Angelo Colombo
DUE LETTERE INEDITE DI
GIROLAMO TIRABOSCHI
(E UNA QUESTIONE DI CULTURA
FERRARESE DEL CINQUECENTO)
Ancora fresco reduce dalle
lezioni impartitegli in seno all'Ordine dei Gesuiti, in cui aveva fatto il suo
ingresso dieci anni prima battendo le ostilità familiari; e dopo una breve
parentesi di insegnamento presso le scuole inferiori, nel 1755 Girolamo
Tiraboschi giungeva infine, ventiquattrenne, a occupare la cattedra di Retorica
in Brera. A1 suo attivo in quel momento, oltre a una profonda e sensibile
dedizione letteraria maturata nella sua Bergamo al sèguito del magistero di
eruditi come Mario Lupo e Antonio Serassi, le recenti chiose e le correzioni
apportate al vocabolario latino del Mandosio suggerivano da se le coordinate
essenziali di una lucida scelta di cultura, istruita nei termini di puntuale e
instancabile esercizio di ricerca, rettifica e connessione delle tessere del
sapere storiografico e linguistico‑letterario, nel quadro di una rigorosa
filosofia dell'esattezza documentaria che avrebbe trovato la sua manifestazione
più matura e durevole nell'operosità del bibliotecario estense. (1)
Nonostante tali circostanze
di ordine anche biografico, oltremodo scarse si rivelano oggi, affdate ai
fondi manoscritti della Biblioteca Nazionale Braidense, le tracce del lungo
magistero milanese del Tiraboschi, e, a rigore, non convocabili alla
documentazione minuziosa della vasta ricerca che condusse il Nostro ai Vetera
Humiliatorum monumenta del 17661768, a coronamento delle giovanili fatiche
di archivista e sistematore del patrimonio storico‑culturale del passato
che le sale di Brera gli offrivano in una mole eccezionalmente ricca di
manoscritti e libri rari. Oltre a un carme latino in esametri, (2) presso la
Biblioteca Braidense si custodiscono infatti, tra i fogli sciolti, due sole
lettere autografe, discontinue, che, a quanto è dato di stabilire, sono giunte
alla loro sede attuale per vie diverse e da proprietà distinte. La prima, un
biglietto di poche righe, infatti, si riferisce al periodo milanese, mentre il
secondo documento, come si vedrà, conduce direttamente al lavoro del Tiraboschi
presso la Biblioteca Estense di Modena.
Per quanto ll contributo
che ne scaturisce a vantaggio della conoscenza del carteggio tiraboschiano
(tuttora edito solo a tratti e con ampie lacune (3) sia dunque costretto in
termini di lievissima entità, è tuttavia opportuno consentire allo studioso,
tramite la pubblicazione dei due testi epistolari, l'accesso a questo minimo
frammento di una mole verisimilmente cospicua di materiali inediti che, dopo i
recuperi interessati condotti un secolo or sono all'insegna del metodo
positivo, attendono pari interesse almeno nella seconda scadenza anniversaria
dell'edizione ne varietur della Storia della letteratura italiana
(1787‑1794) e, più in generale, all'interno di uno studio maggiormente
dettagliato dell'erudizione settecentesca, dei suoi metodi e degli obiettivi
che ne fissarono le peculiarità critiche. (4)
[1 ] (5)
Car.mo Sig. Padre
Mil. 22. Giugno 1757 Per
mezzo del Sig. Pietro Carrara' Le mando un miracol di S. Luigi qui ultimamente
succeduto e stampato, e La prego dopo che V.S. lo abbia letto a farlo avere
alle monache sorelle, alle quali penso che sarà caro. Godo di avere inteso
buone nuove di V.S. e della Sig.a Madre e delle sorelle. Lo stesso Le potrà
dire di me il detto Sig. Pietro. La prego de' miei rispetti alla Sig.a Madre,
e a tutti di casa, e di cuore me La professo.
Il libro l'ho ricevuto per
mezzo del Sig. Sessa, e gliene rendo mille grazie
Um ° ed Obb ° figlio
Girol. Tiraboschi d.a C. di
G.
[2] (7)
Ill.mo Sig. Padron Colend.mo (8)
Alla gentilissima lettera
di V.S. Ill.ma di 3. del corre non ho potuto rispondere fin dallo messo
ordinario, perché le lettere di costà non ci giungono comunemente, se non
quando già sta per partire il corriere.
