di condurre indagini personali, si avvalse di alcuni repertori che, insieme a saggi di bibliogra­fia, garantissero adeguata illustrazione di altre circostanze di prima gran­dezza (sommarie notizie biografiche e culturali, elenco delle opere edi­te e non). Selezionando in ragione dei progressivi rinvii interni dell'inda­gine ‑ e in una catena di letture che non mi pare spoglia di verisimi­glianza ‑, tra le compilazioni di varia consistenza a cui attingere, in primo piano dovette imporsi, all'occhio via via più accorto del Ferri, il vecchio trattato elogiografico di Agostino Superbi, pubblicato nel 1620, in cui il teologo e predicatore dei Minori Conventuali aveva annotato a proposito di Alessandro Sardi:

Dottore degno, nelle Leggi civili versatissimo, e soggetto in somma letteratissimo; fu filosofo, istorico, e nella sagra scrittura simil­mente prattico; scrisse molto istoricamente, e latinamente un libro eruditissimo dato alle stampe De moribus gentium [ ...]. E molt'altre opere degne lasciò scritte a mano, in Legge, e in Filosofia, e delle notabili fameglie di Ferrara.  (10)

Le informazioni, in se preziose, si rivelano in ogni caso, al tatto di un uo­mo di studi settecentesco, di scarsa consistenza, e soprattutto per il cen­no vago (dunque rivelatore di malcelata incompletezza) alle `molt'al­tre opere' ancora inedite, `scritte a mano'. Ciononostante nel Ferri, in previsione di un ragguaglio biografico da anteporre ‑ almeno mental­mente ‑ alla sua edizione delle Origines, nutrita di salda erudizione non meno che destinata a prevedibili finalità di elogio municipalistico, l'incontro con il Sardi sulle pagine dell'Apparato dovette modellare lo sviluppo dell'inchiesta suscitando in lui maggiore interesse circa opere in qualche modo legate proprio ai fasti cittadini, alle `notabili fameglie di Ferrara', come si era espresso il Superbi.

Di nuovo seguendo il filo della bibliografia, ma ormai con una con­siderazione particolare per gli scritti di argomento ferrarese, è da rite­nere che Girolamo Ferri ricorresse quindi, con maggiore convinzione e con la fiducia che riscuotevano presso di lui le indagini garantite dalla moderna erudizione, alla voluminosa opera di Ferrante Borsetti, 1'Hi­storia almi Ferrariae Gymnasii, edita dal Pomatelli nel 1735; nella seconda parte dell'imponente compilazione, al libro secondo, egli poteva infine cogliere notizie valide per un supplemento d'istruttoria circa l'og­getto della sua curiosità:

ALEXANDER SARDI Ferrariensis, praeclarissimus juris interpres, phi­losophus, historicus, orator, linguarumque peritus. Hunc in alma Universitate nostra publice fuisse professum, auctor est Libanori (11), li sed cum tempus minime designet, nos hoc loco referimus, quia haec circa tempora floruisse credimus. Edidit autem Sardi Librum de Moribus gentium. Insuper conscripsit Tractatum: De Christi Sal­vatoris Humanitate; & sermone italico: L'origine, accrescimento, e dominii di tutti i Principi dell'Europa, e specialmente delli E­stensi, sed haec postrema reliquit inedita. (12)

Più efficace alle attese bibliografiche di Girolamo Ferri, 1'Historia si rivelò anche perfettamente consonante alle esigenze di quella dimen­sione municipalistica ‑ per nulla secondaria ‑ del suo lavoro, parti­colarmente in forza del riferimento agli `inedita' cui erano ancora riser­vati i resoconti dei fasti estensi. Ma un invito ancora più specifico, e soprattutto orientato dalla puntualità di una vera scheda d'archivio, il Ferri raccolse nel celebre e polemico supplemento di Girolamo Baruf­faldi all'Historia borsettiana, nel quale, soffermatosi sul Sardi, l'erudito aveva appuntato:

