INDICE DELLA RIVISTA N. 7 - NOV.1984
FONTI E STRUMENTI


Irma   Gipponi

MOMENTI DI STORIA RELIGIOSA E CULTURALE DEL CINQUECENTO NELL'ARCHIVIO STELLA

L'archivio Stella, pur essendo attualmente conservato nella bibliote­ca Civica di Bergamo, riguarda una famiglia bresciana del Cinquecen­to, o meglio i due suoi membri allora più rappresentativi: Bartolomeo ed il nipote Gianfrancesco Stella. Le vicende di questi documenti sono particolarmente complesse: essi finirono nell'archivio Secco in seguito al matrimonio di Maddalena Stella, sorella di Gianfrancesco, con Camil­lo Secco. Dal 1576, anno della morte di Gianfrancesco, le carte Stella seguono dunque la sorte dell'archivio Secco, giacente presso il castello di Calcio, in provincia di Bergamo, il cui territorio era stato, insieme a buona parte della bassa bergamasca feudo della famiglia Secco d'Ara­gona. Questo importante archivio venne riscoperto grazie all'interesse del cavalier Emilio Silvestri, proprietario del castello, all'inizio di que­sto secolo. In seguito gli eredi del Silvestri cedettero l'archivio Secco, comprese le carte Stella, alla biblioteca di Bergamo. (1)

Le carte Stella abbracciano un periodo di tempo che va dal 1515 al 1576; oltre i documenti strettamente familiari, ve ne sono un buon numero di più ampio respiro, come le copie di trattati di pace o i reso­conti sulla situazione religiosa in Inghilterra. Ciò è dovuto alla circo­stanza che entrambi gli Stella furono segretari del cardinale inglese Re­ginald Pole. (2) Grazie al loro ufficio vennero in possesso di documenti di una certa rilevanza politica e religiosa. Lo studio di questo archivio riveste dunque un interesse non secondario per quanto riguarda l'ana­lisi della situazione curiale del Cinquecento e per le vicende del concilio di Trento. Gli avvenimenti tridentini sono documentati fino alla nomina del Morone a presidente del Concilio attraverso le notizie che giungono dal mondo curiale romano, poi dal 1563 direttamente dalla sede conci­liare. Un'altra utilizzazione dell'archivio Stella, anche se di minor im­portanza, è per la ricostruzione di alcuni momenti e figure di storia lo­cale bresciana. Questi documenti, pur non essendo del tutto sconosciu­ti, non sono mai stati usati in tal senso. Il Cistellini stesso, che è l'uni­co ad aver studiato Bartolomeo Stella,(3) dimostra di non essersene parti­colarmente servito. Se Bartolomeo ha avuto nel Cistellini un biografo, la figura di Gianfrancesco non è mai stata studiata. Nella Storia di Bre­scia è indicato come appartenente all'accademia degli Occulti, ma non è fatta alcuna menzione della sua appartenenza al circolo di Viterbo e tan­to meno della sua esperienza inglese, come invece queste carte eviden­ziano. I documenti riguardanti Bartolomeo non sono molto numerosi vanno dal n. 28a al n. 75b. Due di questi sono già stati pubblicati dal Cistellini: (4) si tratta di una lista di appartenenti al Divino Amore roma­no datata 1524 e di un sommario dei capitoli dell'oratorio del Divino Amore che Bartolmeo aveva fondato in Brescia. La sua corrispondenza comprende 6 lettere, che coprono diversi anni, dal 1523 al 1548, anno della sua morte. Anche se esigue come numero, esse hanno un certo rilievo e sono indicative dei rapporti che Bartolomeo aveva con i suoi contemporanei.

Già nella prima lettera vediamo Bartolomeo in rapporto con l'am­biente veronese di GianMatteo Giberti. (5) Questa relazione aveva avuto inizio probabilmente a Roma; (6) la stima ed i rapporti che il vescovo di Verona mantenne con l'ambiente degli Stella sono documentati da al­tre due lettere. In quella scritta a monsignor di Garda del 1528, il Gi­berti lo prega di permettere a Bartolomeo di recarsi a Verona, perché « ... di molte miglior opere potrà egli essere cagione in Verona che in Bressa... ».