Le. mando qui acclusa la
nota di tutte l'opere manoscritte di Alessandro Sardi (9) che si conservano in
questa Ducal Biblioteca, fralle quali ella vedrà, che non ve n'ha alcuna, che
propriamente s'intitoli Storia di Ferrara, benché in molte di esse egli abbia
non poche notizie, onde illustrarla.. In questi giorni non ho potuto
consultarne gli originali per trarne quelle notizie che V.S. IIl.ma desidera,
ma spero di poterlo fra poco e di mandargliele nell'ordinario seguente, per
quanto n ri permetterà di rilevarle il pessimo, e quasi inintelligibil
carattere, in cui quell'opere sono scritte. Io mi recherò a piacere e in
questa e in qualunque altra occasione di mostrare a V.S. Ill.ma la sincera
stima, che le professo e il desiderio che ho di essere onorato dei suoi
comandi. Ho ricevuta tempo fa un'altra sua cortesissima lettera mandatami dal
Predicator dell'Avvento in questo Duomo, a cui io pensava di rispondere
nell'occasion del ritorno, ch'ei farà a Ferrara. Godo che ella col comandarmi
mi abbia anticipato questo piacere, e con sincero rispetto me la protesto.
D. V. S. IIl.ma
Modena 14. decembre
1773.
Dev.mo ubbid. servit.
Girol ° Tiraboschi
La prima lettera, più
propriamente il biglietto che accompagnava l'invio di un opuscolo devoto al
padre Vincenzo,non esula dai termini di una modesta testimonianza di devozione
filiale; le ultime due righe alludono, in effetti, a un libro ricevuto
verisimilmente proprio dalle mani del padre (mediatore un certo Sessa), che
Girolamo ricambia con un suo dono, la stampa (effimera e occasionale, tanto che
non se n'è rinvenuta traccia) di un `miracol di S. Luigi', in una circostanza
che parrebbe far ritenere viva qualche attenzione del retore di Brera alla
coeva letteratura di pietà, nei brevi interludi del suo lavoro di docente e
studioso di ben altri `monumenti' di cultura.
Diverso spessore e affatto
consistente rivela invece la seconda scrittura epistolare, spedita da Modena a
Ferrara nel dicembre del 1773 a Girolamo Ferri, ‑in un momento assai
delicato per il Tiraboschi e per il suo destinatario, entrambi costretti a
misurarsi ‑ il Nostro in particolare, profondamente legato al suo Ordine
‑ con una vicenda che non filtra nella corrispondenza, ma che cade subito
sott'occhio proprio in absentia suggerendo un contesto di malessere e di
intime delusioni: solo cinque mesi prima, infatti, Clemente XIV, dopo anni di
tensione che avevano visto i Gesuiti espulsi da vari stati d'Europa, aveva
decretato lo scioglimento della Compagnia suscitando tensioni e malumori in
seno all'istituzione ecclesiastica.
Al di là di siffatte
circostanze, che di certo occupavano contestualmente il bibliotecario modenese
senza tuttavia trapelare in spie da giudicarsi senz'altro indiziarie,
interessa nel presente segmento di un carteggio Tiraboschi‑Ferri, ancora
da ricostruire, la questione bibliografica che il corrispondente del Tiraboschi
solleva avvicinando il nominativo di un illustre ferrarese del Cinquecento,
quello di Alessandro Sardi.
Girolamo Ferri, allora
docente da un anno di retorica e antichità greche e romane presso l'Università
di Ferrara, si era accostato, nella sua veste di uomo di cultura dedito alla
minuziosa esplorazione del sapere, alle vicende che avevano toccato la storia
del venusto Ateneo nel quale si trovava a esercitare, e in tale contesto egli
si stava misurando, nell'anno stesso in cui faceva giungere la propria
corrispondenza all'abate bergamasco, con l'edizione ‑ caldeggiata dal
cardinal G.B. Riminaldi e attesa con arguibile impazienza nell'ambiente
ferrarese, specialmente universitario ‑ di un'opera consistente del
Sardi, ancora limitata a circolazione manoscritta, le Numinum et beroum
origines. Con tutta la scrupolosità che l'abito di rigoroso indagatore del
passato imponeva a una tale operazione di esatto recupero di un volto insigne,
attivo per altro in un momento indubbiamente aureo della storia culturale
ferrarese, il retore di Longiano si accostò alla figura di Alessandro Sardi
maneggiando con precauzione quanto offrivano alcuni ragguagli correnti, ma con
la precisa esigenza di colmare mediante informazioni solidamente documentate
le caselle vuote di una mera scrittura elogiografica; ciò imponeva, fra gli
altri sondaggi, un'accurata ispezione delle scritture del poligrafo
cinquecentesco.
