RASSEGNA
Fondato nel 1668, il
Giornale de' Letterati di Roma, primo nel suo genere in Italia è anche il
primo periodico europeo che imita il modello del Journal des Savants, e
se questo vide la luce a Parigi il 5 gennaio 1665, bisognerà attendere quasi
vent'anni per vedere nascere in Germania e in Olanda analoghe iniziative: gli Acta
Eruditorum di O. Mencke a Lipsia nel 1682 e le Nouvelles de la
République des Lettres di Bayle ad Amsterdam nel 1684. A Londra le Philosophical
Transactions erano nate pochi mesi dopo il Journal des Savants, anche
se, come rivista scientifica, non poteva essere annoverato come gli altri trai
periodici letterari, tutti con intenti enciclopedici.
La poderosa `thèse d'Etat' di jean‑Michel Gardair Le `Giornale de'
letterati' de Rome (1668‑1681), Firenze, Olschki 1984, (Accademia
toscana di scienze e lettere `La Colombaria', Studi LXIX), pp. 403, ha come
obiettivo di `restituer le périodique romain à sa vraie place, à savoir aussi
bien dans 1'espace épistémologique par rapport auquel il se définit, que dans
la perspective Mstorique où il a pris naissance'.
La sobria delimitazione
della dimensione epistemologica dell'erudizione scientifica seicentesca e la
ricca e accurata ricostruzione storica dei protagonisti, ispiratori, autori,
collaboratori, editori e protettori, nonché quella del contesto italiano in
cui agivano, sono infatti i meriti principali di questo utile lavoro,
costruito di prima mano non sulla teoria delle scienze ma sulle lettere, sui
libri, sulla `carta' in cui esse si costruivano e circolavano. Non manca un
costante procedere comparativo tanto più necessario quanto reale fu
l'intreccio europeo della République des Lettres e man mano si venga a scoprire
il debito sostanziale del Giornale de' Letterati nei confronti delle
parallele iniziative francesi ed inglesi. Il volume è corredato in apposite
appendici, da ricchi indici: Appendice 1, Index des auteurs d'ouvrages
ou de communications faisant l'objet d'articles originaux dans le `Giornale'; Appendice
2, Index des auteurs recensés dans les extraits de périodiques étrangers
publiés par le `Giornale'; Appendice 3, Index des ouvrages et
communications anonymes; Appendice 4, Tableau synoptique des emprunts du
`Giornale' aux périodiques de Paris et de Londres; Appendice 5, Périodicité
du `Giornale'; Appendice 6, Index topographique des editeurs italiens
dont les publications font 1'objet de comptes rendus originaux dans le `Giornale';
Appendice7, Index alphabétique des éditeurs italiens dont les
publications font 1'objet de comptes rendus originaux; Appendice 8, Index
géographique des éditeurs étrangers dont les ouvrages sont disponibles à Rome
de 1676 à 1681 (d'après le `Giornale' de Ciampini);
Appendice 9, Bibliographie
relative au `Giornale de' Letterati'; Appendice 10, Editions du
`Giornale de' Letterati'.
La dimensione
epistemologica del giornalismo erudito ha in Pierre Bayle il suo teorizzatore:
la circolazione delle idee, oltre la metà del diciassettesimo secolo raggiunge
una soglia di investimento pratico e ideale e una quantità di pubblico tale da
costituirsi in disciplina autonoma a fondamento storiografico. Le sue
condizioni di possibilità sono legate appunto all'apparizione dei periodici
letterari. Allora,
senza misconoscere la diversità sostanziale dei contesti politici, economici e
culturali dove si iscrive la nascita dei periodici, `1'identité de leurs
structures formelles délimite un champ culturel autonome, tout en fornissant à
1'historien un instrument d'une remarcable efficacité pour 1'étude de ses phénomenes
et de ses lois' (11).
Ma, se nel caso delle
gazzette d'oltralpe a giustificarne l'impresa e il successo ci soccorre
un'immagine potente delle culture e delle istituzioni nazionali dell'epoca, il
caso del Giornale è in tal senso anomalo e si pone piuttosto come
interrogativo più che conferma sull'immagine tradizionale che si ha della
cultura italiana della seconda metà del Seicento.