Alexander Sardus. Adde Gasparis filius, natus anno 1500. Obiit vero anno 1588 die 28 Martis, ad Sacerdotii honorem assumptus. Scripsit praeter allegata a Borsetto. De Rerum inventoribus. Di­scorsi. Antiquorum Numinum, & Heroum Origines. MS. apud D.D. Riminaldos. Dell'Origine dell'Acque Ferraresi MS. Historiae Jo. Baptistae Pignae continuationem, quorum primum Volumen authographum apud Baruffaldum est. Alia in Bibliotheca Estensi Mutinae servantur. Alia opera historica extant apud D. Marchio­nem Scipionem Maffeum. (I3)

Oltre a notizie biografiche più circostanziate, allo sguardo del Ferri si apriva un ampio catalogo di accessioni bibliografiche, minuzioso quan­to bastava, nei suoi espliciti rinvii, a promuovere qualunque ragionevole credito (persino nella pungente rivelazione di inediti dal Borsetti rife­riti con trascuratezze nella sua Historia). Accanto alle Origines, di cui il retore di Longiano si stava direttamente occupando ‑ o con le quali si sarebbe misurato di li a poco ‑, il Baruffaldi aveva posto dunque un'altra opera manoscritta, una `continuazione' della Sto­ria di G.B. Pigna, vale a dire di quella Historia Estensium Principum,urbisque Ferrariae, in libros octo digesta di cui Ferrante Borsetti aveva già discusso nel suo trattato.(14)`

Da questo momento, sovrapposte le due distinte informazioni stral­ciate dall'opera del Borsetti e dal supplemento del Baruffaldi alla me­desima, il Ferri venne indotto a ritenere che Alessandro Sardi si fosse cimentato nella stesura di una compilazione storico‑elogiografica, di pe­rimetro municipale, e che essa, come quella del padre Gaspare o il più articolato lavoro del Pigna, aspirasse alla dignità di una vera e propria Storia di Ferrara. Scomparso da diciott'anni Scipione Maffei, e con lui l'opportunità di porre le mani sulle `altre opere storiche' delle quali l'au­tore della Verona illustrata si trovava in possesso secondo il Baruffaldi ‑ defunto nello stesso 1755 anch'egli ‑, non restava a Girolamo Fer­ri che dirigere la propria inchiesta verso l'Estense di Modena, presso la quale, da ormai tre anni, lavorava con scrupolosa accuratezza e vigore di ricerca il Tiraboschi; da poco la notorietà del bergamasco ave­va ottenuto un nuovo rafforzamento tramite la pubblicazione delle pri­me parti della sua monumentale Storia della letteratura italiana.

La lettera spedita al Tiraboschi, un foglio non ancora reperito nel carteggio del mittente o del suo interlocutore, fu redatta e inviata il 3 dicembre del 1773, come rivela la responsiva da Modena qui edita, e non si deve trattare della sola carta caduta di un epistolario più nume­roso, a giudicare almeno dal rapido cenno a un'altra lettera del Ferri, che il Tiraboschi definisce `ricevuta tempo fa' in questa stessa sede epi­stolare. Replicando alla missiva del professore ferrarese, il Tiraboschi as­sicurò dunque al suo corrispondente le informazioni che egli domandava, chiarendo in particolare l'assenza, nei fondi dell'Estense, di qualsivoglia opera manoscritta del Sardi intitolata Storia di Ferrara, nonché, per con­verso ‑ e al tempo stesso in chiave di più esauriente documentazione ‑ comunicando l'elenco degli scritti del poligrafo cinquecentesco ef­fettivamente custoditi presso la `Ducal Biblioteca'.