Il Ferri, disponendosi a
questo spoglio, prima di condurre indagini personali, si avvalse di alcuni
repertori che, insieme a saggi di bibliografia, garantissero adeguata
illustrazione di altre circostanze di prima grandezza (sommarie notizie
biografiche e culturali, elenco delle opere edite e non). Selezionando in
ragione dei progressivi rinvii interni dell'indagine ‑ e in una catena
di letture che non mi pare spoglia di verisimiglianza ‑, tra le
compilazioni di varia consistenza a cui attingere, in primo piano dovette
imporsi, all'occhio via via più accorto del Ferri, il vecchio trattato
elogiografico di Agostino Superbi, pubblicato nel 1620, in cui il teologo e
predicatore dei Minori Conventuali aveva annotato a proposito di Alessandro
Sardi:
Dottore degno, nelle Leggi civili versatissimo, e
soggetto in somma letteratissimo; fu filosofo, istorico, e nella sagra
scrittura similmente prattico; scrisse molto istoricamente, e latinamente un
libro eruditissimo dato alle stampe De moribus gentium [ ...]. E molt'altre
opere degne lasciò scritte a mano, in Legge, e in Filosofia, e delle notabili
fameglie di Ferrara. (10)
Le informazioni, in se preziose, si rivelano in ogni caso, al tatto di
un uomo di studi settecentesco, di scarsa consistenza, e soprattutto per il
cenno vago (dunque rivelatore di malcelata incompletezza) alle `molt'altre
opere' ancora inedite, `scritte a mano'. Ciononostante nel Ferri, in previsione
di un ragguaglio biografico da anteporre ‑ almeno mentalmente ‑
alla sua edizione delle Origines, nutrita di salda erudizione non meno che
destinata a prevedibili finalità di elogio municipalistico, l'incontro con il
Sardi sulle pagine dell'Apparato dovette modellare lo sviluppo dell'inchiesta
suscitando in lui maggiore interesse circa opere in qualche modo legate proprio
ai fasti cittadini, alle `notabili fameglie di Ferrara', come si era espresso
il Superbi.
Di nuovo seguendo il filo
della bibliografia, ma ormai con una considerazione particolare per gli
scritti di argomento ferrarese, è da ritenere che Girolamo Ferri ricorresse
quindi, con maggiore convinzione e con la fiducia che riscuotevano presso di
lui le indagini garantite dalla moderna erudizione, alla voluminosa opera di
Ferrante Borsetti, 1'Historia almi Ferrariae Gymnasii, edita dal
Pomatelli nel 1735; nella seconda parte dell'imponente compilazione, al libro
secondo, egli poteva infine cogliere notizie valide per un supplemento
d'istruttoria circa l'oggetto della sua curiosità:
ALEXANDER SARDI Ferrariensis, praeclarissimus juris
interpres, philosophus, historicus, orator, linguarumque peritus. Hunc in alma
Universitate nostra publice fuisse professum, auctor est Libanori (11), li sed
cum tempus minime designet, nos hoc loco referimus, quia haec circa tempora
floruisse credimus. Edidit autem Sardi Librum de Moribus gentium. Insuper
conscripsit Tractatum: De Christi Salvatoris Humanitate; & sermone italico:
L'origine, accrescimento, e dominii di tutti i Principi dell'Europa, e
specialmente delli Estensi, sed haec postrema reliquit inedita. (12)
Più efficace alle attese bibliografiche di Girolamo
Ferri, 1'Historia si rivelò anche perfettamente consonante alle esigenze di
quella dimensione municipalistica ‑ per nulla secondaria ‑ del suo
lavoro, particolarmente in forza del riferimento agli `inedita' cui erano
ancora riservati i resoconti dei fasti estensi. Ma un invito ancora più
specifico, e soprattutto orientato dalla puntualità di una vera scheda
d'archivio, il Ferri raccolse nel celebre e polemico supplemento di Girolamo
Baruffaldi all'Historia borsettiana, nel quale, soffermatosi sul Sardi,
l'erudito aveva appuntato:
Alexander Sardus. Adde
Gasparis filius, natus anno 1500. Obiit vero anno 1588 die 28 Martis, ad
Sacerdotii honorem assumptus. Scripsit praeter allegata a Borsetto. De Rerum inventoribus. Discorsi. Antiquorum Numinum, & Heroum Origines.
MS. apud D.D. Riminaldos. Dell'Origine dell'Acque Ferraresi MS. Historiae Jo.