Proprio il caso di questo
Giornale che per qualche anno è riuscito davvero a passare come il Giornale
dell'Italia e a trasmettere un'immagine europea del nostro paese ci è utile
nel ricostruire una articolazione e una periodizzazione più vera della cultura
del tempo e anche nel precisare meglio la storia del galileismo nelle sue
diverse fasi. La precaria e successiva storia dell'editoria giornalistica
italiana subito testimonierà di un'Italia frammentata, ricca di iniziative ma
povera di razionalità strumentale e di libertà culturale. Nella dispersione si
succederanno: il Giornale Veneto de' Letterati (Venezia 1681‑1689);
il Giornale de' Letterati di Bacchini(Parma 1686‑1690), che
risorse a Modena nel 1692, 1693 e 1697; il Giornale di Ferrara ovvero Atti
eruditi de' Letterati (1688‑1689 ); il secondo Giornale di
Ferrara del 1691; la Synopsis Biblica di Parma nel 1692; la Galleria
di Minerva (Venezia 1696‑1717); il Gran Giornale de' Letterati di
Forli (1707‑1714); il Genio de' Letterati appagato (Forlì 1705‑1708);
i Fasti del Gran Giornale Letterario (Ferrara 1706‑1710). Solo con
Il Giornale de' Letterati d'Italia (Venezia 1710‑1740) di
Scipione Maffei, Antonio Vallisnieri e Apostolo Zeno i dotti italiani
dimostreranno di aver ritrovato la possibilità di una qualche identità. Anche
questa volta però il progetto vivrà e fiorirà proprio per quanto di
autolimitante contiene : lo strumento sarà aperto solo agli autori e ai
dibattiti italiani e solo attraverso essi arriverà talvolta a dar conto di
quelli europei.
Diverso era stato l'intento
del primo Giornale de' Letterati, concepito come intermediario tra l'Italia e
le altre provincie della Repubblica Letteraria. Il rapporto con le pagine dei
giornali confratelli muterà rapidamente fino a configurarsi come rapporto di
dipendenza, di tradotta imitazione, ma non di meno nei suoi primi anni il Giornale
di Roma costituisce il luogo ove ritrovare il primo esempio di un certo
ritorno in Italia della grande cultura europea, quasi una anticipazione delle
teorie ottocentesche sulla circolazione della filosofia e del pensiero. Perché
guardando ai quindici anni che precedono l'uscita del Giornale, dopo la
morte di Cassiano del Pozzo, ultimo dei grandi Lincei, l'isolamento dei
galileiani è tale che Michelangelo Ricci, promotore del Giornale, a più
riprese esprimerà scoramento e senso di impotenza: a Roma la scuola galileiana
scompare mentre si impone, per mezzi e menti, il gruppo dei gesuiti del
Collegio Romano con Kircker, Casati e Zucchi.
Solo l'accendersi, per
pochi anni, in Firenze, nel Cimento, di un nuovo modello galileiano di organizzazione
scientifica, consentirà al Ricci di veder riannodate le fila della spezzata
stagione galileiana. Il primo numero del Giornale però se voleva
presentarsi con una professione di fede nel metodo galileiano, recensendo 1 Saggi
di naturali esperienze (1667 ), Atti della accademia del Cimento, ne
recensisce quasi il `canto del cigno'. Ma questa vicenda sola non basterebbe a
spiegare come potesse l'iniziativa continuare, tra alti e bassi, per tredici
anni, ed anzi si cadrebbe allora « nella miopia di considerare la cultura
romana dell'epoca solo `sub specie scientiae' » (19). In realtà nella città
papale gli eruditi potevano allora ritrovare ‑ come afferma Jacob Spon ‑
`de quoi se satisfaire en toute manière'. Roma ha la Biblioteca Vaticana, la
biblioteca degli Agostiniani, della Sapienza, del Collegio di Propaganda Fide
e conta una trentina di stampatori in attività tra il 1668 e il 1681; infine
anche la censura e lo slancio riformistico per qualche decennio hanno i
riflessi appannati.