Dobbiamo ritenere ‑ a partire dagli esiti del colloquio epistolare ‑che ciò costituì per il Ferri un contributo per nulla secondario; nel 1775, di fatti, egli pubblicava infine le Origines di Alessandro Sardi; (16) dando corpo allo zelo del ferrarese cardinal Riminaldi (allora Uditore della Sacra Rota) nella celebrazione delle glorie letterarie della sua città ‑ non si scordi inoltre che, a detta del Baruffaldi, il manoscritto autografo del­le Origines si custodiva proprio `apud D.D. Riminaldos (15). S Girolamo Ferri prepose al volume un accurato studio bio‑bibliografico che racco­glieva e organizzava per la prima volta i materiali e le notizie utili alla delineazione dello spessore culturale di Alessandro Sardi; ' il regesto delle opere manoscritte del ferrarese, che Girolamo Tiraboschi aveva recapitato al suo corrispondente con la lettera del 14 dicembre, ordina­to e integrato di altre segnalazioni, fu inserito dal Ferri in calce alla biografia, non senza rendere esplicita attestazione del contributo perso­nalmente assicuratogli dal bibliotecario modenese:

Monumenta nondum edita. Communicavit nobiscum humanissimus

idem atque doctissimus Hieronymus Tiraboschius Bibl. Atest. Prae‑

fectus.(17)

Della minuziosa e ricchissima bibliografia, scaturita dagli sforzi con­vergenti del retore ferrarese e dell'erudito bergamasco, basterà fornire in saggio gli estremi del paragrafo concernente le opere inedite giacenti presso l'Estense, riservando allo studioso una ricognizione diretta su pa­gine esemplari dell'erudizione storico‑letteraria settecentesca:

Index eorum, quae e Bibl. Atest. lucem publicam desiderant.

92. Alexandri Sardi. Bellum Germanicum, Alphonso Atestino in‑

scriptum. Enciclopaedia, seu rerum memorabilium farrago. 4.

saec. XVI         V.B.6

     136. Adnotationes variae philologicae alphabetico ordine dispo‑

sitae. 4. saec. XVII          VI.B.13 [...]

      521. Raccolta di vari Monumenti Istorici, e varie narrazioni. fol.

saec. XVI         IX.E.36

      543. Trattato imperfetto sul principio d'arbori di Case Reali. fol.

saec. XVI          IX.H.43.(18)

Con perfetta reciprocità, annodandosi nelle righe dedicate al Sardi, il concorso delle menzioni e dei riconoscimenti potè infine trapelare fra le pagine della Storia della letteratura italiana, la cui seconda edizione, attirando l'interesse del lettore sul volume delle Origines, uscito a stampa quasi vent'anni prima eppure definito ancora `pubblicato di fresco', chiu­deva la questione sollevata attorno al poligrafo cinquecentesco con un esplicito apprezzamento per la bontà della meticolosa indagine e per la esattezza dei risultati cui il Ferri era giunto:

Il Sig. Ab. Girolamo Ferri Professor di Eloquenza nell'Università di Ferrara ha premessa alla detta opera mitologica una esatta e . diligente Vita del Sardi, ove ci dà un distinto ragguaglio di tutte l'opere edite e inedite di questo indefesso Scrittore. (19)

ANGELO COLOMBO

1. Dopo le celebrazioni del primo centenario, numericamente poco consistenti si ri­velano i contributi a una più dettagliata conoscenza critica del gesuita bergamasco e della sua cultura, della Storia della letteratura in specie; in merito si veda la nota bi­bliografica in calce ad A. BALDUINO, in Dizionario critico della letteratura italiana, dir. da v. BRANCA, Torino 1973, III, pp. 502‑506, ad vocem. Si segnalano tuttavia, per profon­dità e ricchezza, gli interventi ben noti di G. GETTO, Storia delle storie letterarie, Firen­ze 1969, pp. 77‑101 (prima ed.: Milano 1942), C. DIONISOTTI, Geografia e storia della letteratura italiana, nell'omonimo volume, Torino 1967, pp. 28‑34 (già in 'Italian Stu­dies', VI, 1951), ed. E. BIGI, Girolamo Tiraboschi, in Dal Muratosi al Cesarotti, tomo IV, Critici e storici della poesia e delle arti nel secondo Settecento, a cura di E.B., Milano­Napoli 1960, pp. 561‑571 (La letteratura italiana. Storia e testi, 44). Tra gli studi più recenti si veda G. GoRNI, 1 duecento anni della 'Storia della letteratura italiana' di Giro­lauro Tiraboschi, 'Atti dell'Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Bergamo', vol. XLI (1978‑1980), pp. 466‑477, e sia consentito il rinvio a un mio specifico intervento: A. CO­LOMBO, Fortuna ottocentesca del giudizio di Girolamo Tiraboschi sul Seicento letterario, 'Archivio Storico Bergamasco', III (1983), pp. 251‑265. Sui rapporti fra Tiraboschi e Alessandro Zorzi, infine, cfr. qualche cenno in M. F. SPALLANZANI, La Nuova Enciclopedia italiana del 1779, Atti del Convegno su 'G. F. Malfatti nella cultura del suo tempo', Ferrara, 23‑24 ottobre 1981