Baptistae Pignae continuationem, quorum primum Volumen authographum apud
Baruffaldum est. Alia in Bibliotheca Estensi Mutinae servantur. Alia opera
historica extant apud D. Marchionem Scipionem Maffeum. (I3)
Oltre a notizie biografiche
più circostanziate, allo sguardo del Ferri si apriva un ampio catalogo di
accessioni bibliografiche, minuzioso quanto bastava, nei suoi espliciti
rinvii, a promuovere qualunque ragionevole credito (persino nella pungente
rivelazione di inediti dal Borsetti riferiti con trascuratezze nella sua
Historia). Accanto alle Origines, di cui il retore di Longiano si stava
direttamente occupando ‑ o con le quali si sarebbe misurato di li a poco ‑,
il Baruffaldi aveva posto dunque un'altra opera manoscritta, una
`continuazione' della Storia di G.B. Pigna, vale a dire di quella Historia Estensium
Principum,urbisque Ferrariae, in libros octo digesta di cui Ferrante
Borsetti aveva già discusso nel suo trattato.(14)`
Da questo momento,
sovrapposte le due distinte informazioni stralciate dall'opera del Borsetti e
dal supplemento del Baruffaldi alla medesima, il Ferri venne indotto a
ritenere che Alessandro Sardi si fosse cimentato nella stesura di una
compilazione storico‑elogiografica, di perimetro municipale, e che essa,
come quella del padre Gaspare o il più articolato lavoro del Pigna, aspirasse
alla dignità di una vera e propria Storia di Ferrara. Scomparso da
diciott'anni Scipione Maffei, e con lui l'opportunità di porre le mani sulle
`altre opere storiche' delle quali l'autore della Verona illustrata si trovava
in possesso secondo il Baruffaldi ‑ defunto nello stesso 1755 anch'egli ‑,
non restava a Girolamo Ferri che dirigere la propria inchiesta verso l'Estense
di Modena, presso la quale, da ormai tre anni, lavorava con scrupolosa
accuratezza e vigore di ricerca il Tiraboschi; da poco la notorietà del
bergamasco aveva ottenuto un nuovo rafforzamento tramite la pubblicazione
delle prime parti della sua monumentale Storia della letteratura italiana.
La lettera spedita al
Tiraboschi, un foglio non ancora reperito nel carteggio del mittente o del suo
interlocutore, fu redatta e inviata il 3 dicembre del 1773, come rivela la
responsiva da Modena qui edita, e non si deve trattare della sola carta caduta
di un epistolario più numeroso, a giudicare almeno dal rapido cenno a un'altra
lettera del Ferri, che il Tiraboschi definisce `ricevuta tempo fa' in questa
stessa sede epistolare. Replicando alla missiva del professore ferrarese, il
Tiraboschi assicurò dunque al suo corrispondente le informazioni che egli
domandava, chiarendo in particolare l'assenza, nei fondi dell'Estense, di
qualsivoglia opera manoscritta del Sardi intitolata Storia di Ferrara, nonché,
per converso ‑ e al tempo stesso in chiave di più esauriente
documentazione ‑ comunicando l'elenco degli scritti del poligrafo
cinquecentesco effettivamente custoditi presso la `Ducal Biblioteca'.
Dobbiamo ritenere ‑ a
partire dagli esiti del colloquio epistolare ‑che ciò costituì per il
Ferri un contributo per nulla secondario; nel 1775, di fatti, egli pubblicava
infine le Origines di Alessandro Sardi; (16) dando corpo allo zelo del
ferrarese cardinal Riminaldi (allora Uditore della Sacra Rota) nella celebrazione
delle glorie letterarie della sua città ‑ non si scordi inoltre che, a
detta del Baruffaldi, il manoscritto autografo delle Origines si custodiva
proprio `apud D.D. Riminaldos (15). S Girolamo Ferri prepose al volume un
accurato studio bio‑bibliografico che raccoglieva e organizzava per la
prima volta i materiali e le notizie utili alla delineazione dello spessore
culturale di Alessandro Sardi; ' il regesto delle opere manoscritte del
ferrarese, che Girolamo Tiraboschi aveva recapitato al suo corrispondente con la
lettera del 14 dicembre, ordinato e integrato di altre segnalazioni, fu
inserito dal Ferri in calce alla biografia, non senza rendere esplicita
attestazione del contributo personalmente assicuratogli dal bibliotecario
modenese:
Monumenta nondum edita. Communicavit nobiscum
humanissimus
idem atque doctissimus
Hieronymus Tiraboschius Bibl. Atest. Prae‑
fectus.(17)
Della minuziosa e
ricchissima bibliografia, scaturita dagli sforzi convergenti del retore
ferrarese e dell'erudito bergamasco, basterà fornire in saggio gli estremi del
paragrafo concernente le opere inedite giacenti presso l'Estense, riservando
allo studioso una ricognizione diretta su pagine esemplari dell'erudizione
storico‑letteraria settecentesca:
Index eorum, quae e Bibl. Atest. lucem publicam
desiderant.
92. Alexandri Sardi. Bellum Germanicum, Alphonso
Atestino in‑
scriptum. Enciclopaedia,
seu rerum memorabilium farrago. 4.
saec. XVI V.B.6
136. Adnotationes variae philologicae alphabetico ordine dispo‑
sitae. 4. saec. XVII VI.B.13
[...]
