MOMENTI DI STORIA RELIGIOSA E CULTURALE DEL CINQUECENTO NELL'ARCHIVIO STELLA
L'archivio Stella, pur essendo
attualmente conservato nella biblioteca Civica di Bergamo, riguarda una
famiglia bresciana del Cinquecento, o meglio i due suoi membri allora più
rappresentativi: Bartolomeo ed il nipote Gianfrancesco Stella. Le vicende di
questi documenti sono particolarmente complesse: essi finirono nell'archivio
Secco in seguito al matrimonio di Maddalena Stella, sorella di Gianfrancesco,
con Camillo Secco. Dal 1576, anno della morte di Gianfrancesco, le carte
Stella seguono dunque la sorte dell'archivio Secco, giacente presso il castello
di Calcio, in provincia di Bergamo, il cui territorio era stato, insieme a
buona parte della bassa bergamasca feudo della famiglia Secco d'Aragona.
Questo importante archivio venne riscoperto grazie all'interesse del cavalier
Emilio Silvestri, proprietario del castello, all'inizio di questo secolo. In
seguito gli eredi del Silvestri cedettero l'archivio Secco, comprese le carte
Stella, alla biblioteca di Bergamo. (1)
Le carte Stella abbracciano
un periodo di tempo che va dal 1515 al 1576; oltre i documenti strettamente
familiari, ve ne sono un buon numero di più ampio respiro, come le copie di
trattati di pace o i resoconti sulla situazione religiosa in Inghilterra. Ciò
è dovuto alla circostanza che entrambi gli Stella furono segretari del
cardinale inglese Reginald Pole. (2) Grazie al loro ufficio vennero in
possesso di documenti di una certa rilevanza politica e religiosa. Lo studio di
questo archivio riveste dunque un interesse non secondario per quanto riguarda
l'analisi della situazione curiale del Cinquecento e per le vicende del
concilio di Trento. Gli avvenimenti tridentini sono documentati fino alla
nomina del Morone a presidente del Concilio attraverso le notizie che giungono
dal mondo curiale romano, poi dal 1563 direttamente dalla sede conciliare.
Un'altra utilizzazione dell'archivio Stella, anche se di minor importanza, è
per la ricostruzione di alcuni momenti e figure di storia locale bresciana.
Questi documenti, pur non essendo del tutto sconosciuti, non sono mai stati
usati in tal senso. Il Cistellini stesso, che è l'unico ad aver studiato
Bartolomeo Stella,(3) dimostra di non essersene particolarmente servito. Se
Bartolomeo ha avuto nel Cistellini un biografo, la figura di Gianfrancesco non
è mai stata studiata. Nella Storia di Brescia è indicato come
appartenente all'accademia degli Occulti, ma non è fatta alcuna menzione della
sua appartenenza al circolo di Viterbo e tanto meno della sua esperienza
inglese, come invece queste carte evidenziano. I documenti riguardanti
Bartolomeo non sono molto numerosi vanno dal n. 28a al n. 75b. Due di questi
sono già stati pubblicati dal Cistellini: (4) si tratta di una lista di
appartenenti al Divino Amore romano datata 1524 e di un sommario dei capitoli
dell'oratorio del Divino Amore che Bartolmeo aveva fondato in Brescia. La sua
corrispondenza comprende 6 lettere, che coprono diversi anni, dal 1523 al 1548,
anno della sua morte. Anche se esigue come numero, esse hanno un certo rilievo
e sono indicative dei rapporti che Bartolomeo aveva con i suoi contemporanei.
Già nella prima lettera
vediamo Bartolomeo in rapporto con l'ambiente veronese di GianMatteo Giberti.
(5) Questa relazione aveva avuto inizio probabilmente a Roma; (6) la stima ed i
rapporti che il vescovo di Verona mantenne con l'ambiente degli Stella sono
documentati da altre due lettere. In quella scritta a monsignor di Garda del
1528, il Giberti lo prega di permettere a Bartolomeo di recarsi a Verona,
perché « ... di molte miglior opere potrà egli essere cagione in Verona che in
Bressa... ».