Promotore del Giornale fu
Michelangelo Ricci, prelato e matematico, `il Mersenne italiano'. Nel suo
programma, tracciato in una bella lettera al Magliabechi del 14 luglio 1673,
troviamo la cura di `abbracciar la causa comune de' nostri italiani, et amici,
come sono stati il Sig.r Galileo e'1 Torricelli... contro questo pessimo
costume notato in alcuni virtuosi oltramontani, di appropriarsi le invenzioni
altrui'. La presenza del motivo nazionalistico, antifrancese, documenta la
nascita di quello speciale complesso di inferiorità dei dotti italiani che
nella prima metà del secolo successivo assumerà toni esasperati e talvolta
piagnucolosi anche contro la realtà dei fatti, tessuti da non piccola schiera
italiana di dotti e scienziati universalmente riconosciuti e cercati. Ma vi è
da scorgere ‑ secondo il Gardail ‑ anche la preoccupazione per un
altro e più insidioso plagio: quello del recupero ideologico delle esperienze
galileiane a favore della scuola aristotelica, rilanciata dai Gesuiti. Il
fatto poi che Ricci ricorra a Magliabechi e che lo preghi di sostenere l'iniziativa
la dice lunga sul `realismo' del prelato: si tratterebbe di < réalisme
historique: conscience aigué de la distance qui sépare le temps present de
l'age d'or des Galilée et des Torricelli, dont la défense est désormais du
ressort. des archivistes et des historiens. Réalisme géo‑politique: reconnaissance
de la dette de l'Italie savante à 1'egard du mécénat des Médicis, et nostalgie
de celui‑ci. Réalisme épistémologique enfin: la science expérimentale ne
saurait étre l'unique objet du `Giornale de' Letterati', lequel, fút‑il
placé idéalement sous le signe de Galilée et de Torricelli, se doit, sur le
modèle du `Journal des Savants', de rendre compte, `indifferentemente', `delle
scritture et opere curiose, che vanno uscendo alla luce' » (40).
Sarebbe però un errore
immaginare il Giornale del Ricci come uno strumento di battaglia
mascherato per leggervi in cifra chissà quale progetto scientifico. II
disordine della sua storia corrisponderà alla difficoltà con la quale la
comunicazione tra i dotti esce dal privato delle corrispondenze e affronta il
lento processo di istituzionalizzazione. È tutto un modello di organizzazione
culturale che sta cambiando: si doveva prendere atto della crisi delle
università e dell'insegnamento orale: a ciò si contrapponeva il Libro come
segnale della vitalità diffusa della ricerca: del Libro si vanno
scoprendo tutte le virtualità pedagogiche; ad esso si affiancherà il commento,
la recensione, l'intervento agile. `Togliere via gli abusi dagli studi' e
`ampliare i confini di tutta l'Erudizione': sono i due punti di forza della
riforma del ;Muratori e le parole chiave per afferrare `la mutation
épistémologique qui conduit de la révolution galileienne à l'Encyclopédie' (46
). Mutazione di orizzonti e insieme di figure sociali: passaggio dal cenacolo
ristretto al pubblico borghese, dalla figura dello Scienziato all'idea del
Letterato. <
Lancée par F. Cesi avec la mélange de pragmatisme et d'utopie, qui
caractérisent l'age héroique des Lincei, c'est à travers 1'expérience du
`Giornale de' Letterati' que cette idée prend forme, avant d'étre érigée en
théorie par B. Bacchini et articulée par Muratori en un programme étendu à
1'ensemble de la République des Lettres » (47).
Non si dovrebbe per altro parlare di un solo Giornale de' Letterati: «
Il serait plus juste de parler de plusieurs périodiques en un seul: On
peut en compter au moins trois. Loin de refléter quelque vue de 1'esprit, cette
distinction correspond en fait à l'histoire matérielle du `Giornale',
qui se dédouble en 1675 en deux organes autonomes, bien qu'identiques par le
format, le titre et la disposition typographique, dont l'un, dirigé par
1'archéologue Mgr. Giovanni Giustino Ciampini, poursuit ses livraisons jusqu'en
1681, tandis que 1'autre, qui est 1'ceuvre exclusive du professeur de
philosophie à la Sapienza Francesco Nazari, s'interrompt à la fin de 1679. Méme
si Nazari et Ciampini, en effet, appartiennent à l'équipe de collaborateurs
d'abord mise en place par M. Ricci ‑ Nazari deviendra méme dès avant 1670
le rédacteur unique du premier `Giornale' ‑, les publications
distinctes, dont ils assument respectivement la responsabilité à partir de
1675, se différencient aussi nettement entre elles que l'une et 1'autre par
rapport au `Giornale de' Letterati' des années 1668‑1675 » (49).