521. Raccolta di vari Monumenti Istorici, e varie narrazioni.
fol.
saec. XVI IX.E.36
543. Trattato imperfetto sul principio d'arbori di Case Reali. fol.
saec. XVI IX.H.43.(18)
Con perfetta reciprocità,
annodandosi nelle righe dedicate al Sardi, il concorso delle menzioni e dei
riconoscimenti potè infine trapelare fra le pagine della Storia della
letteratura italiana, la cui seconda edizione, attirando l'interesse del
lettore sul volume delle Origines, uscito a stampa quasi vent'anni prima
eppure definito ancora `pubblicato di fresco', chiudeva la questione sollevata
attorno al poligrafo cinquecentesco con un esplicito apprezzamento per la bontà
della meticolosa indagine e per la esattezza dei risultati cui il Ferri era
giunto:
Il Sig. Ab. Girolamo Ferri Professor di Eloquenza nell'Università
di Ferrara ha premessa alla detta opera mitologica una esatta e . diligente
Vita del Sardi, ove ci dà un distinto ragguaglio di tutte l'opere edite e
inedite di questo indefesso Scrittore. (19)
ANGELO COLOMBO
1. Dopo le celebrazioni del
primo centenario, numericamente poco consistenti si rivelano i contributi a
una più dettagliata conoscenza critica del gesuita bergamasco e della sua
cultura, della Storia della letteratura in specie; in merito si veda la
nota bibliografica in calce ad A. BALDUINO, in Dizionario critico della
letteratura italiana, dir. da v. BRANCA, Torino 1973, III, pp. 502‑506,
ad vocem. Si segnalano tuttavia, per profondità e ricchezza, gli
interventi ben noti di G. GETTO, Storia delle storie letterarie, Firenze
1969, pp. 77‑101 (prima ed.: Milano 1942), C. DIONISOTTI, Geografia e
storia della letteratura italiana, nell'omonimo volume, Torino 1967, pp. 28‑34
(già in 'Italian Studies', VI, 1951), ed. E. BIGI, Girolamo Tiraboschi, in
Dal Muratosi al Cesarotti, tomo IV, Critici e storici della poesia e
delle arti nel secondo Settecento, a cura di E.B., MilanoNapoli 1960, pp.
561‑571 (La letteratura italiana. Storia e testi, 44). Tra gli studi più
recenti si veda G. GoRNI, 1 duecento anni della 'Storia della letteratura
italiana' di Girolauro Tiraboschi, 'Atti dell'Ateneo di Scienze, Lettere
ed Arti di Bergamo', vol. XLI (1978‑1980), pp. 466‑477, e sia
consentito il rinvio a un mio specifico intervento: A. COLOMBO, Fortuna
ottocentesca del giudizio di Girolamo Tiraboschi sul Seicento letterario, 'Archivio
Storico Bergamasco', III (1983), pp. 251‑265. Sui rapporti fra Tiraboschi
e Alessandro Zorzi, infine, cfr. qualche cenno in M. F. SPALLANZANI, La
Nuova Enciclopedia italiana del 1779, Atti del Convegno su 'G. F. Malfatti
nella cultura del suo tempo', Ferrara, 23‑24 ottobre 1981
. Circa il catalogo delle
opere di Girolamo Tiraboschi, un ragguaglio esauriente si legge nella premessa
dell'edizione milanese del 1822‑1823 della sua Storia, I, pp. XXIIIXXVII;
ma si veda anche la minuziosa 'voce' Tiraboschi in A. e A. DE
BACRER ‑ C, soMMERVOGEL, Biblìothèque de la Compagnie de jésus, Bruxelles‑París
1890‑1900, tome VIII, coll. 34‑48; tome IX, col. 875.
2. Intitolato De italico
losepbi II Augustì itìnere, si conserva nel codice miscellaneo segnato
ARXII.33.
3. Circa il carteggio
edito, una buona bibliografia è offerta da BIGI, Girolamo Tiraboschi..., p.
570; essa è tuttavia da integrare con e. PRENCIPE DI DONNA, Ricerche sul
Tiraboschi, 'Giornale italiano di Filologia', N.s., II (1971), pp, 194‑221,
che pubblica numerose lettere del Tiraboschi all'abate Giuseppe Gennari e
all'abate Giovanni Coi. Altre lettere non segnalate dal Bigi, sono state edìte
in opuscoli vari, nello scorso secolo; si vedano, a titolo di esempio, le Lettere
inedite d'illustri Italiani che fiorírono dal principio del secolo XVIII fino
ai nostri tempi, Milano 1835, pp. 397‑406 (5 pezzi) e le Lettere
inedite di quaranta illustri Italiani del secolo XVIII, Milano 1836, pp.