Evidentemente il Giberti
intendeva avvalersi dell'opera del bresciano per la sua diocesi. Non sono
conservati altri documenti che meglio chiariscano se effettivamente lo Stella
si sia recato a Verona e di che natura sia stata l'attività svolta. Le ultime
lettere sono le più importanti fra le carte di Bartolomeo e riguardano le
scuole bresciane, fiorite nella città e nel contado alla fine degli anni
Quaranta. In particolare riguardano le due scuole di Rezzato, fondate da
Giacomo Chizzola.(7) In risposta ad una sollecitazione dello Stella, che era a
Roma come segretario del cardinal Pole, il Chizzola scrive una lunga lettera
dove chiarisce metodi e programmi dell'insegnamento, nonché il tipo di vita
condotta dagli allievi. Gli aspetti più importanti della lettera concernono i
programmi, che vertono sullo studio dei latini: Cicerone, parte di Virgilio,
Terenzio e Orazio; sullo studio dei greci: Socrate e Omero. Quindi descrive la
giornata‑tipo di questi allievi con il suo alternarsi di studio,
preghiera e gioco; la domenica poi venivano istruiti nel catechismo; a questo
proposito il Chizzola affermava che « (il catechismo) non è fatto come è il
nostro desiderio et quando quelli signori, dico Priuli et Flaminio, che de
monsignore non ardischo parlare, volessero, per amor d'Idio, tor questa fatica
di farne uno farebbero una bonissima opera et per le accademie et per molti
altri che ciò hanno grandissimo bisogno (8) .Un altro aspetto importante
dell'istituzione scolastica proposta dal Chizzola è la presenza del genitore,
ovviamente del padre, sia nella gestione amministrativa, sia nel momento
educativo: « tutti quelli i quali havevano figli in detto loco, debbano
acordarsi a visitargli spesso et voler intendere a minuto come passano le
cose. Questo è necesario per sapere come gli tratta lo spenditore, ma è molto
più necessario per intendere li costumi di tutti ».
Gli ultimi documenti legati a Bartolomeo sono una serie di epigrafi redatte dal Pole in occasione della morte del bresciano, avvenuta nel settembre del 1554 a Dilingen, presso Bruxelles, mentre accompagnava il cardinale nel suo viaggio di ritorno in Inghilterra. La notizia della morte di Bartolomeo ci è giunta anche da una poesia di Francesco Bini, che la annunciava a Michelangelo Buonarroti con un sonetto che iniziava: «A Michelangelo Buonarroti, in morte di M. Bartolomeo Stella, maestro di casa del cardinal Pole et loro comun amico, homo di singular bontà et di molta prudentia et experientia ». (9) Molto più numerose sono le lettere riguardanti Gianfrancesco; esse coprono gli anni che vanno dal 1559 al 1576. Gianfrancesco era nipote di Bartolomeo e figlio illegittimo di Bernardino e non, come vorrebbe il Cistellini un illeggittimo di Faustino Stella. (10) Buona parte del carteggio di Gianfrancesco con Pietro Reviglio, un suo agente in Roma, riguarda appunto le pratiche per ottenere la legittimazione.(11) Bernardino, mortogli nel 1558 l'unico figlio maschio legittimo, preoccupandosi della continuità della famiglia, decise la legittimazione di Gianfrancesco.
Le notizie intorno alla
figura di Gianfrancesco sono piuttosto sporadiche. Della sua giovinezza
conosciamo molto poco, solo che compi i suoi studi a Padova, come la maggior
parte dei figli dell'aristocrazia veneta ed europea. (12) In seguito fu
introdotto dallo zio Bartolomeo nell'ambiente curiale romano, entrambi furono
familiari del Pole. Gianfrancesco raggiunse il cardinale in Inghilterra nel
1555 coadiuvandolo nella restaurazione del cattolicesimo sotto il regno di
Maria la Cattolica; ritornò in Italia solo nel 1558. Della sua esperienza
inglese ci è rimasto ben poco, solo qualche notizia sparsa qua e là nelle
lettere.
Riguardo alla sua attività
inglese si può solo supporre che ricoprisse la carica dello zio, o, più
probabilmente, che coadiuvasse l'opera del Priuli. È forse bene ricordare che
l'Inghilterra, dopo la morte di Maria la Cattolica nel 1558, si apprestava
sotto la guida di Elisabetta, a ritornare alla fede anglicana. Erano momenti
politicamente molto difficili e la famiglia del Pole, morto anch'egli a pochi
giorni di distanza dalla regina, ed in particolare il Priuli, ebbero molti
problemi ed il rientro in Italia fu loro possibile solo un anno dopo.
Ad illustrare la situazione
inglese abbiamo una serie di lettere dello Stella, alcune del Priuli, (13)
altre di familiari meno noti del cardinale, (14) ma anche di Nicolò Ormaneto.