Il primo Giornale di Nazari
è votato alla difesa della nuova scienza galileiana e l'impronta del Ricci è
forte e precisa: l'attenzione per la storia e la filologia è ancora molto letteraria.
L'originalità più vera sta nella enunciazione ripetuta di una riforma
filosofico‑democritea del galileismo, nell'intento ben ambizioso `de
substituer 1'atomisme à 1'aristotelisme comme fondament officiel de la
doctrine catholique'. Non va dimenticato che il Giornale trattò ‑anche
attraverso le traduzioni dal Journal des Savants o dalle Philosophical
Transactions ‑ con maggior libertà che nel resto del paese di
correnti e di autori eterodossi, per lo più cartesiani, generando attese e
plauso tra molti.
La prima crisi coincide con
l'avvento di Innocenzo XI e con il rinnovato rigorismo di curia ed è
accelerata da una cronica mancanza di mezzi: i galileiani italiani emigravano
o morivano, come Alfonso Borelli, in miseria. Nel 1675 allora Ciampini dispone
del suo Giornale: l'uomo è un buon organizzatore. Capisce l'utilità di
legare il giornale ad una istituzione e fonda nel 1667 l'Accademia Fisico‑Matematica,
patrocinata da Cristina di Svezia. Rinnova anche la formula limitando la
traduzione dei giornali d'oltralpe alle curiosità, alla descrizione delle
esperienze o ai libri letti e disponibili in Roma; ne risulterà una scelta di
interessi che; senza scadere nel clericalismo, porterà comunque alla
accentuazione della erudizione sacra e alla sordina per ogni discussione
teorica sulla nuova scienza e sulle nuove filosofie. In realtà anche Ciampini
fallisce: naviga più accorto, ma la sua Accademia naufraga nell'eclettismo e
talvolta nella chiacchiera. Il Giornale .si interrompe nel 1681:
resta da ricordare però anche per la sua esaustività bibliografica e per
il suo intento sistematico.
Il secondo Giornale del
Nazari sarà altra cosa: disordinato, discontinuo nei tempi, è opera di un uomo
solo che maneggia e copia con cura ‑ talvolta senza confessarlo ‑ i
materiali delle altre riviste europee, anche se non riesce sempre a trarne
tutto il profitto possibile e magari non coglie e non dà conto del dibattito
europeo intorno a nomi come Newton o Leeuwenhoeck. Anche questo tentativo
chiuderà nel 1679, dopo sedici numeri.
La storia del Giornale è
dunque la storia di un triplo fallimento. `Un
echec aussi brillant que
paradoxal, eu égard à la qualité et aux
ambitions intellectuelles des
collaborateurs du Giornale, à leur compétence
scientifique, à la modernité de
leur culture, à la variété de leurs
intéréts, à 1'étendue de leurs
relations
et à la relative liberté que leur assurent leur propre position ou la
couverture des plus hautes protections' (55). Anche in questo caso le cause interne, contingenti,
romane, non bastano da sole a giustificare questo fallimento: vi concorre la
condizione strutturale della cultura italiana, denunciabile e denunciata
ancora per vari decenni. La condizione di una regione culturale e sociale ricca
di individualità e di genio ma impotente nel far fiorire intorno ad essi scuole
ed istituzioni forti e autonome, non siano esse quelle degli ordini religiosi.
Venendo ora alla storia dei
protagonisti, vogliamo qui soffermarci sulla figura di Francesco Nazari, autore
del Giornale, bergamasco. Il Gardail ne ricostruisce la figura e
l'opera utilizzando anche alcune fonti archivistiche presenti a Bergamo;
Biblioteca Civica, Miscellanea Serassi 67 R9/1.