257‑259 (uno); cfr., a tal proposito, DE BACKER‑SOMMERVOGEL, Bibliothèque...,
t. VIII, col. 44. Circa i dubbi e le ansie del Tiraboschi nel 1773,
spettatore partecipe dello scioglimento della Compagnia di Gesù; cui si farà cenno
in seguito a proposito della seconda lettera che qui si pubblica, è
peraltro di cospicuo interesse l'epistolario del bergamasco con Saverio
Bettinelli, a tutt'oggi inedito, custodito presso la Biblioteca Comunale di
Mantova, Fondo Bettinelli, e composto di 330 pezzi del periodo compreso fra il
1772 e il 1794; si vedano in particodrg le lettgri~ dell'8 ('In spmins sg big
non ci mate mano, 1'affre t finito'), 15, 22, 29
agosto del 1773, nonché un importante frammento, privo di data (Carteggio Bettinelli, Lettere di G. Tiraboschi, num. 309), che illustra le preoccupazioni del Nostro a fronte delle indecisioni e dei timori di Francesco III in quel frangente: 'Soli. / Il Duca quest'anno tiene con noi un contegno, che conferma ciò che qui vi dissi. Parlando in disparte col Priore gli ha usate le più obbliganti e le più amorevoli espressioni che abbia mai usate. Alla stessa maniera ha parlato col Sig.‑ Bianchi. Ma insieme ha fatto intendere, che non ha piacere che si parli molto della sua bontà per noi; anzi vorrebbe, che mostrassimo di temere qualche raffreddamento. Quando viene alla Biblioteca non parla molto de' GG., o solo in generale. Egli stesso però non può dissimulare abbastanza; e a chi lo tratta nella conversazione si fa anzi conoscere sempre più impegnato per essi. L'altro giorno mandò un superbo regalo di un magnifico storione e [illeggibile] trotte per me e i miei Colleghi; ma ieri non venne alla Benedizione, come per altro avea fissato; appunto per non far dire. Ha detto più volte, che stiam qua sicuri, che per parte sua non farà cambiamento, e che quando la tempesta divenga universale, egli sarà l'ultimo a cedere, ma che per far così, conviene appunto, che non si faccia rumore del suo attaccamento per noi. Ha confermata la licenza di venire a quanti vogliono, ma privatamente e senza strepito, anzi ha anche permesso, che se i Collegj non son capaci abbastanza, si prenda qualche altra Casa. Egli dice, che vi è ragion di temere per l'universale, e che in settembre si vedrà lo scioglimento'. All'indomani dell'epilogo, 'il Duca vuol vedere come si regolano i Principi vicini, singolarmente pel possesso de' beni, i quali non si vorrebbe che andassero in mano del Papa' (lettera da Modena del 29 agosto), mentre, nel successivo dicembre ‑cinque giorni prima della missiva edita nel presente contributo ‑ il disorientamento giustifica equivoci e timori circa la sorte delle proprietà, persino le più modeste, dei Gesuiti modenesi: 'Io scrivo che sono stati renduti e voi [= il Bettinelli] capite che sono stati venduti i mobili della Comp" (lettera da Modena del 19 dicembre 1773).
4. Mi riferisco agli studi
di Ernesto Travi, in corso, sul bresciano Gianmaria Mazzuchelli (1707‑1765).
Insostituibile prefazione a questa regione d'indagine si conferma tuttavia il
contributo, comparso anni fa, di E. RAIMONDI, Il barometro dell'erudito, nel
suo volume Scienza e letteratura, Torino 1978, pp. 55‑84, e di nuovo il
medesimo studioso ha ora in corso altre indagini in merito. A tal proposito si
vedano inoltre i risultati del recente Convegno di studi tenutosi a Bologna,
Scienza e letteratura nella cultura italiana del Settecento, Atti a cura di R.
CREMANTE e W. TEGA, Bologna 1984 (e in particolare la relazione dello stesso
Raimondi): se ne darà ragguaglio, appena possibile, in questo 'Archivio Storico
Bergamasco'.
5. Si tratta di un foglio
di mm. 190x298, dagli Autografi Muoni (come rivela un'allegata scheda a
stampa: AUTOGRAFO / DI / GEROLAMO TIRABOSCHI. / Dono del Cav. Damiano Muoni),
segnato AF.XIII.14X13. Sul verso è scritto il recapito del destinatario: Al
Riv.mo Sig. Sig. Padron Col.mo / Il Sig. Vincenzo Tiraboschi / Bergamo.
Riproduco secondo criteri conservativi mantenendo le abbreviazioni e il sistema
di interpunzione dell'originale.