(15)
Degno di nota è anche il
carteggio intercorso fra Anna Morone Stampa sorella del cardinal Morone, che
era inquisito, e lo Stella. La marchesa sollecitava il parere del bresciano
riguardo il processo del fratello. Non si può certo dire quanto
l'interessamento dello Stella fosse utile al cardinale, è nondimeno importante
sottolineare la sollecitudine e la preoccupazione per la sua sorte. La
questione poi come è noto si risolse con la morte di Paolo IV, avvenuta il 18
agosto 1559, e con la completa riabilitazione del Morone sotto il pontificato
di Pio IV. Del clima venutosi ad instaurare durante il papato del Carafa ne
danno prova due lettere, (16) quella di Paolo Sadoleto, vescovo di Carpentras e
quella di Muzio Calini, arcivescovo di Zara. Il primo, un mese prima della morte
di Paolo IV, scusandosi per la poca costanza nel mantenere contatti epistolari
con il gruppo del Pole, scriveva: < I tempi sono stati si travagliati, di
ogni sorte di travagli che io concio sia cosa che con la mente fussi tutto di
là con vui altri, non di meno essendone si difficile il commercio, ho
giudicato non essere necessario a farne altra dimostrazione con lettere ».
Ancora più esplicito il Calini: « Io son chiaro che niuno huomo è più
negligente et ingingardo di me et dicolo da dovero, ... perciò che a
confessarvi il vero, mentre siete dimorato ‑in Inghilterra et èvivuto
Paolo IV, di santa memoria, non mi è bastato mai l'animo di porre la penna sul
foglio per far questo officio, sapendo che nel mondo si trovano molti huomeni
sottili esploratori de fatti altrui. I quali anco solevano interpretare poco
benignamente quello che non havea in sè niente di vitio ».
Fino al 1559 la
corrispondenza dello Stella è abbastanza varia, in seguito si andò sempre più
restringendo quasi esclusivamente a due persone: Michele Fachetti e Pietro
Reviglio; entrambi legati all'ambiente del Morone.
Nella corrispondenza del primo troviamo soprattutto notizie della corte romana, con particolare riguardo alle intenzioni del papa di creare nuovi cardinali. L'interesse alla porpora era del Bollani, vescovo di Brescia; nella sollecitudine dello Stella si può vedere un tentativo per rientrare nel mondo curiale romano. Il Raviglio invece si occupava soprattutto di questioni legali‑ecclesiastiche. Una serie di lettere di una certa importanza sono quelle riguardanti il Concilio di Trento; oltre a quelle specifiche dalla sede, c'è tutta una serie di riferimenti nelle lettere precedenti dà Roma, da dove le notizie sono trasmesse attraverso l'ottica della curia romana. Il Morone nel 1563 fu inviato a Trento come presidente del Concilio, in sostituzione del cardinale Gonzaga deceduto.
Il Fachetti accompagnò a
Trento il cardinale e da qui intrattenne con lo Stella una corrispondenza, che
è una cronaca fedele dei punti più dibattuti e di maggiore contrasto
nell'assise conciliare. Così mano a mano vengono illustrati i tentativi
francesi di arrivare ad un concilio nazionale, " i contrasti tra il
cardinal di Larena e l'ambasciatore spagnolo, t8 la questione del matrimonio
clandestino, I' l'atteggiamento dell'Impero e della Spagna. ' Il clima
litigioso e spesso violento esistente tra i vescovi faceva dire allo sconsolato
Fachetti: « Le dessesioni che sonno tra questi vescovi fa dubitare che habbiano
di stare qua dieci anni ». " $ da notare che più volte lo Stella fu
invitato a recarsi a Trento per partecipare a qualche seduta, ma egli non
accettò mai l'invito. Come è noto il Concilio si concluse nel 1564. L'ultimo
documento dell'archivio Stella riguarda un processo intentato dalle sorelle di
Gianfrancesco contro lo zio Marcantonio ed i suoi figli, accusati di aver
ucciso per interesse Gianfrancesco.
IRMA GIPPONI
1. L'inventario
dell'archivio Stella è stato pubblicato da c. BONELLI, Un archivio privato
del Cinquecento. Le carte Stella, in 'Archivio storico lombardo', XXXIV,
1907, pp. 332‑380.
2. Per la figura del Pole
cfr. D. FENLON, Heresy and obedience in Tridentine Italy: Cardinal Pole and
the Counter Reformation, Cambridge 1972; inoltre, P. SIMONCELLI, Il caso
R. Pole. Eresia e santità nelle polemiche religiose del Cinquecento, Roma
1977.