Evidentemente il Giberti intendeva avvalersi dell'opera del bresciano per la sua diocesi. Non sono conservati altri documenti che meglio chia­riscano se effettivamente lo Stella si sia recato a Verona e di che natura sia stata l'attività svolta. Le ultime lettere sono le più importanti fra le carte di Bartolomeo e riguardano le scuole bresciane, fiorite nella città e nel contado alla fine degli anni Quaranta. In particolare riguardano le due scuole di Rezzato, fondate da Giacomo Chizzola.(7) In risposta ad una sollecitazione dello Stella, che era a Roma come segretario del cardi­nal Pole, il Chizzola scrive una lunga lettera dove chiarisce metodi e programmi dell'insegnamento, nonché il tipo di vita condotta dagli al­lievi. Gli aspetti più importanti della lettera concernono i programmi, che vertono sullo studio dei latini: Cicerone, parte di Virgilio, Terenzio e Orazio; sullo studio dei greci: Socrate e Omero. Quindi descrive la giornata‑tipo di questi allievi con il suo alternarsi di studio, preghiera e gioco; la domenica poi venivano istruiti nel catechismo; a questo pro­posito il Chizzola affermava che « (il catechismo) non è fatto come è il nostro desiderio et quando quelli signori, dico Priuli et Flaminio, che de monsignore non ardischo parlare, volessero, per amor d'Idio, tor questa fatica di farne uno farebbero una bonissima opera et per le acca­demie et per molti altri che ciò hanno grandissimo bisogno (8) .Un al­tro aspetto importante dell'istituzione scolastica proposta dal Chizzola è la presenza del genitore, ovviamente del padre, sia nella gestione am­ministrativa, sia nel momento educativo: « tutti quelli i quali havevano figli in detto loco, debbano acordarsi a visitargli spesso et voler inten­dere a minuto come passano le cose. Questo è necesario per sapere come gli tratta lo spenditore, ma è molto più necessario per intendere li co­stumi di tutti ».

Gli ultimi documenti legati a Bartolomeo sono una serie di epigrafi redatte dal Pole in occasione della morte del bresciano, avvenuta nel settembre del 1554 a Dilingen, presso Bruxelles, mentre accompagnava il cardinale nel suo viaggio di ritorno in Inghilterra. La notizia della morte di Bartolomeo ci è giunta anche da una poesia di Francesco Bini, che la annunciava a Michelangelo Buonarroti con un sonetto che inizia­va: «A Michelangelo Buonarroti, in morte di M. Bartolomeo Stella, mae­stro di casa del cardinal Pole et loro comun amico, homo di singular bon­tà et di molta prudentia et experientia ». (9) Molto più numerose sono le lettere riguardanti Gianfrancesco; esse coprono gli anni che vanno dal 1559 al 1576. Gianfrancesco era nipote di Bartolomeo e figlio illegitti­mo di Bernardino e non, come vorrebbe il Cistellini un illeggittimo di Faustino Stella. (10) Buona parte del carteggio di Gianfrancesco con Pietro Reviglio, un suo agente in Roma, riguarda appunto le pratiche per otte­nere la legittimazione.(11) Bernardino, mortogli nel 1558 l'unico figlio ma­schio legittimo, preoccupandosi della continuità della famiglia, decise la legittimazione di Gianfrancesco.

Le notizie intorno alla figura di Gianfrancesco sono piuttosto spora­diche. Della sua giovinezza conosciamo molto poco, solo che compi i suoi studi a Padova, come la maggior parte dei figli dell'aristocrazia ve­neta ed europea. (12) In seguito fu introdotto dallo zio Bartolomeo nel­l'ambiente curiale romano, entrambi furono familiari del Pole. Gianfran­cesco raggiunse il cardinale in Inghilterra nel 1555 coadiuvandolo nella restaurazione del cattolicesimo sotto il regno di Maria la Cattolica; ri­tornò in Italia solo nel 1558. Della sua esperienza inglese ci è rimasto ben poco, solo qualche notizia sparsa qua e là nelle lettere.

Riguardo alla sua attività inglese si può solo supporre che ricoprisse la carica dello zio, o, più probabilmente, che coadiuvasse l'opera del Priuli. È forse bene ricordare che l'Inghilterra, dopo la morte di Maria la Cattolica nel 1558, si apprestava sotto la guida di Elisabetta, a ri­tornare alla fede anglicana. Erano momenti politicamente molto difficili e la famiglia del Pole, morto anch'egli a pochi giorni di distanza dalla regina, ed in particolare il Priuli, ebbero molti problemi ed il rientro in Italia fu loro possibile solo un anno dopo.