6. Riguardo a Pietro
Carrara, nonostante alcune indagini, nulla ho potuto reperire di significativo;
non si tratta, evidentemente ‑ visto il modesto ruolo che qui gli compete
‑, di Pietro Paolo Carrara (Fano, 1684‑1759), corrispondente del
Crescimbeni, dello Zeno e del Sergardi (su cui cfr. c. MUTINi, in Dizionario biografico
degli Italiani, Roma 1960‑, XX, pp. 698‑699).
7 Foglio di mm. 380x253
piegato a mezzo, scritto di pugno del Tiraboschi limitatamente' alla prima
facciata (la seconda è bianca) e al recapito del destinatario: All'Ill.mo Sig.
Sig. Padron Col.mo / Il Sig. Ab. Girolamo Ferri Professor / d'eloquenza
nell'Università di Ferrara. La terza facciata reca (con due righi in quarta)
il lungo elenco di opere manoscritte di Alessandro Sardi che la lettera
promette di includere, redatto con ogni probabilità da un collaboratore del
Tiraboschi (non si tratta, infatti, di un autografo del bergamasco), che lo
stese preoccupandosi di riservare lo spazio delle prime due facciate
all'accompagnatoria del Tiraboschi (scritta dunque in un secondo momento e, contrariamente
alle previsioni, in una sola facciata). Di tale documento riproduco quindi, per
attinenza, la sola parte autografa, discutendo più oltre del regesto sardiano
che, tra
l'altro, come si vedrà, non è inedito. I criteri di trascrizione sono i
medesimi enunciati nella nota 5.
La
lettera, registrata nel Catalogo Autografi, porta la segnatura AF.XIV.23.N.29.
8. II destinatario, di cui si parlerà anche in seguito, è Girolamo
Ferri (Longiano, Forlì, 1713 ‑ Ferrara, 1786). Gesuita, compi gli studi
di retorica a Rimini presso Anton Maria B'runori, responsabile, a detta del
discepolo, della sua formazione culturale più fruttuosa; nel 1744 fu maestro
di retorica nel seminario di Faenza, poi rettore in quello di Rimini. Di nuovo
a Faenza nel 1764, ricevette da Clemente XIV, nel 1772, la nomina a professore
di eloquenza e di antichità greco‑romane all'Università di Ferrara (dove
dall'anno precedente le due cattedre erano congiunte). Tra i suoi discepoli va
annoverato Vincenzo Monti, che gli fu sempre amico devoto. Compose orazioni
latine, opuscoli filologici e lettere di varia erudizione; fra le sue
scritture si segnalano una Pro linguae latinae usu adversus Alambertinum
(Faenza, 1771) in cui è sostenuta la candidatura del latino a lingua esclusiva
dei dotti, e su cui cfr. B. BASILE, Uso e diffusione del latino, in Teorie e
praticbe linguisticbe nell'Italia del Settecento, a cura di L. FORMIGARI,
Bologna 1984, pp. 333‑346 (Annali della Società italiana di studi sul
secolo XVIII) e un elogio di Baldassarre Castiglione (Mantova, 1780): cfr. G.I.
MONTANARI, Biografia di Girolamo Ferri longianese, 'Giornale Arcadico di
Scienze, Lettere ed Arti', tomo CIV (1845), p.360 e passim. Circa il Ferri si
veda inoltre la corrispondenza di Vincenzo Monti (in v. MONTI, Epistolario, a
cura di A: BERTOLDI, Firenze 1928‑1931, I, pp. 1U‑19), che, proprio
nel dicembre del 1773 (la data è 'la Vigilia di Natale'), dieci giorni dopo la
lettera del Tiraboschi che qui si pubblica, carteggiando da Ferrara col Vallicelli,
asseriva compiaciuto: 'Il sig. ab. Ferri di cui Ella mi fa menzione, non solo
lo conosco, ma sappia che sono giornalmente in sua compagnia, e che il medesimo
ha grande parzialità per me' (Epistolario..., I, p. 14). Sei anni dopo, nel
1779 (e ancora nel 1780), il Monti corrispose anche con il Tiraboschi,
mediatore tuttavia non Girolamo Ferri, bensì Clementino Vannetti, a proposito
dell'articolo favorevole che il 'Nuovo Giornale dei Letterati', animato dal
bibliotecario modenese, aveva dedicato al montiano Saggio di Poesie; l'articolo,
a firma del Vannetti (cfr. 'Nuovo Giorn. d. Lett: , tomo XIX, 1780, pp. 156‑212)
era stato preceduto da una recensione, anch'essa favorevole, del medesimo
Vannetti (celato sotto la sigla $. s.), comparsa sul 'Giornale Enciclopedico
di Vicenza', tomo I, gennaio 1780, p. 103. Al Tiraboschi, con il quale il Vannetti
fu in assiduo contatto (cfr. Carteggio fra G. Tiraboschi e Cl. Vannetti,
1776‑1793, a cura di c. CAVAZZUTI e F. PASINI, Modena 1912), il Monti
scrisse infine nel 1786 per ringraziarlo del favore accordato alla sua tragedia
Aristodemo, mentre accoglienze fredde si riservarono, a Modena, al
successivo Galeotto Manfredi; cfr sempre moNTl, Epistolario ....