. Circa il catalogo delle opere di Girolamo Tiraboschi, un ragguaglio esauriente si leg­ge nella premessa dell'edizione milanese del 1822‑1823 della sua Storia, I, pp. XXIII­XXVII; ma si veda anche la minuziosa 'voce' Tiraboschi in A. e A. DE BACRER ‑ C, soM­MERVOGEL, Biblìothèque de la Compagnie de jésus, Bruxelles‑París 1890‑1900, tome VIII, coll. 34‑48; tome IX, col. 875.

2. Intitolato De italico losepbi II Augustì itìnere, si conserva nel codice miscella­neo segnato ARXII.33.

3. Circa il carteggio edito, una buona bibliografia è offerta da BIGI, Girolamo Tira­boschi..., p. 570; essa è tuttavia da integrare con e. PRENCIPE DI DONNA, Ricerche sul Tiraboschi, 'Giornale italiano di Filologia', N.s., II (1971), pp, 194‑221, che pubblica numerose lettere del Tiraboschi all'abate Giuseppe Gennari e all'abate Giovanni Coi. Altre lettere non segnalate dal Bigi, sono state edìte in opuscoli vari, nello scorso secolo; si veda­no, a titolo di esempio, le Lettere inedite d'illustri Italiani che fiorírono dal principio del se­colo XVIII fino ai nostri tempi, Milano 1835, pp. 397‑406 (5 pezzi) e le Lettere inedite di quaranta illustri Italiani del secolo XVIII, Milano 1836, pp. 257‑259 (uno); cfr., a tal proposito, DE BACKER‑SOMMERVOGEL, Bibliothèque..., t. VIII, col. 44. Circa i dubbi e le ansie del Tiraboschi nel 1773, spettatore partecipe dello scioglimento della Compagnia di Gesù; cui si farà cenno in seguito a proposito della seconda lettera che qui si pubblica, è peraltro di cospicuo interesse l'epistolario del bergamasco con Saverio Bettinelli, a tut­t'oggi inedito, custodito presso la Biblioteca Comunale di Mantova, Fondo Bettinelli, e composto di 330 pezzi del periodo compreso fra il 1772 e il 1794; si vedano in partico­drg le lettgri~ dell'8 ('In spmins sg big non ci mate mano, 1'affre t finito'), 15, 22, 29