3. Cfr. A. CISTELLINI, Figure della
riforma pretridentina, Brescia 1948.
4. Cfr. A. CISTELLINI, op.
cit., p. 277 e 282, dove l'autore si occupa della figura di Bartolomeo
Stella soprattutto per quanto riguarda il suo primo soggiorno romano, intorno
agli anni 1517‑20 e la sua opera in Brescia negli anni 1520‑35,
anni in cui fondò l'ospedale degli Incurabili.
5. Per l'opera del Giberti.
a Verona cfr. A. PROSPERI, Tra evangelismo e controriforma, Gian Matteo
Giberti, Roma 1969.
6. Cfr. A. CISTELLINI, op. cit., p. 88.
7. Giacomo Chizzola,
bresciano, era un noto giurista ed agronomo. Partecipò attivamente alla vita
culturale ed amministrativa della sua città. Legato all'ambiente dell'evangelismo
strinse rapporti con il Pole tramite lo Stella. Per 1a sua figura si veda A.
CISTELLiNi, op. cit., p. 99; inoltre Storia di Brescia, II, Brescia 1963, pp.
454 e 513; III, p. 307.
8. Archivio Stella: lett. n. 75 Brescia, 2
giugno, 1548.
9.Cfr.D. ATANAGI,Delle rime di diversi
nobili poeti toscani,Venezia 1565,p.48b.
10. A. CISTELLINI, op. cit., pp. 264‑65.
11. Archivio Stella: lett.
n. 197 e 198 P. Reviglio a Gianfrancesco Stella, Roma, 21 settembre 1560, e
Roma, 5 ottobre 1560.
12. La presenza dello
Stella a Padova per i suoi studi è documentata da una lettera, in Archivio
Stella: lett n. 214 Gianfrancesco Stella ad Antonio Guatta (minuta) non datata.
Per l'ambiente culturale padovano si veda F. FIORENTINO, Pietro Pomponazzi.
Studi storici sulla scuola bolognese e padovana del secolo XVI, Firenze 1868;
G. BROTTA‑G. ZONTA, La facoltà teologica dell'università di Padova,
Padova 1922; inoltre s. NARDI, Studi su Pietro Pomponazzi, Firenze 1965.
13. Archivio Stella: lett.
n. 123 Alvise Priuli a Gianfrancesco, Londra, 16 maggio 1559, e ibidem: lett.
n. 135a A. Priuli all'Ormaneto, mandata in copia allo Stella, Londra, 27
giugno 1559.
14. Le lettere che meglio
si occupano del problema religioso in Inghilterra sono le n. 131, 133, 135a,
138, 139, 145, 152. Per quanto poi riguarda la situazione religiosa in
quest'epoca, ci si può avvalere degli studi di II. A. MORETON, La Réforme
anglicane en Angleterre au XVI siécle, Paris 1935; G. COSTANT, La Réforme en
Angleterre, Paris 1930; A. D. TOLEDANO, Histoire de l'Angleterre chrétienne,
Paris 1955; G. REGINA, Formazione storica ed ideologica della chiesa
anglicana, in Scuola cattolica, 1956, pp. 99‑130.
15. Archivio Stella: lett. n. 131
Nicolò Ormaneto allo Stella, Verona, 19 luglio 1559,
16. Ivi: lett. n. 127 Paolo Sadoleto allo Stella, Carpentras, 6 luglio 1559; e lett. n. 162 Muaio Calini allo Stella, Zara, 29 dicembre 1559.
17. Ivi: lett. n. 293 M.
Fachetti allo Stella, Trento, 31 maggio 1563. La Francia in parte per motivi
politici, (doveva tener conto del numero non indifferente di ugonotti) ed in
parte per sottrarsi al potere di Roma, aspirava a risolvere la faccenda religiosa
con un Concilio nazionale, che di fatto si tenne a Poissy, senza però risolvere
il problema; Cfr. x. JEDIN, Il Concilio di Trento, IV, Brescia 1979, pp. 35‑94.
18. Archivio Stella: lett. n. 296 Fachetti
allo Stella, Trento, 3 luglio 1563.
19. Per il dibattito sulla
validità del matrimonio clandestino si veda t. PASTOR, Storia dei papi, VII,
Roma 1953, pp. 244‑45 e H. JEDIN, op. cit., III, pp. 199‑226.
20. Archivio Stella: lett. n. 296 Fachetti
allo Stella, Trento, 3 luglio 1563.
21. Ivi: lett. n. 293 Fachetti allo
Stella, Trento, 31 maggio 1563.