I, pp. 111‑112 e 295‑296.
9. Alessandro Sardi (Ferrara,
1520 ca. ‑ 1588). Figlio di Gaspare (morto dopo il 1559, autore di una Storia
di Ferrara e in rapporti epistolari con Paolo Giovio), Alessandro fu
erudito e poligrafo assai fecondo. Le sue opere edite consistono in tre libri De
moribus et ritibus gentium (Venezia, 1557, poi 1577 con due altri libri De
rerum inventoribus, iis maxime, quorum nulla mentio est apud Polidorum), in
un trattato De nummis, in quo antica pecunia romana et gsaeca metitur pretio
eius, quae nunc est in usu (Metz, 1579; poi come De nummis libes in quo
prisca Graecorum et Romanorum pecunia ad nostri aeris rationem redigitur, in
T. G. GRXvE, Thesaurus Antiquitatum Romanorum, Lugduni Batavorum 1694‑1698,
tomo XI), nel De Christi Salvatosis bumanitate (Bologna, 1586) e in sei
Discorsi della bellezza, della nobiltà, della poesia di Dante, dei precetti
istorici, delle qualità del generale, del tremuoto (Venezia. 1586). Delle
postume Numinum et beroum origfnes (Roma, 1775) si tratterà in seguito.
10. Apparato de gli
huomini illustri della città di Ferrara, i quali nelle Lettere, e in altre
nobili virtù fiorirono. Diviso in tre
parti. Di F. Agostino Superbi da Ferrara, In Ferrara, Per Francesco Suzzi,
MDCXX, II, p. 90.
11. E’ Antonio Libanori,
autore dell'elogiografia Ferrara d'oro imbrunito (1665‑1674).
12. a. BORSETTI, Historia
almi Ferrariae Gymnasii in duas partes divisa. Eminentiss. et Reverendiss. Principi D. Thomae Rufo S.R.E. Cardinali Praenestino
Episcopo, ac Archiepiscopo Ferrariensi... dicata, Pars seconda, Ferrarise
MDCCXXXV, Typis Bernardini Pomatelli, lib. II, pp. 13&139.
13. J. GUARINI, Ad
Ferrariensis Gymnasii Historiam per Ferrantem Borsettum conscriptam
Supplementum, F> Animadversiones, Pars secunda, Bononiae, MDCCXLII, Ex Typographia
Laurentii Martelli, p. 42. Nessuna replica agli appunti del Baruffaldi circa
Alessandro Sardi è in BORSETTI, Adversus Supplementum, et Animadversiones
Jacobi Guarini Critici Personati in Historíam Almi Ferrariensis Gymnasii,
Delensio, Venetiis, MDGCXLII, Apud Simonem Occhi. Circa la vivace polemica
Borsetti‑Baruffaldi si vedano i pochi cenni di C. DE MICHELIS, Borsetti,
in Dizionario biografico .... XIII, pp. 119120, e di R. AMATURo, Baruffaldi,
in Dizionario biografico .... VII, pp. 6‑8 (e relative bibliografie),
mentre per una più esauriente informazione è inevitabile, in assenza di
contributi minuziosi, rinviare alle pagine prefative dell'Historia, del
Supplementum e della Defensio, che ne illustrano ampiamente le ragioni.
14. Cfr. BORSETTI, Historia
.... II,
lib. II, pp. 176‑177. È quanto mai
probabile tuttavia che tale `continuazione' sardiana del Pigna, elencata dal
Baruffaldi, non sia che la stessa già riferita, con titolo diverso, dal
Borsetti (come L'origine, accrescimento, e dominii...), la cui
denominazione egli intende forse, come si suggeriva, corregere e puntualizzare.
15. ALEXANDRI SARDII FERRARIENSIS, Numinum et Heroum Origines. Nunc primum in lucem editae praemisso de eiusdem
Sardii vita commentario auctore HIERONYMO FERRIO Longianensi. Romae, Anno
Iubilaei, M. D. CCLXXV, Apud Benedictum Francesium.
16. Cfr. De Alexandro
Sardio Commentarius Hieronymi Ferrii Longianensis, pp. XVIIXL.
17. SARDII, Numinum..., p. XLI.
18. SARDII, Numinum..., pp. XLVI‑XLVII.
19. Cfr. G. TIRABOSCHI, Storia della letteratura
italiana, Modena 1787‑1794, VIII, III, p. 857.