La principale fonte a
stampa è un passaggio della Vita di Ciampini scritta dal Leonio (Cfr. G.
Crescimbeni, Le Vite degli Arcadi illustri, Roma 1708‑1751), ripresa
dal Moreri nell'edizione 1759 del Grand Dictionnaire Historique.
Fu il Serassi, rettore del
`Collegio della nazione Bergamasca' che alla fine del Settecento pensò di
scrivere una biografia del Nazari. Nella miscellanea citata troviamo infatti
una breve nota sul Nazari, l'inizio di una cronologia della vita, un estratto
di battesimo, la menzione del notaio che redasse in Roma il suo atto di
successione, una nota del Greppi al Serassi e la copia di cinque lettere del
cardinal Barbarigo, inviate tra il 1663 e il 1690, quattro al Nazari e una al
cardinal D'Estrées. Il cardinale Gregorio Giovanni Barbarigo fu infatti il
protettore del Nazari che era nato da famiglia benestante a Borgo di Terzo il
13 dicembre 1638. Francesco fu a Roma nel 1663, raccomandato dal vescovo Barbarigo
al bergamasco Marco Antonio Foppa, editore del Tasso nel 1666. Nel 1668 il
Nazari, ormai introdotto e protetto anche dal cardinal Ricci, succede allo
slavo Giovanni Pastrizio alla presidenza della Stamperia del Collegio Urbano di
Propaganda Fide e ottiene nel 1670 una cattedra di lettore di filosofia
all'università della Sapienza. Nel 1678 uscirà dalla stessa Stamperia la sua
traduzione di Bossuet, Esposizione della dottrina della Chiesa
Cattolica..., in 12, 181 pp. In università il Nazari insegnava Aristotele
in un commento non degno di grande nota, che rifletteva per altro la decadenza
della sede stessa: dedicava al suo Giornale le riflessioni sulla scienza
sperimentale e sull'atomismo, tollerate e anzi lette con attenzione da larga
schiera di prelati. Per qualche anno divenne segretario del dalmata Giovanni
Lucius, ma l'amicizia che più gli gioverà intellettualmente è quella con il
matematico Adrien Auzout, arrivato a Roma nel 1669. A tal proposito le
biografie parlano di un viaggio che insieme avrebbero fatto in Francia nel
1678, ‑il che spiegherebbe l'interruzione del Giornale nel 1679,
ma mancano fonti ed elementi per confermare l'informazione. Nazari compì
numerose missioni diplomatiche sul territorio italiano per il cardinal
D'Estrées del quale sfrutterà per il Giornale le molte e dotte
relazioni.
Tramite 1'Auzout e il di
lui amico Justel, cercò di stringere amicizia con Oldenbourg e comunque si mise
a studiare l'inglese per poter leggere, e copiare, le Philosophical
Transactions. Tra le opere del Nazari, soprattutto articoli del Giornale,
bisogna segnalare anche una edizione delle Lettere Discorsive di
Diomede Borghesi, Roma 1701. Nel 1966 in un breve articolo apparso su L'Eco
di Bergamo Gianni Barachetti parla di alcuni lavori del Nazari su Vitruvio,
ma non dice da dove proviene tale informazione, finora non attestata in nessun
altra fonte. Sul carattere del Nazari le testimonianze sono concordi nel
dipingerlo come un uomo molto civile, piuttosto austero e che conduceva vita
sempre dignitosa ed anzi non priva di una certa signorilità. Morendo lasciò
una rilevante biblioteca che, stando al Moreri, sarebbe stata legata alla
Arciconfraternita dei Bergamaschi in Roma; insieme probabilmente furono
raccolte le lettere e le carte, ma finora mai nessuno ha condotto una seria
ricerca nei caotici archivi della Arciconfraternita. Non disperiamo di poter
presto riferire di nostre personali indagini.
Francesco Nazari muore in Roma il 19 ottobre 1714 dopo
molti anni di insegnamento, ben trentacinque anni dopo la fine di quel Giornale
a cui il suo nome resterà legato.
GIUSEPPE TOGNON