Ad illustrare la situazione inglese abbiamo una serie di lettere dello Stella, alcune del Priuli, (13) altre di familiari meno noti del cardinale, (14) ma anche di Nicolò Ormaneto. (15)

Degno di nota è anche il carteggio intercorso fra Anna Morone Stam­pa sorella del cardinal Morone, che era inquisito, e lo Stella. La marche­sa sollecitava il parere del bresciano riguardo il processo del fratello. Non si può certo dire quanto l'interessamento dello Stella fosse utile al cardinale, è nondimeno importante sottolineare la sollecitudine e la pre­occupazione per la sua sorte. La questione poi come è noto si risolse con la morte di Paolo IV, avvenuta il 18 agosto 1559, e con la com­pleta riabilitazione del Morone sotto il pontificato di Pio IV. Del clima venutosi ad instaurare durante il papato del Carafa ne danno prova due lettere, (16) quella di Paolo Sadoleto, vescovo di Carpentras e quella di Muzio Calini, arcivescovo di Zara. Il primo, un mese prima della mor­te di Paolo IV, scusandosi per la poca costanza nel mantenere contatti epistolari con il gruppo del Pole, scriveva: < I tempi sono stati si tra­vagliati, di ogni sorte di travagli che io concio sia cosa che con la mente fussi tutto di là con vui altri, non di meno essendone si difficile il com­mercio, ho giudicato non essere necessario a farne altra dimostrazione con lettere ». Ancora più esplicito il Calini: « Io son chiaro che niuno huomo è più negligente et ingingardo di me et dicolo da dovero, ... per­ciò che a confessarvi il vero, mentre siete dimorato ‑in Inghilterra et èvivuto Paolo IV, di santa memoria, non mi è bastato mai l'animo di por­re la penna sul foglio per far questo officio, sapendo che nel mondo si tro­vano molti huomeni sottili esploratori de fatti altrui. I quali anco so­levano interpretare poco benignamente quello che non havea in sè nien­te di vitio ».

Fino al 1559 la corrispondenza dello Stella è abbastanza varia, in se­guito si andò sempre più restringendo quasi esclusivamente a due per­sone: Michele Fachetti e Pietro Reviglio; entrambi legati all'ambiente del Morone.

Nella corrispondenza del primo troviamo soprattutto notizie della cor­te romana, con particolare riguardo alle intenzioni del papa di creare nuovi cardinali. L'interesse alla porpora era del Bollani, vescovo di Bre­scia; nella sollecitudine dello Stella si può vedere un tentativo per rien­trare nel mondo curiale romano. Il Raviglio invece si occupava soprat­tutto di questioni legali‑ecclesiastiche. Una serie di lettere di una certa importanza sono quelle riguardanti il Concilio di Trento; oltre a quelle specifiche dalla sede, c'è tutta una serie di riferimenti nelle lettere pre­cedenti dà Roma, da dove le notizie sono trasmesse attraverso l'ottica della curia romana. Il Morone nel 1563 fu inviato a Trento come pre­sidente del Concilio, in sostituzione del cardinale Gonzaga deceduto.

Il Fachetti accompagnò a Trento il cardinale e da qui intrattenne con lo Stella una corrispondenza, che è una cronaca fedele dei punti più di­battuti e di maggiore contrasto nell'assise conciliare. Così mano a mano vengono illustrati i tentativi francesi di arrivare ad un concilio nazionale, " i contrasti tra il cardinal di Larena e l'ambasciatore spa­gnolo, t8 la questione del matrimonio clandestino, I' l'atteggiamento del­l'Impero e della Spagna. ' Il clima litigioso e spesso violento esistente tra i vescovi faceva dire allo sconsolato Fachetti: « Le dessesioni che sonno tra questi vescovi fa dubitare che habbiano di stare qua dieci an­ni ». " $ da notare che più volte lo Stella fu invitato a recarsi a Trento per partecipare a qualche seduta, ma egli non accettò mai l'invito. Come è noto il Concilio si concluse nel 1564. L'ultimo documento dell'archi­vio Stella riguarda un processo intentato dalle sorelle di Gianfrancesco contro lo zio Marcantonio ed i suoi figli, accusati di aver ucciso per in­teresse Gianfrancesco.

IRMA GIPPONI

1. L'inventario dell'archivio Stella è stato pubblicato da c. BONELLI, Un archivio pri­vato del Cinquecento. Le carte Stella, in 'Archivio storico lombardo', XXXIV, 1907, pp. 332‑380.

2. Per la figura del Pole cfr. D. FENLON, Heresy and obedience in Tridentine Italy: Cardinal Pole and the Counter Reformation, Cambridge 1972; inoltre, P. SIMONCELLI, Il caso R. Pole. Eresia e santità nelle polemiche religiose del Cinquecento, Roma 1977.