agosto del 1773, nonché un importante frammento, privo di data (Carteggio Bettinelli, Lettere di G. Tiraboschi, num. 309), che illustra le preoccupazioni del Nostro a fronte delle indecisioni e dei timori di Francesco III in quel frangente: 'Soli. / Il Duca que­st'anno tiene con noi un contegno, che conferma ciò che qui vi dissi. Parlando in disparte col Priore gli ha usate le più obbliganti e le più amorevoli espressioni che abbia mai usate. Alla stessa maniera ha parlato col Sig.‑ Bianchi. Ma insieme ha fatto intendere, che non ha piacere che si parli molto della sua bontà per noi; anzi vorrebbe, che mostrassimo di temere qualche raffreddamento. Quando viene alla Biblioteca non parla molto de' GG., o solo in generale. Egli stesso però non può dissimulare abbastanza; e a chi lo tratta nella conversazione si fa anzi conoscere sempre più impegnato per essi. L'altro giorno mandò un superbo regalo di un magnifico storione e [illeggibile] trotte per me e i miei Colleghi; ma ieri non venne alla Benedizione, come per altro avea fissato; appunto per non far dire. Ha detto più volte, che stiam qua sicuri, che per parte sua non farà cambiamento, e che quando la tempesta divenga universale, egli sarà l'ultimo a cedere, ma che per far così, conviene appunto, che non si faccia rumore del suo attaccamento per noi. Ha confermata la licenza di venire a quanti vogliono, ma privatamente e senza strepito, anzi ha anche permesso, che se i Collegj non son capaci abbastanza, si prenda qualche altra Casa. Egli dice, che vi è ragion di temere per l'universale, e che in settembre si vedrà lo scioglimento'. All'indomani dell'epilogo, 'il Duca vuol vedere come si regolano i Prin­cipi vicini, singolarmente pel possesso de' beni, i quali non si vorrebbe che andassero in mano del Papa' (lettera da Modena del 29 agosto), mentre, nel successivo dicembre ‑cinque giorni prima della missiva edita nel presente contributo ‑ il disorientamento giu­stifica equivoci e timori circa la sorte delle proprietà, persino le più modeste, dei Gesuiti modenesi: 'Io scrivo che sono stati renduti e voi [= il Bettinelli] capite che sono stati venduti i mobili della Comp" (lettera da Modena del 19 dicembre 1773).

4. Mi riferisco agli studi di Ernesto Travi, in corso, sul bresciano Gianmaria Mazzu­chelli (1707‑1765). Insostituibile prefazione a questa regione d'indagine si conferma tut­tavia il contributo, comparso anni fa, di E. RAIMONDI, Il barometro dell'erudito, nel suo volume Scienza e letteratura, Torino 1978, pp. 55‑84, e di nuovo il medesimo stu­dioso ha ora in corso altre indagini in merito. A tal proposito si vedano inoltre i risultati del recente Convegno di studi tenutosi a Bologna, Scienza e letteratura nella cultura italia­na del Settecento, Atti a cura di R. CREMANTE e W. TEGA, Bologna 1984 (e in particolare la relazione dello stesso Raimondi): se ne darà ragguaglio, appena possibile, in questo 'Archivio Storico Bergamasco'.

5. Si tratta di un foglio di mm. 190x298, dagli Autografi Muoni (come rivela un'al­legata scheda a stampa: AUTOGRAFO / DI / GEROLAMO TIRABOSCHI. / Dono del Cav. Damiano Muoni), segnato AF.XIII.14X13. Sul verso è scritto il recapito del destinatario: Al Riv.mo Sig. Sig. Padron Col.mo / Il Sig. Vincenzo Tiraboschi / Bergamo. Riproduco secondo criteri conservativi mantenendo le abbreviazioni e il sistema di inter­punzione dell'originale.

6. Riguardo a Pietro Carrara, nonostante alcune indagini, nulla ho potuto reperire di significativo; non si tratta, evidentemente ‑ visto il modesto ruolo che qui gli com­pete ‑, di Pietro Paolo Carrara (Fano, 1684‑1759), corrispondente del Crescimbeni, dello Zeno e del Sergardi (su cui cfr. c. MUTINi, in Dizionario biografico degli Italiani, Roma 1960‑, XX, pp. 698‑699).

7 Foglio di mm. 380x253 piegato a mezzo, scritto di pugno del Tiraboschi limitata­mente' alla prima facciata (la seconda è bianca) e al recapito del destinatario: All'Ill.mo Sig. Sig. Padron Col.mo / Il Sig. Ab. Girolamo Ferri Professor / d'eloquenza nell'Universi­tà di Ferrara. La terza facciata reca (con due righi in quarta) il lungo elenco di opere manoscritte di Alessandro Sardi che la lettera promette di includere, redatto con ogni probabilità da un collaboratore del Tiraboschi (non si tratta, infatti, di un autografo del bergamasco), che lo stese preoccupandosi di riservare lo spazio delle prime due fac­ciate all'accompagnatoria del Tiraboschi (scritta dunque in un secondo momento e, con­trariamente alle previsioni, in una sola facciata). Di tale documento riproduco quindi, per attinenza, la sola parte autografa, discutendo più oltre del regesto sardiano che, tra

l'altro, come si vedrà, non è inedito. I criteri di trascrizione sono i medesimi enunciati nella nota 5.