    3. Cfr. A. CISTELLINI, Figure della riforma pretridentina, Brescia 1948.

4. Cfr. A. CISTELLINI, op. cit., p. 277 e 282, dove l'autore si occupa della figura di Bartolomeo Stella soprattutto per quanto riguarda il suo primo soggiorno romano, in­torno agli anni 1517‑20 e la sua opera in Brescia negli anni 1520‑35, anni in cui fondò l'ospedale degli Incurabili.

5. Per l'opera del Giberti. a Verona cfr. A. PROSPERI, Tra evangelismo e controrifor­ma, Gian Matteo Giberti, Roma 1969.

    6. Cfr. A. CISTELLINI, op. cit., p. 88.

7. Giacomo Chizzola, bresciano, era un noto giurista ed agronomo. Partecipò attiva­mente alla vita culturale ed amministrativa della sua città. Legato all'ambiente dell'evan­gelismo strinse rapporti con il Pole tramite lo Stella. Per 1a sua figura si veda A. CISTEL­LiNi, op. cit., p. 99; inoltre Storia di Brescia, II, Brescia 1963, pp. 454 e 513; III, p. 307.

    8. Archivio Stella: lett. n. 75 Brescia, 2 giugno, 1548.

9.Cfr.D. ATANAGI,Delle rime di diversi nobili poeti toscani,Venezia 1565,p.48b.

   10. A. CISTELLINI, op. cit., pp. 264‑65.

11. Archivio Stella: lett. n. 197 e 198 P. Reviglio a Gianfrancesco Stella, Roma, 21 settembre 1560, e Roma, 5 ottobre 1560.

12. La presenza dello Stella a Padova per i suoi studi è documentata da una lettera, in Archivio Stella: lett n. 214 Gianfrancesco Stella ad Antonio Guatta (minuta) non datata. Per l'ambiente culturale padovano si veda F. FIORENTINO, Pietro Pomponazzi. Studi storici sulla scuola bolognese e padovana del secolo XVI, Firenze 1868; G. BROT­TA‑G. ZONTA, La facoltà teologica dell'università di Padova, Padova 1922; inoltre s. NARDI, Studi su Pietro Pomponazzi, Firenze 1965.

13. Archivio Stella: lett. n. 123 Alvise Priuli a Gianfrancesco, Londra, 16 maggio 1559, e ibidem: lett. n. 135a A. Priuli all'Ormaneto, mandata in copia allo Stella, Lon­dra, 27 giugno 1559.

14. Le lettere che meglio si occupano del problema religioso in Inghilterra sono le n. 131, 133, 135a, 138, 139, 145, 152. Per quanto poi riguarda la situazione religiosa in quest'epoca, ci si può avvalere degli studi di II. A. MORETON, La Réforme anglicane en Angleterre au XVI siécle, Paris 1935; G. COSTANT, La Réforme en Angleterre, Paris 1930; A. D. TOLEDANO, Histoire de l'Angleterre chrétienne, Paris 1955; G. REGINA, Forma­zione storica ed ideologica della chiesa anglicana, in Scuola cattolica, 1956, pp. 99‑130.

    15. Archivio Stella: lett. n. 131 Nicolò Ormaneto allo Stella, Verona, 19 luglio 1559,

16. Ivi: lett. n. 127 Paolo Sadoleto allo Stella, Carpentras, 6 luglio 1559; e lett. n. 162 Muaio Calini allo Stella, Zara, 29 dicembre 1559.

17. Ivi: lett. n. 293 M. Fachetti allo Stella, Trento, 31 maggio 1563. La Francia in parte per motivi politici, (doveva tener conto del numero non indifferente di ugonotti) ed in parte per sottrarsi al potere di Roma, aspirava a risolvere la faccenda religiosa con un Concilio nazionale, che di fatto si tenne a Poissy, senza però risolvere il problema; Cfr. x. JEDIN, Il Concilio di Trento, IV, Brescia 1979, pp. 35‑94.

    18. Archivio Stella: lett. n. 296 Fachetti allo Stella, Trento, 3 luglio 1563.

19. Per il dibattito sulla validità del matrimonio clandestino si veda t. PASTOR, Sto­ria dei papi, VII, Roma 1953, pp. 244‑45 e H. JEDIN, op. cit., III, pp. 199‑226.

    20. Archivio Stella: lett. n. 296 Fachetti allo Stella, Trento, 3 luglio 1563.

    21. Ivi: lett. n. 293 Fachetti allo Stella, Trento, 31 maggio 1563.