La lettera, registrata nel Catalogo Autografi, porta la segnatura AF.XIV.23.N.29.

8. II destinatario, di cui si parlerà anche in seguito, è Girolamo Ferri (Longiano, Forlì, 1713 ‑ Ferrara, 1786). Gesuita, compi gli studi di retorica a Rimini presso Anton Ma­ria B'runori, responsabile, a detta del discepolo, della sua formazione culturale più frut­tuosa; nel 1744 fu maestro di retorica nel seminario di Faenza, poi rettore in quello di Rimini. Di nuovo a Faenza nel 1764, ricevette da Clemente XIV, nel 1772, la nomina a professore di eloquenza e di antichità greco‑romane all'Università di Ferrara (dove dal­l'anno precedente le due cattedre erano congiunte). Tra i suoi discepoli va annoverato Vincenzo Monti, che gli fu sempre amico devoto. Compose orazioni latine, opuscoli filo­logici e lettere di varia erudizione; fra le sue scritture si segnalano una Pro linguae lati­nae usu adversus Alambertinum (Faenza, 1771) in cui è sostenuta la candidatura del latino a lingua esclusiva dei dotti, e su cui cfr. B. BASILE, Uso e diffusione del latino, in Teorie e praticbe linguisticbe nell'Italia del Settecento, a cura di L. FORMIGARI, Bologna 1984, pp. 333‑346 (Annali della Società italiana di studi sul secolo XVIII) e un elogio di Baldassarre Castiglione (Mantova, 1780): cfr. G.I. MONTANARI, Biografia di Girolamo Ferri longianese, 'Giornale Arcadico di Scienze, Lettere ed Arti', tomo CIV (1845), p.360 e pas­sim. Circa il Ferri si veda inoltre la corrispondenza di Vincenzo Monti (in v. MONTI, Episto­lario, a cura di A: BERTOLDI, Firenze 1928‑1931, I, pp. 1U‑19), che, proprio nel dicembre del 1773 (la data è 'la Vigilia di Natale'), dieci giorni dopo la lettera del Tiraboschi che qui si pubblica, carteggiando da Ferrara col Vallicelli, asseriva compiaciuto: 'Il sig. ab. Ferri di cui Ella mi fa menzione, non solo lo conosco, ma sappia che sono giornalmente in sua compagnia, e che il medesimo ha grande parzialità per me' (Epistolario..., I, p. 14). Sei anni dopo, nel 1779 (e ancora nel 1780), il Monti corrispose anche con il Tiraboschi, mediatore tuttavia non Girolamo Ferri, bensì Clementino Vannetti, a proposito dell'articolo favorevole che il 'Nuovo Giornale dei Letterati', animato dal bibliotecario modenese, aveva dedicato al montiano Saggio di Poesie; l'articolo, a firma del Vannetti (cfr. 'Nuovo Giorn. d. Lett: , tomo XIX, 1780, pp. 156‑212) era stato preceduto da una recensione, anch'essa favo­revole, del medesimo Vannetti (celato sotto la sigla $. s.), comparsa sul 'Giornale Enci­clopedico di Vicenza', tomo I, gennaio 1780, p. 103. Al Tiraboschi, con il quale il Van­netti fu in assiduo contatto (cfr. Carteggio fra G. Tiraboschi e Cl. Vannetti, 1776‑1793, a cura di c. CAVAZZUTI e F. PASINI, Modena 1912), il Monti scrisse infine nel 1786 per ringraziarlo del favore accordato alla sua tragedia Aristodemo, mentre accoglienze fred­de si riservarono, a Modena, al successivo Galeotto Manfredi; cfr sempre moNTl, Epi­stolario .... I, pp. 111‑112 e 295‑296.

9. Alessandro Sardi (Ferrara, 1520 ca. ‑ 1588). Figlio di Gaspare (morto dopo il 1559, autore di una Storia di Ferrara e in rapporti epistolari con Paolo Giovio), Ales­sandro fu erudito e poligrafo assai fecondo. Le sue opere edite consistono in tre libri De moribus et ritibus gentium (Venezia, 1557, poi 1577 con due altri libri De rerum inventoribus, iis maxime, quorum nulla mentio est apud Polidorum), in un trattato De nummis, in quo antica pecunia romana et gsaeca metitur pretio eius, quae nunc est in usu (Metz, 1579; poi come De nummis libes in quo prisca Graecorum et Romanorum pecunia ad nostri aeris rationem redigitur, in T. G. GRXvE, Thesaurus Antiquitatum Ro­manorum, Lugduni Batavorum 1694‑1698, tomo XI), nel De Christi Salvatosis buma­nitate (Bologna, 1586) e in sei Discorsi della bellezza, della nobiltà, della poesia di Dan­te, dei precetti istorici, delle qualità del generale, del tremuoto (Venezia. 1586). Delle postume Numinum et beroum origfnes (Roma, 1775) si tratterà in seguito.

10. Apparato de gli huomini illustri della città di Ferrara, i quali nelle Lettere, e in altre nobili virtù fiorirono. Diviso in tre parti. Di F. Agostino Superbi da Ferrara, In Ferrara, Per Francesco Suzzi, MDCXX, II, p. 90.

11. E’ Antonio Libanori, autore dell'elogiografia Ferrara d'oro imbrunito (1665‑1674).

12. a. BORSETTI, Historia almi Ferrariae Gymnasii in duas partes divisa. Eminentiss. et Reverendiss. Principi D. Thomae Rufo S.R.E. Cardinali Praenestino Episcopo, ac Ar­chiepiscopo Ferrariensi... dicata, Pars seconda, Ferrarise MDCCXXXV, Typis Bernardini Pomatelli, lib. II, pp. 13&139.

13. J. GUARINI, Ad Ferrariensis Gymnasii Historiam per Ferrantem Borsettum con­scriptam Supplementum, F> Animadversiones, Pars secunda, Bononiae, MDCCXLII, Ex Ty­pographia Laurentii Martelli, p. 42. Nessuna replica agli appunti del Baruffaldi circa Alessandro Sardi è in BORSETTI, Adversus Supplementum, et Animadversiones Jacobi Guarini Critici Personati in Historíam Almi Ferrariensis Gymnasii, Delensio, Venetiis, MDGCXLII, Apud Simonem Occhi. Circa la vivace polemica Borsetti‑Baruffaldi si ve­dano i pochi cenni di C. DE MICHELIS, Borsetti, in Dizionario biografico .... XIII, pp. 119­120, e di R. AMATURo, Baruffaldi, in Dizionario biografico .... VII, pp. 6‑8 (e relative bibliografie), mentre per una più esauriente informazione è inevitabile, in assenza di contributi minuziosi, rinviare alle pagine prefative dell'Historia, del Supplementum e della Defensio, che ne illustrano ampiamente le ragioni.

14. Cfr. BORSETTI, Historia .... II, lib. II, pp. 176‑177. È quanto mai probabile tutta­via che tale `continuazione' sardiana del Pigna, elencata dal Baruffaldi, non sia che la stessa già riferita, con titolo diverso, dal Borsetti (come L'origine, accrescimento, e do­minii...), la cui denominazione egli intende forse, come si suggeriva, corregere e puntua­lizzare.

15. ALEXANDRI SARDII FERRARIENSIS, Numinum et Heroum Origines. Nunc primum in lucem editae praemisso de eiusdem Sardii vita commentario auctore HIERONYMO FERRIO Longianensi. Romae, Anno Iubilaei, M. D. CCLXXV, Apud Benedictum Francesium.

16. Cfr. De Alexandro Sardio Commentarius Hieronymi Ferrii Longianensis, pp. XVII­XL.

    17. SARDII, Numinum..., p. XLI.

    18. SARDII, Numinum..., pp. XLVI‑XLVII.

19. Cfr. G. TIRABOSCHI, Storia della letteratura italiana, Modena 1787‑1794, VIII, III, p. 857.